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Beate 10 Martiri Suore di Santa Elisabetta (Maria Paschalis Jahn e compagne)

11 maggio

† Polonia e Repubblica Ceca, dal 20 febbraio all'11 maggio 1945

Dieci Suore di Santa Elisabetta, congregazione nata nel 1842 in Slesia per l’assistenza di malati e poveri, furono uccise da soldati russi nel corso dell’occupazione della Polonia, tra febbraio e marzo 1945. Non tutte riuscirono a preservare la loro verginità, ma lottarono ugualmente per la dignità propria e delle persone a loro affidate. Solo per dieci sorelle fu possibile reperire la documentazione necessaria, ma altre vennero uccise nello stesso periodo e in quella che ebbe i caratteri di un’autentica persecuzione. A capo del gruppo fu posta suor Maria Paschalis Jahn, la più giovane al momento della morte, nonché quella di cui si era conservata meglio la memoria. Le dieci suore furono beatificate l’11 giugno 2022 nella cattedrale di San Giovanni Battista a Breslavia, sotto il pontificato di papa Francesco. La loro memoria liturgica ricorre l’11 maggio, giorno della nascita al Cielo di suor Maria Paschalis.



Le Suore di Santa Elisabetta e le loro fondatrici
La Congregazione delle Suore di Santa Elisabetta venne fondata il 27 settembre 1842 a Nysa, nella regione polacca della Slesia, da quattro abitanti della città: Klara Wolff, Matylda Merkert, Maria Luiza Merkert e Franciszka Werner.
Affidando se stesse e la loro opera al Sacro Cuore di Gesù, iniziarono ad assistere i malati a domicilio, uomini e donne, senza distinzione di ceto sociale o di confessione religiosa. Presero a modello santa Elisabetta d’Ungheria, per amare e servire, come lei, i poveri e i malati. Assunsero un abito religioso grigio, per cui il loro nome completo, fino al 1968, fu Suore Bigie di Santa Elisabetta.

L’invasione, la fuga e la perseveranza
Verso la fine della seconda guerra mondiale, l’Armata Rossa, ovvero l’esercito sovietico, invase i territori delimitati dai fiumi Oder e Nysa, al tempo parte della Germania. Il 26 gennaio 1945 entrò nella città di Lubiąż e, il 13 febbraio, a Żary.
Il giorno dopo, Mercoledì delle Ceneri, le Suore di Santa Elisabetta furono obbligate a lasciare la loro casa, dove risiedevano dal 1926, in appoggio alla parrocchia. Insieme ad altre persone, furono sistemate nella taverna Lufft a Mühlplatz, assistendo impotenti alla violenza contro molte donne; potevano solo consolarle quando tornavano indietro. Anche loro, però, subirono violenza.
Il 18 febbraio le truppe raggiunsero Nowogrodziec. All’avanzare del fronte bellico, otto suore abbandonarono la città insieme a un gruppo di profughi. Rimasero in sei, che continuarono a curare i malati e i feriti. Nella notte tra il 21 e il 22 febbraio 1945, alcuni soldati dell’Armata Rossa fecero irruzione nella canonica dove si erano rifugiate dopo l’esproprio della loro casa: una di esse, suor Maria Rosaria Schilling, fu violentata da più di trenta soldati.
Il 20 febbraio i soldati arrivarono a Godzieszów, comportandosi inizialmente in maniera rispettosa verso le donne e le suore. La situazione peggiorò il giorno seguente, con l’arrivo di un altro drappello. Due suore, due giorni prima dell’arrivo, riuscirono a fuggire. Il 28, invece, furono aggredite le suore che si trovavano nel convento di Lubań, precedentemente considerato un luogo più sicuro.
Il 24 marzo, sabato precedente la Domenica delle Palme, l’esercito arrivò a Nysa, dove le Suore di Santa Elisabetta avevano varie opere, oltre alla casa madre. Due giorni prima, la superiora, suor Maria Arcadia Kroll, aveva chiesto alle giovani suore di andare via. Quelle più avanti in età e in forze rimasero invece accanto alle persone di cui dovevano prendersi cura.

Fedeli fino alla fine
Non tutte sono morte avendo preservato la propria integrità fisica, o comunque non è stato possibile accertarlo, ma hanno comunque lottato per la dignità propria e altrui. Le circostanze delle loro uccisioni sono diverse, anche se quattro sono morte lo stesso giorno e nella stessa località.
Suor Maria Edelburgis Kubitzki fu uccisa a Żary il 20 febbraio 1945, mentre cercava di difendersi da una nuova violenza. Suor Maria Rosaria Schilling, della comunità di Nowogrodziec, venne uccisa il giorno dopo la violenza subita, mentre, esausta, si riposava prima di arrivare alla stazione ferroviaria.
Suor Maria Adela Schramm, della casa di Godzieszów, venne assassinata il 25 febbraio 1945 mentre difendeva la propria verginità. Suor Maria Sabina Thienel, il 1° marzo 1945, resistette fino all’ultimo all’assalto di un soldato. Suor Maria Sapientia Heymann cadde sotto i proiettili dei soldati, nel refettorio della casa di Nysa che ospitava le consorelle anziane e malate, nel tentativo di difendere un’altra suora dalle loro violenze.
Il 24 marzo 1945, lo stesso giorno della sua uccisione e nella medesima città, ma in altre case, avvenne lo stesso a suor Maria Adelheidis Töpfer, a suor Maria Melusja Rybka e a suor Maria Felicitas Ellmerer. La prima cadde morta di fronte ai malati di cui si stava prendendo cura, sfollati da varie parti della Slesia, nella casa di Santa Notburga; la seconda, della casa di San Giorgio, cercò di difendere una ragazza, ma venne a sua volta violentata, quindi uccisa; l’altra soccorse suor Maria Arcadia Kroll, superiora della casa di Santa Elisabetta, dove anche lei viveva, ma così facendo attirò le ire di un soldato, che non riuscì però a violentarla, quindi le sparò.
Il 2 maggio 1945 diede la vita suor Maria Acutina Goldberg, destinata alla scuola materna di Lubiąż. Riuscì a scappare per mettere in salvo le sue alunne dai soldati, ma non ebbe il tempo di farlo per sé.
Infine, l’11 maggio 1945, a guerra ormai conclusa, morì suor Maria Paschalis Jahn. Era a Nysa dal 1942, come cuoca per le suore anziane, ma per obbedienza alla superiora si rifugiò a Sobotín, oggi in Repubblica Ceca: lì venne uccisa da un soldato che aveva cercato di violentarla.

