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Beati 9 Martiri Salesiani Polacchi Vittime del nazismo

Festa: 23 maggio

† dal 27 giugno 1941 al 18 settembre 1942

Sacerdoti professi della Società Salesiana di San Giovanni Bosco; consapevoli che il loro ministero pastorale era considerato dai nazisti come un’opposizione al regime, continuarono la loro opera apostolica, restando fedeli alla vocazione, accettando serenamente il rischio di essere arrestati, deportati e quindi uccisi. Papa Leone XIV in data 24 ottobre 2025 ha riconosciuto il loro martirio in odio alla fede, aprendo così la strada alla loro beatificazione, poi celebrata il 6 giugno 2026. La loro memoria liturgica comune è stata fissata al 23 maggio.



Scelsero la carità come unica forma di resistenza i nove sacerdoti salesiani che vengono beatificati domani, sabato 6 giugno, in Polonia. La celebrazione avrà luogo alle 10 nel santuario dell’arcidiocesi di Cracovia intitolato a San Giovanni Paolo II. Presiede il rito in rappresentanza di Leone XIV il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei santi. I nove martiri fanno parte delle numerose vittime della persecuzione nazista che, dopo l’occupazione tedesca della Polonia, avvenuta il 1° settembre 1939, fu scatenata con particolare veemenza anche contro la Chiesa cattolica.
Il 23 maggio 1941 la Gestapo arrestò gran parte dei salesiani di Cracovia, tra cui don Jan Świerc: nato nel 1877 e compiuti gli studi tra i salesiani in Italia, fu ordinato sacerdote a Torino nel 1903. L’8 luglio 1938 assunse l’incarico di direttore e parroco della Casa di Cracovia e divenne un apprezzato predicatore. Arrestato dalla Gestapo, venne condotto prima nel carcere di Montelupich e poi il 26 giugno 1941 fu trasferito ad Auschwitz, dove venne ucciso il giorno seguente.
Con lui altri sacerdoti salesiani subirono torture e percosse atroci, morendo di stenti e maltrattamenti lo stesso giorno: Ignacy Dobiasz, nato nel 1880, si formò negli studentati salesiani in Italia e venne ordinato sacerdote nel 1908. Tornato in Polonia, nel 1931 fu inviato come collaboratore parrocchiale a Cracovia. Franciszek Harazim, classe 1885, studiò in Polonia e ad Ivrea dove, nel 1915, fu ordinato sacerdote. Tornò nel suo Paese per insegnare nel Seminario maggiore salesiano di Cracovia. Kazimierz Wojciechowski, nato nel 1904, si formò in Polonia e venne ordinato sacerdote nel 1935 a Cracovia, dove poi svolse la sua attività pastorale.
La testimonianza di questi sacerdoti lasciò un segno profondo nel giovane Karol Wojtyła, il futuro Papa Giovanni Paolo II, che nella parrocchia di San Stanislao Kostka a Dębniki vide i sacerdoti salesiani arrestati dai nazisti. Wojtyła ricorderà più tardi come l’ambiente parrocchiale, decimato dalle deportazioni, fosse stato per lui una scuola di fede in tempi di oscurità. Nel libro Dono e mistero scrisse: «Non posso omettere di ricordare un ambiente e, in esso, un personaggio da cui in quel periodo ricevetti veramente molto. L’ambiente era quello della mia parrocchia, intitolata a San Stanislao Kostka, a Dębniki, in Cracovia. La parrocchia era diretta dai padri salesiani, che un giorno furono deportati dai nazisti nel campo di concentramento. Rimasero soltanto un vecchio parroco e l’ispettore della provincia, tutti gli altri furono internati».
I nove martiri includono anche Ignacy Antonowicz, nato nel 1890 e ordinato sacerdote a Roma nel 1916. Insegnante di teologia nello studentato salesiano di Foglizzo, fu cappellano militare nell’esercito polacco durante la prima Guerra mondiale. Inviato a Cracovia in qualità di direttore dello studentato teologico, svolse questo incarico fino all’arresto, avvenuto il 23 maggio 1941. Condotto ad Auschwitz, fu maltrattato e picchiato. Ammalatosi gravemente, morì il 21 luglio 1941.
