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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera A > Sant' Auberto di Avranches Condividi su Facebook

Sant' Auberto di Avranches Vescovo

Festa: 10 settembre

† Avranches, circa 725

E' legato soprattutto alla nascita del santuario che sarebbe diventato il Mont-Saint-Michel, uno dei più celebri luoghi di pellegrinaggio dell'Europa medievale. Le notizie storicamente sicure sulla sua vita sono però molto scarse e non consentono di stabilire con precisione né la data di nascita né l'intero arco del suo episcopato. Anche la cronologia della sua vita è stata discussa dagli studiosi, poiché le fonti che ne tramandano la memoria furono redatte molto tempo dopo gli avvenimenti narrati. Secondo la tradizione raccolta nella Revelatio ecclesiae sancti Michaelis archangeli in Monte Tumba, il vescovo avrebbe ricevuto in sogno per tre volte la visita dell'arcangelo Michele, che gli ordinò di costruire sul Mont Tombe, allora un luogo isolato e già frequentato da eremiti, un santuario a lui dedicato. Dopo le esitazioni iniziali, Auberto avrebbe dato seguito all'ordine e fatto edificare un primo oratorio. La consacrazione viene tradizionalmente posta al 16 ottobre 709. Il vescovo avrebbe inoltre costituito sul monte una comunità di canonici destinata al servizio liturgico del santuario. Il culto di Auberto rimase strettamente legato a quello dell'arcangelo Michele. Nel corso dell'XI secolo la memoria del vescovo acquistò nuovo rilievo presso la comunità benedettina del Mont-Saint-Michel, soprattutto in relazione alla riscoperta delle sue presunte reliquie. Il cranio oggi venerato ad Avranches presenta una perforazione che la tradizione medievale identificò con il segno lasciato dal dito dell'arcangelo. Le indagini moderne hanno tuttavia proposto una spiegazione patologica per il foro e non permettono di identificare con certezza il cranio come quello del vescovo.

Etimologia: Dal germanico Audhberht, probabilmente composto da audh, ricchezza, e berht, splendente, illustre.

Emblema: Vescovo, libro, pastorale.

Martirologio Romano: Ad Avranches in Neustria, ora in Francia, sant’Autberto, vescovo, grazie al quale fiorì sul monte Tomba il culto di san Michele Arcangelo.


Auberto (Aubert, Autbertus, Autberto, Aucbert) appartiene a una fase della storia della Gallia in cui la documentazione sulle sedi episcopali è ancora molto discontinua. Avranches, antica città degli Abrincati nella futura Normandia, era sede episcopale già nell'antichità tarda. La successione dei suoi vescovi è documentabile con maggiore sicurezza per alcuni personaggi del VI e del VII secolo, mentre la posizione cronologica di Auberto rimane problematica.
Il nome di Auberto compare nelle liste episcopali di Avranches in una posizione che lo colloca prima di Rahentrannus, attestato nella seconda metà del VII secolo. Questa circostanza ha prodotto una delle principali difficoltà cronologiche. La tradizione del Mont-Saint-Michel collega infatti Auberto al regno di un sovrano franco chiamato Childeberto. Se si identifica il personaggio con Childeberto III, che regnò dal 695 al 711, la vicenda si colloca all'inizio dell'VIII secolo e si accorda con la tradizionale data della fondazione del santuario. Altri studiosi, in particolare Louis Duchesne, hanno ritenuto possibile un riferimento a Childeberto II, morto nel 595, spostando così l'attività di Auberto a un'epoca precedente.
La tradizione ecclesiastica attuale tende tuttavia a collocare Auberto all'inizio dell'VIII secolo, in relazione alla fondazione del santuario del Mont Tombe. Il Martyrologium Romanum ricorda il santo come vescovo di Avranches grazie al quale sul monte Tomba fiorì il culto di san Michele Arcangelo.

La tradizione sulla sua vita
Le informazioni biografiche tramandate sono in gran parte tarde. Una Vita di Auberto risalente al XV secolo non possiede, secondo gli studiosi, sufficiente autorità per ricostruire con sicurezza la sua esistenza.
La tradizione lo presenta come uomo di grande carità, dedito alla preghiera e incline alla solitudine. La sua frequente permanenza sul Mont Tombe viene spiegata proprio con il desiderio di raccoglimento. Alcune narrazioni lo fanno originario della zona di Genêts, ma anche questo particolare appartiene alla tradizione e non può essere considerato un dato biografico certo.
Il profilo spirituale che emerge dalle fonti agiografiche è quello di un vescovo nel quale l'attività pastorale si accompagna alla ricerca della solitudine e della preghiera. È soprattutto questa immagine a preparare il racconto della rivelazione di san Michele.

