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† Ravenna, 27 luglio 532
Sant'Ecclesio, ventiquattresimo vescovo di Ravenna, è venerato per aver affiancato Papa Giovanni I nella delicata e tragica missione diplomatica a Costantinopoli, riuscì a sopravvivere alle crudeltà del re ostrogoto Teodorico e a guidare la sua diocesi verso una nuova stagione di splendore. Il suo episcopato, durato poco più di un decennio, fu segnato da una duplice opera di ricostruzione: quella materiale, con l'avvio dei cantieri di Santa Maria Maggiore e della celebre Basilica di San Vitale, e quella spirituale, con il ripristino della disciplina ecclesiastica dopo le lacerazioni provocate dalle persecuzioni.
Etimologia: Dal greco Ekklesios, derivato di ekklesia, che significa assemblea o Chiesa.
Emblema: Abiti episcopali bizantini, modello della Basilica di San Vitale tra le mani.
Martirologio Romano: A Ravenna, sant’Ecclesio, vescovo, che fu compagno di papa san Giovanni I nel resistere alle crudeltà del re Teodorico e, dopo averle lui solo superate, portò la sua Chiesa a nuovo splendore.
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Le notizie sulle origini di Ecclesio (Ecclesio Celio, Ecclesius) sono scarse, ma il catalogo episcopale redatto da Agnello nel secolo IX, attingendo a fonti antiche, lo colloca come il ventiquattresimo successore sulla cattedra di Ravenna. Succedette al vescovo Aureliano, morto il 26 maggio 521. Una donazione ricevuta nel 523 da una certa Ildevara conferma che il suo pontificato era già pienamente operativo in quegli anni. Agnello registra una durata del governo pastorale di dieci anni, cinque mesi e sette giorni, il che colloca la sua morte con buona approssimazione nel 532.
La missione a Costantinopoli e la crisi teodoriciana Il momento più drammatico del suo ministero coincise con il deterioramento dei rapporti tra il regno ostrogoto e l'Impero bizantino. Dopo lo scisma di Acacio, la riappacificazione tra Roma e Costantinopoli rese il vecchio re Teodorico sempre più sospettoso verso l'aristocrazia romana e il clero. Nel 525, Ecclesio accompagnò Papa Giovanni I in una missione a Costantinopoli per perorare la causa degli ariani, contro i quali l'imperatore Giustino aveva emanato severi provvedimenti. Al ritorno, il Papa fu imprigionato a Ravenna, dove morì il 18 maggio 526. Pochi mesi dopo, anche Teodorico si spense, lasciando il regno alla reggenza più conciliante di Amalasunta. Ecclesio, sopravvissuto a quella stagione di terrore, si trovò a guidare una Chiesa provata ma libera.
La ricostruzione materiale e disciplinare Sfruttando il nuovo clima di relativa tranquillità e avvalendosi del supporto finanziario di Giuliano Argentario, probabile referente della corte bizantina in città, il vescovo intraprese un ambizioso programma edilizio. Iniziò la costruzione della Basilica di San Vitale, continuò i lavori del Tricolì e innalzò la grande basilica di Santa Maria Maggiore. Parallelamente, si dedicò con fermezza al ripristino della disciplina ecclesiastica, gravemente compromessa dagli anni precedenti. Alcune sue misure energiche incontrarono l'opposizione del clero locale, ma Papa Felice IV, con un suo Constitutum, pur accogliendo alcune rivendicazioni economiche dei chierici, approvò pienamente la linea di condotta di Ecclesio in materia amministrativa e disciplinare.
Gli ultimi anni e la morte Ecclesio si spense a Ravenna il 27 luglio 532. La tradizione liturgica locale ha fissato in questa data la sua memoria. Contrariamente a quanto ipotizzato in passato da alcuni studiosi, che ritenevano il suo culto nato solo nel IX secolo in seguito a una presunta esumazione, studi archeologici sul suo sarcofago hanno dimostrato che si tratta di un'opera del VI secolo. Ciò conferma che le sue spoglie vi furono collocate fin dall'inizio e che la mancanza della data obituaria nel manoscritto di Agnello è quasi certamente dovuta a un difetto di trascrizione dei codici medievali.
L'effigie musiva L'immagine di Sant'Ecclesio è giunta fino a noi grazie ai capolavori dell'arte musiva ravennate. Sebbene le raffigurazioni in Santa Maria Maggiore e al Tricolì siano andate perdute, rimane la splendida immagine nell'abside della Basilica di San Vitale. Qui il vescovo è ritratto nell'atto di offrire a Cristo il modello della chiesa che aveva voluto costruire. Il volto, caratterizzato da tratti realistici e solenni, è considerato un ritratto autentico, realizzato poco dopo la sua morte. Una sua effigie compare anche nell'abside di Sant'Apollinare in Classe.
Il percorso delle reliquie Le spoglie del santo furono originariamente deposte nel monasterium Santi Nazarii et Celsi, nella protesi di San Vitale. Una prima ricognizione documentata risale al 1581, quando il sepolcro divenne la mensa dell'altare del Sancta Sanctorum. Nel 1731 le reliquie furono traslate nell'Arca di San Vittore, insieme a quelle di Sant'Ursicino. Infine, nel 1903, furono trasferite provvisoriamente nell'Arcivescovado di Ravenna, dove sono tuttora conservate e venerate.
