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Beato Policarpo (Jules) Tuffier Sacerdote e martire

26 maggio

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Le Malzieu, Francia, 14 marzo 1807 Parigi, Francia, 26 maggio 1871

Jules Tuffier, figlio di Jean-Paul Tuffier e di Suzanne Martin, nacque il 14 marzo 1807 a Le Malzieu, nella regione francese dell’Occitania. Fu collocato, ancora bambino, nel collegio dell’Adorazione a Mende, retto dai religiosi della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria nonché dell’Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento dell’Altare (ovvero i padri di Picpus). Lì maturò la vocazione a entrare nella stessa Congregazione: emise la professione religiosa il 14 maggio 1823. Diventato sacerdote nel 1830, fu parroco, cappellano dei non udenti e direttore del collegio dei Petits-Carmes a Cahors, lasciando un buon ricordo di sé. Nel 1871, allo scoppio dell’insurrezione della Comune di Parigi, era nella Casa madre in rue de Picpus a Parigi, come economo. In quella veste, fu uno dei pochi religiosi a rimanere dopo l’evacuazione della struttura. Il 12 aprile, però, venne arrestato e condotto, con gli altri tre consiglieri del superiore generale, nella prigione della Conciergerie, quindi a quella di Mazas e, infine, a quella de La Grande Rochelle. In carcere padre Policarpo si mostrò sereno, disposto a sopportare le prove per testimoniare la fede in Gesù crocifisso. Venne fucilato, il 26 maggio dello stesso anno, presso una villa in rue Haxo: insieme a lui e ai confratelli, c’erano tre padri Gesuiti, un sacerdote diocesano, un seminarista diocesano e padre Henri Planchat, dei Religiosi di San Vincenzo de’ Paoli. Con quest’ultimo e con i confratelli è stato beatificato il 22 aprile 2023 a Parigi, nella chiesa di San Sulpizio, sotto il pontificato di papa Francesco. I resti mortali dei quattro padri di Picpus uccisi in rue Haxo sono venerati nella cripta dei fondatori, presso il cimitero di Picpus a Parigi, mentre la loro memoria liturgica ricorre il 26 maggio, giorno della loro nascita al Cielo.



Alunno e religioso dei padri di Picpus
Jules Tuffier, figlio di Jean-Paul Tuffier e di Suzanne Martin, nacque il 14 marzo 1807 a Le Malzieu, nella regione francese dell’Occitania. Sua madre lo collocò, ancora piccolo, nel collegio dell’Adorazione a Mende, retto dai religiosi della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria nonché dell’Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento dell’Altare (ovvero i padri di Picpus), affidandolo a padre Régis Rouchouze.
Non aveva ancora dodici anni quando, nel mezzo di una ricreazione, sentì risuonare all’orecchio queste parole: «Signor Jules Tuffier, passate al noviziato». Giunto a Parigi il 3 maggio 1820, il giovane vi pronunciò i voti, prendendo il nome di Policarpo, il 14 maggio 1823. Stava per essere ordinato sacerdote nel 1830, quando esplose la rivoluzione di luglio.

I primi incarichi
Tra il 1831 e il 1858, padre Policarpo venne inviato alla periferia di Rouen, a Notre-Dame de Paix, a Yvetot come cappellano dei non udenti, quindi come superiore del collegio dei Petits-Carmes dal 1847 al 1858, a Cahors.
A lui si deve in gran parte la prosperità di quella struttura in quel periodo. Anzitutto, fece costruire la cappella, mentre nel 1850 approfittò della legge favorevole alla libertà d’insegnamento per organizzare lezioni di latino, greco e scienze. Sei anni più tardi raccolse le primizie dei suoi sforzi, nel vedere numerosi dei suoi allievi ricevuti con tutti gli onori a Tolosa, col grado di baccellieri in lettere.
Da Cahors, padre Policarpo passò a Mende, quindi, nel 1862, a Laval. L’anno successivo, il capitolo generale gli conferì l’incarico di economo della casa madre, che rivestì fino alla morte. Fu anche molto apprezzato come predicatore.

