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San Glisente Apostolo della Val Camonica

Festa: 6 agosto

† Berzo, Brescia, 6 agosto 796

È considerato l'apostolo della Val Camonica e il suo culto è profondamente radicato nelle comunità montane tra la Val Camonica e la Valle Trompia. La sua vicenda, tuttavia, si colloca al confine tra storia e leggenda. Le tradizioni, raccolte soprattutto a partire dal XVII secolo, lo presentano come un valoroso soldato dell'esercito di Carlo Magno che, terminata la campagna contro i Longobardi, rinunciò alle armi per dedicarsi all'evangelizzazione della valle e infine alla vita eremitica sul monte che oggi porta il suo nome. Di questo racconto non esistono conferme storiche, mentre il culto è certamente attestato almeno dal XIII secolo attraverso documenti che ricordano altari, chiese e confraternite a lui dedicati. La devozione popolare, alimentata nei secoli da pellegrinaggi, affreschi e tradizioni locali, ha fatto di Glisente il simbolo della santità vissuta nella solitudine della montagna, nella preghiera e nella penitenza.

Emblema: Armatura deposta, bastone da eremita, grotta, montagna, colomba, croce.


Le notizie storicamente verificabili su san Glisente (o Glysente) sono estremamente scarse. Nessuna fonte contemporanea alla sua presunta vita ne documenta l'esistenza. Gli studiosi concordano nel ritenere che la biografia tradizionale sia frutto di elaborazioni sviluppatesi nel tardo Medioevo e fissate dagli autori del Seicento. Rimane invece storicamente accertata l'antichità del suo culto, elemento che lascia supporre l'esistenza di una memoria locale molto precedente ai racconti leggendari.

La tradizione del soldato di Carlo Magno
Secondo la tradizione, Glisente apparteneva all'esercito franco di Carlo Magno. Dopo le campagne militari nell'Italia settentrionale avrebbe ottenuto dall'imperatore il permesso di lasciare la vita delle armi per dedicarsi all'annuncio del Vangelo tra le popolazioni della Val Camonica.
Questa narrazione, pur suggestiva, non trova conferma nelle fonti carolingie né nella documentazione altomedievale. Gli storici la considerano una tradizione devozionale nata probabilmente tra il XIV e il XV secolo, quando numerosi santi locali furono collegati alla figura prestigiosa di Carlo Magno.

L'eremita del Monte Glisente
La parte centrale della tradizione racconta che Glisente scelse una spelonca sul monte che oggi porta il suo nome, a quasi duemila metri di quota, vivendo in preghiera, penitenza e contemplazione.
La montagna divenne così il luogo simbolico della sua santità. Ancora oggi sotto la chiesa è conservata una suggestiva cripta naturale che la tradizione identifica con il suo eremo. Sebbene non sia possibile stabilire se essa sia realmente collegata al santo, rappresenta il cuore della devozione popolare.

La morte
La tradizione colloca la morte di Glisente il 6 agosto 796.
Il racconto agiografico narra che alcuni pastori, guidati da una colomba, scoprirono il suo corpo nella grotta. L'uccello, simbolo dello Spirito Santo, compare frequentemente nell'iconografia e nella narrativa agiografica medievale come segno della santità del defunto. Questo episodio appartiene chiaramente alla tradizione e non alla documentazione storica.

Il culto
Il culto di san Glisente è documentato con sicurezza almeno dal XIII secolo.
Già intorno al 1200 esisteva un altare dedicato al santo nella chiesa di Bovegno. Un documento del 1222 ricorda una chiesa intitolata a lui, mentre nel 1262 venne istituita una confraternita con propri statuti.
Questi documenti dimostrano che la venerazione era già ben consolidata molto prima della redazione delle leggende seicentesche. Tale circostanza costituisce l'elemento storicamente più solido dell'intera vicenda di Glisente.
Nel XVII secolo il suo nome entrò nel calendario dei santi bresciani. In quel periodo la festa era celebrata il 26 luglio, probabilmente in ricordo della restituzione delle reliquie, secondo una tradizione locale. Oggi la memoria liturgica ricorre il 6 agosto, giorno tradizionalmente associato alla sua morte.

La chiesa sul monte
Uno dei luoghi più suggestivi legati al santo è la chiesa di San Glisente, edificata sul monte omonimo, a circa 2.000 metri di altitudine.
L'edificio attuale risale principalmente al XV secolo, ma una precedente costruzione è attestata già nel 1222. Durante la visita pastorale del 1580 san Carlo Borromeo ispezionò anche questo santuario alpino.
Sotto la chiesa è conservata una cripta romanica, accessibile attraverso uno stretto passaggio, che la tradizione identifica con l'antico eremo del santo.

Autore: Enrico Quiri
 


 

È molto popolare e vene­rato nella Val Camonica, ma purtroppo di lui non si hanno sicure notizie storiche. Secondo le tradi­zioni locali, raccolte da scrittori del sec. XVII, era un soldato dell'esercito di Carlo Magno; dopo la battaglia di Mortirolo ottenne dall'imperatore di ritirarsi dall'esercito per evangelizzare la valle; in seguito sali sul monte di Berzo per fare vita eremitica in una spelonca, dove mori il 6 agosto 796.
Sebbene questa leggenda, nata forse nel sec. XIV-XV non abbia alcun fondamento storico, il culto di Glisente è però attestato almeno fin dal sec. XIII. Nel 1200, infatti, esisteva un altare a lui dedicato nella chiesa di Bovegno, un tempietto gli era consacrato a Nord-Ovest della stessa località, in una zona mineraria; in un atto di permuta re­datto nel 1222 è ricordata una chiesa di S. Glisente; nel 1262 fu fondata nella stessa Bovegno una fraglia, o luogo pio, in suo onore con precisi statuti. Episodi della vita di Glisente sono raffigurati negli affreschi della pieve di S. Lorenzo (sec. XVI), in quella parrocchiale di S. Maria in Berzo, e in quella a lui dedicata sul monte che divide il terri­torio di Berzo da Bovegno e Collio in Valle Trompia (sec. XV). Nell'attuale chiesa parrocchiale di Berzo (sec. XVII) gli è dedicato un altro altare.
Nel sec. XVII G. fu incluso nel Calendario dei santi bresciani e la sua festa fu stabilita al 26 lugl., forse perché gli abitanti di Collio (o di Bagolino) restituirono in quel giorno le reliquie del santo che avevano precedentemente trafugato. Oggi però esse sono di nuovo scomparse e non si sa dove si trovino.
La sua festa è oggi celebrata soltanto dalla parrocchia di Berzo nella chiesa a lui dedicata sul monte omonimo.


Autore:
Alfredo Brontesi


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-07-29

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