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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera N > San Nicomede di Roma Condividi su Facebook

San Nicomede di Roma Martire

Festa: 15 settembre

† Roma, I sec.

Appartiene al gruppo dei martiri romani dell'antichità cristiana la cui esistenza e il cui culto sono meglio attestati delle notizie relative alla loro vita. La sua memoria è legata alla via Nomentana, dove il suo corpo fu deposto in un antico cimitero cristiano. Il Martirologio Romano lo ricorda il 15 settembre come martire di Roma e precisa che il suo corpo, custodito nel cimitero lungo la via Nomentana, fu onorato da papa Bonifacio V con una basilica sepolcrale. Le circostanze del martirio sono invece trasmesse soprattutto da una passio dei santi Nereo e Achilleo, composta probabilmente nel V-VI secolo. Secondo questo racconto, Nicomede era un presbitero che aveva dato sepoltura cristiana alla martire Felicola. Arrestato e invitato a sacrificare agli dèi, avrebbe rifiutato e sarebbe stato ucciso mediante una violenta flagellazione. Il racconto aggiunge che il suo corpo fu gettato nel Tevere e successivamente recuperato da un cristiano chiamato Giusto, che lo seppellì sulla via Nomentana. Questi particolari non possono però essere utilizzati come dati biografici certi.

Etimologia: Dal greco, composto da nike, vittoria, e medomai, pensare, provvedere, progettare; il significato può essere reso come 'colui che medita o prepara la vittoria'.

Emblema: Palma del martirio; abito sacerdotale nelle raffigurazioni che seguono la tradizione secondo cui era presbitero; talvolta flagello o altri strumenti del martirio.

Martirologio Romano: A Roma, san Nicomede, martire, il cui corpo, sepolto nel cimitero sulla via Nomentana, fu onorato dal papa Bonifacio V con una basilica sepolcrale.


Della vita di Nicomede (Nicomedes, Nicomède, Nikomedes) non possediamo una biografia contemporanea. Non sono noti con sicurezza l'anno della nascita, la famiglia, l'ordinazione sacerdotale, il ministero esercitato a Roma e neppure la data precisa della morte. Le fonti più antiche consentono soprattutto di riconoscere in lui un martire della Chiesa romana, legato fin dall'antichità a una sepoltura sulla via Nomentana. La prudenza è quindi indispensabile quando si ricostruisce la sua vicenda.
Una tradizione successiva lo presenta come presbitero. La notizia compare nella passio dei santi Nereo e Achilleo, dove Nicomede viene inserito nella storia della martire Felicola. Secondo il racconto, egli avrebbe prestato assistenza alla giovane cristiana e, dopo la sua morte, avrebbe provveduto a darle una sepoltura cristiana. Proprio questo atto di pietà avrebbe attirato su di lui l'attenzione delle autorità.
Il racconto deve essere letto nel quadro della letteratura agiografica tardoantica. Quando fu composto, il ricordo concreto delle vicende originarie del martire poteva essersi già in parte perduto, mentre il suo culto presso la tomba era ancora vivo. La passio cercò quindi di offrire una spiegazione narrativa alla venerazione di un personaggio la cui memoria era ormai consolidata.

Il racconto del martirio
Secondo la tradizione, Nicomede fu scoperto mentre seppelliva il corpo di Felicola. Arrestato dal prefetto o conte Flacco, sarebbe stato sottoposto alla richiesta di sacrificare agli dèi. Di fronte al rifiuto di rinnegare la fede cristiana, avrebbe subito una lunga flagellazione con flagelli muniti di parti metalliche o piombate, morendo durante il supplizio. Il suo corpo sarebbe stato poi gettato nel Tevere per impedirne la sepoltura cristiana.
Un cristiano chiamato Giusto, secondo il medesimo racconto, avrebbe recuperato il cadavere dal fiume e lo avrebbe sepolto in un terreno lungo la via Nomentana. È questo il nucleo narrativo destinato a legare stabilmente la memoria di Nicomede alla zona nord-orientale di Roma.
Non è tuttavia possibile stabilire storicamente né il ruolo di Flacco, né la dinamica della morte, né l'intervento di Giusto. Anche la datazione al regno di Domiziano deve essere considerata tradizionale. Una diversa passio, risalente al VII secolo, colloca infatti il martirio sotto Massimiano e propone una cronologia completamente diversa. La presenza di tradizioni cronologicamente incompatibili mostra quanto sia fragile la ricostruzione biografica del santo.

