|
Falerii Novi (presso Civita Castellana), 12 agosto III-IV sec.
Giovane martire della Tuscia romana, venerato tradizionalmente insieme a santa Felicissima, la cui memoria è fissata al 12 agosto nel Martirologio Romano. Le notizie su di lui derivano esclusivamente da una Passio composta intorno al VII secolo, di carattere chiaramente leggendario e dipendente da modelli narrativi agiografici precedenti. Secondo questa tradizione, Gratiliano sarebbe stato un giovane patrizio di Falerii Novi, convertitosi al cristianesimo per opera di sant'Eutizio di Ferento, evangelizzatore dell'Etruria suburbicaria. Arrestato durante le persecuzioni, rifiutò di rinnegare la fede nonostante le suppliche familiari e fu condannato alla decapitazione insieme a Felicissima, una fanciulla che avrebbe convertito e guarito miracolosamente in carcere. Il suo culto è radicato soprattutto a Bassano Romano e Civita Castellana, dove sono custodite le reliquie attribuite al martire.
Etimologia: Dal latino Gratilianus, derivato di 'gratia' (grazia, favore divino), significa 'uomo pieno di grazia' o 'benamato'.
Emblema: Palma del martirio, spada, libro, giovane patrizio romano in abiti del III secolo.
|
La figura di San Gratiliano emerge dalle fonti agiografiche come un giovane cristiano martirizzato presso Falerii, l'antica città falisca situata nell'Etruria suburbicaria, corrispondente all'area tra le odierne Civita Castellana e Fabrica di Roma, in provincia di Viterbo. Non esiste alcun documento storico anteriore al VII secolo che menzioni il suo nome, e le uniche informazioni biografiche derivano esclusivamente da una 'Passio' - ovvero un racconto del martirio - di evidente carattere leggendario. Gli storici moderni, a cominciare da Francesco Lanzoni nel suo fondamentale studio sulle diocesi italiane, concordano nel ritenere la Passio di Gratiliano un testo tardo e scarsamente affidabile. Il racconto, infatti, ricalca fedelmente schemi narrativi già presenti nelle passiones di altri celebri martiri come Agnese, Lucia, Euplo e Vito, adattandoli al contesto falisco. Questa constatazione non esclude necessariamente l'esistenza storica di un martire di nome Gratiliano a Falerii, ma impone cautela nell'accettare i dettagli biografici tramandati. Il contesto in cui si inserisce il culto è quello della cristianizzazione della Tuscia, operata in particolare da figure come Sant'Eutizio di Ferento, evangelizzatore dell'Etruria suburbicaria. La tradizione agiografica collega infatti Gratiliano proprio a Eutizio, presentandolo come uno dei suoi convertiti. Questo legame, pur privo di riscontri documentali, è significativo per comprendere la diffusione del culto in un'area geografica circoscritta ma densa di testimonianze paleocristiane.
La tradizione agiografica e la Passio del VII secolo Secondo la tradizione tramandata dalla Passio, Gratiliano sarebbe stato figlio di una nobile famiglia patrizia di Falerii Novi. Suo padre, di nome Massimiano, sarebbe stato amico del governatore romano della città. Il giovane, ancora adolescente, avrebbe incontrato il Cristianesimo attraverso Lanno, protettore di Vasanello, e sarebbe stato battezzato in segreto proprio da Sant'Eutizio, all'insaputa dei genitori pagani. Scoperto nella sua fede, Gratiliano avrebbe rifiutato categoricamente di abiurare nonostante le suppliche della famiglia. La sua condizione di patrizio avrebbe complicato il processo, poiché secondo la tradizione i processi contro gli aristocratici erano di competenza diretta dell'imperatore. Il governatore avrebbe quindi scritto a Roma chiedendo istruzioni, ricevendo l'ordine di procedere con il martirio qualora il giovane non avesse sacrificato agli idoli. In carcere, continua la tradizione devozionale, Gratiliano avrebbe convertito e battezzato Felicissima, una fanciulla nata cieca alla quale avrebbe miracolosamente restituito la vista. Insieme, i due avrebbero affrontato il martirio con fermezza. Gli studiosi hanno notato che questa narrazione presenta evidenti incongruenze cronologiche. La Passio colloca il martirio al tempo dell'imperatore Claudio (268-270), ma altre tradizioni devozionali, palesemente anacronistiche, lo spostano all'epoca di Diocleziano, le cui persecuzioni si verificarono tra il 303 e il 304. Questa confusione temporale è tipica delle agiografie tarde e conferma la natura leggendaria del testo.
Il martirio secondo la tradizione devozionale Secondo il racconto tradizionale, Gratiliano e Felicissima furono sottoposti a diversi supplizi prima della condanna finale. La Passio narra che il governatore ordinò ai soldati di frantumare loro i denti con delle pietre, per poi condannarli alla decapitazione. Il martirio sarebbe avvenuto il 12 agosto di un anno imprecisato - tradizionalmente indicato come il 269 - sulle rive del torrente Rio Purgatorio, tra Falerii Novi e Falerii Veteres. In quel luogo sarebbe sorta una sorgente chiamata ancor oggi 'sorgente di San Gratiliano'. La tradizione devozionale aggiunge che, tre giorni dopo la morte, Gratiliano sarebbe apparso ai genitori insieme a Felicissima, annunciando l'imminente condanna a morte del governatore, accusato di corruzione.