Curiosità L'attribuzione del cognome "Celio" al vescovo Ecclesio è un'aggiunta relativamente tarda. Nelle fonti primarie, come il Liber Pontificalis di Agnello, egli è indicato semplicemente come "Ecclesio". L'epiteto "Celio" si è consolidato nei secoli successivi, probabilmente per distinguerlo da altre figure omonime o per un'errata interpretazione di antiche iscrizioni, ma è ormai entrato nell'uso comune della tradizione agiografica locale. Autore: Enrico Quiri
E' il ventiquattresimo vescovo di Ravenna, secondo il catalogo episcopale di questa Chiesa tramandatoci da Agnello nel secolo IX, ma di età antica. Succedette ad Aureliano, morto il 26 maggio 521, e nel 523 ricevette la donazione da una certa Ildevara; possiamo quindi supporlo eletto nello stesso anno 521 o poco dopo, e siccome il suo pontificato, secondo la testimonianza di Agnello, durò dieci anni, cinque mesi e sette giorni, si può ritenerlo morto nel 532. Sono gli anni, assai gravi per le Chiese d’Italia, nei quali il vecchio re Teodorico, in seguito ad una riappacificazione tra Roma e Costantinopoli dopo lo scisma di Acacio, diviene sospettoso e crudele contro i romani, fa uccidere i senatori Albino e Boezio (523-24), costringe Giovanni I a recarsi a Costantinopoli (525-26) per patrocinare la causa degli ariani, contro i quali l’imperatore Giustino aveva emanato severi provvedimenti; poi al ritorno lo fa chiudere in carcere a Ravenna, dove il santo pontefice muore il 18 maggio 526. Ma pochi mesi dopo muore anche Teodorico e gli succede la reggenza della conciliativa Amalasunta. Il vescovo Ecclesio Celio, che aveva accompagnato il papa a Costantinopoli, al suo ritorno, o almeno dopo la morte del re goto, potè godere di un periodo di relativa tranquillità e con l’aiuto finanziario di Giuliano Argentario (probabilmente una longa manus della corte bizantina in Ravenna) innalzò la grande basilica di Santa Maria Maggiore, continuò la costruzione del Tricolì ed iniziò quella di san Vitale. Non meno operosa fu la sua attività volta a ristabilire la disciplina ecclesiastica, gravemente pregiudicata dalle vicissitudini politiche di cui era stata teatro la città. Alcune misure particolarmente energiche, che egli prese a questo scopo, incontrarono serie opposizioni da parte del clero ravennate e classense, ma l’intervento di Felice IV (526-30), il cui Constitutum è riportato da Agnello, pure accettando le rivendicazioni economiche presentate dai chierici dissidenti, nel campo disciplinare ed amministrativo non fece che approvare la linea di condotta di Ecclesio Celio.
La tradizione ravennate fissa la memoria del santo al 27 luglio, ma tale nota non appare nel Liber Pontificalis di Agnello. Il Testi Rasponi spiega questo silenzio con l’ipotesi che Ecclesio Celio venisse sepolto sottoterra nel monasterium Santi Nazarii et Celsi (e cioè nella protesi della basilica di san Vitale) e solo nel secolo IX venisse esumato e collocato nel sarcofago dove rimase fino al 1731 e che da questa esumazione del secolo IX, ma posteriore ad Agnello, avesse origine il culto e la memoria eortologica di Ecclesio Celio. Senonché lo studio di M. Mazzotti sul sarcofago di san Ecclesio nella Basilica di san Vitale ha dimostrato che il sarcofago in cui rimasero le reliquie del santo sino al secolo XVIII è del secolo VI e che quindi esse vi furono collocate fin dal principio. Riteniamo dunque più probabile che la mancanza della data obituale in Agnello sia dovuta a difetto di trascrizione (il codice estense del Liber Pontificalis non è che del secolo XV e quello Vat. lat. 5834 del secolo XVIII); conferma l’ipotesi la constatazione che di tutti i vescovi della sede ravennate (e cioè escludendo quelli classificati fino a Liberio) Agnello riporta la data obituale, all’infuori dei due, Ecclesio Celio ed Ursicino, di cui peraltro conosce l’esatta durata di pontificato: e tale silenzio non poteva certamente essere dovuto ad ignoranza, quando sappiamo che di tutti, anche di quelli non venerati, la Chiesa ravennate conservava ricordo liturgico. Le reliquie di san Ecclesio Celio ebbero una ricognizione nel 1581 e almeno da questa data il sepolcro del santo costituisce la mensa dell’altare del Sancta Sanctorum, ma nel 1731, come si è detto, esse vennero tolte dal sarcofago originario e, con quelle di san Ursicino, collocate nell’arca di san Vittore. Nel 1903 furono traslate provvisoriamente in arcivescovado, dove però si trovano tuttora. L’immagine del santo appariva frequentemente nei mosaici ravennati: sono purtroppo rimasti distrutti quelli di Santa Maria Maggiore e del Tricolì, che lo riguardavano, ma sono tuttavia rimasti quelli splendidi dell’abside di san Vitale (dove Ecclesio Celio è raffigurato nell’atto di offrire una chiesa a Cristo) e dell’abside di sant'Apollinare in Classe, ambedue di poco posteriori alla sua morte e con spiccate caratteristiche di ritratto.
Autore: Giovanni Lucchesi
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