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Servo di Dio Ludovico Polat Sacerdote

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Prata di Pordenone, Pordenone, 3 aprile 1918 - Montefiascone, Viterbo, 6 ottobre 2010


Padre Ludovico Polat, nacque a Prata di Pordenone il 3 aprile 1918 e morì in Villa Santa Margherita a Montefiascone nel 2010, dopo 75 anni di vita religiosa. È sepolto nella tomba della Congregazione nel cimitero di Saronno.
Entrò in Congregazione nel 1934, assieme ad altri giovani dell’Istituto di Busto Arsizio (Varese), professò i voti perpetui nel 1939. Diplomato infermiere, egli fu poi ordinato sacerdote a 31 anni svolgendo un intenso apostolato caritativo e pastorale presso l’IDI di Roma, in seguito a Bosa, Montefiascone, Oristano e Polistena.
Molto legato alla nostra famiglia religiosa e al suo carisma montiano, fu testimone generoso, umile e disponibile della misericordia di Dio e della carità verso i più deboli. Fu confessore stimato, e ammirato da tutti per la sua santità di vita.
Nell’estate del 1933 troviamo il giovane Ludovico presso la Scuola apostolica dell’Immacolata, a Roma, per gli Aspiranti Concezionisti, dove intraprende la prima formazione verso la vita consacrata. Mostra ammirazione e profonda gratitudine verso i Superiori che lo hanno chiamato dall’Orfanotrofio di Busto Arsizio, dove aveva conosciuto i religiosi Concezionisti.
I primi anni di vita Religiosa
Il 17 maggio 1934 chiede di vestire l’abito concezionista, dichiarando di aver “riflettuto molto su quanto concerne la vita di sacrifici degli Ospitalieri Concezionisti” . Il formatore Fratel Cesare Visini nella sua relazione del 15 giugno 1934 attesta che il giovane Polat si mostra “di carattere buono, socievole, semplice e caritatevole. Si adatta facilmente a qualunque occupazione, ama il lavoro, ama fraternamente i compagni aiutandoli volentieri. Prega bene, spesso la preghiera gli è un validissimo aiuto” . Riceve l’abito religioso a Bergamo, il 23 luglio 1934 col nome di Fratel Ludovico dell’Immacolata Polat.
A soli quindici anni mostra consapevolezza di ciò che riceve come una “grazia” e pur restando con gli occhi verso l’alto si mostra inclinato ad aiutare i più bisognosi. Infatti in una lettera al Superiore Generale Stanislao Pastori, in occasione dei festeggiamenti per il suo 25° anniversario della sua Ordinazione Presbiterale, il giovane aspirante scrive: “questo sarà un giorno d’allegria e noi ci divertiremo molto, però dobbiamo rivolgere un pensiero alla povera gente perché mentre noi in questo giorno abbiamo molto superfluo questa non ha nemmeno il pane per saziarsi” .
Alla fine del medesimo anno si trova all’Istituto Padre Monti di Bergamo da dove scrive al Superiore Generale assicurandogli la preghiera per il suo ministero. Questa vicinanza ai Superiori sarà una costante nella sua vita, in diverse situazioni si affiderà a loro con filiale fiducia. Durante il periodo del noviziato, secondo alcuni testimoni, “maturò di forma lodevole” e l’8 dicembre 1935, solennità dell’Immacolata Concezione, si consacra al Signore con la prima professione religiosa, nella cappella della casa di Noviziato a Bergamo nelle mani di P. Andrea Renoldi, delegato del Superiore generale.
Subito dopo la prima professione troviamo il giovane Ludovico immerso nell’apostolato dei concezionisti, però la sua salute è malferma, i medici consigliano cure appropriate e riposo per alleviare i suoi dolori. Nell’aprile del 1936 viene deciso il suo trasferimento a Cantù, dove resta per qualche tempo.
Una volta sufficientemente ristabilito, si rende disponibile ad offrire il suo aiuto nella stessa comunità di Cantù. Il nostro giovane diciottenne viene chiamato, come tutti i giovani della sua età, ai “Premilitari” (istruzione ginnico-sportiva destinata a preparare i giovani al servizio militare, resa obbligatoria in Italia in epoca fascista). Ma i Superiori della Congregazione fanno appello ottenendone l’esenzione.
