La vicenda di Ripsima e Gaiana (anche Ripsime, Hripsime, Hrip'simē; Gaiana, Gayanē, Gayane) è conosciuta soprattutto attraverso la Storia degli Armeni attribuita ad Agatangelo. Il testo non è un documento contemporaneo al martirio. La redazione armena conservata appartiene alla seconda metà del V secolo, mentre gli avvenimenti narrati sono collocati all'inizio del IV secolo. Gli studiosi considerano quindi quest'opera una fonte fondamentale per la tradizione armena, ma non la possono utilizzare senza un esame critico come se fosse una cronaca contemporanea. Secondo il racconto agiografico, Ripsima apparteneva a una comunità di vergini cristiane guidata da Gaiana. Le donne vivevano in ambiente romano e decisero di allontanarsi durante le persecuzioni, dirigendosi verso Oriente. La tradizione varia nei particolari relativi al percorso e al numero delle compagne. Le diverse redazioni e le tradizioni successive non concordano infatti sempre sul numero delle vergini, elemento che sconsiglia di indicare una cifra precisa come dato storico certo. Il racconto attribuisce a Ripsima una particolare bellezza, destinata a diventare l'elemento narrativo centrale della vicenda. L'imperatore romano avrebbe desiderato averla per sé e la giovane, insieme alle compagne, avrebbe quindi lasciato Roma. Dopo il viaggio verso Oriente, il gruppo raggiunse l'Armenia e si stabilì nei pressi di Vagharshapat, allora capitale del regno armeno. Questi particolari appartengono alla tradizione agiografica e non possono essere verificati indipendentemente nella loro forma narrativa. La ricerca storica deve pertanto distinguere la presenza antica della tradizione sul gruppo di martiri dalla ricostruzione dettagliata degli itinerari, delle motivazioni personali e degli episodi descritti nella leggenda.
Ripsima e il re Tiridate La seconda parte del racconto si svolge a Vagharshapat, alla corte di Tiridate III. Il re, informato della presenza delle vergini e colpito dalla bellezza di Ripsima, avrebbe desiderato prenderla in moglie. La giovane avrebbe rifiutato, dichiarando la propria consacrazione a Cristo. La narrazione presenta quindi il conflitto tra la richiesta del sovrano e la fedeltà religiosa di Ripsima. La giovane viene sottoposta a torture e infine uccisa. Anche Gaiana e le altre compagne subiscono il martirio. Le descrizioni dei supplizi sono particolarmente crude nelle versioni agiografiche e rispondono al modello letterario delle passioni dei martiri. Non è possibile utilizzare ogni particolare come testimonianza storica indipendente. Ciò che assume particolare rilievo è invece la precoce connessione tra il gruppo delle martiri, la città di Vagharshapat e la memoria della prima diffusione del cristianesimo armeno.
Gaiana e le compagne Gaiana occupa nella tradizione una posizione distinta. È descritta come guida della comunità e come figura che incoraggia Ripsima a rimanere fedele alla propria scelta religiosa. Secondo il racconto, dopo l'uccisione di Ripsima anche Gaiana e alcune compagne furono condotte al martirio. Il numero complessivo delle vergini varia nelle diverse tradizioni e non è opportuno trasformare una delle cifre tramandate in un dato anagrafico certo. Il nucleo della tradizione è comunque molto antico: Ripsima, Gaiana e un gruppo di vergini sono ricordate insieme come martiri e il loro culto rimane legato a Vagharshapat. La stessa tradizione ecclesiastica armena le considera tra i primi testimoni cristiani della propria storia.
