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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera A > Santi Aconzio, Nonno, Ercolano e Taurino Condividi su Facebook

Santi Aconzio, Nonno, Ercolano e Taurino Martiri

Festa: 5 settembre

III-IV sec.

Il più antico documento che li ricordi è la Depositio Martyrum, che al 5 settembre reca: «Aconti in Porto, et Nonni, et Herculani et Taurini». Nel Martirologio Geronimiano, invece, sono divisi in due gruppi e riferiti in giorni diversi, probabilmente per influsso delle fonti agiografiche. Infatti al 25 luglio sono ricordati i soli Aconzio e Nonno: «Romae Portu natale Canti (corruzione evidente di Aconti) et Nonni»; curiosa anche la variante Acinti introdotta da Floro, onde si ebbe la falsa interpretazione Jacinti, il martire venerato insieme con Proto. Al 5 settembre, poi, sono ricordati solamente Taurino ed Ercolano. Finalmente nel Martirologio Romano a quest'ultima data è commemorato il solo Ercolano. Purtroppo di questi martiri non si hanno altre notizie degne di fede: essi sono ricordati, però, nelle favolose leggende di sant' Aurea e di san Censorino. Di Aconzio, tuttavia, si ricorda una chiesa («titulus sancti Aconti») in un documento del sec. X, precisamente nel Libellus in defensionem sacrae ordinationis papae Formosi; Taurino ed Ercolano appaiono col titolo di martiri in un'iscrizione di Porto. Papa Formoso (891-896), che era stato vescovo di Porto, trasportò nella chiesa di San Giovanni Caibita nell'isola Tiberina, che apparteneva alla diocesi di Porto, le reliquie dei martiri Nonno, Taurino ed Ercolano, e le ripose sotto l'altare maggiore; di Aconzio non si fa menzione: evidentemente doveva riposare in altro luogo, come si può desumere dal testo della Depositio.

Etimologia: Aconzio deriva dal greco 'akon' (lancia); Nonno dal latino 'nonnus' (maestro, precettore); Ercolano dal latino 'Herculanus' (consacrato a Ercole); Taurino dal latino 'taurus' (toro).

Emblema: Palme del martirio, corone, eventuali strumenti di supplizio.

Martirologio Romano: Presso l’odierna Fiumicino, santi Aconzio, Nonno, Ercolano e Taurino, martiri.


Per comprendere la figura di Aconzio, Nonno, Ercolano e Taurino è necessario collocarli nel quadro storico delle persecuzioni romane contro i cristiani. Tra il III e il IV secolo, l'Impero romano attraversò periodi di violenta repressione contro la nascente comunità cristiana, vista come una minaccia all'unità religiosa e politica dello Stato.
Le persecuzioni più sistematiche furono quelle di Decio (249-251), Valeriano (257-260) e, soprattutto, quella di Diocleziano e Galerio (303-313), conosciuta come la "grande persecuzione". In questi anni, in tutte le province dell'Impero, compresi i territori dell'Italia centrale e meridionale, migliaia di cristiani furono arrestati, torturati e uccisi per aver rifiutato di sacrificare agli dèi romani e all'imperatore.

La tradizione del martirio
La qualifica di martiri attribuita ad Aconzio, Nonno, Ercolano e Taurino indica con certezza che subirono la morte per la fede cristiana. Il termine "martire", dal greco "martys" (testimone), designava originariamente colui che rendeva testimonianza alla propria fede davanti alle autorità romane, accettando le conseguenze fino al supremo sacrificio.
La venerazione congiunta di questi quattro santi suggerisce diversi scenari possibili: potrebbero essere stati membri di una stessa comunità cristiana arrestati durante una retata, appartenenti a una stessa famiglia, o cristiani di diverse provenienze riuniti dalla stessa sorte nelle carceri romane. La tradizione agiografica antica conserva numerosi esempi di gruppi di martiri che condivisero la prigionia, gli interrogatori, le torture e infine l'esecuzione.