Il sepolcro sulla via Nomentana
Il dato più solido della tradizione riguarda la sepoltura. Nicomede fu venerato in un cimitero posto sulla via Nomentana, nei pressi dell'antica Porta Nomentana, corrispondente all'area dell'odierna Porta Pia. Il Martirologio Romano conserva ancora questa memoria e collega il luogo di sepoltura alla basilica fatta costruire da papa Bonifacio V.
L'esatta posizione del cimitero rimane però incerta. Nel corso dei secoli furono individuati nella zona diversi ipogei e complessi sotterranei. Nel XIX secolo Giovanni Battista de Rossi identificò un ipogeo con il cimitero di San Nicomede, ma successive scoperte archeologiche portarono a rivedere quell'identificazione. Ancora oggi non esiste una certezza definitiva sull'ubicazione dell'antico cimitero comunitario attribuito al martire.
Questa vicenda costituisce un interessante esempio del rapporto tra memoria agiografica e archeologia cristiana: le fonti antiche conservano con chiarezza il ricordo della tomba, ma la ricerca archeologica non è riuscita a restituire con altrettanta sicurezza la struttura funeraria alla quale essa apparteneva.

Un culto antico
Sebbene Nicomede non compaia nei tre più antichi manoscritti del Martyrologium Hieronymianum, il suo nome fu inserito nelle redazioni successive. La sua memoria è inoltre presente in diversi martirologi storici e nei sacramentari. Il culto romano, pertanto, è anteriore di molti secoli alla redazione delle più tarde leggende biografiche.
Particolarmente significativo è il fatto che la sua tomba fosse conosciuta dai pellegrini già nel VII secolo. Tre itinerari altomedievali ricordano il sepolcro di Nicomede sulla via Nomentana, segno che il luogo conservava ancora una precisa funzione cultuale.
La memoria del martire entrò così nella topografia cristiana di Roma. Non fu soltanto un nome registrato nei calendari, ma un santo associato a un preciso luogo di culto, visitato dai fedeli e inserito nella rete delle tombe martiriali suburbane.

La basilica di Bonifacio V
Papa Bonifacio V, che governò la Chiesa romana dal 619 al 625, fece costruire una basilica sepolcrale presso la tomba di Nicomede. Il dato è conservato dal Martirologio Romano ed è confermato dalla tradizione relativa al complesso funerario sulla via Nomentana.
La costruzione della basilica mostra l'importanza attribuita al culto dei martiri nella Roma dell'alto Medioevo. Le tombe dei testimoni della fede costituivano punti di riferimento per la memoria cristiana della città e contribuivano a definire una geografia sacra costruita intorno ai luoghi della loro sepoltura.

Il restauro di Adriano I
Alla fine dell'VIII secolo la chiesa collegata al sepolcro di Nicomede fu restaurata da papa Adriano I. Le fonti antiche ricordano infatti una chiesa di San Nicomede situata fuori dalla Porta Nomentana. La notizia conferma la continuità del culto anche dopo il periodo della costruzione della basilica di Bonifacio V.
Il complesso, tuttavia, non sarebbe sopravvissuto integro ai cambiamenti della topografia romana e alle successive vicende delle reliquie.