Nella persecuzione della Comune di Parigi
Allo scoppio dell’insurrezione della Comune di Parigi, il 18 marzo 1871, padre Ladislao Radigue, il superiore della Casa madre, ebbe la lucidità di far evacuare la maggior parte dei confratelli della Casa madre, inviandoli fuori dalla capitale francese. Rimasero solo lui e pochi altri religiosi.
Il 12 aprile, mercoledì dell’Ottava di Pasqua, alle quattro del pomeriggio, la casa madre della Congregazione sia maschile sia femminile fu assaltata dagli insorti. Alle 23, furono arrestati dodici sacerdoti e un religioso fratello. Il 5 maggio, settantaquattro suore, compresa madre Beniamina le Blais, superiora generale, e dieci novizie, vennero arrestate e condotte alla prigione di Saint-Lazare.
Molti degli uni e delle altre vennero rilasciati o fuggirono, mentre rimasero in carcere i quattro consiglieri del superiore generale: padre Ladislao, padre Policarpo, padre Marcellino Rouchouze e padre Frézal Tardieu.

La prigionia
Vennero condotti in carrozza, a due a due, accompagnati da un membro della Guardia Nazionale, fino alla prigione della Conciergerie. Vi giunsero a mezzanotte e vi trascorsero cinque giorni. La sera del 17 aprile, i quattro religiosi vennero trasferiti a Mazas.
In prigione, trovarono altri ecclesiastici, considerati ostaggi del popolo parigino perché sospettati di connivenza col Governo di Adolphe Thiers, fuggito a Versailles all’inizio dell’insurrezione. Di fatto, però, i comunardi perseguitavano la Chiesa cattolica perché la ritenevano un’eredità del passato regime monarchico e un ostacolo alle loro istanze sociali.

Nel carcere dei condannati a morte
Nei trentanove giorni seguenti, i prigionieri si trovarono in condizioni penose, senza la possibilità di celebrare Messa. Il 21 maggio, il direttore del carcere di Mazas ottenne il loro trasferimento a La Grande Roquette, sede del carcere per condannati a morte.
Lo stesso giorno, l’esercito regolare cinse d’assedio Parigi. Da quel momento in poi, in tutta la città, infuriarono atroci battaglie, in quella che passò alla storia come la “settimana sanguinante”.

Una figura consolante
Padre Policarpo riuscì a guadagnarsi, senza ricercatezza e affettazione, la stima e l’affetto di più di un compagno di prigionia. «Il primo ostaggio che ho salutato a La Moquette, martedì mattina, è stato il vostro venerabile cugino», scrisse il signor Perny a don Hermet, parroco di Villereau presso Loiret; «la sua cella si trovava di fronte alla mia. Ancor prima che si aprissero le nostre celle, l’avevo intravisto tramite lo sportello della porta. La sua figura raggiante, espansiva, appagata, mi ha attirato a lui al primo contatto».
Anche per lettera cercava di trasmettere la serenità che provava. Scrisse ad esempio alla signora Langlois, il 25 aprile 1871: «Nella vostra vita avete trovato più di una volta delle grandi pene. Ebbene, le pene sono per l’anima il fuoco che purifica l’oro e lo libera da ogni impurità. Per il sacerdote, è la sola gloria che l’apostolo san Paolo gli permette di accettare. Esse ci ricordano che siamo ministri di un Dio morto sulla croce. Usciremo da questa prova migliori, bisogna sperare, e, di conseguenza, più degni di annunciare il Dio crocifisso».

Il martirio
Il 26 maggio, lo scontro tra gli insorti e l’esercito regolare giunse al culmine. Alle 15 dello stesso giorno, il colonnello Emile Gois, addetto alla giustizia militare, si diresse alla prigione di La Grande Roquette, dove si trovavano più di cento ostaggi. Di propria iniziativa, comandò al direttore della prigione di consegnargli cinquanta detenuti.
Vennero selezionati trentatré guardie di Parigi, due gendarmi, quattro sospetti di spionaggio e dieci ecclesiastici, scelti a caso. Erano tre Gesuiti, ovvero i padri Jean Caubert, Pierre Olivaint e Anatole de Bengy; padre Henri Planchat, dei Fratelli di San Vincenzo de’ Paoli, direttore del patronato di Sant’Anna; padre Policarpo e gli altri tre padri di Picpus; don Jean-Marie-Noël Sabatier, vicario della chiesa della Madonna di Loreto, e Paul Seigneret, allievo del Seminario di San Sulpizio.
Circondati dalle Guardie Nazionali del 173° Battaglione, i prigionieri camminarono a piedi fino a Villa Vincennes, al civico 85 di rue Haxo, strattonati, picchiati e insultati dalla folla, fino al muro che circondava un terreno vuoto. Un colpo di pistola diede il via a una fucilazione incontrollata; in meno di mezz’ora, i condannati vennero tutti uccisi.

