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San Pardulfo (Pardolfo) Abate di Gueret

Festa: 6 ottobre

Sardent, Creuse, Nouvelle-Aquitaine, Francia, circa 657-658 - Guéret, Creuse, Nouvelle-Aquitaine, Francia, 737

Fu un abate vissuto nell'Aquitania dell'VIII secolo e legato al monastero di Waractus, presso l'odierna Guéret, nel territorio dell'antica diocesi di Limoges. La sua figura è conosciuta soprattutto attraverso la Vita Pardulfi abbatis Waractensis, composta da un anonimo monaco probabilmente pochi anni dopo la sua morte e considerata una delle più antiche fonti agiografiche relative all'Aquitania altomedievale. Nato in una famiglia di agricoltori nel territorio di Limoges, Pardulfo divenne dapprima uomo di vita ascetica e successivamente abate della comunità fondata dal notabile Lantario. La Vita gli attribuisce numerose guarigioni e altri miracoli, oltre a un episodio relativo al passaggio dei musulmani attraverso l'Aquitania dopo la battaglia di Poitiers. La tradizione colloca la sua morte nel 737, quando aveva quasi ottant'anni, e la sua memoria liturgica al 6 ottobre. Il suo culto, attestato nel Limosino e nelle regioni vicine, si sviluppò soprattutto attorno alla memoria dell'abbazia di Guéret e alle reliquie successivamente distribuite in diversi centri della regione.

Etimologia: Dal nome germanico Pardwulf, interpretato come composto da un elemento riferibile alla 'hache', cioè 'ascia', e wulf, 'lupo'.

Martirologio Romano: A Guéret nel territorio di Limoges in Aquitania, ora in francia, san Pardolfo, abate, che, noto per la sua santità di vita, si dice abbia messo in fuga dal suo chiostro i Saraceni sconfitti dal re Carlo Martello.


La principale fonte antica, la Vita Pardulfi, presenta Pardulfo (Pardulf, Pardulphus, Pardoux, Pardou, Pardolfo) come originario del territorio di Limoges e precisamente di un villaggio denominato Seredinnus. Una delle recensioni medievali identifica esplicitamente questo luogo con Sardent, località situata non lontano da Waractus, l'insediamento che sarebbe divenuto Guéret. Il santo nacque da genitori appartenenti a una famiglia di agricoltori. La fonte non fornisce nomi dei genitori né una genealogia più precisa.
La stessa Vita racconta che durante la giovinezza Pardulfo fu coinvolto nel crollo di un albero che, dopo essere stato utilizzato per alimentare un fuoco, cadde improvvisamente durante un temporale. Un ramo lo colpì alla testa provocandogli una grave ferita e una temporanea perdita della vista. Il racconto interpreta immediatamente l'episodio in chiave spirituale, contrapponendo la cecità del corpo alla luce interiore della fede. La natura agiografica del racconto impone di distinguere il nucleo biografico dell'esperienza da quella interpretazione teologica.
Fin dalla giovinezza la Vita gli attribuisce una particolare fama di santità e capacità taumaturgiche. Secondo il testo, persone affette da varie malattie si rivolgevano a lui e ricevevano guarigioni mediante la preghiera, l'imposizione delle mani, l'olio benedetto o l'acqua. Questi episodi appartengono alla rappresentazione agiografica della sua santità e non costituiscono, in assenza di documentazione indipendente, prove storiche delle singole guarigioni.

Il monastero di Waractus
La fondazione della comunità monastica presso Waractus è attribuita dalla Vita a Lantario, esponente dell'aristocrazia locale e titolare di un incarico nel territorio di Limoges. Lantario avrebbe deciso di costruire un monastero dedicato a san Pietro e di dotarlo di risorse per il mantenimento dei monaci e dei poveri. Cercò quindi religiosi provenienti da diverse regioni e venne a conoscenza della fama di Pardulfo.
Secondo il racconto agiografico, Lantario raggiunse personalmente Pardulfo e gli chiese di entrare nella nuova comunità. Pardulfo avrebbe inizialmente rifiutato, dichiarando di voler rimanere nel luogo della sua vita ascetica, ma Lantario lo condusse infine al monastero e gli affidò il governo della comunità. La Vita lo presenta dunque come il primo abate di Waractus. Il monastero sorgeva presso una sorgente del corso d'acqua denominato Vartampa e il suo sito è identificato con l'area dell'odierna Guéret.

