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† Egitto, dopo il 335
Fu un vescovo egiziano della prima metà del IV secolo, ricordato soprattutto come uno dei confessori della fede sopravvissuti alle persecuzioni contro i cristiani. Originario dell'Alto Egitto, subì durante la persecuzione dell'imperatore Galerio Massimino gravi mutilazioni: gli fu strappato l'occhio destro e gli furono recisi i tendini della gamba o del piede sinistro. Condannato ai lavori nelle miniere, sopportò la pena senza rinnegare la fede cristiana. Tornata la pace religiosa, divenne vescovo di una città dell'Alta Tebaide e partecipò nel 325 al concilio di Nicea, dove la sua condizione di confessore gli procurò grande considerazione. Le fonti antiche lo ricordano inoltre tra i sostenitori della fede nicena e accanto ad Atanasio di Alessandria durante le successive controversie con gli ariani. Nel 335 sarebbe stato presente anche al concilio di Tiro. La tradizione ecclesiastica gli attribuisce inoltre un intervento decisivo sulla disciplina matrimoniale del clero durante il concilio di Nicea, ma questo episodio, raccontato da storici ecclesiastici posteriori, non può essere considerato storicamente sicuro. Di Pafnuzio non possediamo notizie certe sugli ultimi anni né conosciamo la data della morte.
Etimologia: Deriva dall'egiziano antico, attraverso la forma copta e greca, ed è generalmente interpretato come 'uomo di Dio' o 'colui che appartiene a Dio'.
Emblema: Vescovo con il volto segnato dalle mutilazioni subite durante la persecuzione, in particolare con l'occhio destro perduto.
Martirologio Romano: Commemorazione di san Pafnuzio, vescovo in Egitto: fu uno di quei confessori della fede, condannati alle miniere sotto l’imperatore Galerio Massimino, dopo che fu loro cavato l’occhio destro e tagliato il tendine del piede sinistro; prese in seguito parte al Concilio di Nicea, dove lottò strenuamente per la fede cattolica contro gli ariani.
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Le notizie sulla prima parte della vita di Pafnuzio sono estremamente scarse. Le fonti non permettono di stabilire con sicurezza né il luogo preciso della nascita né l'anno in cui nacque. È generalmente collocato tra la fine del III e l'inizio del IV secolo e viene indicato come egiziano e vescovo di una città dell'Alta Tebaide. Anche la sua formazione precedente alla persecuzione rimane in gran parte sconosciuta. Una tradizione agiografica lo presenta in rapporto con la vita monastica egiziana e con sant'Antonio abate, ma gli Acta Sanctorum osservano che la successione cronologica degli avvenimenti rende problematica questa ricostruzione. È quindi più prudente affermare che Pafnuzio fu certamente legato all'ambiente ascetico egiziano, senza attribuirgli con sicurezza una specifica dipendenza personale da Antonio. La scarsità delle notizie sulla sua giovinezza costituisce uno dei principali limiti della documentazione disponibile.
La persecuzione e la mutilazione Il momento meglio documentato della sua vita è quello della persecuzione. Pafnuzio apparteneva al gruppo dei cristiani che, durante la persecuzione di Massimino Daia, subirono torture particolarmente crudeli. La testimonianza di Eusebio di Cesarea descrive le violenze inflitte a numerosi confessori cristiani concentrati nella regione della Tebaide e successivamente condotti davanti alle autorità romane. Ai condannati venivano mutilati gli arti e venivano cavati gli occhi. Nel caso di Pafnuzio, la tradizione antica ricorda la perdita dell'occhio destro e la grave mutilazione della parte inferiore della gamba sinistra. Dopo le torture egli fu condannato ai lavori forzati nelle miniere. Gli Acta Sanctorum, confrontando le testimonianze antiche, ritengono plausibile collocare le sue sofferenze intorno al 308, pur precisando che non è possibile stabilire l'anno con certezza. Eusebio testimonia infatti che proprio durante la fase più dura della persecuzione numerosi confessori della Tebaide furono mutilati e inviati alle miniere. La mutilazione dell'occhio divenne successivamente uno dei segni più caratteristici della memoria di Pafnuzio. Non si trattava soltanto di una sofferenza personale: nel cristianesimo antico il confessore era colui che aveva testimoniato pubblicamente la fede davanti ai persecutori, anche quando tale testimonianza comportava torture, mutilazioni, carcere o lavori forzati.
