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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera A > Sant' Ausano di Milano Condividi su Facebook

Sant' Ausano di Milano Vescovo

Festa: 3 settembre

† Milano, 559 circa

Ventottesimo vescovo di Milano, governò la diocesi in un periodo storico estremamente delicato, segnato dalle conseguenze della guerra greco-gotica e dalle prime avvisaglie dell'invasione longobarda. Il suo breve episcopato, collocabile tra il 558 e il 560, fu caratterizzato da una ferma dedizione alla predicazione e dalla complessa gestione delle tensioni teologiche legate alla controversia dei Tre Capitoli. Sebbene le fonti storiche siano frammentarie, la tradizione locale lo ha sempre ricordato come un pastore infaticabile e un uomo di profonda fede, capace di guidare la comunità cristiana milanese con equilibrio in un'epoca di grandi incertezze politiche e dottrinali. La sua memoria liturgica è fissata al 3 settembre e le sue reliquie si trovano nella basilica di Sant'Ambrogio.

Etimologia: Deriva dal latino 'Ausonius', relativo all'Ausonia, antico nome poetico dell'Italia, o forse da radici germaniche longobarde.

Emblema: Abiti vescovili (mitra, pastorale), libro o rotolo (simbolo della predicazione).

Martirologio Romano: A Milano, sant’Ausano, vescovo.


Le notizie sulle origini di Ausano sono pressoché inesistenti, come per molti prelati dell'alto Medioevo. Si sa con certezza che operò a Milano nella metà del VI secolo, assumendo la guida della diocesi ambrosiana come ventottesimo successore sulla cattedra di san Barnaba e sant'Ambrogio. Il suo episcopato si colloca in un frangente storico cruciale: Milano era appena uscita dal devastante assedio dei Goti e dalla successiva riconquista bizantina, ma l'arrivo dei Longobardi nel 569 era ormai alle porte. In questo clima di instabilità politica, la Chiesa locale si trovava a dover gestire non solo le emergenze materiali, ma anche le profonde lacerazioni dottrinali che attraversavano il cristianesimo occidentale.

L'episcopato e la controversia dei Tre Capitoli
Il momento più documentato, e al contempo più dibattuto, della vita di Ausano riguarda il suo rapporto con la controversia dei Tre Capitoli. Tra il settembre 558 e il marzo 560, papa Pelagio I indirizzò una lettera al patrizio Giovanni lamentando che Paolino di Aquileia fosse stato consacrato vescovo a Milano, e non ad Aquileia come prevedeva la consuetudine, per mano di un vescovo definito 'scismatico'. Sebbene alcuni storici abbiano ipotizzato che questo vescovo consacrante fosse proprio Ausano, non esistono prove documentali certe che egli abbia aderito formalmente allo scisma tricapitolino. 
È molto più probabile che l'aggettivo 'scismatico' utilizzato dal pontefice avesse il valore di un rimprovero per l'irregolarità canonica della consacrazione, piuttosto che una condanna dottrinale esplicita. Del resto, in una successiva lettera al patrizio Valeriano, Pelagio I si riferisce ad Ausano semplicemente come 'vescovo', riservando l'appellativo di 'pseudo-vescovo' al solo Paolino. Questo cambio di registro suggerisce che l'atteggiamento di Ausano, condiviso da molti prelati occidentali dell'epoca, fosse dettato più dalla preoccupazione di tutelare l'ortodossia del concilio di Calcedonia che da una reale volontà di rottura con Roma. La difficoltà di valutare le sottigliezze teologiche del linguaggio greco da parte degli occidentali giocò un ruolo determinante in questi equivoci.

Gli ultimi anni e la morte
Ausano governò la Chiesa di Milano per un periodo molto breve, morendo assai probabilmente nel 559. Nonostante la brevità del suo ministero, la sua azione pastorale lasciò un segno profondo. La Cronaca di Goffredo di Bussero, redatta nel XIII secolo, lo elogia come un apostolo infaticabile, che compì il suo dovere di predicazione senza pigrizia, e lo definisce 'illustre per miracoli'. Questa testimonianza, sebbene tardiva, riflette una tradizione orale e cultuale solida, radicata nella comunità milanese che lo riconobbe subito come santo.

