Le informazioni su Piatone (in latino Piatus, francese Piat, anche Piato, Piaton e Platon) non consentono di ricostruire una biografia continua e sicura. Il suo nome compare già in una tradizione agiografica relativa ai missionari cristiani inviati nella Gallia Belgica alla fine del III secolo. La Passione dei santi Vittorico e Fusciano, probabilmente risalente al VII secolo, inserisce Piat tra questi missionari, insieme a personaggi come Quintino, Vittorico, Fusciano e Luciano. Il testo, tuttavia, non precisa ancora quale fosse il suo specifico campo di apostolato. Questo elemento è importante perché mostra che la memoria di Piat è anteriore alle più tarde elaborazioni narrative, ma non consente di accettare automaticamente tutti i dettagli della tradizione successiva. L’attribuzione a Piat dell’evangelizzazione di Tournai si sviluppò infatti progressivamente e venne fissata soprattutto dalla successiva letteratura agiografica. La tradizione lo presenta come sacerdote e come missionario proveniente dall’Italia. Alcune versioni lo fanno partire da Roma insieme a san Dionigi e ai suoi compagni e attribuiscono allo stesso Dionigi la sua ordinazione sacerdotale. Questi particolari appartengono però alla costruzione agiografica e non possono essere considerati dati biografici indipendentemente documentati. Il Martyrologium Romanum conserva invece la memoria essenziale di Piat come sacerdote, evangelizzatore del territorio di Tournai e martire.
Piat e l’evangelizzazione di Tournai La tradizione ecclesiastica di Tournai ha fatto di Piat uno dei primi evangelizzatori della città. Lo storico Charles Mériaux invita tuttavia a considerare con prudenza l’idea di una sua attività missionaria a Tournai già alla fine del III secolo. La documentazione più antica collega il suo nome al gruppo dei missionari provenienti da Roma, ma non indica inizialmente il luogo preciso della sua attività. È soltanto nelle fonti successive che Tournai viene esplicitamente associata alla sua predicazione. Nella seconda metà del IX secolo, Usuardo e Adone collocano il culto di Piat nella regione di Seclin, nel Mélantois. Usuardo modificò inoltre la formulazione del proprio elogio per collegare più esplicitamente la predicazione del santo alla città di Tournai. Questo passaggio documentario è significativo: mostra che il legame tra Piat e Tournai era ormai consolidato nell’età carolingia, ma anche che la tradizione si era sviluppata nel corso del tempo. Il quadro storico della cristianizzazione di Tournai resta comunque complesso. Le testimonianze archeologiche mostrano che nella città esistevano comunità cristiane già in epoca tardoantica. Sotto l’attuale chiesa di Saint-Piat sono state individuate una basilica merovingia dell’inizio del VI secolo e una sepoltura cristiana databile alla metà del IV secolo. L’archeologia, tuttavia, non permette di identificare quella sepoltura con la tomba di Piat.
Il martirio La data e le circostanze precise della morte di Piat non possono essere stabilite con sicurezza. La tradizione lo colloca nel periodo delle persecuzioni imperiali della fine del III secolo e lo considera martire di Tournai. Sono state proposte date come il 286 o il 287, ma queste precisazioni cronologiche appartengono alla ricostruzione tradizionale e non sono sufficientemente documentate per essere presentate come certe. Anche la modalità del martirio presenta una stratificazione delle tradizioni. La Vita di sant’Eligio, nella forma trasmessa dalla tradizione manoscritta, riferisce il ritrovamento del corpo di Piat a Seclin e la presenza di chiodi associati al supplizio. La successiva Passio sancti Piati, invece, racconta la decapitazione del martire e collega la sua morte al 1 ottobre. Charles Mériaux osserva esplicitamente che la Passio entra in contrasto con la testimonianza della Vita di Eligio proprio sul modo dell’esecuzione. La Passio presenta inoltre il martirio in una forma fortemente modellata su altre narrazioni agiografiche della Gallia. Secondo l’analisi di Henri Moretus Plantin, ripresa dagli studi successivi, il racconto appartiene alla famiglia delle passioni cefaloforiche, nelle quali il santo continua miracolosamente il proprio cammino dopo la decapitazione.
