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San Tammaro Vescovo

Festa: 1 settembre

Africa del Nord (data imprecisata) - Benevento, ca. 490

Vescovo di Benevento nel V secolo. Profugo in fuga dalle violente persecuzioni dei Vandali nel Nord Africa, approdò fortunosamente sulle coste della Terra di Lavoro, portando con sé un prezioso bagaglio di fede, cultura e resilienza. La tradizione agiografica lo descrive come un uomo di profonda spiritualità, inizialmente dedito alla vita eremitica e alla preghiera nei pressi di Capua, per poi essere acclamato pastore della comunità beneventana. La sua vicenda umana e spirituale incarna in modo esemplare il tema dell'accoglienza e della fecondità dell'esilio, trasformando la condizione di straniero in un ministero di servizio, di pace e di evangelizzazione. Venerato come patrono di diversi comuni della provincia di Caserta, in particolare Grumo Nevano, il suo culto supera i confini della sua antica diocesi, testimoniando un legame storico e devozionale che perdura da oltre quindici secoli.

Patronato: Grumo Nevano, Villa Literno e San Tammaro (CE).

Etimologia: Tammaro = palma da datteri, dall'ebraico

Emblema: Bastone pastorale, abiti vescovili, palma del martirio o della virtù, a volte raffigurato nell'atto di sbarcare da una nave.


Le notizie sulle origini di San Tammaro sono avvolte in una discreta nebbia storica, tipica delle figure di questo periodo di transizione. La fonte più antica che lo menziona indirettamente è la Vita di san Castrense, un testo agiografico che colloca nel V secolo l'arrivo in Campania di un gruppo di chierici nordafricani. Secondo questa tradizione, Tammaro era un sacerdote che, in seguito all'invasione dei Vandali guidata dal re Genserico e alla conseguente espulsione dei vescovi e dei presbiteri ortodossi, fu costretto all'esilio. Imbarcato su una nave alla deriva insieme ad altri compagni, dopo aver subito minacce e tormenti, raggiunse le coste del Mediterraneo occidentale. Questo contesto storico è perfettamente coerente con le persecuzioni documentate nel Nord Africa tra il 430 e il 455 d.C., rendendo l'episodio della fuga storicamente plausibile, sebbene i dettagli del viaggio appartengano al registro della tradizione agiografica.

L'arrivo in Campania e l'elezione a Vescovo
Sbarcato nell'agro campano, nella regione storicamente nota come Terra di Lavoro, Tammaro e i suoi compagni si dedicarono alla predicazione del Vangelo. Mentre alcuni si diressero verso altre località, Tammaro scelse la via del raccoglimento, stabilendosi come eremita nei dintorni di Capua. La sua fama di santità e saggezza si diffuse rapidamente, attirando l'attenzione del clero e del popolo di Benevento. In un'epoca in cui le comunità cristiane cercavano guide spirituali autorevoli per ricostruire il tessuto sociale dopo le invasioni barbariche, Tammaro fu acclamato vescovo della città. Sebbene le cronotassi episcopali presentino alcune incertezze sulle date precise, la sua presenza alla guida della diocesi beneventana è collocata dalla tradizione intorno alla metà del V secolo, con una probabile consacrazione attorno al 465. Il suo ministero fu caratterizzato dalla cura dei poveri, dalla predicazione e dal consolidamento della fede in un territorio ancora segnato dalle ferite delle invasioni.

Gli ultimi anni, la morte e la sepoltura
San Tammaro governò la diocesi di Benevento con dedizione fino a un'età avanzata, spegnendosi probabilmente intorno al 490. La sua morte fu accolta con grande dolore dalla comunità, che lo riconobbe immediatamente come un intercessore potente. Fu sepolto con onori nella cattedrale di Benevento, divenendo un punto di riferimento per la pietà popolare. Con i successivi rifacimenti dell'edificio sacro, le sue spoglie, insieme a quelle di altri santi locali, furono traslate in un'arca marmorea, dove sono rimaste custodite nei secoli. La solidità di questa sepoltura ha permesso alle sue reliquie di sopravvivere intatte anche a eventi distruttivi di epoca moderna, confermando agli occhi dei fedeli la sua perenne protezione sulla città.

