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Sante Aurelia e Neomisia Vergini

Festa: 25 settembre

Asia Minore, oggi Turchia - Macerata o Anagni, Frosinone, 25 settembre, anno non documentato

Aurelia e Neomisia sono due vergini venerate ad Anagni il 25 settembre, legate a una tradizione agiografica nella quale si intrecciano pellegrinaggio, persecuzione e traslazione delle reliquie. Secondo la loro Passio, conservata in una tradizione manoscritta medievale tarda, erano sorelle originarie dell'Asia Minore e, dopo avere visitato i luoghi santi della Palestina, raggiunsero Roma e intrapresero il viaggio verso sud lungo la via Latina. Nei pressi di Capua sarebbero state aggredite da gruppi musulmani e, dopo essere sfuggite agli aggressori durante un violento temporale, avrebbero raggiunto Macerata, presso Anagni, dove morirono in pace il 25 settembre di un anno sconosciuto. La ricostruzione biografica, tuttavia, non può essere accolta come cronaca storica: l'unico testo agiografico noto è tardo e gli stessi Bollandisti giudicarono gli Atti scarsamente affidabili. Anche la loro datazione rimane discussa. Una parte della storiografia ha proposto l'XI secolo, mentre il riferimento agiografico alle incursioni saracene e alla distruzione di Capua nel IX secolo ha favorito una datazione più antica. Più solidamente documentata è invece la storia della loro memoria ad Anagni, dove il culto è attestato da opere artistiche medievali, dalla tradizione delle reliquie e dalla loro presenza nella cripta della cattedrale.

Etimologia: Aurelia = oro e sole, latino e greco, oppure che brilla, splendente, dall'etrusco.

Emblema: Le due sorelle sono raffigurate come vergini; Aurelia è identificata anche attraverso una corona negli affreschi della cripta di Anagni.


Le notizie su Aurelia e Neomisia (Neomasia, Noemisia, Nemesia) dipendono quasi interamente dalla tradizione agiografica. Non sono disponibili documenti contemporanei alle due donne capaci di ricostruirne con sicurezza la vita, la famiglia, la formazione, la cronologia personale o il luogo preciso di nascita. La fonte agiografica fondamentale è una Passio et translatio Anagniam registrata nella Bibliotheca hagiographica Latina con il numero BHL 817m. Il repertorio del CNRS identifica esplicitamente questo dossier come relativo ad Aurelia e Neomasia.
La tradizione le presenta come sorelle provenienti dall'Asia Minore e appartenenti a una famiglia nobile. Anche questo particolare deve essere considerato con prudenza, perché appartiene alla costruzione narrativa della Passio e non è confermato da una documentazione indipendente.
Secondo il racconto, dopo la morte dei genitori le due sorelle avrebbero scelto una vita consacrata alla continenza, alla preghiera e alla penitenza. Avrebbero quindi intrapreso un pellegrinaggio verso la Terra Santa, visitando i luoghi collegati alla vita di Cristo. In seguito avrebbero raggiunto Roma per venerare le memorie degli apostoli.
Questi elementi sono tipici della letteratura agiografica medievale dedicata alle sante pellegrine. La loro presenza nella Passio non consente, da sola, di trasformarli in dati biografici certi.

Il viaggio verso Roma e la via Latina
La parte più caratteristica della tradizione racconta il viaggio delle due sorelle dalla Palestina verso l'Occidente e quindi da Roma verso sud.
Il racconto colloca il loro itinerario sulla via Latina. Durante il percorso sarebbero entrate in una regione interessata dalle incursioni dei gruppi musulmani che avevano colpito l'Italia meridionale. Nei pressi di Capua le due donne sarebbero state catturate e violentemente percosse.
La narrazione attribuisce alla loro liberazione un carattere miracoloso: un improvviso e violento temporale avrebbe disperso gli aggressori, consentendo alle due sorelle di sottrarsi alla cattura. La stessa struttura narrativa compare nelle tradizioni agiografiche medievali nelle quali una minaccia storica reale, come le incursioni musulmane nell'Italia meridionale, viene inserita in una vicenda provvidenziale.
Il riferimento a Capua è particolarmente interessante dal punto di vista storico. La città fu effettivamente distrutta dai Saraceni nell'841, durante le guerre che coinvolsero i principati dell'Italia meridionale. Questo dato storico costituisce probabilmente uno degli elementi che hanno contribuito alla costruzione cronologica della leggenda, ma non permette di stabilire che Aurelia e Neomisia abbiano realmente vissuto in quell'epoca.