La scoperta delle reliquie a Seclin La testimonianza più antica e significativa sulla memoria cultuale di Piat è contenuta nella Vita sancti Eligii. Sant’Eligio, vescovo di Noyon-Tournai dal 641 circa fino alla morte nel 660, viene ricordato come colui che individuò a Seclin il corpo del martire. Secondo il racconto, durante l’invenzione delle reliquie furono mostrati alla popolazione anche i chiodi che sarebbero stati utilizzati durante il supplizio. Eligio avrebbe quindi fatto costruire un mausoleum presso il luogo della sepoltura. Lo storico Charles Mériaux considera questa testimonianza fondamentale per la storia del culto, perché documenta l’esistenza di una memoria di Piat a Seclin già nel VII secolo. Non è però possibile utilizzare automaticamente il racconto dell’invenzione delle reliquie come prova dell’autenticità archeologica dell’identificazione. La fonte è una narrazione agiografica e la stessa associazione tra i chiodi e il tipo di martirio mostra come la memoria delle reliquie e quella del supplizio si siano potute influenzare reciprocamente.
La Passio e la leggenda del santo cefaloforo La Passio sancti Piati, composta probabilmente nell’epoca carolingia, rappresenta una fase successiva della tradizione. La sua datazione è stata collocata da alcuni studiosi nel IX secolo, mentre altri la fanno risalire al X secolo. La questione cronologica non è quindi completamente risolta. La Passio racconta che Piat fu decapitato e successivamente sepolto a Seclin. La tradizione si sviluppò poi nella forma più spettacolare della cefaloforia: dopo essere stato decapitato, il martire avrebbe raccolto con le proprie mani la parte superiore del cranio e avrebbe percorso la strada da Tournai a Seclin, guidato dagli angeli. Questa narrazione appartiene chiaramente al patrimonio leggendario e non può essere utilizzata come testimonianza storica del martirio. La distanza tra Tournai e Seclin, circa 32 chilometri secondo la tradizione locale, ha contribuito a rendere particolarmente caratteristica questa leggenda. Ancora oggi il percorso viene ricordato come il cammino di san Piat.
Il culto nell’epoca carolingia Nella seconda metà del IX secolo il culto di Piat è già ben documentato nel territorio di Tournai. Un sacramentario copiato a Saint-Amand e utilizzato presso la cattedrale di Tournai negli anni Sessanta del IX secolo contiene numerose menzioni del santo nel calendario, nelle litanie e nelle orazioni. La testimonianza dimostra che Piat godeva ormai di una venerazione liturgica consolidata nella diocesi. Anche la memoria liturgica del 1 ottobre è antica. Il nome di Piat compare in diversi manoscritti liturgici medievali, tra cui messali di Tournai, Chartres, Parigi, Auxerre, Châlons e Thérouanne. La pluralità di queste attestazioni dimostra la diffusione della memoria liturgica del martire oltre il territorio immediatamente legato a Seclin.
Seclin e la collegiata di Saint-Piat Il luogo più importante per la storia del culto di Piat rimane Seclin. La tradizione della sua sepoltura diede origine a un complesso religioso che, nel corso del Medioevo, sarebbe diventato una delle principali istituzioni ecclesiastiche locali. La documentazione storica collega la fondazione della comunità a sant’Eligio. Un’attestazione della collegiata compare nel 988, mentre nel corso del Medioevo l’istituzione si consolidò fino a trasformarsi in un capitolo secolare. La base scientifica dedicata alle collegiali francesi considera molto probabile che all’origine della collegiata vi fosse una basilica funeraria presso la quale il corpo di Piat era venerato già in epoca merovingia. Gli scavi e gli studi sull’edificio hanno confermato l’antichità del complesso, ma non permettono di attribuire con certezza ogni struttura alla fase originaria del culto. La cripta conserva un sarcofago antico tradizionalmente identificato con la tomba del santo. L’identificazione è parte integrante della memoria cultuale di Seclin, ma deve essere distinta dalla dimostrazione archeologica dell’identità del sepolto.
