|
† Lisbona, Portogallo, inizio IV sec.
Sono tre martiri cristiani tradizionalmente associati a Olisipo, l'odierna Lisbona, e ricordati dalla Chiesa il 1 ottobre. Il nucleo storico della loro memoria è antico: i tre compaiono nei martirologi altomedievali e il loro culto è attestato nella penisola iberica molto prima della formazione del regno portoghese. Il Martyrologium di Usuardo, nella seconda metà del IX secolo, li ricorda già come martiri di Olisipo e identifica Massima e Giulia come sorelle di Verissimo. La tradizione li colloca durante la persecuzione di Diocleziano, quindi all'inizio del IV secolo, ma non possediamo documentazione contemporanea al presunto martirio che permetta di ricostruirne con certezza la vicenda. La Passio sviluppatasi successivamente presenta particolari sul processo, sulle torture e sulla morte che appartengono alla tradizione agiografica e non possono essere utilizzati senza riserve come cronaca degli avvenimenti. La loro importanza storica risiede dunque non soltanto nella possibile antichità del martirio, ma soprattutto nella continuità del culto lisbonese, documentato per molti secoli attraverso calendari liturgici, testi agiografici, luoghi di culto, reliquie e tradizioni locali.
Etimologia: Verissimo dal latino Verissimus, superlativo di verus, 'vero', 'verissimo', 'autenticamente vero'. Massima, dal latino Maxima, forma femminile di Maximus, 'massima', 'grandissima'. Giulia deriva dal latino Iulia, nome della gens Iulia.
Martirologio Romano: A Lisbona in Portogallo, santi Verissimo, Massima e Giulia, martiri.
|
Le informazioni storicamente più sicure sui tre martiri non provengono dall'epoca nella quale sarebbero vissuti, ma dalla successiva tradizione liturgica. Le prime attestazioni note dei loro nomi risalgono infatti all'alto Medioevo. Il Martyrologium di Usuardo, redatto nell'area carolingia nel IX secolo, li ricorda il 1 ottobre con una formula estremamente breve: a Olisipo, nella provincia di Lusitania, si celebrava la memoria dei martiri Verissimo, Massima e Giulia, indicata inoltre come sorella di Verissimo. La notizia non racconta il loro martirio, non precisa l'imperatore persecutore e non fornisce elementi biografici. Proprio questa sobrietà costituisce un dato importante: alla metà del IX secolo esisteva già una memoria liturgica sufficientemente consolidata da essere recepita in un martirologio diffuso al di fuori della penisola iberica. Anche il cosiddetto Martyrologium di Pseudo-Floro, tradizione martirologica di ambiente franco che incorpora materiale ispanico, conserva una notizia relativa ai tre martiri. Qui compare già un breve riferimento alla loro passione e al giudice che li avrebbe sottoposti alle torture. La ricerca storico-agiografica ha però evidenziato la dipendenza di questo testo da una tradizione narrativa più ampia e la presenza di elementi appartenenti ai comuni modelli delle passioni dei martiri.
Il presunto martirio durante la persecuzione di Diocleziano La tradizione colloca il martirio dei tre fratelli durante la persecuzione di Diocleziano, tra la fine del III e l'inizio del IV secolo. La data precisa non è documentata. Gli Acta Sanctorum, nell'edizione del 1761, giudicarono probabile un martirio nel 303 o nell'anno successivo. Il Martyrologium Romanum moderno, invece, conserva la memoria dei tre a Lisbona senza indicare un anno preciso e li colloca genericamente nell'età delle persecuzioni di Diocleziano. Anche le moderne ricerche sulla loro tradizione mantengono prudenza sulla cronologia precisa. È pertanto preferibile parlare di martiri di Olisipo tradizionalmente riferiti alla persecuzione dioclezianea, piuttosto che fissare arbitrariamente l'anno 303 come data certa. La tradizione narrativa sviluppatasi intorno a loro presenta Verissimo, Massima e Giulia come fratello e due sorelle. Questa relazione familiare è già attestata in Usuardo per Massima e Giulia, ma il resto della biografia è molto più tardo. Alcune versioni medievali li fanno provenire da Roma e attribuiscono loro un'origine familiare elevata, arrivando in testi posteriori a considerarli figli di un senatore romano. Quest'ultimo particolare non appartiene alla documentazione più antica e deve essere considerato un elemento della leggenda agiografica.
