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Santí Anselmo di Bomarzo Vescovo

24 aprile

Bomarzo, Viterbo, VI sec.


Vita
La nascita di sant’Anselmo avvenne nella città di Bomarzo. Mentre era nel fiore della gioventù si offrì a Dio e riflettè notte e giorno come meglio poter servire Dio, ricordando le parole dell’apostolo: “servire Dio è regnare”. I suoi genitori furono ottimi cristiani, di buoni costumi e dediti ad elargire elemosine, essendo facoltosi. Ed egli seguiva il loro buon esempio; visitava con frequenza le chiese dei santi e riteneva bene a mente quanto nelle stesse chiese ascoltava intorno alle scritture divine. Dopo che i suoi genitori furono morti, egli richiamò spesso al pensiero le parole del Vangelo: “Vendete quanto possedete e fate elemosina”.
Accadde in quel tempo che la città di Bomarzo restò priva del suo vescovo; dopo la morte del quale, i sacerdoti che formavano il clero della stessa città si radunarono nella chiesa maggiore; ed ivi, tra digiuni e preghiere, implorarono dal Signore che, per sua clemenza, si degnasse di illuminare le loro menti affinché potessero eleggere un santo uomo, adatto ad essere vescovo, signore e pastore. Dopo aver continuato la preghiera per più giorni, ed essendo infiammati ed illuminati dalla grazia dello Spirito divino, per merito dei digiuni compiuti, celebrata la messa dello Spirito Santo, si fece udir loro la seguente voce: “Eleggete per vescovo Anselmo, poiché egli ne è degno”. Concordemente il clero nominò Anselmo vescovo di questa città.
Compiuta l’elezione, i Sacerdoti, cantando inni festivi, insieme al popolo di Bomarzo che gridava “Benedetto sia colui che viene in nome del Signore”, con riverenza e amorevolezza posero il beato Anselmo sulla cattedra pontificale, benché egli rifiutasse, con grande ritrosia, l’ufficio di pastore. Salito poi sul seggio vescovile, dimostrò gravità non disgiunta dalle umili maniere che precedentemente aveva praticato; vegliava pregando, mortificava il suo corpo, schivava le occasioni di conversar con donne, era affabile nell’accogliere tutti, efficace nelle parole, esperto nell’esortare, severo nel punire. Egli fu uomo di grande perfezione; e perciò Iddio si degnò di compiere, per mezzo di lui, molte cose mirabili. Infatti, egli fece sì che i sordi udissero, donò la vista ai ciechi, fece camminare gli storpi, risuscitò i morti, e moltissimi furono da lui liberati dai demoni dai quali erano ossessionati.
Allorché giunse l’ora della morte, il santo fece chiamare a sé tutti i chierici della città di Bomarzo; e, dopo averli consolati con affetto paterno, li esortò nell’amore di Dio rivolgendo loro affettuosa e dolce ammonizione. Quindi, pregando insieme ai chierici, spirò tranquillamente. Gli angeli condussero la sua santa anima fino alla gloriosa reggia del Re supremo, con lodi e giulivi canti, in modo che quanti erano presenti li udirono. Il clero ed il popolo poi trasportarono con devozione e riverenza grande, il corpo suo santo, imbalsamato con aromi, cantando salmi e lodi, nella chiesa dedicata alla beata Madre di Dio; ed ivi lo seppellirono.

