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Scillium (Africa) - † Barcellona, inizio IV sec.
La sua esistenza è attestata già all'inizio del V secolo dal poeta cristiano Aurelio Prudenzio, che lo ricorda come il grande martire di Barcellona, segno di un culto già largamente diffuso. Secondo la tradizione proveniva da Scillium, nell'Africa romana, e raggiunse la Catalogna durante la persecuzione di Diocleziano, dove testimoniò apertamente la fede fino alla condanna a morte. Le narrazioni medievali hanno arricchito la sua figura di particolari edificanti, distinguibili però dai dati storicamente documentati. Attorno al luogo del suo martirio sorse una delle più importanti abbazie benedettine della Catalogna, destinata a esercitare per secoli una profonda influenza religiosa, culturale e artistica. Ancora oggi il nome di Sant Cugat identifica una città, un monastero e una tradizione che testimoniano la straordinaria vitalità del suo culto.
Etimologia: L'origine del nome è discussa. Alcuni studiosi la collegano al fenicio con il significato di 'colui che scherza'; altri la riconducono a termini copti o greci riferiti all'upupa.
Emblema: Palma del martirio, spada, coltello della decapitazione, abiti da mercante, talvolta con il capo reciso.
Martirologio Romano: A Barcellona in Spagna, san Cucufáte, martire, che, trafitto con la spada durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano, salì vincitore al cielo.
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La figura di san Cucufate (Cucufas, Cucuphas, Cucupha, Qaqophas, Cocobas; in catalano Sant Cugat; in francese Saint Cucufa o Cucuphat) appartiene al gruppo dei martiri della tarda età romana dei quali sono giunti fino a noi pochissimi dati certi. La testimonianza più antica è contenuta nel Peristephanon di Aurelio Prudenzio, composto tra la fine del IV e l'inizio del V secolo. Il poeta cita Barcellona come città resa gloriosa dal suo martire Cucufate, prova che il suo culto era già consolidato pochi decenni dopo la persecuzione dioclezianea. Anche il Martyrologium Hieronymianum e i successivi martirologi occidentali ricordano il santo, confermando l'antichità della sua venerazione.
Le tradizioni sulla sua origine La Passio Sancti Cucuphatis, redatta probabilmente nell'VIII secolo, racconta che Cucufate nacque a Scillium, nell'Africa Proconsolare, da una famiglia nobile e cristiana. Educato a Cesarea di Mauretania insieme a Felice, avrebbe lasciato l'Africa per raggiungere la Spagna con il pretesto di un'attività commerciale, dedicandosi in realtà all'evangelizzazione. Questi elementi appartengono alla tradizione agiografica e non possono essere verificati storicamente, ma riflettono la memoria conservata dalla Chiesa locale nel Medioevo.
Il martirio La tradizione concorda nel collocare il martirio durante la persecuzione di Diocleziano, probabilmente nel 304. Secondo il Martirologio Romano fu trafitto con la spada. Altre versioni medievali parlano invece di una lunga serie di torture culminate nella decapitazione. Le diverse descrizioni dipendono dalle elaborazioni della Passio e non modificano il dato storico fondamentale: Cucufate morì martire per la fede cristiana.
Il culto La fama del martire si diffuse rapidamente in tutta la Hispania visigota. Sul luogo tradizionale della sua sepoltura, presso il Castrum Octavianum, già nel V secolo esisteva probabilmente un santuario. Nei secoli successivi sorse il celebre monastero benedettino di Sant Cugat del Vallès, che divenne uno dei principali centri religiosi della Catalogna medievale. Nel corso dell'VIII secolo alcune reliquie furono trasferite in Francia dall'abate Fulrado di Saint-Denis. Nell'835 parte di esse raggiunse la celebre abbazia di Saint-Denis, contribuendo alla diffusione del culto anche oltre i Pirenei. Rimase tuttavia viva la convinzione che parte delle reliquie fosse rimasta presso il luogo del martirio in Catalogna.
Spiritualità e significato storico Pur nella scarsità delle informazioni biografiche, san Cucufate rappresenta uno dei simboli della prima evangelizzazione della Catalogna. La sua importanza non deriva tanto dai racconti leggendari quanto dall'antichità della sua memoria liturgica e dalla continuità del suo culto. La citazione di Prudenzio costituisce una delle più antiche attestazioni di un martire cristiano legato alla città di Barcellona, rendendolo una figura fondamentale per la storia della Chiesa nella penisola iberica.