Il culto e le reliquie
Il culto di San Tammaro è profondamente radicato a Benevento, ma ha trovato una straordinaria fioritura a Grumo Nevano, in provincia di Caserta. Qui il santo è venerato come patrono principale dal 10 maggio 1677. La Basilica Pontificia a lui dedicata conserva una parte significativa delle sue reliquie, oggetto di grande devozione. Un episodio notevole riguarda la conservazione delle spoglie nella cattedrale di Benevento: durante i devastanti bombardamenti della seconda guerra mondiale, che ridussero in macerie gran parte dell'edificio, l'arca marmorea contenente i resti del santo rimase miracolosamente illesa, rafforzando la fede dei devoti.

Curiosità
- Il reliquiario di Grumo Nevano che ospita le reliquie del santo ha un'origine particolare: fu donato dalla comunità dei cittadini grumesi emigrati negli Stati Uniti, creando un simbolico ritorno da oltremare che riecheggia il viaggio originale del santo dal Nord Africa.
- Il nome Tammaro è tradizionalmente associato all'ebraico tamar, che significa palma da datteri. Esiste tuttavia anche un'ipotesi toponomastica che lo collega all'omonimo fiume del beneventano, suggerendo una successiva assimilazione del nome del santo con il territorio da lui evangelizzato.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Un immigrato dal Nord Africa. Un profugo, arrivato via mare insieme con altri compagni nella regione dell’Agro campano detta Terra di Lavoro (e corrispondente a gran parte dell’attuale provincia di Caserta). Ma quando è arrivato? Un antico documento, la “Vita di san Castrense”, parla del Quinto secolo, dopo l’invasione del Nord Africa da parte dei Vandali di re Genserico (che saccheggerà anche Roma nel 455). Questi ordina una rigida separazione tra la nuova popolazione dei Vandali e i cittadini Romani assoggettati, ed espelle dall’Africa molti preti.
Tra essi, secondo il documento citato, ci sono anche Tammaro e dodici suoi compagni, che dopo aver subito minacce e tormenti vengono imbarcati su una nave e lasciati alla deriva. Giungono fortunosamente sulle coste campane. Di qui i compagni si divideranno, dedicandosi alla predicazione del Vangelo nel Sud dell’Italia. Tammaro ha lasciato ben poche notizie di sé. C’è persino chi lo dice allievo della scuola di sant’Agostino, ma anche qui mancano conferme e documenti certi.
Secondo lo storico capuano Michele Monaco, Tammaro si fa poi eremita nei dintorni di Capua (Caserta). Ma lo vengono a prendere anche nella sua solitudine, e lo acclamano vescovo di Benevento. Troviamo incertezze e difformità su questa nomina, ma è indiscussa la venerazione per Tammaro vescovo, documentata da antichi calendari e dalle molte chiese a lui dedicate in tutta la regione.
Tammaro è uno di quei santi che sembrano aver scelto una sorta di clandestinità, cancellando tracce, lasciando pochissime informazioni sul proprio conto; e tuttavia, misteriosamente, il loro ricordo percorre lo stesso i secoli e i millenni. (Si chiama tuttora Tammaro anche un comune in provincia di Benevento).
Ma un legame particolare ha unito poi il suo nome alla città di Grumo Nevano (Napoli), che oggi rappresenta un importante centro per l’industria dell’abbigliamento. Eredi della secolare devozione a questo santo, già nel XVII secolo gli abitanti di Grumo Nevano lo avevano proclamato loro patrono, portando da Benevento alcune sue reliquie e diffondendone il culto. Tammaro morì probabilmente verso il 490, in età avanzata, e fu sepolto nella sua cattedrale beneventana. Con i successivi rifacimenti del tempio, i suoi resti, con quelli di altri santi, furono collocati in un’arca marmorea. E in quella solida custodia sono rimasti indenni anche sotto il tremendo bombardamento che durante la seconda guerra mondiale distrusse la cattedrale. Una parte delle sue reliquie si trova ora custodita a Grumo, nella chiesa dedicata al santo, e recentemente innalzata alla dignità di basilica.
Nella festa in suo onore vengono esposte in un reliquiario che in un certo senso arriva anch’esso “da oltremare”, come san Tammaro e i suoi compagni, perché è stato donato dai numerosi cittadini di Grumo emigrati negli Stati Uniti.


Autore:
Domenico Agasso


Fonte:
Famiglia Cristiana

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Aggiunto/modificato il 2026-08-17

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