Miracoli compiuti in vita

- Un giorno, mentre egli cavalcava fuori della città, accadde che incontrò una donna la quale portava a seppellire il corpicino di un figlioletto morto; e, avendo la donna rivolti gli occhi verso il servo di Dio, e mossa da amore per il figlio, gli afferrò per la briglia il cavallo e lo trattenne affermando con un giuramento: “Voi non partirete di qua assolutamente se prima non risusciterete mio figlio”. Costretto a compiere il miracolo, il beato Anselmo provò raccapriccio per il giuramento che la donna aveva aggiunto alla invocazione, ma non volle nello stesso tempo disdegnare lei, benché non sapesse risolversi ad esaudirla; restò quindi dubbioso. Il santo scese da cavallo, tracciò il segno di croce sopra il petto del fanciullo morto; alla sua preghiera, l’anima del bambino tornò nel corpo; ed egli lo prese per mano e lo restituì vivo alla madre piangente; quindi proseguì il cammino.
- Un’altra volta fu condotto dal beato Anselmo un tale il quale aveva perduta la vista; costui implorò soccorso e l’ottenne, poiché quell’uomo santo, innalzata una preghiera e tracciatogli sugli occhi il segno della croce, gli rese la vista in un istante e lo liberò così dalla cecità.
- Al tempo dei Goti, mentre a Bomarzo era giunto il re Totila, il vescovo Anselmo, venerando per tanta virtù, andò incontro al re; ma costui, scorgendolo, lo disprezzò; e, spinto dall’ira, comandò ai suoi che lo tormentassero quanto più aspramente potessero, pur conservandolo in vita, affinché potesse essere da lui esaminato. I feroci Goti presero Anselmo, lo circondarono e gli comandarono di non muoversi. Il beato Anselmo si rivolse a Dio e disse: “O Gesù Cristo, soccorrimi”. A quelle parole, lo spirito immondo invase gli sgherri, i quali, stramazzando a terra, furono tanto straziati da quelli finchè ne morirono. Ciò essendo stato riferito al barbaro re, egli si piegò a ricevere onorevolmente così grande uomo, nonostante la sua fierezza.
- Un giorno, un soldato invitò il beato Anselmo a recarsi nella sua casa per pregare per sua moglie, che si chiamava Giovanna, la quale giaceva paralitica da cinque anni. E poiché il santo ebbe pregato, quella donna guarì.
- Una giovane, figlia di un militare di Bomarzo, restò incinta ed ebbe un bambino; quindi calunniò un diacono, come se questi l’avesse indotta a compiere il male. I genitori della giovane, avrebbero voluto uccidere il diacono; ma si recarono dal beato Anselmo ed avendo domandato loro quando era nato il bambino, risposero: “Stamane, alla prima ora del giorno”. Il beato Anselmo comandò allora ad essi di portargli il bambino ed avutolo davanti a sé lo interrogò così: “Dimmi, o bambino, in nome di Gesù Cristo, se questo diacono è veramente reo”. Ed il bambino rispose:”Questo diacono è santo e puro, né si è mai macchiato di tali delitti”.
- Un altro giorno, mentre il beato Anselmo era intento a pregare, una grossa serpe gli si rizzò davanti, dai piedi all’altezza del petto; ma egli non interruppe la preghiera; ed avendo poi terminato, disse alla serpe: “Lo so che fin da quando tu fosti prima creata, hai sempre nociuto agli uomini, quanto più hai potuto. Ma ora, se ti è concesso qualche potere su di me, fa pure ciò che ho meritato”. Appena il santo ebbe pronunciate tali parole, la serpe stramazzò ai suoi piedi.
- Una notte poi, mentre egli pregava, fu, per opera del diavolo, tormentato da cocentissima sete; e si fece portare acqua fresca. Ma, avendo capito che il demonio lo aveva ingannato, sovrappose un guanciale al vaso entro cui racchiuse il demonio; il quale poi, per la notte intiera, compì forte schiamazzo. Ed il mattino, quegli il quale era andato per sedurre, se ne andò svergognato.
- Un’altra notte, essendo egli andato, secondo la sua consuetudine, a compiere una visita nella chiesa della città, udì i suoi chierici che contendevano insieme. Egli, entrando nella chiesa, pregò per essi; ed in essi si spense allora ogni ardore di passione; e, venutigli avanti, gli domandarono perdono.