Il Mont Tombe prima del santuario
All'inizio dell'VIII secolo il Mont Tombe era un rilievo roccioso isolato nella baia, destinato a diventare il Mont-Saint-Michel. La tradizione medievale ricorda la presenza di eremiti e di precedenti luoghi di culto. Il contesto era dunque quello di una cristianizzazione progressiva di un paesaggio nel quale potevano sopravvivere memorie e pratiche religiose anteriori.
La fondazione attribuita ad Auberto deve essere compresa in questo quadro. Il suo significato storico non consiste necessariamente nell'aver creato dal nulla un luogo sacro, ma nell'aver dato una nuova forma cristiana al culto del sito, legandolo all'arcangelo Michele e inserendolo nella rete dei grandi santuari micaelici dell'Occidente.
Il modello più importante era il santuario di san Michele sul Monte Gargano, in Puglia, uno dei principali centri occidentali del culto dell'arcangelo. La tradizione del Mont-Saint-Michel collega esplicitamente la nuova fondazione a quel precedente italiano.

Le apparizioni dell'arcangelo Michele
Il racconto più celebre della vita di Auberto è contenuto nella Revelatio ecclesiae sancti Michaelis archangeli in Monte Tumba, il più antico testo dedicato alle origini del Mont-Saint-Michel. La sua redazione è generalmente collocata nel IX secolo, anche se la cronologia precisa del testo è stata oggetto di discussione.
Secondo il racconto, l'arcangelo Michele apparve ad Auberto mentre il vescovo si trovava sul Mont Tombe e gli ordinò di costruire un santuario sulla sommità della roccia. Auberto, prudente e dubbioso sull'origine della visione, non avrebbe immediatamente obbedito. Michele gli sarebbe apparso una seconda volta, rinnovando la richiesta. Anche in questa occasione il vescovo avrebbe esitato.
Alla terza apparizione l'arcangelo avrebbe reso l'ordine inequivocabile, toccando con forza la testa del vescovo e lasciando nel cranio una cavità destinata, secondo la leggenda, a rimanere come segno permanente dell'intervento celeste.
Questo episodio appartiene al linguaggio proprio della letteratura agiografica medievale. Non può essere utilizzato come prova storica di un'apparizione soprannaturale. È invece importante per comprendere il modo in cui la comunità del Mont-Saint-Michel spiegò e legittimò la propria origine, collegando il santuario direttamente alla volontà dell'arcangelo.

La costruzione del primo santuario
Dopo la rivelazione, Auberto avrebbe iniziato la costruzione di un piccolo santuario dedicato a san Michele. La Revelatio arricchisce il racconto con diversi episodi prodigiosi: la rugiada avrebbe indicato la forma dell'edificio, un animale avrebbe contribuito a individuare il luogo e una sorgente sarebbe stata scoperta sulla roccia.
La tradizione narra inoltre la rimozione di una pietra legata a un precedente culto e la sistemazione del luogo per renderlo adatto alla costruzione.
Questi particolari devono essere distinti dal nucleo storico della vicenda. La tradizione antica conserva infatti un dato di notevole importanza: l'esistenza di un primo santuario dedicato a san Michele sul Mont Tombe e il ruolo attribuito al vescovo di Avranches nella sua fondazione.
La data tradizionale della consacrazione è il 16 ottobre 709. Le fonti e gli studi moderni continuano tuttavia a distinguere tra la data tradizionale della fondazione e ciò che può essere dimostrato con certezza attraverso la documentazione contemporanea. Il Centre des Monuments Nationaux e la città di Avranches continuano a indicare il 708-709 come momento delle origini del santuario.

I canonici del primo santuario
Un elemento importante della tradizione è la presenza, accanto al primo santuario, di una comunità di canonici.
È importante non confondere questa prima comunità con i Benedettini che caratterizzeranno il Mont-Saint-Michel in epoca successiva. La tradizione relativa alla fondazione attribuisce ad Auberto un capitolo di dodici canonici incaricato del servizio liturgico del santuario. I Benedettini giunsero invece sul monte nel 966, per iniziativa del duca di Normandia Riccardo I, quando la fondazione aveva già una storia di oltre due secoli.
La distinzione è storicamente significativa: Auberto è legato alla nascita del santuario micaelico, mentre la grande abbazia benedettina appartiene a una fase successiva della storia del luogo.

