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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera P > Beato Piriteo Malvezzi da Bologna Condividi su Facebook

Beato Piriteo Malvezzi da Bologna Servita e martire

Festa: 4 settembre

Bologna, secolo XIV - Tartaria, Asia centro-settentrionale, 4 settembre 1495

Appartenente alla nobile famiglia bolognese dei Malvezzi, scelse di abbracciare la vita religiosa nell'Ordine dei Servi di Maria, rinunciando ai privilegi del suo rango. In un'epoca in cui l'Europa era lacerata da conflitti religiosi e le frontiere della cristianità si estendevano verso oriente, Piriteo si distinse per il coraggio e la dedizione all'annuncio del Vangelo. Inviato insieme al confratello Benincasa da Collescipoli prima in Boemia per contrastare la diffusione delle eresie hussite, poi nel lontano Regno di Tartaria per evangelizzare popolazioni non cristiane, il beato Piriteo affrontò con determinazione le difficoltà e i pericoli di terre ostili. La tradizione agiografica, arricchita da elementi miracolosi, narra di una prigionia in Boemia da cui sarebbe stato liberato miracolosamente, prima di proseguire verso est. Il martirio sopportato il 4 settembre 1495 in Tartaria, dove perse la vita per decapitazione dopo aver professato la fede in Cristo, suggellò il suo percorso di testimonianza evangelica. Il culto del beato Piriteo si sviluppò soprattutto a partire dal XVIII secolo nella basilica di Santa Maria dei Servi a Bologna, dove la sua memoria fu onorata con opere d'arte e celebrazioni liturgiche.

Etimologia: Piriteo deriva dal greco 'pyr' (fuoco) e 'theos' (Dio), quindi 'fuoco di Dio' o 'ardente per Dio'.

Emblema: Palma del martirio, abito servita (tonaca scura), spada o lama (strumento del martirio).


Piriteo Malvezzi nacque a Bologna nel corso del XIV secolo, membro di una delle famiglie più potenti e influenti della città emiliana. I Malvezzi costituivano una stirpe guelfa di antica tradizione, che aveva dato a Bologna numerosi uomini politici, senatori e personalità di rilievo nella vita pubblica. Crescere in tale contesto significava per Piriteo avere accesso a privilegi, opportunità e prospettive di carriera prestigiose nell'amministrazione civica o nella vita cortigiana.
Tuttavia, il giovane Malvezzi maturò una scelta di vita radicalmente diversa. Attratto dall'ideale evangelico e dalla spiritualità mariana, entrò nell'Ordine dei Servi di Maria, uno dei cinque grandi ordini mendicanti sorti nel Duecento. I Serviti, fondati nel 1233 da sette santi fondatori fiorentini, si dedicavano alla predicazione, alla cura d'anime e alla diffusione della devozione alla Vergine Addolorata. Per un nobile del tempo, abbracciare la vita mendicante significava rinunciare volontariamente a ricchezze, titoli e status sociale, scegliendo invece povertà, obbedienza e vita comunitaria.
La decisione di Piriteo dovette apparire tanto più coraggiosa quanto più la sua famiglia occupava una posizione di prestigio nella società bolognese. Vestì l'abito scuro dei serviti, caratteristico dell'ordine, e intraprese il percorso formativo che prevedeva studi teologici, vita di preghiera e preparazione alla predicazione.

La missione in Boemia contro le eresie
Nel corso del XV secolo, l'Europa centrale era profondamente turbata dalle conseguenze del movimento hussita. Dopo la condanna e il rogo di Jan Hus al Concilio di Costanza nel 1415, la Boemia era divenuta teatro di aspri conflitti religiosi e politici. Il movimento riformatore, che contestava pratiche e dottrine della Chiesa romana, aveva provocato una reazione ecclesiastica che si espresse anche attraverso missioni predicatrici volte a contrastare la diffusione delle nuove idee.
In questo contesto, Piriteo Malvezzi fu inviato insieme al confratello Benincasa da Collescipoli in Boemia, con il compito di predicare contro le eresie e difendere l'ortodossia cattolica. La missione era pericolosa: i predicatori cattolici rischiavano l'ostilità sia degli hussiti radicali sia delle autorità locali simpatizzanti per la riforma.
Secondo il racconto agiografico, tramandato anche dal Coronelli, i due religiosi furono imprigionati per la loro attività predicatrice. La tradizione narra che sarebbero stati liberati miracolosamente da un angelo, elemento questo tipico dell'agiografia martirologica che sottolinea l'intervento divino a favore dei testimoni della fede. Liberati dalla prigionia, i due decisero di proseguire la loro missione evangelizzatrice spostandosi verso oriente, nelle terre della Tartaria.