Il culto a Tournai Il rapporto fra Piat e Tournai divenne progressivamente centrale nella memoria della città. La chiesa di Saint-Piat, nella città belga, conserva una tradizione antica legata al santo. Gli scavi del 1971 hanno individuato sotto l’edificio attuale una basilica merovingia dell’inizio del VI secolo e una sepoltura cristiana della metà del IV secolo. Secondo la ricerca storico-archeologica, però, non è possibile dimostrare che la sepoltura fosse quella di Piat. La presenza del culto nella città è comunque documentata in modo più sicuro a partire dall’epoca medievale. Nel XII secolo la chiesa di Saint-Piat è ormai chiaramente attestata nella topografia ecclesiastica di Tournai. La ricerca di Jean Dumoulin e Jacques Pycke ha inoltre mostrato quanto sia prudente interpretare le testimonianze archeologiche e letterarie relative ai primi secoli cristiani della città. Nel 1457 il clero di Seclin portò a Tournai reliquie attribuite a Piat. La tradizione delle reliquie contribuì così a rafforzare il legame fra le due comunità, Seclin e Tournai, entrambe profondamente coinvolte nella memoria del martire.
Il problema delle fonti La documentazione su Piatone presenta una caratteristica comune a molte figure della cristianizzazione della Gallia settentrionale: la distanza cronologica fra il personaggio e le fonti narrative che ne descrivono la vita. La prima testimonianza importante non è una biografia contemporanea, ma la Vita sancti Eligii, redatta nel VII secolo, che presuppone già una memoria cultuale e una tradizione relativa alla sepoltura di Piat a Seclin. Le fonti carolinge del IX secolo sviluppano ulteriormente questa memoria e la Passio costruisce una vera narrazione del martirio. La conseguenza metodologica è importante: l’esistenza di un culto antico di Piat è molto meglio documentata dell’insieme dei particolari della sua biografia.
Piat e i santi missionari della Gallia Belgica Piat viene spesso presentato insieme a Quintino, Vittorico, Fusciano e altri missionari della Gallia settentrionale. La tradizione forma così un gruppo di evangelizzatori provenienti da Roma e destinati a diverse città della regione. La ricerca moderna considera prudente utilizzare questo quadro come testimonianza della costruzione della memoria cristiana della Gallia settentrionale, senza trasformare automaticamente i racconti agiografici in una cronaca delle missioni della fine del III secolo. Il nome di Piat è certamente antico all’interno di questa tradizione, ma il suo specifico ruolo a Tournai viene precisato solo dalle fonti successive.
Il sacramentario di Tournai Particolarmente importante è il sacramentario copiato a Saint-Amand intorno agli anni 860 e destinato all’uso della cattedrale di Tournai. Il nome di Piat vi compare nel calendario, nelle litanie e in diverse orazioni. Questa testimonianza è preziosa perché non dipende semplicemente da una biografia narrativa: documenta l’inserimento del santo nella pratica liturgica di una comunità ecclesiale concreta. Per la storia del culto, quindi, possiede un valore particolare.
Il culto di Seclin La storia di Seclin mostra come la memoria di un martire potesse diventare il centro di un’istituzione ecclesiastica stabile. La basilica funeraria legata alla tomba di Piat costituì il nucleo attorno al quale si sviluppò la successiva collegiata. La ricerca storica considera molto probabile che una comunità religiosa si sia raccolta attorno alla tomba già dopo l’invenzione delle reliquie attribuita a sant’Eligio. Nel corso dei secoli la comunità si trasformò e la collegiata rimase legata alla custodia e alla venerazione delle reliquie di Piat.