Nel febbraio del 1937 lo troviamo a Sant’Ilario di Rovereto, dove si prende cura di un centinaio di ragazzi. I suoi Superiori ladano la sua disponibilità e generosità anche se la sua salute è ancora debole, sempre a causa della malattia (eczema recidivo). Allora viene trasferito a Roma, nella curia Generalizia per essere curato in modo appropriato. È anche inviato a Santa Marinella per un breve periodo, per ricevere giovamento dall’aria marina.
Viene chiamato a prestare servizio nella Farmacia dell’Immacolata ai “Monti di Creta” e nell’ospedale dell’IDI. Per due anni è impegnato nel servizio degli infermi e dei perseguitati sotto la guida del Venerabile Emanuele Stablum, responsabile dell’Ospedale. Ludovico lo ricorderà sempre con molta stima.
Intanto matura la volontà di consacrarsi in modo definitivo per servire Cristo nella persona degli infermi e della gioventù bisognosa, seguendo le orme del Beato Luigi Maria Monti nella sua Famiglia Religiosa, che da pochi anni ha iniziato ad espandersi oltre i confini dell’Italia, con l’invio dei primi quattro religiosi in Argentina.
Il 15 agosto 1939, dopo gli esercizi spirituali a Capranica, questo suo profondo desiderio di consacrarsi a Cristo e unirsi pienamente a lui, si realizza nella chiesa dell’IDI nelle mani del Superiore Generale P. Stanislao Pastori.
Formazione e preparazione al Sacerdozio nella scuola dell’Immacolata
Dopo qualche mese, viene trasferito a Siracusa. Dice che il suo “il cuore è rimasto al IDI” dimostrando trasparenza dei suoi sentimenti, ma pronto a lavorare e con totale disponibilità nell’orfanotrofio di Siracusa.
Il suo amore per il Fondatore è forte, e ciò appare chiaro in una lettera in cui manifesta il suo profondo rammarico per non poter assistere alla traslazione delle sue spoglie mortali avvenuta a Saronno nel settembre del 1940.
Tornato all’ospedale dell’IDI, svolge diverse mansioni, come infermiere, come assistente preso la Farmacia dell’Immacolata ai Monti di Creta, e in tante altre mansioni amministrative. È molto apprezzato per la sua intraprendenza e buona preparazione. Mentre lavora riesce ad organizzarsi trovando spazio per lo studio di teologia. Ricorderà: “I primi anni della vita religiosa li ho vissuto in farmacia a studiare di nascosto la teologia”. Amava dire: “Io l’ho rubato il sacerdozio” .
Così sempre all’IDI è ordinato sacerdote il 3 luglio 1949, all’età di 31 anni, e dopo esercita il ministero come cappellano presso il medesimo ospedale.
L’obbedienza lo porta in Sardegna dove sostiene con paterna bontà le Suore Figlie dell’Immacolata Concezione della Carità, che, grazie al suo aiuto, riescono ad istallarsi definitivamente presso l’ospedale di Bosa.
Il suo apostolato a Montefiascone
Dalla Sardegna viene inviato a Montefiascone. Come sacerdote è attento e disponibile a tutti sia per la vita spirituale che per le necessità concrete. È sempre disponibile per il Sacramento della Riconciliazione sia nelle parrocchie come nelle comunità religiose. Partecipa con entusiasmo alle attività pastorali della Diocesi.
A Montefiascone, nell’Istituto Villa Santa Margherita, la sua passione per i malati si manifesta in maniera ammirevole, intraprendendo diverse iniziative per l’assistenza e la cura dei bambini disabili. Organizza diversi servizi verso i più bisognosi, accogliendo ragazzi da diverse parti dell’Italia. Molti di loro sono piccolissimi e in gravi condizioni. La struttura non è in buone condizioni ma il servizio amorevole e competente è apprezzatissimo. A favore dei bambini disabili organizza diversi ambulatori anche nei paesi vicini.
A cominciare dal 1956 inizia a scrivere sul periodico della Congregazione “Vita Concezionista” e per diversi anni è il responsabile di una rubrica dedicata ai malati con il nome di “Vicino a chi soffre”. In essa presenta la figura di un Cristo nei sofferenti, invitando i lettori ad atteggiamenti positivi verso i malati, offrendo loro vicinanza e conforto.
