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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera P > San Privato di Mende Condividi su Facebook

San Privato di Mende Vescovo e martire

Festa: 21 agosto

† Mont Mimat sopra Mende, Francia, 255/260 (o 407)

E' venerato come primo vescovo dei Gabali e patrono della città di Mende, è una delle figure più emblematiche dell'antica Gallia cristiana, annoverato dalla tradizione accanto a giganti della fede come Dionigi di Parigi, Saturnino di Tolosa e Martino di Tours. La sua vicenda umana e pastorale si perde nelle nebbie dei primi secoli del cristianesimo francese, sospesa tra la sobria cronaca di Gregorio di Tours e le suggestioni delle tarde agiografie. Pastore di un territorio aspro e montuoso, il Gévaudan, Privato scelse di unire l'impegno apostolico alla rigorosa ascesi eremitica, ritirandosi a pregare in una grotta sul Monte Mimat. Quando il suo popolo fu minacciato dalle incursioni barbariche, il vescovo non fuggì né si nascose: fatto prigioniero, rifiutò eroicamente di consegnare la propria gente agli invasori e di rinnegare la fede, subendo atroci torture. La sua morte, sopraggiunta in seguito ai patimenti inflitti con le verghe, lo consegnò alla storia come testimone fedele di Cristo. Attorno alla sua tomba si sviluppò un culto vivissimo, segnato da complesse traslazioni di reliquie e da una venerazione che ha lasciato tracce indelebili nell'arte e nella spiritualità della regione francese della Lozère.

Patronato: Mende, Diocesi di Mende.

Etimologia: Dal latino 'privatus', che indica il cittadino privato, privo di cariche pubbliche, o colui che si è ritirato dalla vita mondana.

Emblema: Abito episcopale (mitria e pastorale), clava (o dava), verghe, grotta.

Martirologio Romano: Nel territorio di Mende in Francia, san Privato, vescovo e martire, che, durante l’invasione dei Vandali in Francia, fu trovato nella cripta, dove attendeva a digiuni e preghiere, e morì battuto con le verghe per essersi rifiutato di tradire le sue pecore immolando agli idoli.


Le notizie sulle origini di Privato sono frammentarie e strettamente legate allo sviluppo della prima comunità cristiana nella regione centro-meridionale della Gallia. Secondo alcune tradizioni agiografiche, sarebbe nato a Clairmont (l'antica Arverna, odierna Clermont-Ferrand) nel corso del III secolo. La sua formazione spirituale e teologica avvenne in un periodo di grande fervore missionario, in cui il cristianesimo stava penetrando capillarmente nelle zone rurali dell'entroterra gallico, superando i confini delle grandi città romane.
Elevato alla dignità episcopale, divenne la guida dei Gabali, la tribù gallo-romana che abitava l'attuale regione del Gévaudan. Come pastore, Privato si distinse per una profonda dedizione al gregge affidatogli, operando instancabilmente per l'evangelizzazione di una popolazione ancora in parte legata ai culti pagani e alle tradizioni locali. Tuttavia, l'ambiente in cui operava non era solo una frontiera geografica, ma anche un luogo di asprezze naturali, caratterizzato da foreste fitte, altopiani ventosi e montagne impervie.

L'eremitismo sul Monte Mimat
Un tratto distintivo della spiritualità di Privato fu la sua intensa vocazione contemplativa, che lo portò a cercare il distacco dal mondo senza mai abdicare alle proprie responsabilità pastorali. Seguendo un modello che univa l'operosità del vescovo diocesano all'ascesi dei padri del deserto, il presule scelse come suo rifugio spirituale una grotta situata sul Monte Mimmat (oggi Mont Mimat), che domina la vallata dove sarebbe poi sorta la città di Mende.
In quel luogo impervio, il vescovo si ritirava periodicamente per dedicarsi al digiuno e alla preghiera prolungata, cercando nella solitudine della roccia la forza per il suo ministero. Questa doppia dimensione - il vescovo itinerante tra i villaggi dei Gabali e l'eremita raccolto nella sua cripta naturale - definisce l'unicità del suo profilo storico. La grotta non era per lui un luogo di fuga dalle responsabilità, ma il centro propulsore da cui traeva la lucidità necessaria per affrontare le fatiche dell'apostolato e, in seguito, le prove supreme della persecuzione.

L'invasione e il martirio
La vicenda terrena di Privato giunse al suo drammatico epilogo durante una violenta incursione barbarica. La storiografia antica e medievale, a partire da Gregorio di Tours, attribuisce l'invasione al re degli Alemanni di nome Croco. Questo condottiero, descritto come spietato su consiglio della stessa madre, mise a ferro e fuoco la Gallia, distruggendo templi e seminando il terrore fino al territorio dei Gabali.
Di fronte all'avanzata dell'esercito invasore, la popolazione locale cercò rifugio nel castrum di Grèzes, una roccaforte fortificata. Privato, invece, fu sorpreso dai barbari mentre era raccolto in preghiera nella sua grotta sul Monte Mimat. Catturato, fu condotto al cospetto dei capi nemici. I barbari cercarono di mercanteggiare la sua vita, proponendogli di fungere da ostaggio e mediatore per costringere la guarnigione e il popolo asserragliati a Grèzes ad aprire le porte e ad arrendersi. Inoltre, gli fu intimato di sacrificare agli idoli pagani per aver salva la vita.
Il vescovo oppose un rifiuto assoluto e irremovibile. Si rifiutò di tradire la fiducia del suo popolo consegnandolo al massacro e, con altrettanta fermezza, rigettò ogni apostasia. Per tutta risposta, fu sottoposto a brutali supplizi: fu ripetutamente e selvaggiamente percosso con verghe e bastoni. Secondo il racconto di Gregorio di Tours, i carnefici lo lasciarono moribondo. Privato spirò pochi giorni dopo a causa delle gravissime ferite riportate, trovando la morte nella stessa grotta che era stata il suo rifugio di pace.

