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Beati Sebastiano Calvo Martinez e 5 compagni Martiri clarettiani
Festa:
12 agosto
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† Barbastro, Aragona, Spagna, 12 agosto 1936
Appartengono al celebre gruppo dei Martiri Clarettiani di Barbastro, una delle testimonianze più significative della persecuzione religiosa scoppiata in Spagna durante la guerra civile del 1936. Furono uccisi il 12 agosto 1936 dopo oltre tre settimane di prigionia, affrontata con serenità, intensa vita di preghiera e piena fedeltà alla propria vocazione religiosa. Appartenevano alla Congregazione dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, fondata da sant'Antonio Maria Claret, e facevano parte della comunità di Barbastro, composta da sacerdoti, religiosi e giovani studenti. Arrestati senza processo unicamente a motivo della loro appartenenza ecclesiale, rifiutarono ripetutamente la possibilità di salvarsi rinnegando la fede. Condotti fuori città nelle prime ore del mattino del 12 agosto, vennero fucilati e sepolti in una fossa comune. La loro testimonianza inaugurò il secondo gruppo di esecuzioni dei martiri clarettiani di Barbastro, destinato a proseguire nei giorni successivi fino al sacrificio di cinquantuno religiosi. Furono beatificati da san Giovanni Paolo II nel 1992.
Emblema: Palma del martirio, veste clarettiana, croce, rosario, corona del martirio.
Martirologio Romano: A Barbastro vicino a Huesca nell’Aragona in Spagna, beati Sebastiano Calvo Martínez, sacerdote e cinque compagni, martiri, che, religiosi della Congregazione dei Missionari del Cuore Immacolato di Maria, ancora nella stessa persecuzione portarono a termine il glorioso combattimento.
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Nel luglio 1936 la casa di formazione dei Missionari Clarettiani di Barbastro ospitava sessanta religiosi appartenenti a diverse età e ministeri: sacerdoti, fratelli coadiutori e numerosi studenti prossimi all'ordinazione. La comunità costituiva uno dei principali centri formativi della Congregazione in Spagna. Lo scoppio della guerra civile provocò un'immediata ondata di violenze anticlericali. Il 20 luglio un gruppo di miliziani fece irruzione nella casa religiosa alla ricerca di armi. La perquisizione non trovò nulla, ma tutti i religiosi furono arrestati e trasferiti nel collegio degli Scolopi, trasformato in luogo di detenzione.
La prigionia Durante le tre settimane di prigionia i clarettiani mantennero una rigorosa vita comunitaria. Pregavano, meditavano, si confessavano reciprocamente e si preparavano spiritualmente all'eventualità del martirio. Le testimonianze dei superstiti e i documenti della causa di beatificazione raccontano che più volte venne prospettata loro la possibilità della libertà in cambio dell'abbandono della fede o della vita religiosa. Nessuno accettò. Tra gli anziani della comunità figuravano padre Sebastiano Calvo Martínez, predicatore stimato per intelligenza, equilibrio e profonda vita spirituale, padre Nicasio Sierra Ucar, padre Pedro Cunill Padrós, padre José Pavón Bueno, il diacono Venceslao Clarís Vilaregut e il fratello Gregorio Chirivás Lacambra. Essi furono scelti per essere il secondo gruppo destinato all'esecuzione.
Il martirio del 12 agosto 1936 Nelle prime ore del 12 agosto i sei religiosi vennero fatti uscire dal luogo di prigionia con le mani legate dietro la schiena e condotti fuori Barbastro. Prima della fucilazione ricevettero ancora una volta la proposta di salvarsi rinnegando la fede, ma la rifiutarono. Dal balcone del collegio, padre Secundino Ortega impartì loro l'assoluzione mentre gli altri confratelli assistevano con commozione alla loro partenza. Pochi minuti dopo risuonarono gli spari che ne annunciarono la morte. I corpi furono gettati in una fossa comune, secondo una pratica purtroppo frequente durante la persecuzione religiosa di quegli anni.
L'eredità spirituale L'esecuzione dei sei religiosi segnò profondamente i confratelli rimasti in carcere. Nello stesso giorno essi redassero e firmarono una celebre lettera-testamento, nella quale dichiaravano di perdonare i persecutori e offrire la propria vita per la Chiesa, la Congregazione, le famiglie e l'evangelizzazione del mondo del lavoro. Nei giorni successivi altri gruppi di clarettiani subirono la medesima sorte fino al 18 agosto, quando si concluse il martirio dell'intera comunità con cinquantuno vittime. Questo episodio è oggi considerato una delle testimonianze collettive più documentate della persecuzione religiosa durante la guerra civile spagnola.
Beatificazione e culto Il processo canonico raccolse numerose testimonianze e documenti contemporanei agli eventi. Il decreto sul martirio venne promulgato il 7 marzo 1992. San Giovanni Paolo II beatificò i cinquantuno Martiri Clarettiani di Barbastro il 25 ottobre 1992. Nel Martirologio Romano il gruppo commemorato il 12 agosto comprende Sebastiano Calvo Martínez, Pietro Cunill Padrós, Giuseppe Pavón Bueno, Nicasio Sierra Ucar, Venceslao Clarís Vilaregut e Gregorio Chirivás Lacambra, ricordati come religiosi che portarono fino al termine il loro combattimento della fede. Componenti del gruppo:
Sebastián CALVO MARTINEZ Nato a Gumiel de lzán (Burgos) il 20 gennaio 1903. Ucciso a Barbastro il 12 agosto 1936. Sacerdote, 33 anni. Si distinse per il suo attaccamento alla vocazione. Svolse con precisione i suoi compiti. Fu austero con se stesso, cortese col prossimo e profondamente pio.
Gregorio CHIRIVÁS LACAMBRA Nato a Siétamo (Huesca) il 24 aprile 1880. Ucciso a Barbastro il 12 agosto 1936. Fratello, 56 anni. Religioso esemplare, fervente e lavoratore. Di carattere semplice e allegro. Infermiere e sarto, assisteva con sollecitudine, carità e pazienza coloro che avevano bisogno del suo servizio.
Nicasio SIERRA UCAR Nato a Cascante (Navarra) l'11 ottobre 1890. Ucciso a Barbastro il 12 agosto 1936. Sacerdote di 45 anni. Affettuoso e cordiale, si distinse per la sua grande devozione alla Vergine. Apostolo delle buone letture e della parola. Pregava molto, confessava e preparava a lungo le sue predicazioni.
Pedro CUNILL PADRÓS Nato a Vic (Barcellona) i1 18 marzo 1903. Ucciso a Barbastro il 12 agosto 1936. Sacerdote, 33 anni. Era molto caritatevole. Parlava bene di tutti e rispettava sempre gli assenti. Era ammirato per la sua purezza, la sua grande virtù e la sua nota esemplarità.
100858 - Wenceslao Maria CLARIS VILAREGUT Nato a Olost de Lluçanés (Barcellona) Il 3 gennaio 1907. Ucciso a Barbastro il 12 agosto 1936. Diacono, 29 anni. Pio, buono e molto impegnato nello studio. Era di buona compagnia. Quando venne a conoscenza del martirio di P. Andrés Solá in Messico, esclamò: «magari toccasse a me quella sorte!».
José PAVÓN BUENO Nato a Cartagena (Murcia) il 19 gennaio 1909. Ucciso a Barbastro il 12 agosto 1936. Sacerdote, 27 anni. Dallo spirito gioioso, si distinse per la sua carità verso tutti e in particolare nell'assistenza ai malati. Durante la prigionia animava i fratelli con la sua pietà e il suo buon umore.
Autore: Giampietro Cattini
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