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Sant' Audace Martire

Festa: 10 luglio

Marsica, Abruzzo, III sec. - Sabina, oggi Castel di Tora, Rieti, 249/251

Soldato romano di origine marsica, la sua esistenza storica si intreccia indissolubilmente con quella delle sante Anatolia e Vittoria, in una narrazione che oscilla tra documentazione martirologica e costruzione letteraria. La sua memoria, attestata dal VI secolo nel Martirologio Geronimiano e successivamente nella Passio che porta il suo nome, solleva interrogativi fondamentali sulla natura stessa del culto dei martiri: fino a che punto la tradizione agiografica preserva memoria storica, e fino a che punto la rielabora secondo schemi narrativi devozionali? La figura di Audace, con il suo percorso dal ruolo di esecutore a quello di martire, offre uno spaccato significativo sulla spiritualità del martirio nell'età della persecuzione deciana e sulla formazione delle memorie locali nella Sabina altomedievale.

Etimologia: Audace = dal latino audax, audacis: audace, ardito, coraggioso

Emblema: Palma del martirio, serpente

Martirologio Romano: In Sabina nel Lazio, sante Anatolia e Vittoria, martiri.

Ascolta da RadioVaticana:   
  

Il contesto storico
Per comprendere il martirio di Audace è necessario collocarlo nel turbolento periodo storico in cui avvenne. La tradizione agiografica colloca il suo sacrificio durante il regno dell'imperatore Decio (249-251 d.C.). Gaio Messio Quinto Traiano Decio, originario della Pannonia, ascese al trono in un momento di profonda crisi per l'Impero romano, caratterizzato da instabilità politica, pressioni barbariche alle frontiere e tensioni sociali interne.
Decio è storicamente noto per aver inaugurato la prima persecuzione sistematica e generalizzata contro i cristiani. Con un editto del 250, l'imperatore impose a tutti gli abitanti dell'Impero l'obbligo di sacrificare pubblicamente agli dèi romani e di ottenere un libello (libellus) che attestasse l'avvenuto sacrificio. Coloro che si rifiutavano erano soggetti a pene che potevano includere la tortura, la confisca dei beni e la condanna a morte. Questa persecuzione, sebbene di breve durata (si concluse con la morte di Decio in battaglia contro i Goti ad Abrittus nel luglio del 251), colpì duramente le comunità cristiane, producendo numerosi martiri e un vasto numero di lapsi, cristiani che avevano ceduto alla pressione.
È in questo contesto di tensione tra autorità imperiale e fede cristiana che si inserisce la narrazione del martirio di Audace, sebbene la sua storicità diretta rimanga oggetto di dibattito critico.

Origini e condizione: un soldato della Marsica
Le fonti agiografiche descrivono Audace come un soldato romano originario della Marsica, il territorio montuoso dell'Abruzzo occidentale che circondava il lago Fucino. I Marsi, antico popolo italico di lingua osco-umbra, erano stati romanizzati nel corso del III secolo a.C. e avevano mantenuto una reputazione di valore militare. La scelta di attribuire ad Audace origini marse non è casuale: riflette la tendenza dell'agiografia medievale a radicare i santi in contesti geografici specifici, creando ponti tra culti locali e narrazioni universali.
La condizione di soldato è significativa nel contesto del martirio cristiano antico. L'esercito romano era un ambiente in cui il culto imperiale e i giuramenti militari (sacramentum) entravano in tensione con la fede cristiana, producendo numerosi martiri militari. La figura del soldato che si converte di fronte al martirio di un cristiano costituisce un topos agiografico ricorrente, che riflette la convinzione teologica della potenza testimoniale del martirio stesso.

La missione a Thora e l'incontro con Anatolia
La narrazione tradizionale, trasmessa dalla Passio ss. Anatoliae et Audacis et s. Victoriae, colloca Audace nella città sabina di Thora (identificabile con l'attuale Castel di Tora, in provincia di Rieti). Qui era stata relegata Anatolia, giovane romana di nobile famiglia che aveva rifiutato le nozze con un patrizio per consacrarsi a Dio. Il magistrato locale, identificato come Festino o Faustino, avrebbe ordinato ad Audace di giustiziare la giovane condannandola alla pena del culeus, la tradizionale esecuzione per i parricidi che prevedeva la reclusione in un sacco con animali velenosi, tra cui un serpente.
Secondo la Passio, Audace rinchiuse Anatolia in una stanza con un serpente velenoso, attendendosi una morte rapida. Tuttavia, quando fece ritorno il giorno successivo per constatare l'esito, trovò la santa incolume e il serpente che, invece di attaccare lei, si avventava contro di lui. In questo momento critico della narrazione, Anatolia avrebbe salvato Audace dal rettile, addomesticandolo con un segno di croce o con la preghiera.