Il ritorno alla libertà e l'episcopato Con la fine delle persecuzioni, Pafnuzio poté tornare alla vita ecclesiale. Divenne vescovo di una città dell'Alta Tebaide, ma le fonti non consentono di identificarne con sicurezza la sede. La sua fama era ormai legata alla testimonianza offerta durante la persecuzione. Quando la Chiesa egiziana dovette affrontare la crisi provocata dall'arianesimo, la sua autorità personale risultò particolarmente significativa. Il suo episcopato si colloca infatti in uno dei periodi più travagliati della storia del cristianesimo antico: la generazione che aveva conosciuto le persecuzioni dovette affrontare quasi immediatamente una profonda controversia sulla persona di Cristo e sulla formulazione della fede della Chiesa.
A Nicea nel 325 Pafnuzio fu presente al primo concilio ecumenico, celebrato a Nicea nel 325. Socrate Scolastico, nella sua Storia ecclesiastica, lo presenta tra i vescovi che godevano di particolare fama. Il suo corpo mutilato costituiva una testimonianza vivente delle persecuzioni appena terminate. Secondo Socrate, l'imperatore Costantino mostrava nei suoi confronti una particolare venerazione e gli rendeva omaggio baciando il luogo dove gli era stato strappato l'occhio. Il dato storico più sicuro è dunque la presenza di Pafnuzio a Nicea e la sua considerazione come confessore. Più problematica è invece la ricostruzione di alcuni episodi specifici attribuiti al suo intervento nel concilio.
La tradizione sul matrimonio dei sacerdoti Uno degli episodi più celebri legati al nome di Pafnuzio riguarda la disciplina matrimoniale del clero. Secondo Socrate Scolastico e, successivamente, Sozomeno, durante il concilio di Nicea alcuni vescovi avrebbero proposto di imporre ai vescovi, presbiteri e diaconi già sposati la completa continenza coniugale. Pafnuzio, pur essendo egli stesso celibe e uomo di rigorosa ascesi, avrebbe esortato l'assemblea a non imporre una disciplina eccessivamente gravosa. Il concilio, secondo questo racconto, avrebbe rinunciato a promulgare una simile disposizione. Per molto tempo questo episodio è stato considerato una delle testimonianze più importanti sulla disciplina del clero nella Chiesa antica. Tuttavia, dal punto di vista storico, occorre essere molto più cauti. La storia compare in autori ecclesiastici del V secolo, quindi circa un secolo dopo il concilio, e non è attestata nei documenti conciliari conservati. Inoltre il canone 3 di Nicea non stabilisce una norma generale sulla continenza dei sacerdoti sposati, ma riguarda la presenza presso i chierici di donne non appartenenti a determinate categorie familiari. Uno studio storico pubblicato dalla Santa Sede osserva espressamente che il racconto di Pafnuzio è stato sottoposto a critica e che la sua storicità non può essere considerata fondata su basi sufficientemente solide. Per una ricostruzione rigorosa, pertanto, l'episodio deve essere presentato come una tradizione tramandata dagli storici ecclesiastici, non come una decisione documentata del concilio di Nicea.
La difesa della fede nicena Al di là della controversa questione disciplinare, la presenza di Pafnuzio nella storia della Chiesa del IV secolo è significativa soprattutto per la sua adesione alla fede nicena. Dopo Nicea, la controversia ariana non terminò. Gli anni successivi furono caratterizzati da continui mutamenti politici, riabilitazioni, condanne ed esili di vescovi. In questo complesso scenario Pafnuzio si schierò dalla parte di Atanasio di Alessandria, uno dei principali difensori del concilio di Nicea. La sua posizione era particolarmente autorevole proprio perché proveniva da un uomo che aveva già sofferto fisicamente per la fede. Il confessore mutilato diventava così anche un testimone della continuità tra la Chiesa perseguitata e quella chiamata a difendere la propria fede nei conflitti teologici successivi.
Il concilio di Tiro del 335 Pafnuzio compare nuovamente nella vicenda di Atanasio in occasione del concilio di Tiro del 335. Secondo le fonti storiche, egli accompagnò Atanasio insieme ad altri vescovi egiziani. L'assemblea era stata convocata per esaminare le accuse rivolte contro il vescovo di Alessandria e si svolse in un clima fortemente segnato dalle divisioni tra sostenitori di Atanasio e suoi oppositori. Rufino di Aquileia, seguito da Sozomeno, tramanda un episodio particolarmente significativo. Pafnuzio avrebbe visto tra i partecipanti Massimo, vescovo di Gerusalemme, anch'egli confessore della fede e segnato dalle persecuzioni. Preoccupato di vederlo tra i vescovi che stavano partecipando all'assemblea ostile ad Atanasio, lo avrebbe preso per mano e condotto fuori, ricordandogli che coloro che avevano sofferto per la stessa fede non avrebbero dovuto schierarsi con i suoi avversari. Anche questo episodio appartiene alla tradizione degli storici ecclesiastici e deve essere distinto dai dati direttamente documentati sugli atti del concilio.