L'ascesi monastica
La Vita Pardulfi dedica particolare attenzione all'austerità della vita dell'abate. Il testo gli attribuisce un regime ascetico estremamente severo: non usciva dalla propria cella, evitava di riscaldarsi direttamente al fuoco, non consumava carne né volatili, utilizzava raramente pietre riscaldate per il calore quando la salute cominciò a indebolirsi e mangiava una sola volta alla settimana. Durante la Quaresima praticava inoltre la disciplina corporale. La fonte descrive anche lunghe ore di preghiera, silenzio, meditazione e assistenza ai poveri e agli ammalati.
La descrizione riflette un modello ascetico proprio della letteratura monastica altomedievale. La presenza di pratiche di digiuno, veglia e mortificazione è storicamente attestata nel testo, mentre non è possibile stabilire in quale misura la descrizione corrisponda alla pratica quotidiana effettiva di Pardulfo.
Un episodio particolarmente significativo è la visione dell'arcangelo Michele. Secondo la Vita, Pardulfo avrebbe visto in sogno l'arcangelo che gli indicava una scala e una corona preparata per lui. Dopo la visione, il santo avrebbe distribuito agli ammalati la terra sulla quale aveva visto poggiare i piedi dell'angelo. Anche questo episodio appartiene esplicitamente alla narrazione agiografica.

Miracoli e assistenza ai malati
La Vita conserva numerosi racconti di guarigioni attribuite all'intercessione di Pardulfo. Tra i più dettagliati vi è quello di un uomo che aveva sottratto a un contadino dei funghi destinati al santo. Dopo averli mangiati, l'uomo rimase gravemente impedito nella deglutizione; Pardulfo pregò per lui e gli somministrò olio benedetto e acqua, dopo di che, secondo il racconto, il corpo estraneo fu espulso e l'uomo guarì.
Un altro episodio riguarda Marcello, un uomo affetto fin dalla nascita da una grave menomazione degli arti inferiori. La Vita racconta che Pardulfo lo indirizzò a un luogo di preghiera e gli prescrisse una veglia; durante la notte l'uomo avrebbe recuperato l'uso delle gambe. Altri racconti riguardano persone colpite da malattie degli occhi, disturbi della parola, paralisi e presunta possessione demoniaca.
Questi racconti sono importanti soprattutto per la storia della memoria agiografica del santo. La Vita fu composta in epoca relativamente vicina alla sua esistenza e conserva numerosi nomi di persone e luoghi, ma i miracoli narrati non possono essere verificati individualmente come eventi soprannaturali attraverso fonti indipendenti.

Pardulfo e il passaggio degli Ismaeliti
Uno degli episodi più noti della Vita riguarda l'arrivo presso il monastero di un gruppo di Ismaeliti, termine con cui la fonte indica i musulmani che, dopo una sconfitta inflitta dalle forze di Carlo Martello, si stavano ritirando attraverso l'Aquitania. Il testo colloca l'episodio dopo l'ingresso degli Ismaeliti a Poitiers e la loro sconfitta da parte dell'esercito franco.
Secondo il racconto, i monaci di Waractus fuggirono per timore dell'arrivo degli invasori, mentre Pardulfo rimase nel monastero. Egli avrebbe persino ordinato di preparare cibo e bevande nel caso gli uomini armati fossero giunti alla porta. Quando gli invasori si avvicinarono, Pardulfo pregò perché il monastero fosse risparmiato. La Vita narra che gli Ismaeliti rimasero improvvisamente disorientati e incapaci di penetrare nel monastero, quindi proseguirono il viaggio.
L'episodio costituisce una testimonianza particolarmente importante non tanto per dimostrare il carattere miracoloso dell'evento, quanto per la storia dell'Aquitania dell'VIII secolo. La Vita Pardulfi, infatti, è una fonte locale molto precoce che offre una prospettiva aquitana sulle incursioni musulmane e sulla situazione seguita alla battaglia di Poitiers. Studi storici moderni la utilizzano proprio come testimonianza del modo in cui quegli avvenimenti furono percepiti in un ambiente monastico dell'Aquitania.

