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Ogna, Bergamo, fine III sec. - Bergamo, 345/375 ca.
Ritenuto il primo vescovo della città di Bergamo, la sua vita si colloca in un'epoca di transizione epocale: il passaggio dalle violente persecuzioni di Diocleziano alla libertà di culto sancita dall'Editto di Costantino. Le fonti storiche dirette su di lui sono scarse e spesso mescolate a tradizioni agiografiche nate nei secoli successivi per nobilitare le origini apostoliche della diocesi. Tuttavia, un dato rimane storicamente solido e documentato: la sua sepoltura nell'antica basilica alessandrina e il titolo di 'Confessore' a lui attribuito. Narno non è il vescovo dei grandi miracoli eclatanti, ma il pastore della ricostruzione, colui che ha guidato la comunità cristiana bergamasca fuori dall'ombra delle catacombe per costruire, anche materialmente, il primo grande luogo di culto cittadino. La sua memoria, custodita per secoli nella cripta della cattedrale e poi traslata a causa delle vicende belliche e politiche della Serenissima, rappresenta il filo rosso che lega la Bergamo di oggi alle sue radici più profonde e sofferte.
Emblema: Abiti vescovili antichi (pallio, casula), pastorale, modello della basilica alessandrina.
Martirologio Romano: A Bergamo, san Narno, ritenuto il primo vescovo della città.
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Le notizie certe sui primi anni di vita di Narno sono estremamente ridotte. La tradizione locale, supportata da alcuni studi eruditi, indica come suo luogo di nascita il borgo di Ogna (oggi parte del comune di Villa d'Ogna), nella Val Seriana, sebbene alcune varianti agiografiche propongano i vicini centri di Castione della Presolana o la stessa Villa d'Ogna. La sua nascita si colloca verosimilmente nella seconda metà del III secolo, un periodo in cui l'Impero Romano era scosso da profonde crisi politiche e la comunità cristiana era periodicamente colpita da ondate repressive. Narno dovette formarsi in un clima di forte tensione spirituale. Secondo un'antica tradizione, il titolo di 'Confessore' - che gli fu attribuito e che è stato confermato dal ritrovamento di una lapide funeraria - non si riferirebbe solo alla sua santità di vita, ma indicherebbe che egli subì personalmente maltrattamenti, esilio o prigionia durante la Grande Persecuzione scatenata dall'imperatore Diocleziano (303-311 d.C.). Sopravvissuto a quell'epoca di sangue, Narno emerse come uno dei leader spirituali più autorevoli della comunità orobica, pronto a guidarla nella nuova era di tolleranza religiosa.
L'episcopato e la costruzione della Basilica L'ascesa di Narno alla cattedra episcopale di Bergamo è avvolta in un alone di leggenda. Una tradizione medievale, priva di fondamento storico ma diffusa per conferire prestigio apostolico alla diocesi, vorrebbe che fosse stato addirittura San Barnaba a consacrarlo vescovo. Un'altra ipotesi, cronologicamente e gerarchicamente insostenibile, suggerisce una consacrazione da parte di Sant'Ambrogio di Milano, il quale lo avrebbe nominato terzo vescovo di Bergamo. La realtà storica, suffragata dalla cronotassi episcopale, lo colloca come primo vescovo documentato (o tramandato) della diocesi, con un episcopato da porsi probabilmente verso la metà del IV secolo, indicativamente tra il 334 e il 345 d.C. Il suo ministero pastorale coincise con la necessità di strutturare la Chiesa locale. Insieme alla nobile matrona Santa Grata, Narno è considerato il grande promotore della costruzione della primitiva basilica alessandrina. Questo edificio non fu solo il primo grande luogo di culto pubblico della città, ma assunse la funzione di 'martyrium', il santuario martiriale costruito sulla tomba di Sant'Alessandro, il patrono di Bergamo. Narno si rivelò così un vescovo edificatore in senso letterale e spirituale, traghettando i cristiani dalla clandestinità alla visibilità pubblica.
Gli ultimi anni e la morte Gli ultimi anni dell'episcopato di Narno furono segnati dall'impegno di consolidamento della fede in un territorio ancora in parte legato ai culti pagani. Morì nella sua sede di Bergamo, e le fonti propongono due date approssimative per il suo decesso: il 345 o, secondo altri, intorno al 375. La sua sepoltura avvenne nella stessa basilica che aveva contribuito a far edificare. Il suo corpo fu deposto a circa quattro metri di profondità dal coro, nella cripta dell'antica chiesa alessandrina, che fungeva da cattedrale. Lì fu onorato con un altare dedicato e venerato ogni anno con solenni liturgie. In un calendario dell'XI secolo e in uno del XIII secolo, redatti dal monastero di Santa Grata, la sua festa fu fissata al 27 agosto, data che è poi confluita nei cataloghi ecclesiastici e infine nel Martirologio Romano.