L’acqua della cripta La cripta della collegiata di Seclin conserva anche un pozzo che, durante il Medioevo, fu associato a pratiche di pellegrinaggio e a guarigioni attribuite all’intercessione del santo. La tradizione locale lo collegava soprattutto alla cura delle malattie degli occhi. Queste guarigioni appartengono alla storia della devozione e della memoria cultuale. Non devono essere presentate come eventi soprannaturali storicamente dimostrati. La loro esistenza è invece significativa per comprendere la forma concreta assunta nel tempo dal pellegrinaggio a Seclin.
Curiosità - La forma francese Piat deriva dal latino Piatus e il nome ha lasciato tracce anche nella toponomastica e nell’onomastica della Francia settentrionale. - Piat appartiene alla tradizione dei santi cefalofori, cioè dei martiri rappresentati mentre portano il proprio capo dopo la decapitazione. Nel suo caso, però, la cefaloforia appartiene alla tradizione agiografica sviluppatasi posteriormente e non a una testimonianza storica contemporanea al martirio. - La memoria liturgica di Piat al 1 ottobre è attestata da numerosi messali medievali, compreso un messale di Tournai del 1498. - Nel 1402 furono realizzate ad Arras grandi tappezzerie dedicate alla vita di san Piat e di sant’Eleuterio, destinate alle stalle del coro della cattedrale di Tournai. - La Grande Processione di Tournai, documentata dal 1092, continua a testimoniare la centralità della memoria delle reliquie e dei santi nella storia religiosa della città.
Cronologia - Fine III secolo: la tradizione colloca Piat tra i missionari cristiani provenienti dall’Italia e attivi nella Gallia Belgica. La data precisa della sua missione non è documentata. - VII secolo: la Vita sancti Eligii ricorda il ritrovamento delle reliquie di Piat a Seclin da parte del vescovo Eligio e la costruzione di un mausoleum presso la tomba. - VII-VIII secolo: la memoria di Piat viene inserita nelle tradizioni relative ai missionari della Gallia settentrionale. - Seconda metà del IX secolo: Usuardo e Adone attestano il culto di Piat nella regione di Seclin e collegano progressivamente la sua predicazione a Tournai. - Circa 860: il sacramentario di Saint-Amand utilizzato a Tournai contiene il nome di Piat nel calendario, nelle litanie e nelle orazioni. - IX-X secolo: viene redatta la Passio sancti Piati, che sviluppa il racconto del martirio, della sepoltura a Seclin e della tradizione cefaloforica. La datazione precisa dell’opera rimane discussa. - XI-XII secolo: il culto di Piat è ormai stabilmente inserito nella topografia ecclesiastica di Tournai; la chiesa di Saint-Piat è attestata nella città. - 1457: reliquie attribuite a Piat vengono portate a Tournai dal clero di Seclin.
Valutazione storico-critica - L’esistenza storica di Piat come figura di martire cristiano antico è sostenuta da una tradizione cultuale antica, ma la documentazione non permette di ricostruirne con sicurezza una biografia dettagliata. - La testimonianza più importante è la Vita sancti Eligii, che nel VII secolo collega già il nome di Piat a Seclin e alle sue reliquie. Essa costituisce una fonte molto più antica della Passio sancti Piati e documenta soprattutto la memoria cultuale del martire, non una biografia completa. - L’attività missionaria a Tournai alla fine del III secolo appartiene a una tradizione antica ma non può essere ricostruita nei suoi dettagli con la stessa sicurezza con cui è documentato il successivo culto di Piat. Charles Mériaux raccomanda espressamente prudenza su questo punto. - La tradizione secondo cui Piat proveniva da Benevento, fu ordinato sacerdote da san Dionigi e partì da Roma con altri missionari appartiene alla costruzione agiografica e non è sufficientemente documentata per essere presentata come biografia certa. - Il martirio per decapitazione e la data del 1 ottobre sono attestati dalla Passio e dalla successiva tradizione liturgica, ma il racconto della Passione è posteriore di diversi secoli agli eventi narrati. - La tradizione della cefaloforia, con Piat che porta la parte superiore del cranio da Tournai a Seclin, deve essere considerata una leggenda agiografica. Essa è tuttavia importante per la storia della memoria del santo e per la formazione dell’identità cultuale di Seclin. - L’archeologia conferma l’antichità della presenza cristiana sia a Seclin sia a Tournai, ma non consente di identificare con certezza i resti archeologici conservati con il corpo storico di Piat. A Tournai, in particolare, una sepoltura cristiana della metà del IV secolo è stata trovata sotto l’attuale chiesa di Saint-Piat, ma la ricerca specialistica esclude che ciò basti a dimostrarne l’identificazione con il martire. - Il dato storicamente più solido è quindi la continuità del culto: Seclin presenta una memoria di Piat documentata almeno dal VII secolo, mentre la venerazione è attestata liturgicamente a Tournai nell’età carolingia e si sviluppa successivamente nella città. - La storia di Piatone mostra con particolare chiarezza la distinzione tra persona storica e memoria agiografica: quanto più ci si avvicina alle origini della sua biografia, tanto maggiore diventa il peso delle tradizioni narrative; quanto più si procede verso il VII-IX secolo, tanto più solida diventa la documentazione relativa al culto e alla custodia delle reliquie.