La conversione e il martirio
L'episodio del serpente costituisce il punto di svolta narrativo e teologico della Passio. Di fronte al miracolo della preservazione di Anatolia e alla propria salvezza, Audace si convertì alla fede cristiana. Questa conversione in extremis, di fronte alla morte imminente, riflette un motivo agiografico diffuso: la potenza della testimonianza cristiana che trasforma il persecutore in martire.
La decisione di Audace di abbracciare la fede cristiana, pur consapevole delle conseguenze, lo condusse al martirio insieme ad Anatolia. Secondo la tradizione, entrambi furono giustiziati per decapitazione con la spada. La datazione tradizionale colloca l'evento tra il 249 e il 251, durante la persecuzione di Decio.

Sepoltura e traslazioni delle reliquie
La memoria delle reliquie di Audace è strettamente legata a quella di Anatolia. Secondo le fonti medievali, i corpi dei due martiri rimasero sepolti nella "valle Torana", nei pressi di Thora, per diversi secoli. Nella seconda metà del X secolo, l'abate sublacense Leone III (intorno al 950) avrebbe ritrovato le reliquie e le avrebbe trasferite presso il monastero di Santa Scolastica a Subiaco.
Le reliquie furono collocate in un sepolcro sotto l'altare maggiore del Sacramento nella basilica di Santa Scolastica, dove ancora oggi si ritiene che riposino. Al di sopra dell'altare fu successivamente collocato un dipinto secentesco raffigurante Anatolia nell'atto di liberare Audace dal serpente, a testimonianza della persistenza del culto e della sua rappresentazione iconografica.
Alcune reliquie furono successivamente donate o traslate in altre località. Un braccio di Sant'Anatolia fu portato nella diocesi di Camerino, in un centro abitato che assunse il nome di Sant'Anatolia (oggi Esanatoglia, in provincia di Macerata). La testa di Anatolia, insieme a quella di Santa Vittoria, è conservata presso il Sacro Speco di Subiaco.

Rapporti con Anatolia e Vittoria: un trittico agiografico
La figura di Audace non può essere compresa separatamente da quella delle sante Anatolia e Vittoria, con le quali forma un trittico martirologico inscindibile. Le due giovani romane, secondo la Passio, erano sorelle o comunque legate da vincoli di parentela e di fede. Entrambe rifiutarono le nozze con patrizi romani per consacrarsi a Dio, subendo la relegazione nei possedimenti sabini dei pretendenti respinti: Vittoria presso Trebula Mutuesca (l'odierna Monteleone Sabino), Anatolia presso Thora.
La Passio le presenta come figure speculari: entrambe affrontano prove simili (tentativi di seduzione, minacce, supplizi miracolosi), entrambe subiscono il martirio. Vittoria fu uccisa per prima e sepolta in una caverna; Anatolia le sopravvisse di poco. Audace si inserisce in questa narrazione come figura di transizione: da esecutore della condanna di Anatolia a suo compagno di martirio.