Macerata e la morte delle due sorelle
Dopo la fuga, secondo la tradizione, Aurelia e Neomisia raggiunsero il territorio di Anagni e si stabilirono nella borgata di Macerata, situata a sud della città. La località è documentata anche dalla tradizione archeologica e topografica: nell'area di Macerata sono conservati resti di una villa romana e di un antico casale, collegati dalla tradizione locale alle due sante.
La Passio racconta che le sorelle condussero qui una vita ritirata, dedicata alla preghiera e alla penitenza. In questa parte della tradizione la loro vicenda assume un carattere diverso da quello di un vero martirio: dopo le violenze subite durante il viaggio, Aurelia e Neomisia non sarebbero state uccise dai persecutori, ma sarebbero morte successivamente a Macerata.
Il dato è importante perché le due sante sono talvolta definite 'martiri' in fonti devozionali moderne. La documentazione storico-agiografica più attenta, tuttavia, non sostiene questa qualificazione. Francesco Lanzoni osservò espressamente che l'anonimo autore della loro Vita non le presenta come martiri. È quindi più corretto indicarle come vergini, evitando di attribuire loro un martirio che la fonte fondamentale non documenta.
La loro morte è collocata il 25 settembre, ma l'anno non è conosciuto. Anche la datazione generale della loro vita rimane incerta. Lanzoni, sulla base dell'analisi critica delle fonti anagnine, propendeva per l'XI secolo, mentre altri repertori hanno proposto il IX secolo o una data attorno all'anno Mille. Non esiste una base documentaria sufficiente per scegliere con sicurezza una di queste cronologie.

La prima sepoltura e il trasferimento ad Anagni
Secondo la tradizione, dopo la morte le due sorelle furono sepolte in un oratorio di Macerata. In seguito i loro corpi sarebbero stati trasferiti nel cenobio di Santa Reparata, presso le mura di Anagni.
La successiva traslazione viene collegata al vescovo Rumaldo e alla presenza ad Anagni di papa Leone IX, il cui pontificato si svolse dal 1049 al 1054. La tradizione vuole che in quell'occasione le reliquie fossero portate nella cattedrale. In seguito, durante la ricostruzione della cattedrale promossa dal vescovo Pietro di Salerno, sarebbero state nuovamente sistemate nella cripta.
La cronologia precisa delle traslazioni non è tuttavia completamente sicura. Il racconto agiografico sembra utilizzare i nomi di personaggi storicamente conosciuti, in particolare Rumaldo e Pietro di Salerno, per dare una collocazione temporale alla vicenda. Proprio questo procedimento è stato rilevato dagli studiosi come uno degli elementi che impongono cautela nell'utilizzazione storica della Passio.

Le reliquie nella cattedrale
La sistemazione delle reliquie nella cattedrale di Anagni costituisce uno degli aspetti meglio documentati della loro memoria cultuale.
La cattedrale conserva infatti una tradizione medievale che associa Aurelia e Neomisia alle altre figure sacre maggiormente venerate nella città. Nella cripta, le loro reliquie sono collegate all'altare di San Magno e alla memoria di Santa Secondina. La documentazione relativa alla cattedrale conferma inoltre che il vescovo Pietro di Anagni procedette alla sistemazione delle reliquie dei santi cittadini durante la ricostruzione dell'edificio.
La presenza delle due sorelle nella cattedrale non è quindi soltanto una tradizione agiografica moderna. La loro memoria è profondamente inserita nella storia medievale del principale edificio sacro di Anagni.

La testimonianza degli Atti
Un punto fondamentale per comprendere il problema storico è la natura delle fonti.
L'unico testo noto degli Atti delle due sante è conservato nel Codice Chigiano C.VIII.235, manoscritto risalente all'inizio del XIV secolo. Secondo la tradizione riportata dagli studiosi, il cardinale Cesare Baronio, quando inserì Aurelia e Neomisia nel Martyrologium Romanum alla fine del XVI secolo, dichiarò di conoscere i loro Atti, ma li giudicò corrotti. I Bollandisti, che esaminarono altre copie del testo, furono ancora più severi e ritennero gli Atti troppo inaffidabili per pubblicarli integralmente, utilizzandone soprattutto le indicazioni relative alle traslazioni delle reliquie.
Questa valutazione è essenziale. Non significa che Aurelia e Neomisia debbano essere considerate figure inventate. Significa piuttosto che la loro biografia non può essere ricostruita con gli stessi criteri applicabili a un personaggio medievale per il quale esistano documenti contemporanei o testimonianze indipendenti.
La fonte consente di conoscere soprattutto la tradizione anagnina relativa alle due sorelle, mentre molto meno consente di stabilire con certezza sulla loro vita storica.

