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I secolo
Procoro, Nicanore, Timone, Parmenas e Nicola appartengono al gruppo dei sette uomini scelti dagli Apostoli per il servizio della comunità cristiana di Gerusalemme, come narrato negli Atti degli Apostoli (At 6,1-6). Insieme a santo Stefano e a san Filippo costituiscono il primo nucleo di collaboratori incaricati di assistere i poveri e garantire una giusta distribuzione degli aiuti, permettendo agli Apostoli di dedicarsi alla predicazione e alla preghiera. Pur essendo ricordati dalla tradizione come i primi diaconi della Chiesa, il loro ministero comprendeva anche la testimonianza del Vangelo e il sostegno alla giovane comunità cristiana.
Emblema: Dalmatica diaconale, libro degli Atti degli Apostoli, rotolo del Vangelo, croce, pani o ceste per i poveri.
Martirologio Romano: Commemorazione dei santi Prócoro, Nicánore, Timone, Pármenas e Nicola proselito di Antiochia, che furono tra i sette, pieni di Spirito e di sapienza, scelti dalla moltitudine dei discepoli e ai quali gli Apostoli imposero le mani per svolgere il ministero a servizio dei bisognosi.
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La Chiesa di Gerusalemme dopo la Pentecoste La vicenda di Procoro, Nicanore, Timone, Parmenas e Nicola si inserisce nei primissimi anni della Chiesa, immediatamente successivi alla Pentecoste. La comunità cristiana di Gerusalemme cresceva rapidamente grazie alla predicazione degli Apostoli e all'adesione di numerosi fedeli provenienti sia dall'ambiente ebraico palestinese sia dalla diaspora. Gli Atti degli Apostoli descrivono una comunità caratterizzata dalla comunione dei beni, dalla preghiera comune e dalla condivisione delle risorse. L'aumento del numero dei credenti, tuttavia, rese inevitabile la nascita di problemi organizzativi. Tra questi emerse il malcontento degli ebrei di lingua greca, detti ellenisti, i quali lamentavano che le loro vedove ricevessero un'assistenza inferiore rispetto a quelle appartenenti al gruppo degli ebrei di lingua aramaica. Non si trattava soltanto di una questione economica. La difficoltà rifletteva anche differenze culturali e linguistiche presenti all'interno della stessa comunità cristiana. Gli Apostoli compresero che era necessario individuare collaboratori affidabili, capaci di garantire una distribuzione equa degli aiuti senza distogliere loro dalla missione principale dell'annuncio del Vangelo.
L'istituzione dei Sette Il racconto degli Atti (6,1-6) costituisce il documento fondamentale per conoscere questi santi. Gli Apostoli convocarono l'assemblea dei discepoli e proposero di scegliere sette uomini «di buona reputazione, pieni di Spirito Santo e di sapienza», ai quali affidare il servizio quotidiano. La comunità accolse la proposta e indicò: - Stefano; - Filippo; - Procoro; - Nicanore; - Timone; - Parmenas; - Nicola, proselito di Antiochia. Gli Apostoli pregarono su di loro e imposero le mani, gesto che la tradizione cristiana ha sempre considerato uno dei fondamenti del ministero diaconale. È significativo che tutti e sette portino nomi greci. Questo particolare ha indotto molti studiosi a ritenere che appartenessero al gruppo degli ebrei ellenisti, proprio quello che aveva segnalato il problema dell'assistenza alle vedove. La scelta dimostra la volontà della Chiesa nascente di superare le tensioni interne affidando responsabilità anche ai membri della componente che si era sentita trascurata.
Il significato del loro ministero Benché comunemente siano ricordati come i primi diaconi della Chiesa, il termine "diacono" non compare esplicitamente nel racconto degli Atti. Il verbo greco diakonein significa infatti "servire", mentre il sostantivo diakonia indica il servizio. Per questo motivo gli studiosi discutono ancora se il loro incarico coincidesse pienamente con il diaconato sviluppatosi nei decenni successivi oppure rappresentasse una fase iniziale dalla quale il ministero diaconale avrebbe progressivamente preso forma. In ogni caso, la Tradizione della Chiesa, sia orientale sia occidentale, ha sempre riconosciuto in questi sette uomini gli antenati spirituali dei diaconi. Il loro servizio non si limitava alla distribuzione del cibo. Essi collaboravano con gli Apostoli nell'organizzazione della comunità, nell'assistenza ai poveri, nella testimonianza della fede e, almeno in alcuni casi, nell'annuncio del Vangelo. Stefano e Filippo ne costituiscono la prova più evidente: il primo morì martire dopo una straordinaria testimonianza pubblica; il secondo divenne uno dei principali evangelizzatori della Samaria e battezzò il funzionario etiope lungo la strada di Gaza. Anche gli altri cinque, pur rimanendo più nell'ombra, parteciparono certamente alla crescita della Chiesa apostolica.