La stima nei suoi confronti cresce in Congregazione, tanto che nel novembre 1978 viene scelto come Assistente Generale.
Durante il periodo estivo accoglie volentieri i giovani Fratelli studenti desiderosi di unire lo studio all’esperienza del servizio verso i bambini disabili: “Andavamo a Montefiascone perché c’era sempre lui che ci accoglieva. Ci diceva “vieni” ed ecco perché andavamo quasi ogni estate” . Si comportava con loro come un fratello maggiore invitandoli gentilmente all’assistenza verso i ragazzi disabili accolti nella Villa Margherita, presentando a tutti i nuovi arrivati, sia al personale, che ai ragazzi e alle loro famiglie. Quanti hanno avuto la possibilità di tale esperienza affermano: “Sono sempre rimasto affascinato per come pregava e come accoglieva”.
Per diversi anni ha accolto con tanta disponibilità gruppi di giovani provenienti da diverse parti d’Italia, desiderosi di offrire il loro servizio come volontari verso i bambini disabili in un clima di discernimento vocazionale. Questi alternavano momenti di preghiera e di riflessione ad un servizio pieno di amore. In tali periodi il clima nella Vitta Santa Margherita si animava, i bambini venivano portati spesso su sedie a rotelle per le vie della città di Montefiascone o in riva al lago, suscitando l’ammirazione della cittadinanza. P. Ludovico ne era felice e incoraggiava tali iniziative.
Il suo apostolato e la sua vita a Polistena
Padre Ludovico arriva a Polistena nel 1992 e, nonostante l’età, inizia il suo impegno a servizio della Comunità religiosa e della Chiesa locale. Si rende subito disponibile per sostituire sacerdoti in difficoltà, per le confessioni e per la direzione spirituale.
Viene apprezzato e stimato per il suo modo di accogliere le persone; diverse comunità religiose lo richiedono per le confessioni e per ritiri spirituali.
La Comunità dei Fratelli gode della sua presenza silenziosa ma anche allegra. Era una presenza positiva che facilitava le relazioni favorendo la concordia e la mediazione. Nei momenti difficili favoriva il dialogo tra i Fratelli ed era un esempio di serenità. Molti hanno ricevuto da lui qualche correzione fraterna offerta con rispetto e dolcezza facendo notare eventuali errori o leggerezze per condurli al cambiamento e al miglioramento interiore.
Per la confessione era sempre disponibile e di questo possiamo riportare una testimonianza: “Ricordo un fatto particolare: eravamo a cena e al citofono c’era una persona che chiedeva di confessarsi. Io, avendo costatato che p. Ludovico era molto stanco, risposi che non era disponibile. Avendo chiesto di cosa si trattasse, si alzò di scatto e guardandomi un po’ rattristato, subito andò a cercare quella persona” .
La sua paternità spirituale, la sua bontà e la sua disponibilità è conosciuta ben presto da tanti. Religiosi, sacerdoti, operatori sanitari, tutti ricorrono a lui per il Sacramento della Riconciliazione. Sono ammirati incontrando questo sacerdote dal sorriso gentile e dallo sguardo accogliente. Una di queste persone lo ricorda così: “Padre spirituale, consigliere ed amico; sempre disponibile ad ascoltare le mie tribolazioni con quel suo gioioso sorriso di “Padre”. Dopo ogni confessione, mi congedava con un paterno abbraccio, facendomi così sentire pronto ad affrontare con serenità i miei impegni sociali di vita cristiana” .
Padre Ludovico era conosciuto anche per la sua passione calcistica. Non di rado questo gli consentiva di conquistare l’ammirazione dei ragazzi ospiti della Comunità di accoglienza che i religiosi portano avanti. Sapeva come attrarli per poi passare dallo sport alla preghiera. Celebrava la Messa anche per i ragazzi e gli operatori e in quelle occasioni riusciva a far loro percepire la presenza di Dio.
I ragazzi di quegli anni (oggi uomini e padri di famiglia) raccontano di essere sempre stati attratti da padre Ludovico: Frate sempre con la talare, umile e semplice, soprridente anche quando vedeva dei ragazzi gridare, mite e pacato; con le sue parole e con i suoi gesti induceva tutti alla calma e all’accoglienza.