Fonti agiografiche e problemi critici
La questione delle fonti relative ad Audace è complessa e richiede un'attenta analisi critica. La menzione più antica di Anatolia e Vittoria si trova nel De Laude Sanctorum composto da Vittrice di Rouen intorno al 396, dove la santa figura tra i taumaturghi. All'inizio del VI secolo, il Martirologio Geronimiano ricorda Anatolia e Vittoria alla data del 10 luglio con la formula "VI idus iulii in Savinis Anatholiae Victoriae". Vittoria è inoltre ricordata separatamente al 19 dicembre.
La Passio ss. Anatoliae et Audacis et s. Victoriae, databile al VI o VII secolo, rappresenta la fonte principale per la figura di Audace. Questo testo fu letto da Aldhelm di Malmesbury (morto nel 709) e da Beda il Venerabile (morto nel 735), che ne derivarono rispettivamente un carme in lode delle sante e gli elogi per i propri martirologi. Beda colloca Anatolia e Audace al 9 luglio, Vittoria al 23 dicembre. Gli elogi di Beda furono riassunti nei martirologi di Adone di Vienne e Usuardo, e successivamente accolti quasi per intero da Cesare Baronio nella revisione del Martirologio Romano.
Tuttavia, il valore storico della Passio è fortemente problematico. Come ha dimostrato lo studioso Raschini, il testo è un vero e proprio centone, in cui riaffiorano spunti e dettagli tratti dalle passioni di Nereo e Achilleo, Calogero e Partenio, Rufina e Seconda, Giovanni e Paolo, e di molti altri martiri. Questa tecnica compositiva, tipica dell'agiografia medievale, mira a creare narrazioni edificanti attingendo a modelli letterari consolidati, piuttosto che a preservare memorie storiche precise.
La conseguenza più rilevante di questa analisi è che non è possibile garantire con certezza se Audace sia un personaggio storicamente esistito o una creazione dell'agiografo. La sua figura potrebbe essere stata introdotta nella narrazione per completare il racconto del martirio di Anatolia, secondo lo schema del "carnefice convertito" che costituisce un topos agiografico diffuso.

Culto e diffusione
Nonostante le incertezze sulla storicità, il culto di Audace è attestato con certezza dal VI-VII secolo e si è sviluppato principalmente nella regione sabina e nel sublacense. Il Martirologio Romano, nella sua forma tradizionale, colloca Anatolia e Audace al 9 luglio, mentre la memoria liturgica attuale è fissata al 10 luglio, data in cui sono ricordate Anatolia e Vittoria nel Martirologio Geronimiano.
La diffusione del culto fu favorita dalle traslazioni di reliquie e dalla presenza di chiese e contrade dedicate ai santi martiri, come attestato dai registri delle abbazie di Farfa, Subiaco e Tivoli. Ancora oggi, nella campagna sabina, nel Tiburtino e nel Sublacense, la devozione popolare per le sante Anatolia e Vittoria, e per Audace, rimane notevole.
La memoria liturgica di Audace presenta alcune variazioni nelle diverse tradizioni. Il Martirologio Romano tradizionale lo ricorda il 9 luglio insieme ad Anatolia, mentre il Martirologio Geronimiano ricorda Anatolia e Vittoria il 10 luglio. La Chiesa ortodossa celebra la memoria di Vittoria, Anatolia e Audace il 10 luglio, con un'ulteriore commemorazione il 23 dicembre.
Questa duplicazione riflette la complessa stratificazione delle tradizioni liturgiche e la difficoltà di armonizzare memorie locali diverse nel calendario universale della Chiesa.

Iconografia nelle arti
La rappresentazione iconografica di Audace è strettamente legata all'episodio del serpente. L'attributo principale del santo è la palma del martirio, simbolo tradizionale della vittoria sulla morte. Tuttavia, l'elemento distintivo è la presenza del serpente, che richiama il momento della conversione.
Il dipinto secentesco collocato nella basilica di Santa Scolastica a Subiaco, raffigurante Anatolia nell'atto di liberare Audace dal serpente, costituisce una delle rappresentazioni più significative. Questa iconografia sottolinea il ruolo della santa come mediatrice di grazia e la trasformazione di Audace da persecutore a martire.

Autore: Enrico Quiri
 


 

ANATOLIA, AUDACE E VITTORIA, santi martiri.