L'assenza di documenti specifici
A differenza di altri martiri più celebri dei quali sono giunti fino a noi gli atti processuali o le passioni dettagliate, di Aconzio, Nonno, Ercolano e Taurino non possediamo documenti storici specifici. Questa carenza documentaria è frequente per molti martiri dell'epoca delle persecuzioni, soprattutto quando non si trattava di figure di spicco delle comunità cristiane o quando le comunità stesse che ne custodivano la memoria furono disperse o distrutte.
Gli Acta Sanctorum, la monumentale raccolta agiografica iniziata dai Gesuiti nel XVII secolo, dedicano spazio limitato a questi santi, registrando principalmente la loro memoria liturgica al 5 settembre senza fornire dettagli biografici circostanziati. Questa circostanza non diminuisce il valore della loro testimonianza, ma riflette semplicemente le vicissitudini della trasmissione documentaria attraverso i secoli.

La trasmissione della memoria
Nonostante la scarsità di informazioni storiche, la memoria di questi quattro martiri è stata custodita e tramandata attraverso le generazioni. Il Martirologio Romano, il libro ufficiale che elenca i santi e i beati venerati dalla Chiesa cattolica con le relative date di memoria liturgica, li ricorda al 5 settembre, garantendo così la continuità del loro culto nella liturgia universale della Chiesa.
Questa persistenza della memoria, pur nella essenzialità dei dati, testimonia l'importanza che le comunità cristiane antiche attribuivano alla commemorazione dei martiri. Ogni comunità custodiva gelosamente la memoria di coloro che avevano dato la vita per la fede, celebrandone annualmente il "dies natalis", cioè il giorno della nascita al cielo attraverso il martirio.

Il culto e la venerazione
Il culto di Aconzio, Nonno, Ercolano e Taurino si è mantenuto principalmente a livello liturgico attraverso la loro iscrizione nel Martirologio Romano. Non risultano santuari specificamente dedicati a questi santi né particolari tradizioni popolari legate alla loro memoria, circostanza che suggerisce come il loro culto non abbia raggiunto la diffusione e la popolarità di altri martiri più noti.
Tuttavia, la presenza nel Martirologio garantisce che la loro memoria venga celebrata nella liturgia delle Ore e che possano essere oggetto di venerazione locale, specialmente nelle aree dove tradizionalmente sono stati ricordati. In alcune chiese dell'Italia centrale e meridionale potrebbero esistere dedicazioni o cappelle a loro intitolate, anche se non documentate in modo sistematico nelle fonti a nostra disposizione.

L'iconografia
L'iconografia di questi santi è estremamente limitata o inesistente. In assenza di attributi specifici o di episodi particolari della loro vita da rappresentare, l'eventuale raffigurazione artistica si limiterebbe agli attributi generici dei martiri: la palma, simbolo della vittoria sul peccato e della testimonianza fino al sangue, e la corona, segno del premio celeste promesso ai fedeli.
In eventuali rappresentazioni congiunte, i quattro santi potrebbero essere raffigurati insieme, secondo l'uso medievale di rappresentare i gruppi di martiri in file ordinate, ciascuno con i propri attributi. Tuttavia, non risultano cicli pittorici o scultorei significativi dedicati specificamente a questo gruppo di santi.

Le reliquie
Non sono documentate reliquie specifiche attribuite con certezza a questi santi. È possibile che, come avvenne per molti martiri antichi, le loro spoglie siano state custodite nelle catacombe o in cimiteri cristiani antichi, per poi essere traslate in chiese urbane durante il Medioevo. Tuttavia, in assenza di documentazione specifica, non è possibile stabilire con certezza l'ubicazione delle loro eventuali reliquie.

Curiosità
I nomi di questi quattro martiri riflettono la diversità culturale dell'Italia antica: Aconzio richiama l'origine greca, Nonno e Taurino quella latina, mentre Ercolano potrebbe indicare una devozione trasformata o un'origine legata al culto di Ercole, frequente in alcune aree dell'Italia preromana. Questa varietà onomastica potrebbe suggerire provenienze diverse o l'appartenenza a strati sociali differenti all'interno della comunità cristiana.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-08-19

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