Procoro Di Procoro il Nuovo Testamento non riferisce altri episodi oltre alla sua elezione. Le tradizioni posteriori, soprattutto di ambiente bizantino, gli attribuiscono un'intensa attività missionaria. Secondo numerosi testi orientali sarebbe stato compagno dell'apostolo Giovanni, che avrebbe seguito durante la predicazione in Asia Minore. Una tradizione molto diffusa lo identifica persino come lo scriba che trascrisse l'Apocalisse mentre Giovanni era esiliato nell'isola di Patmos. Sebbene questa notizia non possa essere verificata storicamente, essa testimonia il prestigio di cui Procoro godeva nelle Chiese orientali. Alcuni sinassari lo ricordano come vescovo di Nicomedia, mentre altri indicano località differenti. Anche il racconto del suo martirio appartiene alla tradizione successiva e non è confermato dalle fonti del I secolo.
Nicanore Le notizie storicamente documentate su Nicanore terminano con il racconto degli Atti. Le tradizioni agiografiche riferiscono che continuò a diffondere il Vangelo e che subì il martirio durante una delle prime persecuzioni contro la comunità di Gerusalemme. Alcuni testi collegano la sua morte ai disordini scoppiati dopo il martirio di Stefano, ma manca qualsiasi conferma nelle fonti contemporanee. La sua memoria rimase tuttavia viva nelle Chiese d'Oriente, che lo hanno sempre venerato tra i discepoli degli Apostoli.
Timone Anche Timone è ricordato esclusivamente nell'elenco dei Sette. Successivamente la tradizione gli attribuì il ministero episcopale in diverse città, tra cui Bostra, nella provincia romana d'Arabia, oppure Corinto, secondo altre testimonianze. I racconti sul suo martirio sono molteplici e discordanti: alcune fonti parlano della crocifissione, altre del rogo. Gli studiosi concordano nel ritenere queste narrazioni frutto dell'elaborazione agiografica dei secoli successivi, prive di un riscontro storico certo. Ciononostante esse riflettono la convinzione, profondamente radicata nella coscienza ecclesiale, che Timone abbia perseverato fedelmente nell'annuncio del Vangelo fino alla fine della vita.
Parmenas Parmenas è una delle figure più silenziose del gruppo dei Sette. Il suo nome compare unicamente nell'elenco riportato dagli Atti degli Apostoli e nessun altro testo neotestamentario aggiunge informazioni sulla sua attività. Le tradizioni posteriori cercano di colmare questo silenzio. Alcune lo presentano come evangelizzatore in Asia Minore, altre lo collocano in Macedonia o in differenti regioni del Mediterraneo orientale. Anche riguardo alla sua morte le testimonianze non concordano: secondo alcuni autori sarebbe stato martirizzato durante le persecuzioni dell'imperatore Traiano; altri anticipano invece la sua morte ai tempi di Nerone. Tali notizie, prive di riscontri contemporanei, sono considerate dalla critica storica come tradizioni agiografiche sorte nei secoli successivi. La scarsità delle fonti non diminuisce tuttavia l'importanza della sua figura. Parmenas appartiene al primo gruppo di collaboratori scelti direttamente dalla comunità apostolica e rappresenta uno dei testimoni della fase fondativa della Chiesa.