Il dibattito storiografico sulla datazione
Una delle questioni più dibattute tra gli storici riguarda l'esatta collocazione cronologica del martirio di San Privato. Le fonti non offrono una datazione univoca. Alcuni studiosi, basandosi su Gregorio di Tours e sul contesto delle grandi invasioni del III secolo, collocano l'incursione del re Croco tra il 255 e il 260, durante i regni degli imperatori Valeriano e Gallieno. Altri, seguendo tradizioni cronachistiche più tarde, identificano l'invasore con un capo barbaro attivo durante il grande sfondamento del Reno del 407. L'attuale Martirologio Romano, pur evitando di fissare un anno preciso, ricorda la sua figura al 21 agosto, confermandone l'antichità del culto e la natura del sacrificio.

Le complesse traslazioni delle reliquie
Il corpo del santo martire divenne nei secoli oggetto di una venerazione così intensa da scatenare vere e proprie "guerre di reliquie". Dopo la sua morte, Privato fu sepolto nei pressi di Mende. Tuttavia, dopo il 632, la tradizione vuole che il re merovingio Dagoberto I abbia fatto traslare il corpo del santo dall'originaria sede fino alla prestigiosa abbazia di Saint-Denis, vicino a Parigi.
Da lì, nel 777, i resti sarebbero stati trasferiti in Lorena, nel priorato di Salonnes. Ma la comunità di Mende non si rassegnò mai alla perdita del suo patrono. Secondo un racconto agiografico, un monaco di nome Clodberto riuscì a trafugare le reliquie per riportarle segretamente a Mende, nascondendole in una cripta della chiesa di Santa Tecla. Nel 1170, il vescovo Adalberto ne avrebbe ufficialmente riscoperto i resti, racchiusi in una cassa di piombo, documentando il ritrovamento nei suoi scritti. Oggi le reliquie del santo riposano nella maestosa Cattedrale di Notre-Dame-et-Saint-Privat a Mende.

Autore: Enrico Quiri
 


 

E' a san Gregorio di Tours che si debbono i ragguagli più esatti su san Privato (lat. Privatus; fr. Privat), vescovo dei Gabali (oggi diocesi di Mende), uno dei santi più venerati dell'antica Gallia insieme con i santi Dionigi, Saturnino, Martino e Marziale.
Secondo il racconto di Gregorio, il martirio di Privato è legato all'invasione degli Alamanni, comandati dal loro re Croco. Su consiglio di sua madre, costui devastò la Gallia, distrusse i templi degli Alverni, giungendo così fino al territorio dei Gabali. Qui Privato viveva in una grotta del monte Mimmat, digiunando e pregando: subito preso si tentò di mercanteggiarlo come ostaggio per costringere la guarnigione di Grèze ad aprire le porte. Privato rifiutò di prestarsi a queste manovre e di sacrificare agli idoli, per cui fu ripetutamente colpito e dopo qualche giorno morì.
Non sappiamo esattamente in quale epoca porre questa invasione di Croco, alla quale sono collegate le passiones di un certo numero di martiri della Gallia: alcuni, seguendo Gregorio di Tours, la mettono nel secolo III, durante l’impero di Valeriano e Gallieno; altri l’identificano con l’invasione del 407.
Il martirio di san Privato è stato narrato da due passiones: la più breve è stata inserita da Vincenzo di Beauvais nel suo Speculum Historiale; la più lunga risale almeno al secolo X, ed anche oltre, quantunque in essa non si faccia menzione del trasporto delle reliquie di san Privato. Infatti, dopo il 632, alla morte di Cariberto, il suo corpo sarebbe stato trasferito, dal re Dagoberto, da Mende all’abbazia di san Dionigi. Da lì, nel 777, sarebbe stato portato in Lorena, nel priorato di Salonnes, fondato da Fulrado, abate di san Dionigi. Sarebbe stato in seguito riportato a Mende in tutta segretezza, ad opera di un monaco chiamato Clodberto, e sepolto in una cripta della chiesa di santa Tecla. Qui, nel 1170, il vescovo Adalberto avrebbe poi scoperto i resti racchiusi in una cassa di piombo, e in quest’occasione avrebbe scritto i suoi opuscoli De inventione et de miraculis. Questa traslazione dei resti da san Dionigi a Salonnes, comunque, non è storicamente certa.
Il culto di san Privato è stato sempre vivo sin dall’epoca in cui Gregorio notava un’assidua frequenza di popolo nella basilica edificata sulla sua tomba. Parecchi villaggi nel paese dei Gabali (Gévaudan) e in Lorena portano il suo nome. Nel Martirologio Romano è ricordato il 21 agosto, con un elogio attinto da Floro, dipendente a sua volta dal Martirologio Geronimiano.
Nell’iconografia Privato appare in abito episcopale e ha come attributo una dava, simbolo forse della sua irruente opera di evangelizzatore. La sua immagine appare nel mosaico che orna la tomba di Guillaume Duraod, vescovo di Mende, in santa Maria sopra Minerva a Roma: esso è opera pregevole di Giovanni dei Cosmati (secolo XIII).


Autore:
Gérard Mathon


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-08-11

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