L'evangelizzazione della Tartaria
Il Regno di Tartaria rappresentava nel XV secolo una delle frontiere più remote e difficili per le missioni cattoliche. Il termine 'Tartaria' indicava vasti territori dell'Asia centro-settentrionale, abitati da popolazioni di cultura e religione diverse da quella cristiana. Le missioni in queste terre erano state avviate principalmente dai francescani e dai domenicani a partire dal XIII secolo, ma anche i serviti parteciparono a questo sforzo evangelizzatore.
Piriteo e Benincasa si spinsero dunque fino a queste terre lontane, affrontando viaggi estenuanti, climi ostili e la difficoltà di comunicare con popolazioni di lingua e cultura diverse. La tradizione agiografica sottolinea l'ardore della loro predicazione e riferisce che Dio operò per loro tramite molti miracoli, elementi questi che rientrano nel repertorio topico delle narrazioni missionarie.
L'attività missionaria in Tartaria richiedeva non solo preparazione teologica e spirituale, ma anche notevole capacità di adattamento e coraggio. I missionari dovevano confrontarsi con società strutturate diversamente, con credenze religiose radicate e spesso con l'ostilità delle autorità locali verso chi cercava di convertire i sudditi a una fede diversa.

Il martirio
Dopo un periodo di predicazione, i due missionari furono sottoposti a gravi tormenti da parte delle autorità tartare. La tradizione riferisce che furono 'grandemente tormentati', senza specificare la natura precisa delle persecuzioni subite. Alla fine, il 4 settembre 1495, Piriteo Malvezzi fu decapitato, suggellando con il sangue la sua testimonianza di fede.
Secondo il racconto, prima di morire il beato professò con fermezza la sua fede affermando che Gesù è il vero Dio, dichiarazione che costituisce il nucleo della testimonianza martiriale. Il compagno Benincasa condivise presumibilmente la stessa sorte, anche se le fonti non sono sempre chiare su questo punto.
Dopo l'esecuzione, il corpo di Piriteo fu sepolto con devozione dai cristiani presenti in quelle terre in un luogo sacro del Regno di Tartaria. La sepoltura per mano di cristiani indica che, nonostante l'ostilità delle autorità, esistevano comunità cristiane nella regione, probabilmente nestoriane o di antica tradizione orientale.

Il culto e la venerazione
Il culto del beato Piriteo Malvezzi si sviluppò gradualmente, consolidandosi soprattutto a partire dal XVIII secolo. Nella basilica di Santa Maria dei Servi a Bologna, chiesa madre dell'ordine servita nella città, il beato fu oggetto di particolare venerazione.
La basilica, fondata nel 1346 e progettata da Andrea da Faenza, costituiva il centro spirituale dei serviti bolognesi. Qui, in un pilastro della chiesa, esisteva un'immagine del beato dipinta da Alessandro Mari, pittore barocco formatosi nella scuola bolognese. In sacrestia era collocata una statua opera di Angelo Piò, celebre scultore bolognese del Settecento attivo in stile rococò.
Il beato era inoltre raffigurato nella Tavola di Jacopo Alessandro Calvi, pittore e critico d'arte bolognese noto come 'il Sordino' (1740-1815), dove insieme alla Santissima Trinità erano rappresentati alcuni beati dell'Ordine servita.
La memoria liturgica del beato Piriteo era celebrata con particolare solennità la prima domenica di settembre, in prossimità della data del martirio. Inoltre, il beato era venerato anche nella chiesa di San Giacomo degli Agostiniani, dove esisteva la cappella Malvezzi, patronato della nobile famiglia. Qui si conservava una pala del 1734 raffigurante Cristo che appare a santa Rita insieme ai santi Francesco e Piriteo Malvezzi, testimonianza del legame tra il culto del beato e la devozione agostiniana.
Nei vari menologi e martirologi dell'Ordine, il beato Piriteo Malvezzi era ricordato nell'anniversario del martirio, il 4 settembre, data che costituisce la sua memoria liturgica tradizionale.