La presenza nei martirologi
Il nome delle due vergini fu inserito da Baronio nel Martyrologium Romanum alla fine del XVI secolo. Una redazione del Martirologio riporta per il 25 settembre la commemorazione ad Anagni delle vergini Aurelia e Neomisia.
La loro presenza nel Martirologio Romano storico contribuì certamente alla diffusione della loro memoria oltre l'ambito strettamente locale.
Occorre però distinguere questa attestazione dalla situazione del calendario romano contemporaneo. In seguito alla riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II, Aurelia e Neomisia non furono mantenute nel Martyrologium Romanum riformato secondo il nuovo calendario generale. La loro memoria continua invece a essere celebrata nella tradizione locale di Anagni il 25 settembre.

Le immagini nella cripta di Anagni
La storia del culto trova una conferma particolarmente importante nell'arte medievale.
Aurelia e Neomisia sono raffigurate nella cripta della cattedrale di Anagni in affreschi databili al XIII secolo. Il catalogo del Ministero della Cultura registra separatamente le figure di Sant'Aurelia e Santa Neomisia, attribuite al Primo Maestro di Anagni e datate tra il 1231 e il 1255 circa. La documentazione storico-artistica collega inoltre le loro immagini alla tradizione secondo cui erano sorelle provenienti dall'Asia e giunte a Macerata dopo varie vicende.
Le due sante compaiono anche nella decorazione della cripta accanto alla Vergine e, nella nicchia fatta dipingere nel 1324 da Giacomo de Guerra, affiancano il vescovo Pietro di Salerno. Questa presenza dimostra quanto il loro culto fosse ormai stabilmente inserito nella memoria religiosa della città nel pieno Medioevo.

Le reliquie e la devozione moderna
Una parte considerevole delle reliquie attribuite ad Aurelia e Neomisia è conservata in due urne fatte eseguire nel 1903 dal vescovo Antonio Sardi. Le urne vengono tradizionalmente esposte sull'altare maggiore della cattedrale il 25 settembre.
La data del 1903 è quindi importante soprattutto per la storia moderna del culto e della sistemazione delle reliquie. Alcune fonti devozionali parlano anche di una 'conferma canonica' del culto nello stesso anno. Poiché tale affermazione non è stata qui verificata attraverso un documento pontificio o un decreto ufficiale direttamente reperibile, è preferibile non presentarla come un atto formale certo della Santa Sede. È invece documentabile l'intervento del vescovo Antonio Sardi nella realizzazione delle urne e nella valorizzazione pubblica delle reliquie.

Il problema della datazione
La datazione di Aurelia e Neomisia è uno dei problemi più interessanti della loro tradizione. Alcune fonti moderne le collocano nel IX secolo, altre attorno all'anno Mille o nell'XI secolo. Lanzoni, esaminando criticamente la documentazione anagnina, riteneva più plausibile l'XI secolo e osservava che la Vita conosciuta non sembra anteriore al XII secolo.
Il riferimento della Passio alla distruzione di Capua da parte dei Saraceni è compatibile con un contesto storico dell'841, quando l'antica Capua fu effettivamente distrutta. Ma il fatto che un testo agiografico tardo utilizzi questo episodio non dimostra che le due sorelle siano vissute nello stesso periodo. È possibile che il redattore abbia utilizzato una memoria storica delle incursioni musulmane per costruire il contesto della vicenda. Questa distinzione è decisiva per evitare di trasformare il riferimento storico a Capua in una datazione automatica delle due sante.

La storia del culto più solida della biografia
Nel caso di Aurelia e Neomisia la documentazione permette di ricostruire con maggiore sicurezza la storia del culto che non la vita delle due donne.
Le attestazioni artistiche del XIII secolo, la loro presenza nella cripta della cattedrale, le successive rappresentazioni del XIV secolo e la conservazione delle reliquie costituiscono una sequenza concreta di testimonianze della memoria anagnina.
Questo permette di affermare con sicurezza che Aurelia e Neomisia erano figure stabilmente venerate ad Anagni nel Medioevo, anche se non permette di ricostruire in modo altrettanto sicuro tutti gli episodi narrati dalla loro Passio.