Il rapporto con Gregorio l'Illuminatore La memoria delle martiri è inseparabile da quella di Gregorio l'Illuminatore, figura centrale nella tradizione della conversione dell'Armenia. Secondo Agatangelo, dopo il martirio delle vergini Gregorio, ancora prigioniero nel carcere sotterraneo di Khor Virap, fu liberato per guarire Tiridate, colpito da una grave afflizione. Il racconto collega quindi direttamente il martirio delle vergini alla successiva conversione del re e alla predicazione di Gregorio. Anche questa parte appartiene alla grande costruzione narrativa della conversione dell'Armenia. L'opera attribuita ad Agatangelo, infatti, non intende semplicemente registrare avvenimenti, ma costruisce una memoria della fondazione della Chiesa armena attorno alla figura di Gregorio. La sua redazione conservata è posteriore di circa un secolo agli eventi narrati.
Le reliquie e i primi luoghi di culto La tradizione attribuisce a Gregorio l'Illuminatore la raccolta delle reliquie delle martiri e la costruzione di piccoli edifici commemorativi nei luoghi del martirio. Questi luoghi avrebbero costituito il nucleo dei successivi complessi dedicati a Ripsima, Gaiana e alle loro compagne. La continuità del culto è particolarmente importante perché permette di seguire la memoria delle martiri anche al di là degli elementi biografici difficilmente verificabili. A Vagharshapat sorsero infatti tre importanti luoghi di memoria: quello di Santa Ripsima, quello di Santa Gaiana e quello tradizionalmente associato alle altre vergini, oggi noto come Shoghakat. La tradizione armena collega tutti e tre i luoghi alla vicenda delle martiri.
Le chiese del VII secolo La storia del culto raggiunge una particolare importanza nel VII secolo. La chiesa di Santa Ripsima fu edificata nel 618, mentre quella di Santa Gaiana fu costruita nel 630. Entrambi gli edifici sorsero in relazione a luoghi già associati alla memoria delle martiri. La chiesa di Santa Ripsima costituisce uno dei monumenti fondamentali dell'architettura cristiana armena antica. L'edificio del 618 conserva sotto la chiesa il sepolcro tradizionalmente attribuito alla martire. La chiesa di Santa Gaiana, costruita nel 630, conserva anch'essa un sepolcro tradizionalmente identificato con quello della santa. La presenza di questi edifici non dimostra da sola la veridicità di ogni particolare della passione, ma costituisce una testimonianza storica di grande importanza sulla continuità e sulla rilevanza del culto.
Una memoria centrale nella Chiesa armena Ripsima e Gaiana divennero progressivamente figure fondamentali della memoria cristiana armena. La loro storia venne collegata alla conversione del regno e alla nascita della Chiesa armena come istituzione cristiana. La tradizione liturgica armena continua a celebrare Ripsima, Gaiana e le loro compagne. La memoria è articolata in celebrazioni distinte dedicate alle due principali martiri e alle compagne, secondo un calendario mobile. Il culto si estese anche oltre la tradizione armena. Ripsima e Gaiana sono infatti presenti nella memoria di diverse Chiese cristiane orientali e nel calendario romano. Il Martirologio Romano le ricorda il 29 settembre, a Ečmiadzin in Armenia, come 'sante Ripsime, Gaiana e compagne, martiri'.
Il problema della fonte di Agatangelo La principale difficoltà storica riguarda la natura della fonte narrativa. L'opera attribuita ad Agatangelo pretende di raccontare la conversione dell'Armenia nel IV secolo, ma la redazione armena conservata risale alla seconda metà del V secolo. Gli studiosi hanno inoltre rilevato che il testo incorpora tradizioni differenti e materiale letterario di varia provenienza. Ciò non significa che l'intera tradizione sulle martiri debba essere considerata inventata. Significa piuttosto che occorre distinguere tra l'esistenza di una tradizione antica sul martirio delle vergini e i particolari narrativi elaborati nella successiva letteratura agiografica.
Vagharshapat e la memoria delle martiri L'antica Vagharshapat, oggi Etchmiadzin, costituisce il principale centro della memoria di Ripsima e Gaiana. I tre luoghi di culto collegati alle martiri formano un complesso di eccezionale importanza per la storia del cristianesimo armeno. L'UNESCO ha inserito nel patrimonio mondiale la cattedrale di Etchmiadzin e i monumenti collegati, sottolineando in particolare l'importanza architettonica delle chiese di Santa Ripsima e Santa Gaiana.