Gli ultimi anni Dopo il concilio di Tiro le notizie su Pafnuzio diventano nuovamente molto scarse. Non possediamo una biografia antica completa che permetta di ricostruire gli ultimi anni del suo episcopato. Non conosciamo con sicurezza l'anno della morte né il luogo preciso della sepoltura. La tradizione lo colloca comunque tra i grandi confessori egiziani della generazione che attraversò il passaggio dalla persecuzione alla libertà della Chiesa. La sua morte dovette avvenire dopo il 335, poiché la sua presenza al concilio di Tiro costituisce l'ultima testimonianza storica relativamente precisa sulla sua attività.
Culto e memoria liturgica Il nome di Pafnuzio è presente nel Martyrologium Romanum alla data dell'11 settembre. Il Martirologio lo ricorda come vescovo in Egitto, confessore della fede durante la persecuzione e successivamente difensore della fede cattolica contro gli ariani. La memoria dell'11 settembre appartiene dunque alla tradizione liturgica della Chiesa cattolica. Anche le Chiese orientali conservano il ricordo di Pafnuzio, generalmente identificato come vescovo della Tebaide e confessore. Gli Acta Sanctorum dedicano alla sua memoria un ampio commento storico-critico, nel quale vengono esaminate anche le difficoltà relative alla cronologia, all'identificazione della sede episcopale e alla tradizione sul suo rapporto con la vita monastica.
Pafnuzio e il significato della figura del confessore La vicenda di Pafnuzio è particolarmente rappresentativa della generazione cristiana che visse il passaggio dalla persecuzione alla nuova condizione della Chiesa nell'Impero romano. Il suo corpo mutilato ricordava concretamente le violenze appena subite dai cristiani. Allo stesso tempo, la sua partecipazione alla vita ecclesiale successiva mostra come i confessori non fossero soltanto superstiti delle persecuzioni, ma divenissero figure autorevoli nella ricostruzione della Chiesa. A Nicea la sua autorità derivava quindi anche dalla memoria della persecuzione. Nelle controversie successive, la sua adesione alla posizione nicena contribuì a trasformare quella memoria in una testimonianza ecclesiale. La sua importanza storica non consiste perciò soltanto negli episodi tradizionalmente associati al suo nome, alcuni dei quali rimangono discussi, ma nella figura complessiva di un vescovo egiziano che portò nella Chiesa post-costantiniana l'esperienza concreta della persecuzione.
Etimologia del nome Il nome Pafnuzio, nella forma greca Paphnoutios, deriva da un nome di origine egiziana passato attraverso la lingua copta. Viene generalmente interpretato nel senso di 'uomo di Dio' oppure 'colui che appartiene a Dio'. Il nome era relativamente diffuso nell'Egitto cristiano dell'antichità e fu portato da diversi vescovi, monaci e asceti. Proprio questa diffusione rende necessaria cautela nell'identificare le diverse persone chiamate Pafnuzio presenti nelle fonti antiche.
Curiosità documentate - Una caratteristica singolare della memoria di Pafnuzio è la grande importanza attribuita alle mutilazioni subite durante la persecuzione. Il suo occhio destro perduto e la grave lesione alla gamba sinistra divennero quasi un elemento identificativo della sua figura nelle fonti successive. - È inoltre significativo che Pafnuzio sia ricordato contemporaneamente come confessore della persecuzione e come protagonista delle controversie dottrinali del IV secolo. La sua biografia attraversa quindi due momenti decisivi della storia cristiana: la fine delle persecuzioni imperiali e la crisi ariana. - Va infine ricordato che il nome Pafnuzio compare nelle fonti antiche riferito a più persone. Non tutte le notizie attribuite genericamente a un Pafnuzio possono essere trasferite al vescovo confessore commemorato l'11 settembre. Gli stessi studi agiografici insistono sulla necessità di distinguere le diverse figure omonime.
Fonti e tradizione storica Le principali testimonianze antiche relative a Pafnuzio provengono dagli storici ecclesiastici del IV e V secolo, in particolare Eusebio di Cesarea, Socrate Scolastico, Sozomeno, Rufino e Teodoreto. A queste si aggiungono la tradizione liturgica e il successivo lavoro critico degli studiosi. Eusebio costituisce un riferimento particolarmente importante per il quadro della persecuzione in Egitto e per le mutilazioni inflitte ai confessori. Socrate è invece fondamentale per la memoria di Pafnuzio a Nicea e per il racconto dell'episodio relativo alla disciplina matrimoniale del clero. Rufino e Sozomeno tramandano ulteriori episodi legati alla controversia ariana e al concilio di Tiro. La critica moderna invita tuttavia a distinguere attentamente i dati che possono essere considerati storicamente solidi dalle narrazioni sviluppatesi nella tradizione ecclesiastica successiva.
Autore: Giampietro Cattini
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