La comune fama di martirio
La loro memoria rimase legata ai luoghi dove morirono. Le loro tombe – i resti delle suore di Nysa rischiarono di andare dispersi, ma vennero seppelliti in un altro luogo – furono curate e ornate di fiori, sebbene la condizione di privilegio in cui si trovavano gli autori dei crimini di guerra in Polonia lo rendesse spesso rischioso. Per la stessa ragione, benché a cinque anni dai fatti si fosse cominciato a pensare alla loro causa, si decise di non avviarla ancora.
Le Suore di Santa Elisabetta e i laici che esse conoscevano hanno comunque continuato a ricordarle, specie negli anniversari di morte, e a considerarle martiri. Tuttavia, solo molti anni dopo la caduta del comunismo fu possibile iniziare le fasi preliminari della causa.

L’avvio della causa di beatificazione e canonizzazione
Dopo la beatificazione di madre Maria Luiza Merkert, avvenuta nel 2007 (anche per un’altra delle fondatrici, madre Franciszka Werner, è in corso la causa) le suore mossero di fatto i primi passi per il riconoscimento del martirio delle dieci consorelle. Altre religiose della stessa congregazione, seppur morte nella stessa persecuzione, non vennero incluse nella causa, per via della scarsa documentazione su di loro.
Come capogruppo fu scelta suor Maria Paschalis, la più giovane al momento della morte, nonché l’ultima uccisa, perché godeva di un culto, seppur in forma privata, particolarmente vivace: era ricordata dagli abitanti di Sobotín come “la rosa bianca della Boemia”.
L’Inchiesta diocesana fu celebrata nella diocesi di Breslavia dal 25 novembre 2011 al 26 settembre 2015. La maggior parte dei testimoni oculari o contemporanei dei fatti era già morta, ma grazie al lavoro delle suore fu possibile recuperare le loro testimonianze scritte. Il 4 dicembre 2015 la Congregazione delle Cause dei Santi decretò la validità giuridica degli atti.

Il decreto sul martirio e la beatificazione
La “Positio super martyrio”, consegnata nel 2019, fu sottoposta ai Consultori Teologi, che il 24 novembre 2020 si espressero a favore del presunto martirio. Furono seguiti, il 24 novembre 2020, dai cardinali e dai vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi.
Il 19 giugno 2021, ricevendo in udienza il cardinal Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco autorizzò il decreto sul martirio delle dieci religiose.
La Messa con il Rito della Beatificazione fu celebrata l’11 giugno 2022 nella cattedrale di San Giovanni Battista a Breslavia, presieduta dal cardinal Semeraro come inviato del Santo Padre. La memoria liturgica delle dieci suore ricorre l’11 maggio, giorno della nascita al Cielo di suor Maria Paschalis.

L’elenco
Nell’elenco che segue, ordinato per data di morte delle singole suore, i nomi assunti con la professione religiosa, contrariamente alla prassi di questo sito, non sono stati italianizzati, perché anche nelle comunità italiane delle Suore di Santa Elisabetta le consorelle martiri sono più note così.
Come scritto sopra, quelle che hanno in comune luogo e data di martirio non sono state uccise insieme, ma in momenti diversi.

99202 - Maria Edelburgis (Julianna) Kubitzki, 40 anni
† Żary, Polonia, 20 febbraio 1945

99203 - Maria Rosaria (Elfrida) Schilling, 36 anni
† Nowogrodziec, Polonia, 23 febbraio 1945

99204 - Maria Adela (Klara) Schramm, 59 anni
† Godzieszów, Polonia, 25 febbraio 1945

99205 - Maria Sabina (Anna Hedwig) Thienel, 35 anni
† Lubań, Polonia, 1° marzo 1945

99206 - Maria Sapientia (Lucia Emmanuela) Heymann, 69 anni
† Nysa, Polonia, 24 marzo 1945
 
99207 - Maria Adelheidis (Hedwig Agnes) Töpfer, 57 anni
† Nysa, Polonia, 24 marzo 1945

99208 - Maria Melusja (Martha) Rybka, 39 anni
† Nysa, Polonia, 24 marzo 1945
 
99209 - Maria Felicitas (Anna) Ellmerer, 56 anni
† Nysa, Polonia, 25 marzo 1945

99210 - Maria Acutina (Helena) Goldberg, 62 anni
† Krzydlina Wielka, Polonia, 2 maggio 1945

99201 - Maria Paschalis (Maria Magdalena) Jahn, 29 anni
† Sobotín, Repubblica Ceca, 11 maggio 1945


Autore:
Emilia Flocchini


Note:
Per approfondire: Zdzisław J. Kijas, «Le dieci vergini sagge – Le martiri di Santa Elisabetta», Edizioni Leggimi 2021.

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Aggiunto/modificato il 2022-06-20

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