Curiosità
- La fonte agiografica fondamentale appartiene al dossier BHL 817m, intitolato Passio et translatio Anagniam.
- La distruzione di Capua da parte dei Saraceni nell'841 costituisce uno dei principali elementi storici utilizzati per comprendere il contesto della leggenda, ma non consente da sola di datare la vita delle due sorelle.
- Il catalogo del Ministero della Cultura conserva la documentazione di due immagini medievali separate, una di Aurelia e una di Neomisia, databili al XIII secolo.
- Le due sante compaiono anche in una nicchia dipinta nel 1324 da Giacomo de Guerra, ai lati del vescovo Pietro di Salerno.
- Le urne che custodiscono una parte considerevole delle reliquie furono fatte eseguire nel 1903 dal vescovo Antonio Sardi.

Cronologia
- IX secolo: possibile, ma non dimostrata, datazione della vicenda in relazione al contesto delle incursioni saracene nell'Italia meridionale.
- XI secolo: datazione ritenuta più probabile da Francesco Lanzoni per la vita delle due vergini, ma comunque non certa.
- XI-XII secolo: la chiesa di Anagni risulta già legata alla venerazione delle reliquie di Aurelia e Neomisia.
- 1049-1054: la tradizione collega al periodo del pontificato di Leone IX una traslazione delle reliquie nella cattedrale di Anagni.
- Inizio XIV secolo: viene redatto il Codice Chigiano C.VIII.235, contenente il testo degli Atti delle due sante.
- XIII secolo: Aurelia e Neomisia sono rappresentate negli affreschi della cripta della cattedrale di Anagni.
- 1324: le due sante sono raffigurate nella nicchia fatta dipingere da Giacomo de Guerra, ai lati del vescovo Pietro di Salerno.
- Fine XVI secolo: Cesare Baronio inserisce Aurelia e Neomisia nel Martyrologium Romanum.
- 1903: il vescovo Antonio Sardi fa realizzare le due urne destinate a conservare una parte importante delle reliquie.
- 25 settembre: memoria liturgica tradizionale delle due vergini ad Anagni.
- 1969-1970: con la riforma del calendario romano la memoria delle due sante viene eliminata dal Martyrologium Romanum riformato, pur continuando il culto locale.

Valutazione storico-critica
- L'esistenza storica di un culto anagnino antico di Aurelia e Neomisia è ben attestata dalla tradizione delle reliquie, dalla loro presenza nella cattedrale e soprattutto dalla documentazione artistica medievale.
- La biografia delle due sorelle è invece molto meno sicura. Il principale testo agiografico conosciuto è tardo e i Bollandisti ne giudicarono il contenuto scarsamente affidabile.
- Non è possibile stabilire con certezza l'anno di nascita, la località precisa dell'Asia Minore da cui provenivano, l'anno della morte o molti particolari della loro vita personale.
- La datazione all'XI secolo proposta da Lanzoni è una valutazione storico-critica, non un dato documentario certo. L'ipotesi di una datazione al IX secolo deriva soprattutto dal rapporto narrativo con le incursioni saracene e con la distruzione di Capua, ma non può essere considerata dimostrata.
- La qualificazione come martiri non è sostenuta dalla fonte agiografica fondamentale: Lanzoni osservò espressamente che l'anonimo autore della Vita non le presenta come martiri. È quindi preferibile definirle vergini.
- Il riferimento alle violenze subite sulla via Latina appartiene alla narrazione agiografica e non deve essere trasformato automaticamente in una prova storica di persecuzione o martirio.
- Le traslazioni delle reliquie ad Anagni costituiscono uno degli elementi più importanti della tradizione, ma la loro cronologia precisa dipende in larga misura dalla fonte agiografica e deve essere esposta con prudenza.
- La storia del culto è più documentabile della biografia: gli affreschi del XIII secolo, la raffigurazione del 1324 e la permanenza delle reliquie nella cattedrale dimostrano una memoria cultuale medievale consolidata.
- La presenza nel Martyrologium Romanum storico deriva dall'inserimento operato da Baronio, mentre la successiva riforma del Martirologio romano ne ha escluso la memoria dal repertorio universale. Il culto locale di Anagni non ne è stato però cancellato.
- Nel complesso, Aurelia e Neomisia devono essere considerate figure di cui la memoria cultuale è storicamente meglio documentata della biografia. La ricostruzione più corretta è quindi quella che conserva la tradizione agiografica, ma ne segnala esplicitamente i limiti documentari.