Franciszek Miśka, classe 1898, compì gli studi teologici a Torino dove venne ordinato sacerdote nel 1927. Svolse il suo ministero in diverse località della Polonia, fino a essere incaricato della gestione dell’Istituto salesiano di Ląd. Arrestato, il 30 ottobre 1941 fu deportato a Dachau dove morì il 30 maggio 1942.
Włodzmierz Szembek, nato nel 1883 da una nobile famiglia, si laureò in ingegneria, occupandosi dei possedimenti di famiglia fino al 1928, quando entrò nell’aspirantato salesiano di Oświęcim. Ordinato sacerdote a Cracovia nel 1934, divenne segretario dell’Ispettoria salesiana. Arrestato a luglio del 1942, fu imprigionato a Nowy Targ e poi condotto ad Auschwitz, dove si spense il 7 settembre 1942.
Infine, don Karol Golda e don Ludwik Mroczek: il primo, classe 1914, studiò in Polonia e venne ordinato sacerdote a Roma nel 1938. Tornato nel suo Paese per insegnare teologia nello studentato di Oświęcim, fu arrestato dalla Gestapo il 31 dicembre 1941 e poi deportato ad Auschwitz, dove fu fucilato il 14 maggio 1942. Don Ludwik Mroczek, nato nel 1905, svolse la preparazione al sacerdozio in Polonia, venne ordinato nel 1933 e prestò la sua opera pastorale a Oświęcim, Leopoli e Częstochowa. Arrestato il 22 maggio 1941, morì ad Auschwitz il 5 gennaio 1942.
L’esempio più straordinario di questi nove martiri risiede nella loro capacità di trasformare i campi di sterminio in luoghi di speranza. Nonostante il divieto assoluto, i salesiani celebravano clandestinamente l’Eucaristia, confessavano i prigionieri e preparavano i condannati a morte alla fine imminente. Nel lavoro forzato di spaccare pietre sotto le percosse degli aguzzini, i sacerdoti unirono le loro sofferenze fisiche e morali al sacrificio redentore di Cristo; alla sfida blasfema dei kapò che urlavano: «Io sono Dio perché posso ucciderti», reagirono con l’invocazione incessante del nome di Gesù; alla privazione di cure e alle torture gratuite e disumane risposero con l’esercizio della carità, trasformando le baracche in “oratori di dolore” dove confessare e confortare i moribondi in fedeltà al ministero sacerdotale. E all’annientamento della dignità umana e alle umiliazioni fisiche e morali risposero con l’amministrazione clandestina dei sacramenti e l’offerta totale della vita.
La resistenza spirituale di questi nuovi beati rappresenta un paradosso vivente: la vittoria di chi soccombe per amore su chi uccide per odio. Essa insegna che la fede è l’unica forza capace di restare libera anche dietro il filo spinato, rendendo questi uomini maestri intramontabili di coerenza e speranza affinché — quando la luce della ragione si spegne — la luce della fede possa risplendere più forte, rendendo l’uomo libero anche dietro il filo spinato.

Dall'elenco è possibile accedere alle biografie dei singoli martiri:

92594 - Jan Świerc
92595 - Ignacy Antonowicz
92596 - Ignacy Dobiasz
92597 - Karol Golda
92598 - Franciszek Harazim
92600 - Ludwik Mroczek
92601 - Włodzmierz Szembek
92602 - Kazimierz Wojciechowski
92599 - Franciszek Miśka


Autore:
Don Pierluigi Cameroni SDB


Fonte:
L'Osservatore Romano


Note:
Per segnalare grazie o favori ricevuti per loro intercessione, oppure per informazioni, rivolgersi al Postulatore Generale della Famiglia Salesiana: [email protected]

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Aggiunto/modificato il 2026-06-20

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