Il valore storico del culto Per Ripsima e Gaiana la storia del culto costituisce una fonte di informazioni particolarmente importante. La documentazione non consente di ricostruire con sicurezza una biografia individuale secondo i criteri moderni, ma la continuità della memoria liturgica, la presenza di luoghi di culto antichi e la costruzione di grandi chiese nel VII secolo mostrano l'importanza che la tradizione attribuiva alle martiri. Il dato più significativo non è quindi la quantità di particolari contenuti nella passione, ma la straordinaria persistenza della loro memoria nella Chiesa armena e nella topografia religiosa di Vagharshapat.
Curiosità - La chiesa di Santa Ripsima fu costruita nel 618 ed è considerata uno degli esempi più compiuti dell'architettura armena cristiana del VII secolo. - La chiesa di Santa Gaiana fu costruita nel 630 e rappresenta uno dei primi esempi della combinazione tra basilica a tre navate e cupola centrale nell'architettura armena e dell'Asia occidentale. - Il nome di Ripsima compare nelle fonti con diverse traslitterazioni, tra cui Hripsime, Ripsime e Hrip'simē, mentre Gaiana è resa anche come Gayanē o Gayane. - La memoria liturgica cattolica del 29 settembre è distinta dalle celebrazioni della Chiesa apostolica armena, che utilizza un calendario proprio e una data mobile per la commemorazione delle martiri.
Cronologia - Inizio del IV secolo: la tradizione colloca in questo periodo il martirio di Ripsima, Gaiana e delle loro compagne a Vagharshapat. - IV secolo: la tradizione collega il martirio delle vergini alla vicenda di Gregorio l'Illuminatore e alla conversione del re Tiridate III. - Seconda metà del V secolo: viene redatta nella forma armena conservata la Storia degli Armeni attribuita ad Agatangelo, principale fonte narrativa della tradizione. - 618: viene costruita la chiesa di Santa Ripsima a Vagharshapat. - 630: viene costruita la chiesa di Santa Gaiana. - Età contemporanea: il complesso di Etchmiadzin, comprendente anche le chiese di Santa Ripsima e Santa Gaiana, viene riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio mondiale. - 29 settembre: il Martirologio Romano commemora Ripsima, Gaiana e le loro compagne come martiri a Ečmiadzin in Armenia.
Valutazione storico-critica - La fonte narrativa fondamentale è la Storia degli Armeni attribuita ad Agatangelo, ma la redazione armena conservata risale alla seconda metà del V secolo e non è quindi una testimonianza contemporanea al martirio. - Il testo di Agatangelo contiene una combinazione di tradizioni ricordate e costruzioni letterarie; la ricerca moderna invita pertanto a non assumere come storicamente certi tutti gli episodi della passione. - L'identità storica di Ripsima e Gaiana, così come la loro collocazione nella memoria martiriale armena, non deve essere confusa con la certezza dei singoli particolari biografici tramandati dalle passioni. - Il numero delle compagne e alcuni particolari della loro provenienza e del viaggio verso l'Armenia variano nella tradizione. Non esiste una base sufficiente per trasformare una delle cifre agiografiche in un dato storico certo. - La data precisa del martirio non è sufficientemente documentata per essere proposta come dato storico sicuro. Anche l'attribuzione a un preciso anno del regno di Tiridate deve essere trattata con prudenza. - La storia del culto è invece documentata in maniera eccezionalmente significativa dalla continuità della tradizione liturgica e soprattutto dai monumenti di Vagharshapat, tra i quali le chiese di Santa Ripsima del 618 e Santa Gaiana del 630. - Il 29 settembre è la memoria prevista dal Martirologio Romano, mentre la Chiesa apostolica armena possiede una propria celebrazione mobile. La differenza dei calendari non implica l'esistenza di tradizioni necessariamente concorrenti, ma riflette differenti sistemi liturgici. - Nel complesso, la documentazione consente di considerare Ripsima, Gaiana e il gruppo delle martiri come una tradizione cristiana armena antica e di eccezionale importanza, mentre la ricostruzione dettagliata delle loro vicende deve essere mantenuta entro i limiti imposti dalla natura tarda e agiografica delle fonti.