Fonti e bibliografia essenziale - Charles Mériaux, ‘Piat, Nicaise ou Éleuthère. Quels étaient les saints spécialement honorés à Tournai pendant le haut Moyen Âge?’, pp. 301-304, studio dedicato alla documentazione relativa al culto di Piat a Tournai e Seclin. - B. Krusch (ed.), Vita Eligii episcopi Noviomagensis, in Monumenta Germaniae Historica, Scriptores rerum Merovingicarum, IV, Hannover-Leipzig, 1902, pp. 634-761. L’edizione della Vita Eligii è indicata nella bibliografia specialistica utilizzata per lo studio di Piat. - H. Moretus Plantin, Les Passions de saint Lucien et leurs dérivés céphalophoriques, Namur, 1953, pp. 122-131, edizione e studio della Passio Piati. - J. Dumoulin, J. Pycke, ‘Topographie chrétienne de Tournai des origines au début du XIIe siècle. Problématique nouvelle’, Sacris Erudiri, 26, 1983, pp. 1-50. - J. Dumoulin, ‘L’organisation paroissiale de Tournai aux XIIe et XIIIe siècles’, in Horae Tornacenses, Tournai, 1971, pp. 28-47. - Théodore Leuridan, ‘La collégiale de Saint-Piat de Seclin. Addition à la Gallia Christiana’, Revue d’histoire de l’Église de France, II, 7, 1911, pp. 77-88. - B. Meijns, ‘Des basiliques rurales dans le nord de la France ? Une étude critique de l’origine mérovingienne de quelques communautés de chanoines’, Sacris Erudiri, 41, 2002, pp. 301-340. - J. Dubois (ed.), Le Martyrologe d’Usuard. Texte et commentaire, Subsidia Hagiographica 40, Bruxelles, 1965. - S. Pruvost, Saint Piat martyr : apôtre du Tournaisis, patron de Seclin. Sa vie, ses reliques et son culte, Lille, Société de Saint-Augustin - Desclée, De Brouwer et Cie, 1904. L’opera è conservata nella Biblioteca del Seminario di Tournai. - Auguste Molinier, ‘Piatus ou Piato (S.), martyr, apôtre de Tournai’, in Les Sources de l’histoire de France, I, Paris, A. Picard et fils, 1901, p. 29. - Martyrologium Romanum, memoria di san Piatone al 1 ottobre, venerato a Seclin nella Gallia Belgica come sacerdote, evangelizzatore del territorio di Tournai e martire. La formulazione è riportata nelle fonti liturgiche consultate. - Base des collégiales séculières de France, scheda di Saint-Piat a Seclin, con documentazione istituzionale e bibliografia sulla collegiata, sulle reliquie e sulla continuità del culto. Autore: Giampietro Cattini
Il Martirologio Romano, al 1° ott., dice che Piato era un prete che, partito da Roma, giunse in Gallia, con Quintino e i suoi compagni, per predicarvi il Vangelo. Essendogli stata assegnata Tournai come campo del suo apostolato, vi subì il martirio durante la persecuzione di Massimino. Questa notizia proviene da Usuardo, il quale, per la sua redazione, si è ispirato alla passio Piatonis, di cui parleremo in seguito, ed afferma che Piato era compagno di s. Dionigi. Il nome di questo santo si trova anche in qualche supplemento al Martirologio Geronimiano ed occorre aggiungere che nel 1922 il Martirologio Romano portava Piatonis e non Piati o Piatonis che era la grafia abituale. Occorre tuttavia attendere il VII sec. per avere informazioni storiche sul santo in questione. Nella Vita di s. Eligio