La Passio e la formazione della tradizione La Passio dei tre martiri costituisce una fonte importante per comprendere lo sviluppo della loro memoria, ma non può essere trattata come una testimonianza contemporanea al martirio. Il testo racconta che Verissimo, Massima e Giulia avrebbero rifiutato di sacrificare agli idoli e confessato apertamente la fede cristiana. Il giudice avrebbe ordinato contro di loro diverse torture, tra cui la flagellazione e il tormento sull'eculeo, per poi condannarli alla decapitazione. Una versione della tradizione attribuisce il ruolo del persecutore a un personaggio chiamato Daciano; altre versioni medievali utilizzano invece nomi diversi, tra cui Tarquinio o Ageiano. La presenza di tali variazioni costituisce un chiaro segnale della stratificazione della tradizione agiografica. Mário Martins, nel suo studio dedicato alla leggenda dei tre martiri, osservò che il testo della Passio appartiene a una tradizione complessa e che Ángel Fábrega Grau riteneva improbabile una composizione o almeno una diffusione della Passio prima della metà del X secolo. La tradizione narrativa, dunque, è posteriore di diversi secoli alla data tradizionale del martirio e deve essere utilizzata soprattutto per ricostruire la storia della memoria agiografica dei tre santi. Un manoscritto della Biblioteca Pública de Évora conserva una versione della leggenda e una raccolta di miracoli attribuiti ai tre martiri. Il codice, studiato da Mário Martins, risale al XV secolo e costituisce una testimonianza significativa della fortuna medievale e tardo-medievale della loro tradizione. La medesima tradizione fu trasmessa anche attraverso raccolte agiografiche portoghesi, tra cui il Flos Sanctorum in lingua portoghese, stampato nel 1513.
Il problema della data del martirio Una particolarità significativa emerge dal confronto delle fonti. La memoria liturgica dei tre martiri è fissata al 1 ottobre in Usuardo e in numerosi calendari iberici medievali. Calendari mozarabici del 1039, 1052, 1066, 1067 e 1072 registrano la loro memoria in questa data. Anche il calendario di Cordova del 961 ricorda la festa di Giulia e dei suoi compagni, collocandola a Olisipo. Una versione portoghese medievale della Passio, invece, contiene un riferimento al martirio avvenuto il primo giorno di settembre. Lo stesso testo afferma poi che in quella data la Chiesa celebrava la loro festa. La discordanza è evidente, perché la tradizione liturgica documentata nei calendari e nel martirologio colloca invece la memoria al 1 ottobre. Mário Martins ritenne plausibile che la data di settembre fosse un errore del copista. Non vi sono quindi elementi sufficienti per sostituire la festa storicamente attestata del 1 ottobre con quella presente in quella particolare versione narrativa.
Il culto nella penisola iberica La continuità del culto costituisce l'aspetto meglio documentato della loro storia. La loro memoria non rimase limitata a Lisbona. Documenti liturgici medievali attestano la festa dei tre martiri in diverse aree della penisola iberica. La tradizione del culto raggiunse anche territori lontani dal centro lisbonese e san Verissimo divenne titolare di diverse chiese portoghesi. Studi sulla documentazione ecclesiastica medievale hanno individuato attestazioni del culto nel territorio di Coimbra già nel X secolo e collegamenti con istituzioni religiose della regione di Braga. Questa diffusione non dimostra automaticamente la storicità di ogni particolare della Passio. Dimostra però che la memoria dei tre martiri era profondamente radicata nella cristianità iberica medievale e che la loro venerazione aveva raggiunto una notevole stabilità liturgica.
La memoria di Olisipo e il racconto della conquista di Lisbona Una testimonianza particolarmente importante è contenuta nel De expugnatione Lyxbonensi, il racconto latino della conquista di Lisbona del 1147, attribuito a un partecipante alla spedizione crociata. L'autore ricorda che, prima della conquista musulmana, presso la città si celebrava la memoria di tre martiri, Verissimo, Massima e Giulia, in un luogo chiamato Compolet. Secondo il racconto, la loro chiesa era stata completamente distrutta dai musulmani, ma rimanevano tre pietre che la tradizione collegava all'antico edificio. Il testo testimonia quindi che nel XII secolo la memoria dei tre martiri era ancora concretamente legata a un luogo della periferia di Lisbona e a resti materiali interpretati dalla popolazione come testimonianze dell'antico santuario. La testimonianza è particolarmente preziosa perché non appartiene a una Passio dei martiri, ma a un'opera nata in un contesto storico completamente diverso. Essa documenta dunque non tanto la vita di Verissimo, Massima e Giulia quanto la persistenza del loro culto e della memoria del loro antico santuario.