Fonti e bibliografia essenziale - Agatangelo, Patmut'iwn Hayoc' (History of the Armenians), ed. G. Ter-Mkrtč'ean e S. Kanayeanc', Tiflis, 1909; ristampa Delmar, NY, Caravan Books, 1980. Edizione critica di riferimento del testo armeno. - Agathangelos, History of the Armenians, traduzione e commento di Robert W. Thomson, Albany, State University of New York Press, 1976. - Robert W. Thomson, The Lives of Saint Gregory: The Armenian, Greek, Arabic, and Syriac Versions of the History Attributed to Agathangelos, Ann Arbor, Caravan Books, 2010. - Robert W. Thomson, 'Agathangelos', in Encyclopaedia Iranica, vol. I, fasc. 6, pp. 607-608. - Martyrologium Romanum, editio typica altera, 2004, memoria del 29 settembre: 'A Ečmiadzin in Armenia, sante Ripsime, Gaiana e compagne, martiri'. - UNESCO World Heritage Centre, Cathedral and Churches of Echmiatsin and the Archaeological Site of Zvartnots, documentazione sui monumenti di Santa Ripsima e Santa Gaiana. - Mother See of Holy Etchmiadzin, calendario liturgico, Saint Hripsime and Her Companions, Sts. Hripsimiank, testimonianza contemporanea della tradizione liturgica armena. Autore: Giampietro Cattini
La ‘Vita’ delle sante e la ‘Vita di s. Gregorio l’Illuminatore detto anche s. Gregorio Armeno, sono le fonti della tradizione armena che le ricorda. In questa scheda, necessariamente succinta, si evita di riportare i racconti delle ‘Vite’ singole, come quelli delle tradizioni locali, preferendo dare un riassunto che comprenda tutte quelle parti comuni e convergenti delle singole fonti, storicamente accettate dagli studiosi agiografi. Nel 306 a Roma, l’imperatore Massenzio (278-312) s’impadronì del potere e, secondo lo storico Eusebio, in principio lo usò con moderazione, ordinando la fine delle persecuzioni contro i cristiani; però col trascorrere del tempo, seguì la sua indole perversa e prese a sottrarre con il potere, le mogli ai loro mariti, specialmente quelle dei patrizi e dei senatori. Le nobildonne di Roma passarono momenti difficili e quindi Hripsime, che apparteneva alla nobiltà imperiale, ma viveva vita monastica con altre compagne, sotto la guida di Gaiana nelle vicinanze di Roma, decise di lasciare la città per sfuggire a tale infamia; è da sottolineare che era dotata di una bellezza straordinaria, a tutti nota nell’ambiente della nobiltà. Il gruppo di donne decise di spostarsi verso l’Oriente e l’itinerario della fuga fu determinato da altre circostanze; nel succedersi e avvicendarsi degli imperatori, chi a Roma chi in Oriente, nel 311 con Massimino Daia († 313) ricominciarono le persecuzioni contro i cristiani, che termineranno come è noto, con Costantino il Grande e l’editto di Milano del 313. Per cui molti cristiani preferirono andare in esilio volontario nei paesi limitrofi, non assoggettati direttamente a Roma; così Hripsime e le compagne, furono prima in Egitto, poi in Palestina, Siria e infine in Armenia. L’origine romana delle sante, appare molto probabile esaminando i loro nomi armeni, Gaiana è certamente il diminutivo di Gaia; Nune una delle compagne, reca il nome latino di Nona e il nome armeno di Hripsime sembra che sia l’alterazione del nome latino Crispina. In Armenia le vicende terrene di Hripsime, Gaiana (priora) e delle altre 35 compagne, si intrecciano con quelle di s. Gregorio l’Illuminatore, apostolo dell’Armenia e