vescovo di Noyon-Tournai, il suo discepolo Audoeno (m. 684) — a meno che non si tratti di una interpolazione di epoca più recente — narra che Eligio scoprì il corpo di s. Quintino che era stato martirizzato con i chiodi e, dopo molti sforzi, trovò anche il corpo di Piato, nel borgo di Seclin (Nord) nel territorio di Melantois. Il vescovo mostrò alla folla i lunghi chiodi che aveva estratti anche dal corpo di questo martire, fece seppellire i resti e costruire un mausoleo. Nel sec. VI si sviluppa una tradizione, ancora valida alla fine del sec. VIII, secondo cui la II Belgica fu evangelizzata da alcuni martiri: Vittoriano, Fusciano, Quintino e Luciano, Crispino e Crispiniano e Piato o Piatone. Quest'ultimo, partito da Roma con s. Dionigi di Parigi e i suoi compagni fu da questo ordinato prete e mandato nella regione di Tournai. Occorre giungere al sec. X per trovare la prima biografia di Piato, ma ancora una volta il redattore ha copiato la Vita di s. Luciano di Beauvais, apportandovi qualche modifica. Secondo questo racconto, Piato, dopo la sua predicazione nella regione di Tournai, fu arrestato dal prefetto Rizio-varo (personaggio creato, secondo Delehaye, dalla leggenda) con Quintino e con lui giustiziato: una spada gli mozza l'alto del cranio. Notiamo che questa passio non fa alcuna menzione del supplizio dei chiodi di cui parla la Vita Eligii, ma aggiunge che il martire fu sepolto a Seclin (Nord), presso Lilla, e che sulla sua tomba fu costruita una basilica. Più tardi la leggenda venne ampliata: « Piato convertì trentamila pagani. Dopo il supplizio il corpo del santo martire si levò, prese con le proprie mani il vertice del capo troncato, usci da Tournai e, guidato dagli angeli, lo portò dal luogo della decollazione, fino a Seclin, dove fu sepolto »: Piato appartiene quindi alla schiera dei santi cefalofori. Piato divenne patrono di Tournai e il suo nome si ritrova nelle antiche litanie. Al tempo delle invasioni normanne le reliquie furono trasferite a St-Omer (notizia che viene contestata da F. Lot), quindi a Chartres e infine a Tournai. Il corpo fu in seguito restituito a Seclin, ma la cosa è poco probabile perché a Chartres nel sec. XII si pretendeva di possedere l'intero corpo; d'altra parte una ricognizione delle reliquie compiuta a Seclin nel 1853 constatava l'esistenza di qualche osso soltanto. A Chartres la cassa di Piato subì diverse vicissitudini: la guarnizione in argento che l'ornava dal 1750 fu sottratta durante la Rivoluzione e mandata a Parigi, mentre le reliquie rimasero nella cattedrale. Nel circondario della città esiste anche una parrocchia dedicata a questo martire. Nella cripta sottostante il coro della collegiata di Seclin e che risale tutt'al più al sec. XIII si conserva un sarcofago dell'epoca gallo-romana che è stato identificato con la tomba di Piato. È stata anche formulata l'ipotesi che il santo di Chartres e quello di Tournai debbano la loro esistenza ad una reliquia di s. Platone, martire di Andra.
Autore: Rombaut Van Doren
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