Il compianto degli ex allievi
Alla sua morte, coloro che l’avevano avuto come insegnante e superiore ai Petits-Carmes manifestarono, una volta di più, il loro affetto, scrivendo: «Quando si è diffusa in questa città la notizia che i federati della Comune di Parigi l’avevano fucilato sulle colline di Belleville, gli amici che aveva lasciato qui, i suoi ex allievi, oggi sacerdoti, magistrati, pubblici funzionari, mostrarono, con la loro sollecitudine a esprimere le loro sentite condoglianze al suo successore, come il suo ricordo, dopo undici anni d’assenza, era ancora vivo in tutti i cuori».

La causa di padre Planchat, di padre Tuffier e dei loro compagni
Padre Henri Planchat, padre Policarpo Tuffier e gli altri tre padri di Picpus furono immediatamente considerati martiri; tale fama si mantenne nel tempo, portando all’apertura della loro causa di beatificazione per il riconoscimento del loro martirio.
Un primo processo informativo fu celebrato presso la Curia di Parigi dall’8 marzo 1897 all’8 agosto 1900, ma fu necessaria una nuova inchiesta diocesana dal 29 ottobre 2015 al 4 maggio 2016. La Congregazione delle Cause dei Santi emise il decreto di convalida giuridica degli atti il 27 ottobre 2016.

Il decreto sul martirio e la beatificazione
La “Positiio super martyrio”, consegnata nel 2020, è stata presentata ai Consultori Storici il 20 ottobre 2020, essendo la causa di tipo antico o storica.
L’11 maggio 2021 i Consultori Teologi della Congregazione delle Cause dei Santi espressero parere affermativo circa l’effettivo martirio dei sei religiosi. I Cardinali e Vescovi membri della stessa Congregazione, riuniti nella Sessione Ordinaria del 19 ottobre dello stesso anno, confermarono tale parere positivo.
Il 25 novembre 2021, ricevendo in udienza il cardinal Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto con cui padre Planchat, padre Tuffier e compagni venivano dichiarati martiri.
La Messa con il Rito della Beatificazione, presieduta dal cardinal Semeraro, fu celebrata il 22 aprile 2023, nella chiesa di San Sulpizio a Parigi. La memoria liturgica dei cinque Beati venne fissata al 26 maggio, giorno della loro nascita al Cielo.

La memoria e il culto
Sul luogo del massacro di rue Haxo venne costruita, per mandato dei padri Gesuiti, una cappella provvisoria, a cui seguirono altre strutture, fino alla chiesa vera e propria, che nel 1961 divenne la chiesa parrocchiale intitolata alla Madonna degli Ostaggi (Notre-Dame des Otages).
I resti di padre Policarpo e dei suoi confratelli, dal 21 ottobre 2010, si trovano nella cripta dei fondatori della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria nonché dell’Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento dell’Altare, nel cimitero di Picpus a Parigi.

Preghiera per ottenere grazie attraverso l’intercessione dei Martiri di Picpus
Dio, nostro Padre, Ti rendiamo grazie per i nostri
Fratelli: Ladislao, Marcellino, Frézal e Policarpo.
Li hai chiamati a vivere e morire al servizio
dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria.
Per amor Tuo, hanno deciso di lavorare con zelo
per la salvezza dei loro fratelli e delle loro sorelle,
fino al punto di accettare la prigione
e la morte violenta
in comunione con la Passione del Tuo Figlio,
che è morto per noi sulla croce.
In questo modo hanno partecipato
alle Sue sofferenze per il Suo Corpo che è la Chiesa.
Ti preghiamo per loro intercessione
di concederci le grazie che Ti chiediamo ....
Fa’ che non siamo mai separati dal Tuo Amore.
Aiutaci a superare tutte le nostre difficoltà
attraverso l’amore per Colui che per primo ci ha amati,
Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

Vi preghiamo gentilmente di informarci delle grazie ricevute
attraverso l’intercessione dei Martiri di Picpus:

Communauté Pierre Coudrin
P. Bernard Couronne SSCC
Vice-Postulateur
37, Rue de Picpus
75012 Paris – France
E-mail: [email protected]
oppure:
Congregazione dei Sacri Cuori
Postulazione Generale
Via Rivarone, 85
00166 Roma – Italia
E-mail: [email protected]
Internet: www.ssccpicpus.com


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2023-04-23

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