La morte
La data della morte di Auberto non è documentata con sicurezza. La tradizione la colloca intorno al 725 e indica Avranches come luogo della morte.
Anche per questo dato occorre mantenere una certa prudenza. Le informazioni cronologiche sulla sua vita derivano infatti soprattutto da fonti posteriori e dalla ricostruzione delle liste episcopali.
Secondo la tradizione, Auberto fu sepolto nel santuario da lui fondato sul Mont Tombe. La sua memoria rimase quindi indissolubilmente associata al luogo nel quale il culto di san Michele aveva trovato una delle sue più importanti sedi occidentali.

La riscoperta delle reliquie
La storia del culto di Auberto acquista particolare rilievo tra l'XI e il XII secolo. Dopo l'insediamento dei Benedettini nel 966, la comunità monastica del Mont-Saint-Michel sviluppò progressivamente la memoria del fondatore del santuario.
Gli studi moderni hanno mostrato come il culto di Auberto non fosse semplicemente una devozione privata, ma fosse strettamente connesso alla costruzione dell'identità del monastero e al culto di san Michele. La venerazione delle reliquie contribuì a rendere concretamente presente il fondatore umano del santuario accanto al suo patrono celeste.
All'inizio dell'XI secolo sarebbe stato ritrovato un corpo attribuito ad Auberto. Una tradizione successiva raccontò che il cranio presentava un foro e identificò proprio in quella caratteristica il segno lasciato dal dito dell'arcangelo.
Il racconto fu così integrato nella leggenda della fondazione: il reperto materiale divenne la presunta conferma visibile dell'apparizione narrata dalla Revelatio.

Il cranio conservato ad Avranches
Il cranio attribuito ad Auberto è oggi conservato nel tesoro della basilica di Saint-Gervais ad Avranches, in un reliquiario ottocentesco tutelato come bene storico-artistico.
La perforazione dell'osso parietale destro è particolarmente evidente. Per secoli essa è stata interpretata come la traccia del dito di san Michele.
La ricerca scientifica ha però fornito un'interpretazione diversa. L'analisi dell'osso ha indicato che il cranio apparteneva a un individuo maschile morto in età avanzata e ha collegato il foro a una patologia benigna, identificata come un cisti epidermoide. La datazione al radiocarbonio ha inoltre collocato il reperto nell'VIII secolo, epoca compatibile con la cronologia tradizionale di Auberto, ma ciò non dimostra che il cranio appartenga effettivamente al vescovo. Lo stesso Centre des Monuments Nationaux sottolinea che non esiste una prova certa dell'identificazione.
La distinzione è essenziale: il reperto può essere antico e contemporaneo all'epoca nella quale visse Auberto senza per questo poter essere identificato con sicurezza come la sua reliquia.

Il trasferimento e la conservazione della reliquia
La storia delle reliquie è complessa. La ricognizione dei resti attribuiti ad Auberto viene collegata alla prima metà dell'XI secolo, mentre la tradizione ricorda anche una festa della traslazione il 18 giugno. La documentazione relativa alle diverse traslazioni e alla sorte del corpo nel corso dei secoli non permette una ricostruzione totalmente sicura.
La reliquia del cranio sopravvisse alle vicende della Rivoluzione francese e venne successivamente custodita ad Avranches. Oggi è esposta nella basilica di Saint-Gervais, dove costituisce il principale oggetto del tesoro legato alla memoria del santo.

La memoria liturgica
La festa di sant'Auberto è celebrata il 10 settembre. Il Martyrologium Romanum lo commemora ad Avranches, in Neustria, ricordando che attraverso di lui il culto di san Michele Arcangelo fiorì sul monte Tomba.
La tradizione locale ha conservato anche una memoria collegata alla traslazione delle reliquie, indicata in alcune fonti al 16 o al 18 giugno. Questa celebrazione non sostituisce però la memoria principale del 10 settembre.

Auberto e il Mont-Saint-Michel
L'importanza storica di Auberto non dipende tanto dalla quantità di informazioni biografiche disponibili, quanto dal ruolo attribuitogli nella nascita di uno dei maggiori santuari dell'Europa medievale.
Il primo santuario del Mont Tombe costituì il punto di partenza di uno sviluppo destinato a trasformare radicalmente il luogo. La piccola fondazione del vescovo divenne nei secoli successivi un centro di pellegrinaggio, quindi una grande abbazia benedettina e infine uno dei monumenti più celebri della cristianità occidentale.
Nel 966 Riccardo I di Normandia installò sul monte una comunità benedettina. Da quel momento il santuario assunse una dimensione completamente nuova. L'abbazia sviluppò una ricca attività religiosa e culturale e divenne anche un importante centro di produzione e conservazione manoscritta.
Auberto rimase nella memoria dell'abbazia come il vescovo attraverso il quale era stato dato inizio al culto di san Michele sul monte. Gli studi sul culto medievale mostrano proprio quanto fosse stretta l'interazione tra la figura del fondatore e quella dell'arcangelo patrono.