Santos-o-Velho e le reliquie La tradizione lisbonese collegò progressivamente il culto dei tre martiri alla zona di Santos-o-Velho. Secondo la tradizione, sul luogo associato al ritrovamento o alla sepoltura dei corpi sarebbe sorto un edificio di culto destinato a conservare la loro memoria. Nel XII secolo l'area era ormai stabilmente identificata con il culto dei tre martiri. La tradizione delle reliquie divenne particolarmente importante nei secoli successivi. Nel 1490 i resti attribuiti ai tre martiri furono trasferiti da Santos-o-Velho al nuovo monastero di Santos-o-Novo, fondato nell'ambito della riorganizzazione della comunità delle commendatrici dell'Ordine di Santiago. La traslazione avvenne il 5 settembre 1490. L'identificazione dei resti con i martiri antichi, tuttavia, non può essere considerata dimostrata. Uno studio archeometrico pubblicato sulla documentazione di Santos-o-Novo riferisce che un femore appartenente allo scheletro tradizionalmente attribuito ai tre martiri fu sottoposto a datazione al radiocarbonio. Il risultato, calibrato, indicò un intervallo compatibile con il VI secolo, con una concentrazione di probabilità intorno alla metà del secolo. Se il campione appartiene effettivamente al complesso osteologico venerato come reliquia dei tre martiri, la data risulterebbe incompatibile con un martirio avvenuto all'inizio del IV secolo. Lo studio non dimostra però da solo l'identità degli individui rappresentati dai resti e deve quindi essere utilizzato come elemento critico sulla tradizione delle reliquie, non come prova definitiva sull'identità dei tre martiri.
Le 'pietre del martirio' Una delle tradizioni più caratteristiche di Santos-o-Velho riguarda tre pietre considerate dalla devozione locale quelle alle quali sarebbero stati legati i corpi dei martiri prima di essere gettati in mare. La tradizione è attestata almeno dall'età moderna e fu oggetto di interesse anche da parte di studiosi e archeologi. Nel XIX secolo il geologo e archeologo Carlos Ribeiro ipotizzò che le cosiddette pietre del martirio potessero essere fossili marini. Studi successivi hanno confermato l'identificazione paleontologica dei materiali, mettendo in evidenza la natura naturale degli esemplari conservati. Ciò non cancella l'importanza storica della tradizione: mostra piuttosto come un oggetto naturale sia stato reinterpretato e incorporato nella memoria cultuale dei martiri.
La leggenda dei corpi restituiti dal mare Secondo la Passio medievale, dopo la decapitazione i corpi sarebbero stati legati a grandi pietre e gettati in mare per impedire ai cristiani di recuperarli. Le acque, tuttavia, li avrebbero restituiti alla riva, permettendone la sepoltura da parte della comunità cristiana. Questo episodio appartiene chiaramente alla tradizione agiografica. Il motivo dei corpi dei martiri restituiti miracolosamente dalle acque presenta analogie con altre passioni cristiane e, come osservò Mário Martins, può essere messo in rapporto con modelli agiografici precedenti, in particolare con la tradizione relativa a san Vincenzo. Non può quindi essere presentato come un avvenimento storicamente documentato.
La tradizione medievale e l'immagine dei tre fratelli Nel corso del Medioevo e dell'età moderna la leggenda sviluppò ulteriormente il profilo dei tre martiri. In alcune versioni vengono presentati come giovani di nobile origine, provenienti da Roma e giunti a Lisbona dopo una rivelazione angelica. Questi particolari sono assenti dalle più antiche attestazioni martirologiche e appartengono allo sviluppo narrativo successivo. La distanza tra le fonti più antiche e le versioni tarde è particolarmente evidente nel confronto tra Usuardo, che si limita a registrare i nomi, il luogo e la condizione di martiri, e le Passiones medievali, che raccontano dettagliati episodi di viaggio, interrogatorio, torture, morte e miracoli. La diversa natura delle fonti impone di non utilizzare indiscriminatamente tutti questi elementi per ricostruire la biografia storica.