Gli ultimi anni e la morte
La Vita afferma che Pardulfo raggiunse quasi gli ottant'anni. Nell'ultima fase della vita soffrì per alcuni giorni di un disturbo fisico e rimase a letto per circa una settimana. Il racconto collega la sua morte a una domenica e riferisce che, poco prima di morire, egli avrebbe udito una tromba alla porta del monastero, interpretandola come il segnale dell'arrivo del coro degli angeli.
L'analisi cronologica tradizionale identifica questa domenica con il 6 ottobre 737. La data è compatibile con l'indicazione della Vita secondo cui Pardulfo aveva quasi ottant'anni e con la situazione politica dell'Aquitania descritta nel racconto. L'anno 737 è inoltre quello tradizionalmente recepito nelle fonti agiografiche successive e nella memoria liturgica.
La Vita colloca la sepoltura nella chiesa di Sant'Albino del monastero di Guéret. Il culto della tomba contribuì successivamente alla diffusione della memoria di Pardulfo e alla nascita di una tradizione relativa alle sue reliquie.

La Vita Pardulfi
La fonte fondamentale per la conoscenza di Pardulfo è la Vita Pardulfi abbatis Waractensis. L'Istituto di ricerca e storia dei testi di Parigi registra il testo come BHL 6458 e ne documenta diversi manoscritti medievali, fra i quali il codice Paris, BnF, lat. 5240, ai fogli 140r-146v, databile al IX-X secolo.
L'edizione critica moderna della Vita fu pubblicata da Wilhelm Levison nel volume VII degli Scriptores rerum Merovingicarum dei Monumenta Germaniae Historica, Hannover 1920, alle pp. 19-40. La Vita è generalmente datata alla metà dell'VIII secolo e la sua relativa prossimità cronologica agli eventi ne fa una fonte di particolare interesse per la storia dell'Aquitania.
La tradizione manoscritta non è completamente uniforme. L'edizione antica dei Maurini registra diverse recensioni e testimonianze manoscritte, rilevando che il numero limitato dei manoscritti antichi rende talvolta incerta la scelta delle lezioni.

Il culto e le reliquie
Il culto di Pardulfo rimase particolarmente legato al Limosino e alle regioni circostanti. La memoria liturgica del 6 ottobre è attestata in fonti medievali e il santo compare nel Martyrologium Romanum contemporaneo alla memoria del 6 ottobre come abate di Guéret.
La tradizione delle reliquie è complessa. La documentazione medievale e postmedievale conserva il ricordo di trasferimenti da Guéret verso altri centri. Una tradizione riportata dai Bollandisti collega una traslazione ad Arnac, dove le reliquie furono successivamente custodite nella chiesa dedicata alla Santissima Trinità e a san Pardulfo.
La stessa documentazione testimonia però l'esistenza di tradizioni concorrenti sulle reliquie. Già le fonti medievali ricordavano la pretesa di Guéret di possedere il corpo del santo, mentre Arnac rivendicava a sua volta il possesso delle reliquie. La pluralità delle attestazioni rende prudente identificare come integralmente conservato in un solo luogo il corpo di Pardulfo.

Il significato storico della Vita
La Vita Pardulfi non è soltanto una fonte agiografica. Il testo offre informazioni sulla società aquitana, sui rapporti tra aristocrazia e monasteri, sulle pratiche ascetiche e sulla percezione degli avvenimenti militari dell'VIII secolo. Paul Fouracre ha sottolineato il particolare valore della Vita come testimonianza della vita in Aquitania nella prima metà dell'VIII secolo.
L'episodio relativo agli Ismaeliti assume quindi un rilievo storico autonomo: la Vita conserva una prospettiva locale sugli eventi successivi alla battaglia di Poitiers, diversa dalle narrazioni franche più direttamente legate alla politica di Carlo Martello.