Le reliquie e la traslazione
Alla sua morte, Ausano fu deposto il 13 settembre nella basilica di Santo Stefano Maggiore, conosciuta anche come 'ad Rotam' o 'in Brolo'. Questo luogo di culto, di grande importanza nella Milano altomedievale, custodì le sue spoglie per diversi secoli. In epoca successiva, le reliquie furono traslate nella più prestigiosa basilica di Sant'Ambrogio, cuore della spiritualità ambrosiana. Una ricognizione canonica delle reliquie fu effettuata nel 1609 per volere del cardinale Federico Borromeo, arcivescovo di Milano, che volle così confermare e rilanciare il culto del santo vescovo in linea con la riforma spirituale post-tridentina.

Iconografia
Nelle rappresentazioni artistiche, sant'Ausano è raffigurato con i tradizionali attributi vescovili: la mitra e il pastorale, simboli della sua autorità pastorale. Spesso è ritratto nell'atto di predicare, con un libro o un rotolo in mano, a memoria dell'elogio di Goffredo di Bussero che lo definì instancabile predicatore. Un dipinto a olio conservato nelle collezioni arcivescovili milanesi lo mostra proprio mentre esercita il ministero della parola, sottolineando l'aspetto più caratteristico della sua santità.

Curiosità
Una curiosa sovrapposizione onomastica riguarda il nome Ausano, che nel corso dei secoli è stato talvolta confuso o associato a figure minori o a toponimi locali. Tuttavia, la specificità del culto ambrosiano ha sempre mantenuto distinta la figura del vescovo del VI secolo da qualsiasi altra omonimia, garantendo la continuità della sua memoria liturgica al 3 settembre.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Si trova al ventottesimo posto nella lista episcopale della Chiesa di Milano, che governò nel 558-60, tra Vitale e Onorato. Nella chiesa milanese fu venerato come santo; ne abbiamo testimonianza nella Cronaca di Goffredo di Bussero, del sec. XIII (edita da P. Grazioli, in Archivio storico lombardo [1906], p. 292). Goffredo elogia Ausano come apostolo infaticabile («praedicationis officio non pigro impleto») e come taumaturgo («clarus miraculis coronatus quievit»).
Qualche ombra che potesse aduggiare la figura di Ausano non è difficile dissiparla: si allude a una lettera che papa Pelagio I scrisse tra il settembre 558 e il marzo 560 al patrizio Giovanni, per lamentarsi di Paolino di Aquileia, che, essendosi fatto consacrare vescovo in Milano (e non, secondo la consuetudine, in Aquileia) da un vescovo «scismatico», non doveva considerarsi « consacrato », ma piuttosto « esecrato ». In un'altra lettera al patrizio Valeriano, Pelagio I giunge perfino a raccomandare al destinatario di sequestrare i due prelati, Ausano e Paolino, e di consegnarli all'imperatore; Ma è bene osservare che, anzitutto, non è certo che il vescovo milanese consacrante sia da identificare con Ausano; inoltre, anche se si trattasse di lui, non esistono prove che egli abbia aderito allo scisma dei cosiddetti Tre Capitoli. Probabilmente il papa usò, nei suoi riguardi, l'aggettivo « scismatico » dandogli il senso di un rimprovero piuttosto che di un'esplicita condanna, in conseguenza della consacrazione di Paolino avvenuta in modo irregolare; e se Ausano, come molti vescovi occidentali, si dimostrò davvero contrario alla condanna dei Tre Capitoli formulata dal V concilio Ecumenico, è bene ricordare che tale atteggiamento, in quei tempi agitati, non fu suggerito da animo incline all'eresia, ma piuttosto dalla preoccupazione di non tradire il concilio di Calcedonia e fu determinato anche dalla difficoltà, per gli occidentali, di valutare con piena esattezza il sottile e talora sofisticato linguaggio dei Greci. Di qui si chiarisce una larghezza di vedute dei papi nei confronti dei vescovi occidentali e forse si spiega pure il fatto che Pelagio nella lettera al patrizio Giovanni chiama «scismatico» il vescovo milanese consacrante e nella lettera al patrizio Valeriano, lo chiama semplicemente «vescovo», mentre, nella stessa, non esita a definire Paolino «pseudo-vescovo».
La morte di Ausano avvenne assai probabilmente nel 559; egli il 13 settembre fu deposto nella basilica di Santo Stefano Maggiore, detta ad Rotam o in Brolo, dalla quale fu poi trasportato in Sant'Ambrogio, dove nel 1609 se ne fece una ricognizione ad opera del cardinal Federico Borromeo. Nel Martirologio Romano è ricordato al 3 settembre.


Autore:
Pietro Bertocchi


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-08-18

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