La memoria delle reliquie
Durante il pontificato di Pasquale I, tra l'817 e l'824, numerosi corpi di martiri furono trasferiti dalle antiche aree cimiteriali suburbane alle chiese situate all'interno della città, in un più ampio programma di conservazione delle reliquie. Nicomede è tradizionalmente compreso tra i martiri trasferiti nella basilica di Santa Prassede. Un'iscrizione altomedievale relativa alla basilica registra infatti i nomi dei martiri le cui reliquie furono deposte nella chiesa.
L'attribuzione delle reliquie oggi conservate a Santa Prassede deve tuttavia essere espressa con cautela. La documentazione medievale è importante per la storia del culto, ma non permette di identificare con assoluta sicurezza ogni singolo resto osseo attribuito al martire. È quindi preferibile parlare di una tradizione relativa alle reliquie di Nicomede, evitando affermazioni categoriche sulla loro autenticità materiale.

Il titolo di San Nicomede
La memoria di Nicomede ebbe anche una dimensione ecclesiale all'interno della città. Un titulus Nicomedis è attestato nel V secolo. Al sinodo romano del 499 risultano infatti presenti presbiteri appartenenti al titolo di Nicomede. Una testimonianza epigrafica databile tra la fine del IV e la prima metà del V secolo ricorda inoltre il presbitero Vittore del titulus Nicomedis.
La chiesa urbana legata al titolo non deve essere confusa con la basilica sepolcrale sorta presso la tomba del martire sulla via Nomentana. La distinzione è importante perché dimostra come il nome di Nicomede fosse entrato nella memoria ecclesiale di Roma a più livelli: da una parte il luogo della sepoltura suburbana, dall'altra una comunità cristiana urbana posta sotto il suo patrocinio.

La data della memoria liturgica
Il 15 settembre è oggi il giorno nel quale il Martirologio Romano ricorda San Nicomede. La data è attestata dalla tradizione martirologica e dal sacramentario gregoriano. Altre fonti liturgiche antiche conservarono però anche una memoria al 1° giugno, probabilmente collegata alla dedicazione della chiesa o alla tradizione locale. Nel corso della revisione del Martirologio Romano operata in età moderna prevalse il 15 settembre come giorno della memoria del martire.
Il calendario liturgico contemporaneo conserva quindi il 15 settembre come memoria di Nicomede, mentre la ricorrenza del 1° giugno appartiene alla storia più complessa delle sue celebrazioni antiche.

Nicomede e Felicola
Il rapporto con Felicola è uno degli elementi più caratteristici della tradizione agiografica, ma non appartiene al nucleo delle informazioni storicamente verificabili. La passio dei santi Nereo e Achilleo presenta Nicomede come colui che avrebbe dato sepoltura alla giovane martire, trasformando un atto di carità cristiana nell'occasione immediata del suo arresto. Il racconto riflette un tema frequente nell'agiografia delle persecuzioni: la cura dei corpi dei martiri come espressione di fedeltà alla comunità cristiana.

Il rapporto con Petronilla
Tradizioni agiografiche successive collegano Nicomede anche a santa Petronilla e alla sua compagna Felicola. Alcune narrazioni gli attribuiscono un ruolo nella protezione delle due vergini e inseriscono il martire in una complessa rete di personaggi della prima comunità cristiana romana. Questi collegamenti appartengono però alla costruzione leggendaria della sua biografia e non possono essere utilizzati per ricostruire con sicurezza la storia della Chiesa romana del I secolo.

La catacomba di San Nicomede
Il nome di Nicomede è stato tradizionalmente attribuito a una catacomba situata nei pressi della via Nomentana. L'archeologia moderna ha però mostrato quanto sia problematica l'identificazione dei complessi sotterranei scoperti nella zona. La cosiddetta catacomba di San Nicomede non può essere oggi localizzata con certezza sulla base delle strutture conservate.
La questione è particolarmente interessante perché dimostra che un'antica tradizione topografica può essere storicamente attendibile nella localizzazione generale, senza che sia possibile riconoscere con certezza il monumento archeologico specifico.