Ricognizione e conservazione del corpo
Per circa dieci secoli dopo la morte di s. Anselmo, nessuna memoria parla di ricognizioni e traslazioni che siano state eseguite sulle sue reliquie. E ciò non perché non ci sia stato mai niente degno di memoria, ma perché, un impenetrabile velo di silenzio e la triste sorte delle distruzioni, hanno sepolto nell’oblio tutto quello che si riferisce a quel tempo. La sua festa fu celebrata ogni anno il 24 aprile ed una tradizione costante dice che le sue spoglie sono state sempre conservate nella chiesa principale che si trovava nel luogo dove si trova quella attuale che le conserva ancora, e che sono state sempre venerate con straordinaria affluenza anche di forestieri.
Nel 1645 agli Orsini, succedeva per acquisto del feudo il duca Ippolito Lante della Rovere. Questi si mostrò sempre devotissimo di s. Anselmo e ne diede prova anche col fare restaurare la chiesa. Fino a quell’epoca la salma di S. Anselmo si trovava in una cassa di peperino, dinanzi all’altare di S. Sebastiano. Al Duca Lante parve poco conveniente il sito, dove era posto S. Anselmo e propose di collocarlo sotto l’altare maggiore. Fece costruire detto altare di marmo. Il 16 giugno 1647, con grande apparato e concorso di gente, il corpo di S. Anselmo dopo esser stato ricoperto di nuove vesti pontificali, fu esposto, in posizione rilevata, in mezzo alla chiesa, portato in processione per tutto il paese e fu poi collocato dentro una cassa di cipresso, ricoperta di damasco rosso e sigillata con nove sigilli, cioè tre del duca Lante, tre di Mons. Vescovo e tre della comunità di Bomarzo e poi richiusa dentro un’urna di marmo, posta sotto l’altare maggiore.
Nel 1733 fu fatto un reliquario di argento per riporvi una notevole reliquia delle ossa di S. Anselmo ed è quello che si espone tutti gli anni in occasione della festa, della traslazione o di altra solennità.
Avvicinandosi l’anno 1747, si pensò che ricorreva il centenario della traslazione che s’era fatta un secolo prima dal duca Lante. Si raccolsero le offerte da un comitato, presieduto dal signor Ferdinando Moscaroli e si fecero dei notevoli restauri alla chiesa. La solennità, il concorso di gente e la devozione superarono ogni immaginazione. “Non solamente la chiesa, dice il cronista, ma anche le vie e le piazze del paese erano ribboccanti di gente che veniva da ogni parte, recitando rosari e cantando laudi ed orazioni, il che recava a tutti edificazione e tenerezza... I sacerdoti con gran difficoltà potevano recarsi dalla sacrestia all’altare per celebrare la Messa....Per ascoltare le confessioni, non bastando la chiesa parrocchiale, si dovettero mettere confessori in tutte le altre chiese del paese. Dal Papa fu concessa l’indulgenza plenaria a quanti confessati e comunicati visitassero la chiesa”.
Qualche anno appresso, nel 1756 fu eretto il MONUMENTO A SANT'ANSELMO, nel luogo dove trovasi tuttora.
Nel 1756 una “fiera e quasi pestifera” influenza afflisse la popolazione di Bomarzo. Le famiglie più notevoli, preoccupate per la propria e per la pubblica salute determinarono di estrarre il corpo di s. Anselmo, come rimedio al dilagare del male. Si eseguì al proposta con la rapidità richiesta dall’urgenza di scongiurare il flagello, ed il male subito incominciò a cessare. Quando, dopo tre giorni dacchè era stato esposto il Santo, questo si portò processionalmente per il paese, gli ammalati, ormai convalescenti, potevano ringraziarlo, assisi alle porte delle rispettive case.
Nel 1814 fu fatta la proposta di estrarre l’urna del Santo, fu eletto un comitato ed in breve tempo il disegno fu eseguito, con riconoscenza a Dio per il ritiro delle truppe francesi.
Un’altra estrazione fu fatta nel 1818 da Mons. Giov. Battista Jacobini, vescovo di Bagnoregio e poi, 40 anni dopo, nel 1858, da Mons. Gaetano Brinciotti.
A due anni di distanza nel 1860, per iniziativa dello stesso Mons. Brinciotti, si provvide a fare l’urna di bronzo dorato per riporvi il corpo di S. Anselmo. Allora fu rivestito di nuovi abiti pontificali e posto nella stessa urna dove si conserva tuttora. Per la memoria dell’avvenimento, ci è pervenuto quanto ne scrisse il “Giornale di Roma”, di quell’epoca: “Sotto l’ara massima della chiesa parrocchiale di Bomarzo, giacevano da due secoli le mortali spoglie di s. Anselmo, cittadino e vescovo di questa illustre città, ora classica terra del patrimonio di S. Pietro. Eran queste racchiuse in elegante sarcofago di marmo. (Bomarzo, 28 ottobre 1860).
A 16 anni di distanza, nel 1876, in occasione della sacra visita di Mons. Corradi, per sua particolare devozione, volle estrarre segretamente il corpo di s. Anselmo, ma venutasi a sapere la cosa dal popolo, dovette lasciarlo esposto per qualche giorno alla pubblica venerazione.
L’urna del Santo fu anche esposta il 18 maggio 1889 per cura del Rev. Arciprete don Roberto Viola, e del deputato della festa sig. Girolamo Moscaroli.
Poi il 24 aprile del 1900 e nel 1913.
Dopo la prima guerra mondiale furono celebrate solenni feste in onore del caro Santo nel 1921 e nel 1931.
Terminata poi la seconda guerra mondiale, i Bomarzesi ebbero il desiderio di rivedere il santo Protettore. Si fecero delle questue per ripulire internamente la chiesa e si fece l’esposizione nel 1946.
L’anno seguente (1947) ricorreva il terzo centenario della traslazione. Il 24 aprile e poi il 27 che era l’ultimo giorno della festa, l’urna fu portata processionalmente per tutte le vie del paese.