La questione delle reliquie e la traslazione del 1561 La storia postuma di San Narno è strettamente legata alle vicende urbanistiche e militari di Bergamo. Nel 1561, la Repubblica di Venezia (la Serenissima) ordinò la demolizione dell'antica basilica di Sant'Alessandro in Colonna per fare spazio alle nuove mura venete, necessarie per difendere la città dalle minacce moderne. Durante lo smantellamento della cripta, furono rinvenute le reliquie di San Narno, insieme a quelle del suo successore San Viatore e di altri santi. In quell'occasione venne alla luce un'antica lapide in pietra che indicava con precisione il luogo della sepoltura, recante l'iscrizione latina: episcopus Narnus Christi Confessor. Questo reperto fu la prova tangibile e storica del suo episcopato e del suo titolo. Le reliquie furono solennemente traslate nella chiesa di San Vincenzo, che in seguito assunse il titolo di Cattedrale di Sant'Alessandro, dove tuttora sono custodite e venerate dai fedeli bergamaschi. Nei secoli successivi, le reliquie sono state oggetto di almeno quattro ricognizioni canoniche.
Culto e iconografia Sebbene non sia uno dei santi più noti a livello nazionale, San Narno gode di un culto radicato e ininterrotto nella diocesi di Bergamo, dove è considerato il padre della Chiesa locale. L'iconografia che lo ritrae è discreta ma significativa, sviluppatasi soprattutto a partire dal Medioevo e dal Rinascimento. Viene tradizionalmente raffigurato con le antiche insegne episcopali (il pallio e la casula), spesso nell'atto di reggere il pastorale o di presentare il plastico della basilica alessandrina. Tra le opere più celebri si ricorda il dipinto San Narno consacrato vescovo di Bergamo da San Barnaba di Francesco Polazzo, che fissa su tela la tradizione agiografica delle origini apostoliche, e un pregevole ritratto realizzato da Carlo Ceresa, originariamente conservato nella chiesa di San Giovanni Apostolo a Villa d'Ogna, suo presunto luogo natale.
Curiosità Il ritrovamento della lapide nel 1561 fu un evento cruciale per la storiografia bergamasca. Prima di quella data, le notizie su Narno erano affidate quasi esclusivamente alla tradizione orale e agli scritti di Frate Branca da Gandino (XIII secolo). La scoperta dell'epigrafe episcopus Narnus Christi Confessor fornì agli storici locali la prova inconfutabile dell'esistenza storica del primo vescovo, sgombrando il campo da molti dubbi sollevati dai critici dell'epoca. Autore: Enrico Quiri
Frate Branca da Gandino (sec. XIII) è il più antico scrittore che menzionò s. Narno; pose il santo come vescovo di Bergamo, dopo la persecuzione di Diocleziano.
Tenne la carica episcopale probabilmente verso la metà del secolo IV, secondo alcuni studiosi negli anni 334-345 ed affermano anche, probabilmente erroneamente, che fu s. Ambrogio a consacrarlo terzo vescovo di Bergamo.
È incerto il luogo della nascita, chi dice Castione, chi Ogna, chi Villa d’Ogna, ma si propende per Ogna (Bergamo); si ritiene che abbia fatto costruire la primitiva basilica alessandrina, della quale sarebbe stata promotrice santa Grata.
Morì nella sua sede di Bergamo, verso il 345 o intorno al 375 (?) e sepolto a quattro metri di profondità dal coro, nella cripta dell’antica chiesa alessandrina, che era il ‘martyrium’ di s. Alessandro e insieme cattedrale e lì fu onorato di un altare e ogni anno venerato con solenni liturgie.
Nel 1561 si dovette abbattere, per ordine della Serenissima, l’antica basilica di S. Alessandro e le reliquie di s. Narno, insieme a quelle del successore s. Viatore e di altri santi, furono trasferite alla chiesa di S. Vincenzo, odierna cattedrale di S. Alessandro, dove tuttora sono venerate.
Durante questi lavori si trovò una lapide antica che indicava il luogo dove erano sepolti, sia s. Narno sia s. Viatore indicando, naturalmente in latino: “episcopus Narnus Christi Confessor” cioè s. Narno ha il titolo di ‘Confessore’ che anticamente comprendeva anche i martiri, si pensa che forse aveva subito maltrattamenti in gioventù, durante la persecuzione di Diocleziano.
Nei secoli successivi vi furono altre quattro ricognizioni delle reliquie; in un calendario del secolo XI e in uno del secolo XIII, di proprietà del monastero di S. Grata, la festa di s. Narno è posta al 27 agosto, data che poi è passata in altri ‘Cataloghi’ e anche nel ‘Martirologio Romano’.
Sulla figura del vescovo di Bergamo, esiste una vasta bibliografia, come pure una discreta antica iconografia.
Nella diocesi di Bergamo la sua memoria si celebra il 15 gennaio.
Autore: Antonio Borrelli
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