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† Filippi (secondo la tradizione) o Corinto, I sec.
Nella lettera ai Romani l'apostolo Paolo invia i saluti da parte di
Erasto, tesoriere di Corinto, capo, cioè, dell'amministrazione dei
tributi e del pubblico danaro. Tale ufficio esigeva la sua stabile
dimora nella città; non è possibile pertanto identificare questo Erasto
con il discepolo omonimo che accompagnò san Paolo in molti dei suoi
viaggi e al quale l'apostolo affidò diverse missioni.
I menei greci dicono Erasto vescovo di Panea o Cesarea di Filippo.
Secondo il Martirologio Romano, fu vescovo in Macedonia e morì martire a
Filippi. I latini ne celebrano la festa il 26 luglio, i greci il 10
novembre.
Etimologia: Dal greco Erastos, significa 'amato', 'caro', 'desiderabile'.
Emblema: Abiti da funzionario romano, rotolo o libro (simbolo della collaborazione con Paolo).
Martirologio Romano: Commemorazione di sant’Erasto, che, tesoriere della città di Corinto, fu al servizio di san Paolo Apostolo.
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Le notizie certe su Erasto (Erastus) provengono esclusivamente dal Nuovo Testamento. Nella Lettera ai Romani, scritta da Corinto intorno al 57-58 d.C., san Paolo invia i saluti della comunità locale, citando testualmente: "Vi saluta Erasto, il tesoriere della città". Il termine greco utilizzato, oikonomos tes poleos, indica un magistrato di alto rango, responsabile dell'amministrazione delle finanze pubbliche, della riscossione dei tributi e della gestione delle opere civili. Si trattava di una carica di grande prestigio e visibilità, che richiedeva una stabile residenza a Corinto, una delle città più ricche e cosmopolite dell'Acaia romana.
Il servizio missionario con Paolo Nonostante gli impegni istituzionali, Erasto strinse un legame profondo con l'Apostolo delle genti. Negli Atti degli Apostoli, lo troviamo menzionato come compagno di viaggio: "Mandò in Macedonia due dei suoi collaboratori, Timoteo ed Erasto, mentre egli rimase ancora per qualche tempo in Asia". Questo dettaglio è significativo: un alto funzionario pubblico che si assenta dalla propria città per una missione ecclesiale dimostra un livello di dedizione eccezionale. Paolo si fidava di lui per compiti delicati, come la raccolta dei fondi per la chiesa di Gerusalemme. Un ultimo accenno si trova nella Seconda Lettera a Timoteo, dove Paolo scrive: "Erasto è rimasto a Corinto", suggerendo un suo ritorno nella città dove aveva ricoperto la carica di tesoriere.
La tradizione successiva e il martirio La tradizione agiografica, sviluppandosi nei secoli successivi, ha fuso la figura del tesoriere di Corinto con quella di altri omonimi, generando un profilo più ampio ma storicamente meno verificabile. I menologi della Chiesa greca lo ricordano come vescovo di Panea, l'antica Cesarea di Filippo, situata alle pendici del monte Hermon. Secondo queste fonti tardive, Erasto avrebbe subito il martirio a Filippi, in Macedonia, confermando il suo legame con le terre evangelizzate durante il secondo e terzo viaggio missionario di Paolo. Il Martirologio Romano, pur mantenendo la data del 26 luglio, ha privilegiato la notizia biblica più antica, definendolo semplicemente "tesoriere della città di Corinto" e collaboratore di san Paolo, senza avallare con certezza i dettagli del martirio.
L'epigrafe di Corinto Un elemento di straordinario interesse storico è il possibile riscontro archeologico della figura di Erasto. Durante gli scavi del 1929 nell'area del teatro romano di Corinto, fu portata alla luce un'iscrizione su lastra di pietra databile alla metà del I secolo d.C. Il testo recita: "Erastus pro aedilitate sua pecunia stravit", ovvero "Erasto, a proprie spese, pavimentò questa area in cambio della sua edilità". Molti studiosi hanno ipotizzato che questo Erasto, che raggiunse una carica pubblica finanziando un'opera pubblica, possa essere lo stesso personaggio menzionato da san Paolo. Sebbene l'identificazione non sia assoluta, essa offre uno spaccato vivido di come un cristiano delle origini potesse operare con trasparenza e generosità all'interno delle istituzioni romane.
Curiosità La doppia memoria liturgica di sant'Erasto riflette le diverse tradizioni delle Chiese d'Oriente e d'Occidente. Mentre il calendario latino lo celebra il 26 luglio, i menologi bizantini ne fanno memoria il 10 novembre, spesso associandolo ad altri settanta discepoli inviati da Cristo, a testimonianza della venerazione trasversale di cui godette la sua figura nel cristianesimo antico.
Autore: Enrico Quiri
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