Iconografia
Nelle raffigurazioni tradizionali Nicomede appare generalmente come un antico presbitero o come un martire romano, spesso con la palma del martirio. Quando viene rappresentato secondo il racconto della passio, possono comparire riferimenti agli strumenti della flagellazione.
L'iconografia sacerdotale dipende dalla tradizione che lo considera presbitero e non da una documentazione contemporanea alla sua vita. La palma, invece, esprime il più generale significato cristiano della vittoria ottenuta attraverso il martirio.

Curiosità
- Il nome di Nicomede compare in tradizioni agiografiche diverse che propongono cronologie incompatibili: una lo colloca alla fine del I secolo, nel contesto del regno di Domiziano, mentre un'altra lo porta all'inizio del IV secolo, sotto Massimiano. La divergenza è un chiaro indizio della natura tarda delle narrazioni sulla sua morte.
- Il titulus Nicomedis è attestato a Roma già nel V secolo, a testimonianza dell'antichità della memoria ecclesiale del martire.
- La tomba di Nicomede era ancora meta di pellegrinaggio nel VII secolo, quando gli itinerari dei pellegrini indicavano il suo sepolcro sulla via Nomentana.
- L'esatta ubicazione dell'antico cimitero di Nicomede resta ancora discussa dagli archeologi, nonostante le numerose scoperte effettuate nella zona a partire dall'età moderna.

Cronologia
- IV-V secolo: si consolida a Roma la memoria liturgica e cultuale di Nicomede; è attestato il titulus Nicomedis.
- V-VI secolo: viene composta la passio dei santi Nereo e Achilleo, nella quale Nicomede è presentato come presbitero e martire.
- 499: al sinodo romano sono ricordati presbiteri appartenenti al titulus Nicomedis.
- VII secolo: gli itinerari dei pellegrini indicano la tomba di Nicomede sulla via Nomentana.
- 619-625: papa Bonifacio V fa costruire una basilica sepolcrale presso il sepolcro del martire.
- Fine VIII secolo: papa Adriano I restaura la chiesa di San Nicomede presso la via Nomentana.
- 817-824: sotto papa Pasquale I si colloca tradizionalmente la traslazione delle reliquie dei martiri romani, tra cui quelle attribuite a Nicomede, all'interno della città.
- 15 settembre: memoria liturgica di San Nicomede nel Martirologio Romano.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Di lui si parla nella leggendaria ‘passio’ dei santi Nereo ed Achilleo composta nel V-VI secolo il cui autore, afferma che Nicomede era un sacerdote (presbitero).
Fu scoperto mentre seppelliva il corpo della martire Felicola e arrestato da un certo Flacco, giacché non volle sacrificare agli dei, fu sottoposto ad una crudele flagellazione, durante la quale morì; il suo corpo fu gettato nel Tevere; un suo chierico di nome Giusto lo recuperò e lo seppellì in un orticello lungo la via Nomentana.
L’autore della ‘passio’ non accenna al giorno della morte ma dal contesto si può desumere che fu al tempo dell’imperatore Domiziano (51-96), studi e recensioni successive ipotizzano il 15 settembre; mentre altra ‘passio’ del secolo VII pone la sua morte al 1° giugno sotto Massimiano (240-310).
Comunque sia, l’esistenza e il culto di questo martire Nicomede sono attestati da documenti degni di fede, mentre le notizie biografiche sono incerte; del resto egli è citato in almeno otto 'Martirologi' storici, in quello ‘Romano’ è rimasta la sua festa al 15 settembre.
Già nel secolo VII, si sa che i pellegrini veneravano, sulla via Nomentana, il sepolcro del martire, sul quale il papa Bonifacio V (619-625) aveva fatta erigere una basilica, restaurata poi da Adriano I (†795).


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-09-04

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