Una vita semplice fatta di molto impegno
Da quanto riportato sopra si evince un elemento importante: l’infaticabilità e la disponibilità di Ludovico. La sua presenza sembrava quasi scontata vista la sua voglia di essere sempre pronto per il prossimo. Per lui il prossimo poteva essere chiunque! Da rimarcare che qui parliamo degli anni in cui lui aveva già raggiunto gli 80 anni e li stava superando con molta serenità, nonostante ciò, non si fermava un attimo nel vero senso della parola: andava a letto presto e alle 5 (forse prima) era già in cappella a pregare per tutti, anche per i suoi confratelli di comunità che ancora dormivamo!
Dalla sua postazione (la saletta all’ingresso della comunità) osservava tutti e tutto e accoglieva chiunque entrasse, fosse un penitente o una assistente sociale, un ragazzo della comunità o un suo parente. Il pomeriggio non riposava e alle 15,30 era di nuovo alla sua postazione e iniziava il via vai di penitenti e figli spirituali che accorrevano a cercare una parola di conforto e un consiglio per affrontare un problema sul posto di lavoro o una indicazione per la vita da parroco.
Nei periodi di Natale e Pasqua non smetteva mai di confessare e quando gli veniva detto che avrebbe dovuto riposare un po’ di più, rispondeva con tanta tranquillità che quello era il suo lavoro e doveva farlo per bene!
Un fatterello significativo
Negli ultimi anni della sua vita, un giorno vicino al Natale, precisamente la sera del 23 dicembre, arriva una coppia di giovani sposi alle 19,30 e chiedono di padre Ludovico per la confessione. I frati erano appena scesi a cena. Il giovane fratello che va ad aprire la porta (fratel Stefano) chiede ai giovani sposi di tornare il giorno dopo in quanto padre Ludovico era appena andato a mangiare e aveva confessato lungo tutta la giornata. Il giorno dopo i giovani tornarono e si confessarono con padre Ludovico, dicendogli anche di essere passati la sera prima ma che giustamente gli è stato chiesto di tornare il giorno dopo. Quando padre Ludovico incontra il giovane fratello gli fece notare con molta delicatezza che quando chiedono di lui non si deve rimandare perché può essere anche una necessità urgente e che, come il giovane fratello a volte lascia la preghiera per gli impegni con i ragazzi della comunità, così anche lui può lasciare la cena se qualcuno richiede la sua attenzione. Fu un insegnamento grande per quel giovane fratello costatare come un fratello anziano era determinato a mantenere tanta disponibilità offrendo un esempio per chi pensa che la nostra testimonianza possa limitarsi ai doveri ufficiali. La testimonianza di una vita donata per il Vangelo è valida soltanto se è caratterizzata dalla disponibilità senza limiti.
Ritorno a Montefiascone e termine della sua vita terrena.
Con l’avanzare degli anni, P. Ludovico, pur conservando la sua serenità e il suo solito ottimismo, subì le conseguenze per il deterioramento della sua salute. Nel 2010, quando le sue condizioni si aggravarono, da Polistena fu trasferito nella clinica Villa Santa Margherita di Montefiascone per essere meglio seguito. In quei mesi, una persona che gli stette particolarmente vicino fu Maria Pia Onofri, una sua figlia spirituale da quando era una ragazza. Andava a trovarlo quasi ogni giorno e si intratteneva con lui per fargli compagnia. Lei ricorda che, avvertendo l’approssimarsi della sua vita terrena, P. Ludovico ripeteva spesso: “Sono nelle mani del Signore”. E il Signore lo chiamò alla nuova vita il 6 ottobre 2010. La Santa Messa di funerale fu celebrata nel grande atrio della Villa Santa Margherita e vide la partecipazione di tanti religiosi, suore, sacerdoti e laici che lo avevano ammirato lungo il corso degli anni. Dopo il rito religioso la sua salma fu portata a Saronno e tumulata nella tomba della Congregazione.
La Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, in persona del suo Ordinario, S.E. Mons. Francesco Milito, ha deciso di dare inizio al procedimento canonico per la beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio P. Ludovico Polat, sacerdote della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione.

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Aggiunto/modificato il 2023-04-23

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