Curiosità
- Il nome Pardulfo compare in numerose forme medievali e moderne, tra cui Pardulfus, Pardulf, Pardoux e Pardou. La forma italiana Pardolfo è una resa tradizionale del nome latino.
- Il toponimo Sardent è particolarmente significativo perché la Vita Pardulfi indica proprio un villaggio chiamato Seredinnus come luogo d'origine del santo; una recensione medievale identifica esplicitamente il luogo con Sardent.
- La Vita racconta che un pezzo di legno risultato miracolosamente più lungo del previsto venne conservato nella basilica di Sant'Albino come testimonianza dell'episodio e successivamente associato a guarigioni.
- La memoria di Pardulfo si è riflessa nella toponomastica francese: numerose località portano il nome Saint-Pardoux o forme derivate. La diffusione è particolarmente significativa nel Limosino e nelle regioni limitrofe.

Cronologia
- 657-658 circa - Nascita di Pardulfo nel territorio di Limoges, nel villaggio di Seredinnus, identificato dalla tradizione medievale con Sardent.
- VIII secolo, prima metà - Pardulfo conduce una vita ascetica e acquista fama di uomo di santità e taumaturgo secondo la Vita Pardulfi.
- Prima metà dell'VIII secolo - Lantario fonda il monastero di Waractus, presso l'odierna Guéret, e affida a Pardulfo il governo della comunità.
- 732 - La Vita collega Pardulfo al passaggio degli Ismaeliti attraverso l'Aquitania dopo la sconfitta inflitta da Carlo Martello presso Poitiers.
- 737 - Morte di Pardulfo a Guéret, secondo la cronologia tradizionale derivata dalla Vita. La sua età è indicata dalla fonte in quasi ottant'anni.
- 737 - Sepoltura nella chiesa di Sant'Albino presso il monastero di Guéret.
- metà VIII secolo circa - Composizione della Vita Pardulfi abbatis Waractensis da parte di un anonimo monaco legato al monastero.
- Medioevo - Sviluppo del culto di Pardulfo nel Limosino e nelle regioni circostanti, con attestazioni di chiese, altari e tradizioni relative alle reliquie.
- Medioevo centrale - Tradizione della traslazione di reliquie da Guéret verso Arnac, successivamente sviluppata nelle cronache locali.

Valutazione storico-critica
- Pardulfo di Guéret è storicamente distinguibile da altri omonimi. La stessa tradizione erudita medievale e moderna segnala tuttavia l'esistenza di un diverso Pardulfo venerato nel territorio di Tolosa e associato a Pompeiaco, celebrato anch'egli il 6 ottobre. La distinzione tra i due personaggi è quindi necessaria.
- La fonte principale è la Vita Pardulfi abbatis Waractensis, testo agiografico composto probabilmente pochi anni dopo la morte del santo. La sua relativa vicinanza cronologica rende la fonte particolarmente importante, ma la presenza di numerosi miracoli, visioni e interpretazioni teologiche impedisce di assumere tutti gli episodi narrati come fatti storici verificabili.
- L'origine a Sardent, l'appartenenza al territorio di Limoges e il ruolo di abate di Waractus costituiscono i nuclei fondamentali della tradizione biografica. La data di nascita non è esplicitamente fornita dalla Vita e deriva dal calcolo approssimativo basato sull'età quasi ottuagenaria attribuita al santo al momento della morte.
- Il 737 come anno della morte è sostenuto dalla cronologia interna della Vita e dalla tradizione erudita successiva. Il giorno del 6 ottobre è strettamente legato alla sua memoria liturgica.
- L'attribuzione di Pardulfo all'Ordine benedettino è largamente diffusa nella bibliografia divulgativa moderna, ma la Vita antica non fornisce una qualificazione istituzionale equivalente a quella degli ordini religiosi di epoca successiva. È quindi più sicuro definirlo monaco e abate del monastero di Waractus.
- Il racconto del passaggio degli Ismaeliti dopo la battaglia di Poitiers è una delle testimonianze storicamente più interessanti della Vita. L'evento militare appartiene al quadro storico dell'invasione musulmana dell'Aquitania, mentre l'intervento miracoloso di Pardulfo e la fuga degli invasori appartengono alla costruzione agiografica del racconto.
- I numerosi miracoli attribuiti a Pardulfo, comprese le guarigioni di paralitici, ciechi, malati e persone considerate possedute, sono attestati dalla Vita come racconti agiografici. Non risultano documentazioni indipendenti contemporanee che consentano di verificarli come eventi soprannaturali.
- La storia delle reliquie presenta tradizioni concorrenti tra Guéret e altri centri, in particolare Arnac. Le fonti medievali attestano il culto delle reliquie, ma non consentono di ricostruire con certezza assoluta l'attuale distribuzione materiale di tutte le reliquie attribuite al santo.
- Il culto di Pardulfo è antico e radicato soprattutto nel Limosino. La sua memoria liturgica del 6 ottobre è conservata nel Martyrologium Romanum, dove il santo è ricordato come abate di Guéret.