La Revelatio ecclesiae sancti Michaelis
La principale fonte narrativa sulle origini del Mont-Saint-Michel è la Revelatio ecclesiae sancti Michaelis archangeli in Monte Tumba.
Il testo è particolarmente importante perché costituisce il primo racconto organico della fondazione del santuario. La ricerca dell'Università di Caen lo colloca all'inizio o, secondo alcune interpretazioni, entro la metà del IX secolo. La sua struttura presenta elementi diversi, fra i quali una parte dedicata alla giustificazione teologica e storica del santuario e un'altra che racconta le vicende di Auberto e delle apparizioni dell'arcangelo.
La Revelatio non deve essere letta come una cronaca contemporanea agli eventi. È un testo agiografico, nato in un contesto nel quale la memoria della fondazione veniva organizzata e interpretata alla luce dell'identità religiosa del santuario.
Il suo valore storico è quindi duplice. Da una parte non permette di verificare letteralmente ogni episodio narrato; dall'altra costituisce una testimonianza fondamentale di come, alcuni secoli dopo gli eventi, la comunità del Mont-Saint-Michel concepisse le proprie origini.

Iconografia
La rappresentazione più caratteristica di sant'Auberto è quella del vescovo che riceve la visione dell'arcangelo Michele.
Nelle immagini medievali e moderne l'episodio può essere rappresentato con Auberto inginocchiato o in atteggiamento di ascolto davanti all'arcangelo, che gli indica il luogo nel quale dovrà essere edificato il santuario.
Un'importante testimonianza iconografica è costituita dalle miniature conservate nella Bibliothèque nationale de France, che rappresentano sia la predicazione di sant'Auberto sia la visione dell'arcangelo.
Ad Avranches, inoltre, un dipinto di Fritz Millet, realizzato intorno al 1848, rappresenta san Michele nell'atto di ordinare ad Auberto la costruzione del santuario. L'opera è conservata nella basilica di Saint-Gervais.
L'attributo più singolare è naturalmente il cranio perforato, collegato alla leggenda del dito dell'arcangelo. Tale elemento deve essere interpretato come attributo tradizionale e non come prova storica dell'episodio miracoloso.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Non si può determinare con certezza l'epoca in cui visse. Secondo il catalogo dei vescovi di Avranches, Auberto avrebbe occupato quella sede prima di Rahentrannus, vissuto verso la fine del sec. VII. Quanto tempo prima sembrerebbe indicano il racconto dell'apparizione ad Auberto dell'arcangelo san Michele sul monte Tomba, che sarebbe avvenuta durante il regno di un Childeberto. Molti hanno pensato a Childeberto III (695-711). Il Duchesne, invece, per accordare la notizia col posto occupato da Auberto nel catalogo, propende per Childeberto II (m. 595). In tal caso, Auberto sarebbe vissuto nel sec. VI e a questo secolo sarebbe anche da retrocedere la costruzione della prima chiesa in onore dell'arcangelo sul monte Tomba, detto poi Monte San Michele, che fonti più recenti fissano al 16 ottobre 709. Non minore incertezza c'è per quel che concerne le vicende della vita del santo. Una Vita del sec. XV è senza grande autorità. Qualcosa di più sicuro danno i racconti sull'apparizione dell'arcangelo, di cui il più antico sembra del sec. IX.
Auberto, notissimo per la sua carità, sarebbe stato eletto vescovo di Avranches per acclamazione. Amante della solitudine, egli si recava spesso a pregare sul monte Tomba e qui appunto un giorno, addormentatosi durante la preghiera, si sentì chiamare per tre volte dall'arcangelo Michele che gli chiese l'erezione di una cappella in suo onore lì sulla cima del monte. Auberto iniziò subito la costruzione di una chiesa, che, affidata in un primo tempo al clero secolare, nel sec. IX passò ai Benedettini, i quali ne fecero una delle abbazie più famose della cristianità.
Il corpo di Auberto, trasportato sul monte Tomba, fu sottoposto ad una ricognizione nel 1012. Il cranio, conservato a San Gervasio di Avranches, presenta un foro che la leggenda attribuisce alla pressione del dito di san Michele. L'ordo della diocesi di Coutances fissa la sua festa al 10 settembre. La festa del 16 o del 18 giugno riguarderebbe la traslazione.


Autore:
Paul Viard


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-09-02

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