Il culto prima del Portogallo Il culto dei tre martiri è anteriore alla formazione del regno portoghese. Le attestazioni dei calendari mozarabici e degli altri calendari liturgici iberici dimostrano che la loro memoria apparteneva già alla tradizione cristiana peninsulare medievale. Questo dato è particolarmente significativo perché impedisce di interpretare la venerazione come una costruzione esclusivamente legata alla Lisbona cristiana successiva alla Reconquista.
La documentazione liturgica Il 1 ottobre non è una data ricavata semplicemente dalla tradizione moderna. È attestato da una lunga serie di fonti liturgiche medievali. I calendari mozarabici citati dagli studi di Mário Martins e le testimonianze raccolte negli studi sul culto lisbonese convergono infatti su questa data. La sua stabilità rappresenta uno degli elementi più solidi della tradizione relativa ai tre martiri.
Le testimonianze artistiche del XVI secolo La loro storia fu rappresentata in un importante ciclo pittorico portoghese del XVI secolo, costituito da quattro pannelli oggi conservati al Museu Carlos Machado di Ponta Delgada, nelle Azzorre. Le opere sono state tradizionalmente attribuite a Garcia Fernandes e datate intorno agli anni Trenta del XVI secolo, anche se la questione attributiva è stata successivamente discussa dagli studiosi. Manuel Batoréo ha mostrato come le immagini non seguano semplicemente la narrazione agiografica conosciuta ai suoi tempi e contengano una significativa rappresentazione degli spazi urbani lisbonesi.
Curiosità - Il nome dei tre martiri compare in numerosi calendari liturgici iberici medievali, a dimostrazione della diffusione del loro culto al di fuori di Lisbona. - Nel racconto della conquista di Lisbona del 1147, il crociato Osberno ricorda un antico luogo di culto dei tre martiri chiamato Compolet e le tre pietre ancora visibili tra le rovine della chiesa. - La tradizione delle cosiddette 'pietre del martirio' è sopravvissuta fino all'età contemporanea, ma gli studi archeologici le hanno interpretate come materiali fossili naturali, non come reperti direttamente riconducibili al martirio. - Quattro pannelli del XVI secolo raffiguranti episodi della loro vita e del loro martirio sono conservati nelle collezioni del Museu Carlos Machado di Ponta Delgada.
Cronologia - Inizio del IV secolo: periodo tradizionalmente indicato per il martirio dei tre cristiani a Olisipo, durante la persecuzione di Diocleziano; l'anno preciso non è documentato. - 961: il calendario di Cordova ricorda il 1 ottobre la festa di Giulia e dei suoi compagni uccisi a Ulixisbona. - 1039-1072: diversi calendari mozarabici attestano la memoria di Verissimo, Massima e Giulia il 1 ottobre. - 1147: il racconto della conquista di Lisbona ricorda l'antico culto dei tre martiri presso il luogo chiamato Compolet. - XII-XIII secolo: si sviluppano e vengono trasmesse versioni più ampie della Passio, che arricchiscono la memoria dei tre martiri di particolari narrativi. - XV secolo: è attestata una versione portoghese della leggenda e una raccolta di miracoli conservata nel codice CV/I-23 d. della Biblioteca Pública de Évora. - 1490: il 5 settembre le reliquie attribuite ai tre martiri vengono trasferite da Santos-o-Velho al nuovo monastero di Santos-o-Novo. - 1513: viene stampata una versione portoghese della Legenda dos Santos Mártires nella raccolta agiografica collegata all'opera di Bernardo de Brihuega. - 1530 circa: vengono realizzati i celebri pannelli pittorici dedicati ai tre martiri, oggi conservati a Ponta Delgada. - 1761: i Bollandisti pubblicano negli Acta Sanctorum la Passio trasmessa da Tamayo e discutono il culto e l'età dei tre martiri. - XX-XXI secolo: gli studi storico-agiografici e archeometrici sottopongono a verifica critica le tradizioni relative alla Passio, alle reliquie e alle cosiddette pietre del martirio.