Fonti e bibliografia essenziale
- Vita Pardulfi abbatis Waractensis, BHL 6458, testo agiografico anonimo dell'VIII secolo, conservato in più manoscritti medievali; la tradizione manoscritta è documentata dall'Institut de recherche et d'histoire des textes.
- Wilhelm Levison, Vita Pardulfi abbatis Waractensis, in Bruno Krusch e Wilhelm Levison, Scriptores rerum Merovingicarum, VII, Hannover 1920, pp. 19-40.
- Luc d'Achery, Acta Sanctorum Ordinis S. Benedicti, Vita sancti Pardulfi abbatis Waractensis in Lemovicibus, tomo III, XVII secolo, con osservazioni sulla tradizione manoscritta, sulla cronologia, sul culto e sulle traslazioni delle reliquie.
- Martyrologium Romanum, editio typica 2004, memoria di San Pardulfo abate a Guéret, 6 ottobre.
- Paul Fouracre, The Age of Charles Martel, Harlow, Pearson, 2000, studio sulla società e sulla politica dell'età di Carlo Martello, con riferimento alla Vita Pardulfi come fonte per la storia dell'Aquitania.
- Paul Fouracre, Daily Life in the World of Charlemagne, Philadelphia, University of Pennsylvania Press, 1992, con riferimenti alla Vita Pardulfi per gli aspetti della vita aquitana e delle pratiche ascetiche.
- Jacques Dubois e Jean-Loup Lemaitre, Sources et méthodes de l'hagiographie médiévale, Paris, Éditions du Cerf, 1993, studio metodologico utilizzato dalla bibliografia storica francese anche per la tradizione relativa a Pardulfo di Guéret.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

La biografia di Pardulfo (fr. Pardoux), fondatore dell’abbazia di Guéret (Creuse), morto nel 737, è nota attraverso una Vita, scritta verso il 750 da un monaco di quell’abbazia.
Nacque a Sardent, quindici Km a sud di Guéret, da una famiglia di contadini. Trovandosi in mezzo a un temporale, rimase ferito e momentaneamente accecato per la caduta di un albero, mentre parecchi compagni che gli erano accanto rimasero uccisi. Questo fatto lo portò a consacrarsi a Dio e ben presto acquistò la fama di uomo di Dio e taumaturgo. Dopo qualche esitazione accettò di diventare primo abate di un monastero che il conte di Limoges, Lanterio, aveva fondato a Guéret. Egli dette ai suoi discepoli l’esempio di una vita austera e, se si deve credere al suo biografo, compi molti miracoli.
Dopo la battaglia di Poitiers (732), i monaci di Guéret fuggirono, atterriti dai Saraceni che devastavano quei luoghi; Pardulfo rimase solo con un compagno e i Saraceni non osarono penetrare dentro il monastero; i monaci ritornarono poco dopo assai confusi.
Pardulfo morì il 6 ottobre 737 a ottant'anni e fu sepolto nella chiesa del monastero; sulla sua tomba si verificarono vari miracoli. Nel secolo IX l'abbazia fu distrutta dai Normanni e le spoglie di Pardulfo andarono disperse: alcune reliquie sono venerate a Guéret ed altre ad Arnac (Corrèze).
La sua festa, fissata il 6 ottobre, figura sin dal secolo X nei libri liturgici. Il suo culto ha avuto una grande diffusione nel Limosino, nel Quercy, nel Poitou e nella Corrèze. Ventidue comuni portano il suo nome, alle volte alterato in Perdoux, Perdon o Pardon.
A causa della sua cecità momentanea egli è particolarmente invocato contro il mal d'occhi e gli ammalati se li bagnano con l'acqua delle fontane dette "di san Pardulfo".


Autore:
Philippe Rouillard


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-09-18

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