Raccolta di Grazie e di Miracoli ottenuti per sua intercessione
La Chiesa ha sempre ammesso che fra i criteri con cui viene giudicata la santità delle anime elette vi sia compreso anche il dono che Dio partecipa loro di operare i miracoli; cioè, opere che sorpassano le ordinarie leggi della natura. La storia ci presenta sant’Anselmo come un santo potente, operatore di miracoli; ed anche il culto a lui tributato dopo la sua morte, registra moltissimi segni straordinarii, dovuti alla sua intercessione. E’ certo tuttavia che la maggior parte delle grazie ottenute dai devoti di S. Anselmo non sono mai state trascritte e registrate. Però, quelli di cui se ne ha memoria, sono più che sufficienti per provare quanto sia favorita dal cielo la devozione costantemente praticata verso il santo. Per la gloria di Dio, che è mirabile nei suoi santi, e perché se ne conservi la memoria presso i buoni, e se ne riceva edificazione, reputiamo utile riferire brevemente quelli di cui ci è possibile farlo. Ne diamo il sunto.
- Un contadino, stanco per le fatiche della mietitura, si era addormentato in campagna ed una serpe gli entrò per la bocca restata aperta, e gli procurò acerbissimi dolori al ventre. Ne fu liberato quando fu condotto alla tomba del santo.
- Un fanciullo per nome Giacobello, nativo di Mugnano, era invaso dal demonio, si strappava le vesti e si lacerava il corpo insieme a tante altre stranezze che faceva. Il padre lo condusse sulla tomba del santo e ne fu subito liberato.
- Anche una certa Benvenuta di Fratta era ossessa dal demonio che la spingeva a fare tante stravaganze; ma ottenne la liberazione al sepolcro del santo.
- Un fanciullo, rimasto affranto in una terribile caduta, ottenne la guarigione applicando una reliquia del santo.
- Un uomo che aveva un braccio incancrenito ottenne pure una completa guarigione ricorrendo al patrocinio di S. Anselmo.
- Una donna fu più volte liberata dai demoni presso la tomba del santo.
- Un certo Benincasa, con un braccio gravemente malato, fece voto a S. Anselmo di praticargli una particolare devozione per tutta la vita e ne fu completamente guarito.
- Il 4 marzo 1718 furono cacciati quattro demoni da un ossesso presso l’altare dove si conserva il corpo del santo.
I miracoli riferiti fin qui, come afferma l’Arciprete Catarci, furono riportati da un manoscritto del 1709, compilato dal notaio Mansueti che era uomo di buoni costumi, di timorata coscienza e meritevole di credito.
- Una certa Faustina D’Anselmo, nativa di Bomarzo, aveva fatto sposare suo figlio ad una giovane di S. Martino, di buoni costumi, ma un po’ vanitosa. Perciò la suocera la riprendeva e le era causa di rammarico. Un giorno del 1502, un fratello andò a trovare la giovane donna, e trovatala afflitta per causa dei dissensi con la suocera, si avventò con un coltello contro di questa e le tagliò la gola, in modo che non poteva sopravvivere. Ma la suddetta si raccomandò alla Madonna della Quercia e questa le apparve insieme a s. Anselmo e le procurò completa guarigione.
- Il sacerdote don Abbondio Porcelletti il 10 luglio 1759 sottoscrisse la dichiarazione che essendo malato e non potendo celebrare la santa Messa, si portò presso l’altare di S. Anselmo e con viva fede, si trascinò carponi intorno a detto altare ed ottenne la guarigione.
- La sig.ra Lucia, moglie di Giuliano Urbani di Vitorchiano, il 13 maggio 1753, attesta che dallo sparo di un fucile fu colpita alla faccia e restò priva anche della vista, ma guarì applicando una reliquia di s. Anselmo.
- Il 29 aprile 1756 Cecilia Denzi da Viterbo, afferma con le solite formalità, che nei primi di luglio dell’anno precedente ingoiando avidamente un boccone di pasta, un osso che ne restava ravvolto le attraversò la gola e la faceva soffocare. Ma essendole stata avvicinata alla parte sofferente una immagine di s. Anselmo, restò perfettamente libera da ogni fastidio.
Ma vi sono tante altre grazie e fatti prodigiosi, di cui anche negli ultimi anni si è stati testimoni e che non sono stati trascritti. E’ bene pertanto rivolgere un invito a tutti quelli che ritengono aver ricevuto grazie per l’intercessione del protettore s. Anselmo a voler lasciare una testimonianza scritta che servirà a documentare anche ai posteri, la protezione mai interrotta da parte del santo.


Fonte:

www.centroricerchealtolazio.it

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Aggiunto/modificato il 2023-04-30

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