Fonti e bibliografia essenziale
- Bibliotheca hagiographica Latina, dossier Aurelia02, BHL 817m, Passio et translatio Anagniam, repertorio dei testi agiografici latini dell'IRHT-CNRS.
- Acta Sanctorum, Septembris, tomus VII, voce relativa alle sante Aurelia e Neomisia, pp. 137-141, con la documentazione relativa ad Anagni, alle reliquie e al culto. L'indice del volume registra espressamente le due vergini e la loro venerazione nella cattedrale di Anagni.
- Francesco Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII (an. 604), vol. II, Faenza, 1927, sezione relativa ad Anagni, per l'analisi critica delle tradizioni anagnine e la discussione della datazione di Aurelia e Neomisia.
- Catalogo Generale dei Beni Culturali, schede di Sant'Aurelia e Santa Neomisia nella cripta della cattedrale di Anagni, datate al XIII secolo e attribuite al Primo Maestro di Anagni.
- BeWeB, Beni ecclesiastici in web, scheda storica della diocesi di Anagni-Alatri, per il contesto storico della diocesi e la tradizione relativa alla Vita delle due sante.
- Paolo Giovanni Antonio Tomea, studi sulla tradizione agiografica medievale e sulla metodologia di analisi delle fonti BHL, utili come riferimento metodologico per la valutazione storico-critica delle Vitae medievali.
- Martyrologium Romanum, tradizione storica del repertorio, voce del 25 settembre relativa alle vergini Aurelia e Neomisia ad Anagni.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Secondo la leggenda riportata nell'Ufficio proprio della Chiesa anagnina il 25 settembre, le sorelle Aurelia e Neomisia, nate nell'Asia Minore e dedite fin dalla fanciullezza alla pietà, cresciute negli anni, per soddisfare la loro devozione, visitarono i luoghi sacri della Palestina e si recarono in pellegrinaggio ai più celebri santuari dell'Occidente. Partite da Roma e, mentre percorrevano la via Latina, sorprese dagli Agareni, che, dopo aver devastato Calabria e Lucania, avevano posto assedio a Capua, furono battute con verghe e ridotte in fin di vita. Ma un furioso temporale disperse i persecutori, e le due sorelle, libere, poterono proseguire il loro viaggio. Giunte nei pressi di Anagni, si stabilirono in una borgata, detta Macerata, ai piedi del colle e qui morirono in pace un 25 settembre. I loro corpi, venerati dagli abitanti del luogo, sepolti prima in un oratorio della borgata, furono poi trasportati nel cenobio di S. Reparata, presso le mura della città. In seguito il vescovo Rumaldo, mentre si trovava ad Anagni papa Leone IX, li collocò nella cattedrale, e quando questa fu ricostruita dal vescovo Pietro, essi furono onorevolmente riposti nella cripta di S. Magno, presso le spoglie di s. Secondina sotto l'altare ad esse dedicato.
L'unico testo a noi noto degli Atti delle due sante è contenuto nel cod. Chigiano C. VIII. 235, scritto all'inizio del sec. XIV. Il Baronio, che inserì il nome delle due vergini nel Martirologio Romano, dice di aver avuto conoscenza dei loro Atti, ma di aver trovato il testo alquanto corrotto. I Bollandisti, che trascrissero quegli Atti dai mss. di Costantino Caetani (ora nella Biblioteca Alessandrina di Roma), li giudicarono talmente infidi da non meritare di essere pubblicati, e tennero in qualche conto soltanto alcune notizie relative alle traslazioni delle reliquie.
Se i caratteri interni della leggenda rivelano nell'anonimo agiografo lo studio di una composizione letteraria non preoccupata dell'accertamento, forse già allora non più possibile, di fatti della vita delle due sorelle, dobbiamo, però, riconoscere che egli ha cercato di fissare cronologicamente la seconda traslazione delle reliquie e la loro definitiva deposizione con il riferimento a personaggi a noi noti: il vescovo Rumaldo e il vescovo Pietro da Salerno (m. 1105).
Le due vergini sono ripetutamente rappresentate negli affreschi del sec. XIII, nella cripta della cattedrale: ai lati della Madonna nella conca absidale dietro l'altare ad esse dedicato; nuovamente nella parete sinistra accanto all'altare. Nella nicchia fatta dipingere da Giacomo de Guerra nel 1324 le due sante sorelle fiancheggiano il vescovo Pietro.
Parte considerevole delle reliquie di Aurelia e Neomisia si conserva in due urne, fatte eseguire nel 1903 dal vescovo Antonio Sardi, che si espongono sull'altare maggiore della cattedrale il 25 settembre, giorno in cui le sante sono festeggiate.


Autore:
Vincenzo Fenicchia


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-09-14

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