Iconografia L'episodio maggiormente raffigurato è la decapitazione. Celebre è il grande dipinto del pittore fiammingo Aine Bru (1504-1507), conservato al Museo Nazionale d'Arte della Catalogna di Barcellona, che rappresenta con intenso realismo il momento del martirio e costituisce una delle opere più importanti dedicate al santo. Autore: Giampietro Cattini
San Cucufate o Cugat è uno dei santi più venerati in Spagna, ma tutto quanto la storia ha conservato di lui, è contenuto in un carme di Aurelio Prudenzio (poeta latino cristiano di origine spagnola, 348-405) il quale gli dedica questa breve espressione: “Barcinon claro Cucufate freta/surget”. Non si ha la certezza del tempo del suo martirio, avvenuto comunque durante la persecuzione di Diocleziano (243-313) e collocandolo all’inizio del IV secolo. Un anonimo autore compilò gli ‘Atti’ del martirio, nel secolo VIII, non presentando però elementi storici. Cucufate e Felice, originari di Scillium in Africa, ambedue nobili e ricchi, iniziati alla cultura letteraria a Cesarea di Mauritania, saputo delle persecuzioni scoppiate nelle province orientali, fuggirono in Occidente con alcune navi, adducendo motivi commerciali. Ma sbarcati a Barcellona si resero conto che anche lì era prossima la persecuzione, quindi da cristiani qual’erano, offrirono i loro beni ai poveri, dedicandosi alle opere di misericordia ed alla diffusione della fede cristiana. Felice si spostò a Gerona in Catalogna, mentre Cucufate si trattenne a Barcellona, dedicandosi apertamente alla predicazione, che fu accompagnata da numerosi prodigi. Venne arrestato per ordine del proconsole Galerio e fu torturato tanto selvaggiamente che gli fuoriuscirono gli intestini, mentre lui invocava Dio; la ‘passio’ continua dicendo, che i dodici soldati che lo torturavano vennero accecati da un bagliore di fuoco, mentre Galerio fu bruciato insieme agli idoli; Cucufate invece si ritrovò improvvisamente guarito. Al posto di Galerio subentrò il preside Massimiano, infliggendogli vari ed inauditi tormenti, ma ancora miracolosamente venne risanato; allora intervenne un ufficiale del prefetto Daciano, certo Rufino il quale lo fece decapitare. Il suo corpo venne raccolto dai cristiani e sepolto un 25 luglio di un anno e luogo imprecisati. Fin qui la ‘passio’, poi verso la metà del secolo VIII, l’abate di S. Dionigi nei pressi di Parigi, Fulrado († 784), riuscì a procurarsi le reliquie di s. Cucufate, portandole nel priorato di Lièvre in Alsazia (Francia) dove furono deposte, insieme a quelle di s. Alessandro, nella cella di s. Fulrado. Nell’835 le reliquie o una parte di esse, furono portate a S. Dionigi per disposizione dell’abate Ilduino e sistemate nella cripta della chiesa abbaziale. Nei primi anni del secolo IX sorse vicino Barcellona in un luogo chiamato Ottaviano, la celebre abbazia benedettina di S. Cugat del Vallés. Nel 1079, sarebbero state riconosciute le reliquie di un martire sconosciuto come quelle di s. Cucufate, così si pensò che in Francia sarebbe stato portato solo il capo del martire ucciso a Barcellona. Varie chiese gli sono dedicate sia in Spagna che in Francia (St-Cucufà); i vari Martirologi compreso quello Romano lo celebrano il 25 luglio, a Barcellona data la coincidenza con la celebrazione di s. Giacomo apostolo nello stesso giorno, era spostata al 27 luglio. Nel Museo dell’Arte Catalana di Barcellona è conservato un quadro del pittore Ajna Brù che raffigura la drammaticissima e violenta scena della decapitazione di s. Cucufate, mediante un coltellaccio, dando un particolare risalto all’espressione perfida e malvagia del boia.
Autore: Antonio Borrelli
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