Una prima menzione di Anatolia è nel De Laude Sanctorum (Cap.XI,in PL.XX,col.453)" composto verso il 396 da Vittrice di Rouen (330-409). La Santa vi figura tra i taumaturghi. All'inizio del sec. VI troviamo Anatolia e Vittoria ricordate insieme nel Martirologio Geronimiano al 10 luglio:"VI idus iulii in Savinis Anatholiae Victoriae"; Vittoria è anche ricordata sola al 19 dicembre:"In Savinis civitate Tribulana Victoriae".
Poco dopo le due Sante compaiono effigiate nei mosaici di S.Apollinare Nuovo in Ravenna, l'una a fianco dell'altra, in mezzo alle martiri più illustri dell'Occidente, avendo a sinistra S.Paolina, a destra S.Cristina, in quel corteggio maestoso che fa omaggio a Cristo delle proprie corone. Abbiamo, infine, databile al VI o VII sec., una Passio ss.Anatoliae et Audacis et s. Victoriae, che fu letta da Adelmo (m.709) e poi da Beda (m. 735),i quali ne derivarono, il primo il carme in lode delle due Sante, il secondo gli elogi, per Anatolia e Audace al 9 luglio, per Vittoria al 23 dicembre, nel suo martirologio. Gli elogi di Beda, riassunti in Adone e in Usuardo, furono accolti quasi per intero dal Baronie nel Martyrologio Romano, che colloca appunto Anatolia ed Audace al 9 luglio e Vittoria al 23 dicembre. La Passio è un vero centone, dove riaffiorano spunti e dettagli delle "passioni" di Nereo e Achilleo,Calogero e Partenio, Rufina e Seconda, Giovanni e Paolo e di molti altri,come ha ben dimostrato il Raschini. Secondo la Passio, Anatolia e Vittoria, giovani romane di nobile famiglia, rifiutarono le nozze con due patrizi perché consacrate a Dio. I due aspiranti, allora, col favore imperiale, le relegarono nei loro possedimenti di Sabina, Vittoria presso Trebula Mutuesca (l’odierna Monteleone Sabino sulla via Salaria), Anatolia presso Tora. Dopo varie vicende, in cui si sbizzarrisce la fantasia dell’agiografo,Vittoria venne uccisa e sepolta in una caverna: Anatolia sopravvisse di poco. Un soldato, Audace, fu incaricato di ucciderla, rinchiudendola in una stanza con un serpente. Il rettile lasciò incolume la Santa, mentre si avventò su Audace entrato, l'indomani, nella stanza per accertarne la morte. Ma Anatolia salvò Audace dal serpente e Audace si fece cristiano; quindi, ambedue furono uccisi di spada. Il martirio delle due Sante e di Audace è fissato dalla Passio al tempo di Decio(249-51).
Per quanto scarso sia il valore di questo testo,il culto delle due Sante è antichissimo e, a partire dal sec. VI-VII, ad esse è congiunto Audace, del quale non è possibile, però, garantire se sia un personaggio reale o una creazione dell'agiografo. Centro del culto è sempre stata, la Sabina,dove dovette avvenire il martirio: Trebula Mutuesca (Monteleone Sabino) per Vittoria, Tora per Anatolia e Audace. Più tardi il culto si propagò in altri luoghi in seguito a traslazioni di reliquie. Il corpo di S.Vittoria fu trasferito nell'anno 827 dall'abate Pietro di Farfa, in fuga davanti ai Saraceni, nel Piceno, sul Monte Matenano: fu poi riportato a Farfa il 20 giugno 931 dall'abate farfense Ratfredo, ma nel Piceno rimase assai vivo il culto della Santa . I corpi di Anatolia e di Audace verso la metà del sec. X furono ritrovati nelle campagne di Tora dall'abate sublacense Leone e trasferiti a Subiaco. In epoca imprecisata un braccio di S.Anatolia fu trasportato nelle diocesi di Camerino, in un paese che si chiamò da allora Santa Anatolia (oggi Esanatoglia) in prov. di Macerata. I Documenti del Regesto Farfense, Sublacense, Tiburtino, nominano frequentemente chiese e contrade recanti il nome delle due Sante. E ancora oggi nella campagna Sabina, nel Tiburtino e nel Sublacense la devozione popolare per le due Sante è notevole.
I corpi dei ss. Anatolia e Audace riposano ancora a Subiaco nella basilica di S.Scolastica, sotto l'altare del Sacramento. Al di sopra un bel quadro secentesco rappresentante la Santa nell'atto di liberare Audace dal serpente. Il capo di S.Anatolia, come pure quello di S.Vittoria sono conservati, però, nel Sacro Speco. E l'immagine delle due Sante, che compare sull'arco di ingresso alla Santa Grotta in un affresco di scuola romana del sec.XIII, sembra guidare il fedele al mistico luogo santificato dalla presenza del grande Santo di Norcia. Altra immagine di Anatolia, di scuola senese del sec. XIV, è sulla parete di destra della Scala Santa dello stesso Santuario, presso la Grotta dei pastori.


Autore:
Benedetto Cignitti


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2003-09-11

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