Dalla distruzione di Falerii alla traslazione delle reliquie Un elemento storicamente più solido riguarda la sorte delle reliquie dei due martiri. Quando Falerii fu distrutta nel VII secolo, probabilmente durante le invasioni longobarde, i resti di Gratiliano furono trasportati nella vicina Civita Castellana e collocati sotto l'altare maggiore della cattedrale. Successivamente, durante le incursioni barbariche, furono trasferiti nella cripta della stessa cattedrale, che in epoca più recente fu dedicata ai due martiri e arricchita da un bassorilievo marmoreo che li raffigura. Le reliquie di Felicissima seguirono un percorso diverso. Secondo la tradizione, furono trasportate inizialmente a Ferento, quindi nel XII secolo trasferite a Viterbo e onorevolmente collocate nella chiesa di San Sisto. Il Martirologio viterbese celebra la traslazione il 2 settembre e l'invenzione delle reliquie il 2 maggio. Questo percorso delle reliquie, documentato da diverse fonti medievali, costituisce l'elemento più affidabile di tutta la tradizione gratilianea e spiega la diffusione del culto nell'area compresa tra Civita Castellana, Viterbo e la Tuscia meridionale.
Il culto a Civita Castellana La cattedrale di Civita Castellana conserva la più antica e documentata tradizione cultuale legata a San Gratiliano. La cripta, dedicata ai martiri Gratiliano e Felicissima, custodisce le reliquie traslate da Falerii e conserva un pregevole bassorilievo marmoreo raffigurante i due santi. Il culto cittadino si è mantenuto ininterrotto nei secoli, anche se la memoria liturgica ufficiale è stata progressivamente soppiantata da altre festività.
Il culto a Bassano Romano A Bassano Romano, antico 'Bassano di Sutri', Gratiliano è venerato come patrono principale della cittadina. La chiesa parrocchiale, eretta nel 1546 secondo la tradizione devozionale nel luogo dove si sarebbe fermata miracolosamente la testa del martire, custodisce un'insigne reliquia. Secondo notizie non verificabili storicamente, la reliquia sarebbe stata donata nel 1437 dal vescovo di Civita Castellana al vescovo di Sutri e successivamente trasferita a Bassano. Una tradizione alternativa colloca questo evento nel 1489. Il 15 settembre 1951, il vescovo Roberto Massimiliani proclamò San Gratiliano compatrono dell'Azione Cattolica diocesana di Civita Castellana, conferendo al culto un rinnovato riconoscimento istituzionale.
Le chiese dedicate al martire Oltre alla chiesa di Bassano Romano, sono documentate chiese dedicate a San Gratiliano anche a Capranica di Sutri e a Gallese. A Carbognano, paese strettamente legato alla tradizione di Sant'Eutizio di Ferento, i martiri Gratiliano e Felicissima sono oggetto di particolare venerazione per il loro presunto legame con l'evangelizzatore della Tuscia.
Curiosità Una leggenda devozionale legata a Bassano Romano narra che nel 1489 Gratiliano sarebbe apparso a un eremita, custode della chiesa di Capranica dove era conservata la sua testa, ordinandogli di portare la reliquia a Bassano Romano. Giunto l'eremita a destinazione con l'urna contenente la testa, questa si sarebbe miracolosamente aperta e la reliquia sarebbe rimbalzata sul terreno, fermandosi nel punto esatto dove oggi sorge la chiesa a lui dedicata. Ancora oggi, per devozione, i fedeli baciano una simbolica testa di bronzo che rappresenta la reliquia. Autore: Enrico Quiri
Santi GRATILIANO (GRACILIANO) e FELICISSIMA, martiri
Secondo una passio composta verso il sec. VII, già nota ad Usuardo e collegata con quella di s. Eutizio di Ferento, sarebbero morti a Faleri, nell’Etruria suburbicaria, al tempo dell’imperatore Claudio (270). Sulla loro personalità però non abbiamo notizie sicure; la passio infatti non può considerarsi una fonte attendibile, ma, chiaramente leggendaria, ricalca, plagiandole, quelle dei santi Agnese, Lucia, Euplo, Vito, ecc.
Di Gratiliano, oltre la passio, nessun altro documento riporta alcuna notizia; Felicissima invece, molto venerata nell’Umbria e nella Toscana è ricordata nel Martirologio Geronimiano al 26 maggio come martire di Todi e al 24 novembre come martire di Perugia. Il Lanzoni pensava che una sola fosse la martire Felicissima venerata in diversi giorni, in varie località, ma la diversa cronologia forse non permette tale identificazione. La martire di Faleri poi, secondo la passio, sarebbe morta il 12 agosto e a questa data era ricordata nel Martirologio Romano.
Quando fu distrutta Faleri nel VII sec., le reliquie di Gratiliano furono trasportate a Civita Castellana e collocate sotto l’altare maggiore della cattedrale. Al tempo dell’invasione dei barbari furono trasferite nella cripta della medesima cattedrale, che in epoca più recente fu dedicata ai due martiri e dove fu installato un magnifico bassorilievo di marmo bianco che li rappresenta.
Le reliquie di Felicissima nello stesso tempo furono trasportate probabilmente a Ferento, donde, nel sec. XII furono trasferite a Viterbo ed onorevolmente collocate nella chiesa di S. Sisto. Il Martirologio di questa chiesa celebra la detta traslazione il 2 settembre, e l’invenzione delle reliquie nella medesima chiesa il 2 maggio.
Gratiliano è molto venerato anche a Bassano di Sutri, di cui è patrono principale. La chiesa parrocchiale di questo paese si gloria di possedere una reliquia del martire. Secondo notizie tutt’altro che certe l’insigne reliquia sarebbe stata donata nel 1437 dal vescovo di Civita Castellana al vescovo di Sutri e successivamente sarebbe stata trasportata a Bassano. In onore del martire furono costruite chiese anche a Capranica di Sutri ed a Gallese.
A causa della relazione che i martiri avrebbero con s. Eutizio di Ferento, i nostri santi sono venerati anche in Carbognano.
Autore: Goffredo Mariani
|
Fonte:
|
|
|
|