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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera A > Sant' Autore di Metz Condividi su Facebook

Sant' Autore di Metz Vescovo

Festa: 11 agosto

Metz, Francia, V sec.

Tredicesimo vescovo di Metz, inserito tra Leonzio e Sant'Eplezio nel catalogo del 776 (tramandato nel Sacramentario di Drogone), Autore resse la diocesi per circa ventinove anni. Storicamente menzionato nel 451, visse il dramma dell'invasione di Attila: Paolo Diacono narra che fu deportato dagli Unni, salvandosi grazie a un miracolo che rese loro la vista. Priva di fondamento è l'ipotesi che abbia retto anche Treviri. Nell'852 le sue reliquie furono traslate a Marmoutier; la leggenda vuole che durante la processione rifiutassero di avanzare per cedere il passo a quelle del predecessore Celeste. Profanate e disperse nel XVI secolo, oggi non sono più identificabili.

Etimologia: Dal latino 'Auctor', che significa 'chi fa crescere, promotore, garante, fondatore'.

Emblema: Punteruolo da calzolaio, sorgente d'acqua, paramenti vescovili.


I cataloghi episcopali di Metz, il più antico dei quali fu compilato intorno al 776 e tramandato nel celebre 'Sacramentario' di Drogone, collocano Autore - noto nelle fonti latine come Auctor e talvolta come Adintore -  in tredicesima posizione, successore di Leonzio e predecessore di sant'Eplezio. Secondo alcune tradizioni tarde, il suo episcopato sarebbe durato circa ventinove anni. 
Tuttavia, è la leggenda a fornire i dettagli più suggestivi sulla sua vita prima dell'ascesa alla cattedra vescovile. Secondo racconti agiografici di epoca medievale, Autore non apparteneva al clero o alla nobiltà, ma svolgeva il mestiere di calzolaio presso il fiume Seille. Di fronte alla richiesta di assumere la guida della diocesi, l'umile artigiano avrebbe inizialmente opposto un netto rifiuto, ritenendosi indegno di un simile incarico. La tradizione narra che la svolta avvenne quando, piantando il proprio punteruolo nel terreno, fece sgorgare miracolosamente una sorgente d'acqua. Questo prodigio, interpretato come un chiaro segno della volontà divina, lo convinse ad accettare il peso della mitra. La sorgente divenne in seguito meta di pellegrinaggi, poiché si riteneva che le sue acque avessero proprietà taumaturgiche, in particolare per i bambini che vi venivano immersi.

L'invasione unna e la prigionia
L'evento storico che segna indelebilmente il pontificato di Autore è l'invasione della Gallia da parte degli Unni. Secondo Paolo Diacono, autore delle 'Gesta episcoporum Mettensium', il vescovo si trovò a governare la diocesi proprio nel periodo in cui Attila si impadronì di Metz, evento storicamente collocato nel 451. Le cronache tramandano che Autore fosse stato avvertito dell'imminente catastrofe da Servazio, vescovo di Tongres. Con lungimiranza pastorale, egli esortò i fedeli alla confessione e si affrettò a battezzare i bambini per sottrarli alla dannazione in caso di morte improvvisa.
Quando le orde unne si abbatterono sulla città, Autore e molti dei suoi fedeli furono fatti prigionieri e deportati. Durante questa tragica ritirata, avvenne il martirio di san Livario, decapitato dagli invasori. La tradizione agiografica inserisce qui uno degli episodi più celebri legati al santo: giunti nei pressi di Dieuze, i barbari furono improvvisamente colpiti da una misteriosa cecità. Autore, pur prigioniero, offrì loro la guarigione in cambio della liberazione sua e del suo popolo. I capi unni accettarono il patto, il vescovo rese loro la vista e ottenne la salvezza per i cristiani superstiti.

Il governo pastorale e la fine dell'episcopato
Oltre agli eventi legati all'invasione, alla figura di Autore sono attribuiti altri interventi prodigiosi, come il restauro miracoloso di un altare dedicato a santo Stefano, andato in frantumi per la caduta di una trave. Alcune fonti minori, prive tuttavia di un solido fondamento storico, hanno ipotizzato che il vescovo di Metz abbia retto in amministrazione anche la vicina e importante diocesi di Treviri, rimasta vacante in quel periodo turbolento. 
Al di là delle leggende, ciò che emerge storicamente è l'immagine di un pastore profondamente radicato nel suo territorio, capace di incarnare le fatiche del popolo - simboleggiate dal suo passato di artigiano - e di mantenere salda la fede in un'epoca di transizione e violenza. La data esatta della sua morte non è documentata con certezza, sebbene il Martirologio Gerominiano sembri suggerire il 10 agosto come giorno del suo transito.

La traslazione e la sorte delle reliquie
Il culto per sant'Autore conobbe un rinnovato impulso nel IX secolo. Nell'852, il vescovo di Metz Drogone dispose la traslazione delle spoglie di Autore, insieme a quelle del suo antico predecessore san Celeste, presso l'abbazia di Marmoutier, nell'Alsazia odierna. Le cronache riportano un curioso episodio avvenuto durante la processione per l'ostensione delle reliquie: i resti di Autore, ritenuto più celebre, erano stati collocati in testa al corteo, ma si sarebbero inspiegabilmente rifiutati di avanzare. Soltanto quando le spoglie di san Celeste furono poste in prima posizione, il corteo poté riprendere il cammino, in un evidente messaggio agiografico sull'umiltà e sul rispetto per la gerarchia delle origini.
Le reliquie riposarono a Marmoutier per secoli, fino ai tragici eventi del XVI secolo. Nel 1525, durante la Guerra dei contadini tedeschi e le turbolenze della Riforma protestante, l'abbazia fu profanata. Le ossa di sant'Autore vennero disperse e mescolate con altre sepolture, rendendone di fatto impossibile l'identificazione. Alcune fonti moderne citano la presenza di reliquie attribuite al santo anche presso la chiesa di Sant'Egidio a Braunschweig, in Germania, sebbene la tradizione principale resti legata al cenobio alsaziano.

Iconografia
L'iconografia di sant'Autore è strettamente legata alla leggenda delle sue origini. Nell'arte, in particolare nelle rappresentazioni locali, egli non è raffigurato esclusivamente con i tradizionali paramenti vescovili e il pastorale, bensì con l'attributo del punteruolo da calzolaio, strumento del suo antico mestiere. Un pregevole esempio si trova nella cattedrale di Santo Stefano a Metz, dove una vetrata rinascimentale realizzata da Valentin Bousch lo ritrae proprio con l'utensile dell'artigiano, a perenne ricordo della sua umile estrazione.

Curiosità
Una delle particolarità liturgiche legate a sant'Autore riguarda la mobilità delle sue feste. Sebbene il Martirologio Gerominiano lo ricordi il 10 agosto (presunta data della morte) e indichi il 13 marzo come anniversario della traslazione delle reliquie, la diocesi di Metz ne ha fissato la celebrazione locale l'11 agosto. Un'altra curiosità storica riguarda un presunto anacronismo: alcune tradizioni locali, nel tentativo di nobilitarne l'antichità, lo vollero presente al Concilio di Colonia del 346, una datazione che contrasta apertamente con l'invasione di Attila del 451 e che gli storici moderni considerano un evidente errore di compilazione o un'omonimia.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-08-04

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