Nicola, proselito di Antiochia Tra i sette, Nicola è l'unico del quale gli Atti degli Apostoli aggiungono un'informazione personale: era «proselito di Antiochia» (At 6,5), cioè un pagano convertitosi dapprima all'ebraismo e successivamente al cristianesimo. Questo particolare riveste un notevole interesse storico. Dimostra infatti che già nella primissima comunità cristiana trovavano posto persone provenienti da ambienti religiosi e culturali differenti. L'elezione di Nicola manifesta il carattere universale della Chiesa nascente, aperta anche a coloro che non erano ebrei di nascita. Attorno alla sua figura sorse, già nel II secolo, una controversia. Alcuni scrittori cristiani, tra cui sant'Ireneo di Lione e sant'Ippolito di Roma, lo identificarono con il presunto fondatore della setta dei Nicolaiti, menzionata nell'Apocalisse (Ap 2,6.15). Altri Padri della Chiesa, come Clemente di Alessandria, respinsero questa identificazione, sostenendo che gli insegnamenti attribuiti ai Nicolaiti costituivano una deformazione del suo pensiero oppure un abuso del suo nome. Gli studiosi contemporanei ritengono impossibile dimostrare un collegamento storico certo tra Nicola e il movimento dei Nicolaiti. L'ipotesi rimane quindi oggetto di discussione e non può essere considerata un dato acquisito. Proprio per questo motivo la Chiesa continua a venerare Nicola tra i santi del periodo apostolico.
I cinque diaconi nella tradizione della Chiesa Se il Nuovo Testamento conserva poche informazioni sulla loro attività personale, la memoria ecclesiale non dimenticò questi cinque uomini. Le Chiese orientali svilupparono ben presto una ricca tradizione che li presenta come missionari, evangelizzatori e, nella maggior parte dei casi, martiri. Molte di queste notizie compaiono nei sinassari bizantini, nei menologi e in altre raccolte agiografiche medievali. Esse hanno un valore soprattutto devozionale e testimoniano la venerazione di cui godevano nelle diverse comunità cristiane, ma raramente possono essere verificate attraverso fonti storiche contemporanee. La Chiesa latina, invece, ha mantenuto un atteggiamento più sobrio, limitandosi a ricordare con certezza quanto tramandato dagli Atti degli Apostoli e accogliendo con prudenza le tradizioni successive.
Il culto liturgico Nel calendario romano i cinque diaconi sono commemorati il 28 luglio, mentre Stefano e Filippo possiedono celebrazioni liturgiche proprie. Nelle Chiese orientali, invece, essi sono frequentemente ricordati insieme come i Sette Diaconi oppure singolarmente in differenti ricorrenze del calendario bizantino. La loro memoria richiama uno degli aspetti fondamentali della vita cristiana: il servizio. Essi furono scelti non per esercitare un potere, ma per rispondere concretamente ai bisogni della comunità. Il loro esempio mostra come la carità organizzata, l'attenzione ai più deboli e la collaborazione tra i diversi ministeri siano state presenti nella Chiesa fin dalle sue origini. La scelta dei Sette rappresenta inoltre uno dei primi esempi di corresponsabilità ecclesiale. Gli Apostoli coinvolsero l'intera comunità nella designazione dei candidati, sottolineando che il servizio della carità appartiene a tutta la Chiesa e non soltanto ai suoi pastori. Nel ministero dei diaconi permanenti, restaurato dal Concilio Vaticano II, la figura dei Sette continua ancora oggi a essere considerata un modello di dedizione, disponibilità e fedeltà al Vangelo. Autore: Giampietro Cattini
Sette uomini furono scelti dai dodici Apostoli per svolgere il “servizio delle mense”, affinchè non tutti i discepoli dovessero disperdere tempo prezioso trascurando così la predicazione della Parola di Dio e la preghiera. La proposta fu accettata e vennero eletti, come elenca il libro biblico degli Atti degli Apostoli, “Stefano uomo pieno di fede e Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmenas, Nicola di Antiochia”. Gli Apostoli imposero loro le mani e la Chiesa vide poi in questo atto l’istituzione del ministero diaconale. Gli Atti degli Apostoli non forniscono però alcuna informazione sulla particolare missione affidata a ciascuno di essi, se non che Stefano fu il primo martire della cristianità, oggi festeggiato al 26 dicembre. Il diacono Filippo è anch’egli ricordato singolarmente, ma all’11 ottobre. In data 28 luglio, l’ultima edizione del Martyrologium Romanum riporta i restanti cinque santi diaconi: Nicanore, Parmena, Procoro, Timone e Nicola. La loro memoria è stata tramandata grazie alla citazione nei sinassari bizantini ed il Cardinal Cesare Baronio decise di importarla nel calendario cattolico. In realtà alcuna tradizione era legata al loro ricordo, ma secondo alcuni anch’essi sarebbero morti martiri insieme a Stefano e ad una moltitudine di altri compagni.
Autore: Fabio Arduino
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