La famiglia Malvezzi e il contesto bolognese
L'appartenenza di Piriteo alla famiglia Malvezzi rappresenta un elemento significativo per comprendere il contesto sociale e culturale del beato. I Malvezzi costituivano una delle famiglie più potenti e antiche di Bologna, schierata con il partito guelfo. Diedero alla città numerosi senatori, diplomatici e uomini di cultura.
Tra i membri più illustri della famiglia si ricordano Virgilio Malvezzi (1595-1654), storico, saggista e diplomatico alla corte di Filippo IV di Spagna, e vari altri esponenti che ricoprirono cariche pubbliche importanti. Il fatto che un membro di tale famiglia abbracciasse la vita religiosa mendicante testimonia la forza dell'ideale evangelico che attraversava la società del tempo, capace di attrarre anche i ceti più privilegiati.

Le missioni servite in Oriente
La missione di Piriteo Malvezzi e Benincasa da Collescipoli in Tartaria si inserisce nel più ampio contesto delle missioni cattoliche in Asia nel tardo Medioevo. A partire dal XIII secolo, in seguito ai contatti stabilitisi con l'Impero mongolo, la Chiesa romana aveva inviato numerose missioni presso le popolazioni tartare.
Francescani come Giovanni da Pian del Carpine e Guglielmo di Rubruk, e domenicani avevano aperto la strada, seguiti poi dai gesuiti in età moderna. Anche i serviti parteciparono a questo sforzo missionario, sebbene le fonti siano meno abbondanti rispetto agli altri ordini mendicanti. La testimonianza di Piriteo e Benincasa rappresenta dunque un capitolo significativo, anche se scarsamente documentato, dell'espansione missionaria dell'ordine.

Curiosità
Il racconto del martirio di Piriteo Malvezzi fu riportato dal celebre cosmografo veneziano Vincenzo Coronelli (1650-1718), noto per la realizzazione di globi terrestri e celesti di grandi dimensioni e per le sue opere cartografiche. Coronelli, che fu anche scrittore e compilatore di opere enciclopediche, incluse la narrazione del martirio nelle sue opere, contribuendo alla diffusione della memoria del beato.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Il beato Piriteo Malvezzi, chiamato comunemente Piriteo da Bologna, è un Servo di Maria, vissuto tra il XIV e XV secolo. Era stato mandato al confratello Benincasa da Collescipoli a predicare il vangelo tra i Tartari.
Questo il racconto agiografico, riportato anche dal Coronelli: “Con il suo compagno andarono ad opporsi alle eresie suscitate in Boemia, furono incarcerati e successivamente liberati dall’Angelo di Dio. Liberi si trasferirono in Asia nel Regno Tartaria dove dopo lunga e ardente predicazione e operando il Signore Iddio per loro meriti, molti miracoli, furono da questi barbari grandemente tormentati; e infine troncata la loro testa, acquistarono la palma del martirio nell’anno 1495. Il suo corpo fu dai Cristiani sepolto con molta devozione in luogo sacro in quel Regno di Tartaria”.
Venne martirizzato attraverso la decapitazione il 4 settembre 1415, dopo aver professato la sua fede e affermando che Gesù è il vero Dio.
Dal secolo XVIII il beato Piriteo Malvezzi è stato oggetto di culto presso la basilica di Santa Maria dei Servi, dove esisteva in un pilastro della chiesa la sua immagine ad opera di Alessandro Mari, una statua di Angelo Piò collocata in sacrestia e la sua effige nella Tavola di Jacopo Alessandro Calvi dove con la SS. Trinità erano raffigurati alcuni beati dell’Ordine.
Inoltre nella stessa basilica si onorava il beato Piriteo con una festa  che si celebrava la prima domenica di settembre.
Inoltre Il beato era festeggiato anche nella chiesa di San Giacomo degli agostiniani dove c’è la cappella Malvezzi e dove è raffigurato in una pala del 1734 con Cristo che appare a S. Rita coi santi Francesco e Piriteo Malvezzi.
Nei vari menologi il Beato Piriteo Malvezzi era ricordato nell’ anniversario del suo martirio, il giorno 4 settembre.


Autore:
Mauro Bonato

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Aggiunto/modificato il 2026-08-19

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