Beato Francesco Gálvez
Sacerdote francescano, martire
Festa: 4 dicembre
Nascita-morte: Utiel, Spagna, 1567 - Yeddo, Giappone, 4 dicembre 1623
Nascita - morte:
Utiel, Spagna, 1567 - Yeddo, Giappone, 4 dicembre 1623
Festa:
4 dicembre
Emblema:
Palma
Categoria: I santi che iniziano con la lettera F
Calendario: I santi del 4 dicembre
Martirologio Romano
Nato a Utiel, non lontano da Valencia (Spagna), vestì l’abito francescano nel convento di S. Giovanni Battista di Ribera. Nel 1612, dopo alcuni anni di permanenza nelle Filippine, raggiunse il Giappone, da cui fu però espulso nel 1614, all’inizio della Grande Persecuzione. Due anni dopo, tintosi il corpo in modo da sembrare un marinaio di pelle nera, poté nuovamente sbarcare in Giappone, riprendendo con zelo l’evangelizzazione. Mentre per sfuggire alle ricerche dei persecutori cambiava continuamente residenza, fu tradito da un cristiano e imprigionato nella città di Yedo, nelle cui vicinanze il 14 dicembre 1623 venne bruciato vivo coi bb. Girolamo Degli Angeli, Simone Yempo ed altri.
Biografia
Sembra che il pericolo in Giappone sia stato localizzato e intermittente, in questo periodo; i capi guerrieri giapponesi locali erano assai indipendenti dal controllo centrale: il governo imperiale tradizionale del periodo medievale non fu ristabilito fino al 1868, e ciò significava che l'accoglienza dei missionari, come S. Francesco Saverio, variava. In alcune zone vi era il rischio di essere uccisi o cacciati, in altre potevano costruire chiese, ma esisteva sempre il rischio di uno scoppio di violenza improvviso contro l'influenza straniera. Durante uno dei periodi di persecuzione, Francesco Galvez fu costretto a far ritorno a Manila per una volta; i resoconti narrano che "si annerì" il viso per poter essere scambiato per giapponese e ritornare in Giappone. L'arrivo di un individuo con le caratteristiche simili a quelle di un nero africano, nel Giappone del primo xvii secolo, avrebbe ovviamente suscitato un immediato e forte sospetto.
Presumibilmente questo racconto risale ai giorni in cui pochissime persone in Europa avevano effettivamente visto i giapponesi, o sapevano che non assomigliavano agli africani; forse questo contribuisce a far capire quanto i primi missionari si avventurassero nell'ignoto: non avevano conoscenze riguardo i popoli, le religioni o culture orientali, solo la determinazione di salvare anime.
Francesco continuò il suo ministero con coraggio e fervore finché fu arrestato dalle autorità; nel 1614, quando il Giappone si staccò completamente dal resto del mondo, tutti i missionari furono espulsi, imbarcati su quattro navi che lasciarono Nagasaki a novembre di quell'anno, tre dirette a Macao e una a Manila. Tutti i conventi furono confiscati, le chiese distrutte o profanate, e cominciarono le ricerche di eventuali missionari nascosti; tuttavia i sacerdoti continuarono a svolgere il loro ministero segretamente, con l'appoggio leale e coraggioso dei cattolici giapponesi, perciò vi furono molti martiri.
Simone Yempo, un monaco buddista divenuto cattolico e catechista laico, fu arrestato insieme con Francesco Galvez, ed entrambi furono arsi sul rogo a Yeddo nel 1623; nello stesso anno, Girolamo de Angelis, monaco gesuita, fu martirizzato a Tokyo. I tre martiri furono beatificati nel 1867.
