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† Thuburbo, odierna Tunisia, 30 luglio 304
Giovanissime vergini di Thuburbo, nell'odierna Tunisia, scelsero di rimanere fedeli alla loro fede durante la feroce persecuzione dioclezianea del 304. Il loro racconto, tramandato da una Passio antica e confermato dal Martirologio Romano, descrive un percorso di inusitata fermezza: arrestate per ordine del proconsole Anulino, rifiutarono con coraggio gli atti di culto idolatrico, affrontando prima l'esposizione alle fiere e infine la decapitazione. La presenza di Seconda, appena dodicenne, conferisce a questa vicenda una risonanza particolare, evidenziando come la scelta cristiana attraversasse senza distinzioni tutte le fasce d'età della società romana.
Etimologia: Massima dal latino maximus, il più grande; Donatilla diminutivo latino di donata, data in dono; Seconda dal latino secunda, la seconda.
Emblema: Palma del martirio, spada, talvolta rappresentate con leoni o fiere
Martirologio Romano: A Taburba nell’odierna Tunisia, sante Massima, Donatilla e Seconda, vergini e martiri, delle quali le prime due, durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano, respinsero senza timore l’ordine del cesare di sacrificare agli idoli e, per sentenza del proconsole Anulino, furono dapprima esposte alle fiere insieme alla piccola Seconda e poi sgozzate con la spada.
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All'inizio del IV secolo, la provincia romana dell'Africa proconsolare era un terreno fertile per il cristianesimo, ma anche il teatro di una delle repressioni più sistematiche da parte dello Stato imperiale. Nel 303, l'imperatore Diocleziano emanò una serie di editti che imponevano a tutti i sudditi di compiere sacrifici agli dei tradizionali, pena severe punizioni. A Thuburbo, un dominio imperiale nell'odierna Tunisia, la popolazione locale si conformò quasi interamente alle nuove disposizioni. Tuttavia, due giovani vergini cristiane, Massima e Donatilla, si opposero fermamente a questo decreto, rifiutando di apostatare.
L'arresto e il processo La loro resistenza non passò inosservata. Denunciate da una concittadina, le due fanciulle furono arrestate e condotte al cospetto del proconsole Gaio Ceionio Rufio Volusiano Anullino, noto per il rigore nell'applicazione delle leggi anti-cristiane. Durante il trasferimento verso il tribunale, secondo la tradizione agiografica, si unì al loro gruppo una terza giovane, Seconda, anch'essa vergine e cristiana. Alcuni studiosi moderni ipotizzano che Seconda possa essere stata arrestata in un momento separato, data la sua minore presenza nelle fasi iniziali dell'interrogatorio, ma la tradizione le ha indissolubilmente legate in un unico destino di fede. Di fronte ad Anulino, le tre furono sottoposte a interrogatorio. Le fonti indicano che Massima aveva quattordici anni e Seconda dodici, mentre l'età di Donatilla non è specificata, sebbene fosse anch'essa in tenera età. Nonostante le minacce e le pressioni per indurle a sacrificare agli idoli, le giovani mantennero una fermezza incrollabile, dichiarando la propria fedeltà esclusiva a Cristo.
Il martirio Di fronte a un rifiuto così netto, il proconsole Anulino emise la sentenza capitale. La condanna prevedeva inizialmente l'esposizione alle fiere nell'anfiteatro, una punizione riservata ai nemici dello Stato e destinata a essere di monito pubblico. La narrazione tradizionale riporta che le fiere non le attaccarono, un motivo ricorrente nelle Passio antiche a sottolineare la protezione divina. Di conseguenza, la sentenza fu commutata nella decapitazione per mezzo della spada. Le tre vergini accolsero il martirio con serenità, suggellando con il sangue la loro consacrazione a Dio il 30 luglio del 304.
Il culto e la memoria La memoria delle tre martiri si radicò immediatamente nella comunità cristiana nordafricana. Il Calendario Cartaginese, uno dei più antichi elenchi liturgici, ne fissa la celebrazione al 30 luglio, data poi confluita nel Martirologio Romano. La loro venerazione superò i secoli, resistendo anche dopo le devastazioni delle invasioni vandaliche e arabe, che tuttavia dispersero le tracce fisiche delle loro sepolture.
Testimonianze epigrafiche Un elemento di grande rilievo storico è il ritrovamento, nel 1889 in Nord Africa, di una lapide che recita: 'Sanctae tres Maxima Donatilla et Secunda bona puella'. Questa iscrizione conferma non solo l'antichità del culto, ma anche l'appellativo 'bona puella' (buona fanciulla), spesso associato a Seconda, a sottolineare la purezza e l'eroicità della sua scelta in età così precoce.
Iconografia Nell'arte sacra, le tre sante sono talvolta rappresentate insieme, vestite con abiti semplici da vergini, con la palma del martirio in mano. In alcune raffigurazioni più tarde, compaiono elementi legati al loro supplizio, come la spada o, più raramente, le fiere dell'anfiteatro ai loro piedi, in segno di sottomissione. Autore: Enrico Quiri
Le tre sante martiri erano ragazze di giovane età, per certo si sa che Massima aveva 14 anni, Seconda 12 anni ma di Donatilla non si sa, ma doveva essere anch’essa giovanissima. Il racconto della loro “passio” scritta nei primi secoli, inizia con le due fanciulle Massima e Donatilla che erano due vergini abitanti nei pressi di Tiburbo in Africa in un dominio imperiale. Nel 303 il proconsole Anulino promulgò gli editti imperiali di Diocleziano, che prescrivevano a tutti gli abitanti di compiere un atto di culto agli dei, pena severissime punizioni per chi si astenesse. L’intera popolazione del dominio obbedì, solo le due ragazze rifiutarono perché cristiane, denunciate da una donna del luogo, furono arrestate e trasferite a Tuburbo per essere giudicate da Anulino. Al passaggio delle due vergini, si associò un’altra ragazza, Seconda anch’essa cristiana e votata alla verginità. Dopo aver subito vari interrogatori con lo scopo di farle apostatare, Anulino visto i loro rifiuti le condannò alla decapitazione; alcuni studiosi pensano che la terza ragazza sia stata martirizzata insieme alle prime due, ma che fosse una vergine di Tuburbo arrestata isolatamente, perché nell’interrogatorio non viene citata, come se non fosse presente. Il ‘Martirologio Romano’ come il ‘Calendario Cartaginese’ pone la celebrazione delle tre martiri africane al 30 luglio.
Il nome Donatella è una diretta derivazione del nome latino Donatilla che è il nome di una martire in Africa; una lapide scoperta nel 1889 in Africa porta scritto: “Sanctae tres Maxima Donatilla et Secunda bona puella”.
Autore: Antonio Borrelli
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