alla cui scheda presente nel sito, si rimanda per un approfondimento e con la storia del re dell’epoca l’armeno Tiridate III († 330), che prima nemico del cristianesimo poi una volta convertito, ne appoggiò la diffusione in Armenia, collaborando con s. Gregorio l’Illuminatore. La bellezza della giovane Hripsime non sfuggì all’attenzione del sovrano, il quale fattala venire al palazzo, la invitò a diventare sua moglie, ma la giovane, essendo consacrata a Dio, rifiutò resistendo per oltre due ore a tutte le offerte; secondo la leggenda fu ingaggiata fra i due una lotta accanita, ma Tiridate, pur essendo noto per la sua straordinaria forza, si dovette arrendere. Fu chiamata quindi Gaiana, perché persuadesse la sua discepola ad accettare l’invito del re, perché ciò avrebbe salvato da sicura morte lei e tutte le altre compagne. Gaiana invece esortò Hripsime a rimanere fedele a Cristo, che presto sarebbe venuto a coronarla di gloria; fra i presenti c’erano persone che comprendevano la lingua romana, per cui la schiaffeggiarono, la percossero e la misero in carcere con due delle sue discepole. Hripsime lasciò il palazzo e si ricongiunse con il resto delle compagne; intanto il re Tiridate irritato per il rifiuto, ordinò di uccidere Gaiana, come principale responsabile di quanto avvenuto; ma l’esecutore dell’ordine per confusione e ignorando che Gaiana si trovava nelle carceri del palazzo, uccise invece Hripsime e le 33 compagne che erano con lei a Valeroctiste vicino alla capitale. Il re Tiridate, il giorno dopo, ancora speranzoso, ordinò che gli fosse condotta davanti Hripsime, ma quando seppe che era stata uccisa, cadde in una profonda tristezza e comandò di decapitare anche Gaiana e le altre due discepole incarcerate. Secondo l’agiografo, Hripsime e le 33 compagne, furono decapitate il giorno 26 Hori (corrispondente al 4 novembre del 313) e Gaiana e le due vergini il 27 Hori (5 novembre 313). Pochi giorni dopo il martirio delle sante vergini, s. Gregorio l’Illuminatore fu liberato dal carcere, dove era stato gettato anni prima dal pagano Tiridate III, per ordine della sorella del re santa Khosrovidukht, perché guarisse il sovrano dalla licantropia, malattia in cui era caduto a causa della tristezza per la morte di Hripsime; la sorella del re aveva ricevuto una visione che le aveva ordinato di liberare Gregorio. Il vescovo raccolse le reliquie delle martiri e dopo la guarigione del re e la sua successiva conversione, fece costruire tre cappelle sul luogo del martirio, che custodivano le tombe delle martiri. Dette cappelle furono restaurate completamente nel VII secolo e in tale occasione furono riscoperte le reliquie; nel XVII secolo alcuni missionari tentarono inutilmente di trasferire le reliquie in Occidente, ma esse sono rimaste in Armenia e le tre cappelle godono di una speciale cura del governo, come gioielli dell’architettura armena. La Chiesa Armena festeggia le martiri in due giorni successivi, il lunedì e martedì dopo la festa della SS. Trinità; la popolarità di Hripsime, Gaiana e compagne martiri, è dovuta al fatto, che esse con il loro martirio, furono all’origine della conversione di tutta l’Armenia. Il martirologio Romano le celebra il 29 settembre, mentre la Chiesa Greca le ricorda il 30 settembre.
Autore: Antonio Borrelli
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