Valutazione storico-critica - L'esistenza di un antico culto di Verissimo, Massima e Giulia a Lisbona è storicamente ben attestata. La documentazione martirologica e liturgica medievale costituisce una base indipendente dalla Passio narrativa e dimostra la continuità della loro memoria. - Il dato più antico non permette però di ricostruire una biografia dettagliata. Usuardo registra i tre come martiri di Olisipo, ma non racconta le circostanze della loro morte. - Il collegamento con la persecuzione di Diocleziano è antico nella tradizione agiografica, ma non è accompagnato da una documentazione contemporanea al presunto martirio. L'indicazione dell'anno 303 o 304 deve quindi essere considerata una ricostruzione tradizionale, non una data certa. - La Passio è una fonte essenziale per la storia del culto e della tradizione narrativa, ma è cronologicamente molto posteriore agli eventi che racconta. Le varianti relative al persecutore e alcuni motivi narrativi mostrano una progressiva elaborazione della leggenda. - Il rapporto di parentela tra i tre è attestato molto presto per Massima e Giulia, indicate da Usuardo come sorelle di Verissimo. Al contrario, l'origine romana, la discendenza da un senatore e altri particolari biografici appartengono a tradizioni posteriori e non possono essere considerati storicamente dimostrati. - La storia delle reliquie richiede particolare prudenza. La venerazione dei resti attribuiti ai tre martiri è documentata nella tradizione lisbonese, ma la datazione radiocarbonica di un femore del complesso osteologico di Santos-o-Novo ha prodotto una cronologia centrata nel VI secolo, incompatibile con l'identificazione tradizionale dei resti con martiri della persecuzione dioclezianea. - La continuità del culto è invece documentata con particolare ricchezza: calendari liturgici, martirologi, luoghi di culto, tradizioni relative alle reliquie, testi agiografici e testimonianze artistiche mostrano una memoria sviluppatasi per molti secoli. - La documentazione disponibile consente quindi di distinguere con sufficiente chiarezza tra un antico culto lisbonese dei tre martiri e la ricca narrazione agiografica sviluppatasi successivamente. La prima è storicamente ben documentata; la seconda conserva importanti informazioni sulla storia della devozione, ma non permette di ricostruire con la stessa sicurezza la biografia dei tre cristiani del IV secolo.
Fonti e bibliografia essenziale - Usuardo, Martyrologium Usuardi, 1 ottobre: testimonianza altomedievale della memoria dei tre martiri a Olisipo. L'edizione critica di riferimento è quella curata da Jacques Dubois, Paris, 1965. - Pseudo-Floro, Martyrologium, 1 ottobre: tradizione martirologica che conserva un breve nucleo narrativo della Passio dei tre martiri. - Tamayo de Salazar, Martyrologium Hispanicum, tradizione relativa a Verissimo, Massima e Giulia, ripresa nei Acta Sanctorum. - Acta Sanctorum, Octobris, t. I, Antverpiae, 1761, pp. 26-29: sezione dedicata a Verissimo, Massima e Giulia, con discussione preliminare sul culto, il martirio e la cronologia e pubblicazione della Passio. - Mário Martins, 'A legenda dos santos mártires Veríssimo, Máxima e Júlia, do cód. CV/1-23 d., da Biblioteca de Évora', Revista Portuguesa de História, t. 6, Coimbra, 1964, pp. 45-93: studio fondamentale sulle versioni della leggenda, sui manoscritti e sulla formazione della tradizione agiografica. - Ángel Fábrega Grau, Pasionario Hispánico, Madrid-Barcelona, 1953-1955: studio e pubblicazione delle tradizioni del Passionarium Hispanicum, compresa la Passio dei tre martiri. - Manuel Batoréo, 'A iconografia dos Santos Mártires de Lisboa em quatro pinturas do século XVI: linguagem e significados', Cultura, 27, 2010, pp. 187-199, DOI 10.4000/cultura.328: studio storico-artistico del ciclo pittorico dedicato ai tre martiri. - Charles Wendell David, De expugnatione Lyxbonensi: The Conquest of Lisbon, traduzione e studio del racconto della conquista di Lisbona, con la testimonianza medievale sul culto dei tre martiri. - Miguel Telles Antunes, Armando Santinho Cunha, Santos mártires de Lisboa. Espólio osteológico de Santos-o-Novo, Lisboa, Câmara Municipal de Lisboa, 1991: studio dei resti osteologici tradizionalmente attribuiti ai tre martiri e relativa documentazione archeometrica. - João Luís Cardoso, 'As Pedras do Martírio dos Santos Mártires de Lisboa. Confirmação das observações de Carlos Ribeiro (1813-1882)', studio sulla tradizione delle cosiddette pietre del martirio e sulla loro identificazione paleontologica.
Autore: Giampietro Cattini
|