Sant' Artemio

Prefetto in Egitto e martire

Festa: 20 ottobre

Nascita-morte: † Antiochia di Siria, Impero romano, 362

Nascita - morte:
† Antiochia di Siria, Impero romano, 362

Festa:
20 ottobre

Etimologia:
Dal greco Ἀρτέμιος, forma derivata dal nome della dea Artemide; l'etimologia più antica del teonimo Artemide rimane discussa.

Categoria: I santi che iniziano con la lettera A

Calendario: I santi del 20 ottobre

Fu un alto ufficiale dell'Impero romano, attivo nell'Egitto durante gli ultimi anni del regno di Costanzo II e all'inizio di quello di Giuliano. Le fonti storiche lo identificano come dux Aegypti, comandante militare della provincia, e ne attestano l'azione ad Alessandria in un periodo segnato dai conflitti tra sostenitori del credo niceno, ariani e culti tradizionali. Artemio fu vicino alla politica religiosa di Costanzo II e collaborò con il vescovo ariano Giorgio di Alessandria, mentre intervenne anche contro i culti pagani e la distruzione dei templi. L'imperatore Giuliano lo fece arrestare ad Antiochia nel 362, dopo la sua caduta in disgrazia e le accuse rivoltegli dagli Alessandrini. La tradizione cristiana trasformò la sua esecuzione in un martirio per la fede e lo presenta come colui che avrebbe rimproverato pubblicamente Giuliano per la persecuzione dei cristiani. La memoria liturgica del martire è fissata al 20 ottobre e il suo culto conobbe particolare sviluppo a Costantinopoli tra il VI e il VII secolo.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Le notizie sulla nascita, sulla famiglia e sui primi anni di Artemio (Artemius; Artemios, in greco Ἀρτέμιος; Artème; Mar Shalita o Challita nella tradizione siriaca e maronita) non sono storicamente documentate. Le fonti agiografiche successive lo presentano come egiziano, ma il dato non può essere precisato ulteriormente.
Artemio appartenne agli ambienti militari dell'Impero romano e raggiunse una posizione elevata durante il regno di Costanzo II. La sua carica è attestata con maggiore sicurezza negli ultimi anni del regno: fu dux Aegypti, cioè comandante delle forze militari stanziate in Egitto. Un documento amministrativo del 360 lo attesta con il nome di Flavius Artemius e con questa funzione.
La sua posizione va distinta da quella del praefectus Aegypti, che era il governatore civile della provincia. Per questo la traduzione generica di prefetto d'Egitto, frequente nella tradizione agiografica, non restituisce con precisione la carica militare di dux Aegypti.

Il rapporto con Costanzo II
Artemio fu strettamente legato alla politica di Costanzo II. La sua presenza nell'Egitto degli anni 350-360 è documentata anche dalla testimonianza di Atanasio di Alessandria. Nell'indice delle Lettere festive relativo al 359-360, Atanasio ricorda il prefetto d'Egitto Faustinus e Artemio mentre partecipavano alla ricerca del vescovo Atanasio, allora nascosto per sfuggire alle autorità. La stessa fonte riferisce che Artemio e Faustinus entrarono in un'abitazione privata e in una piccola cella e fecero torturare Eudemonide, una donna consacrata, nel corso delle ricerche.
Questo episodio è importante perché mostra che Artemio non fu semplicemente un ufficiale estraneo alle controversie ecclesiastiche. Egli partecipò concretamente all'applicazione della politica religiosa imperiale che sosteneva la parte ariana nella controversia contro Atanasio.
La sua posizione non impedì tuttavia un'azione energica contro i culti pagani. L'imperatore Giuliano, nella sua lettera agli Alessandrini, ricorda che il comandante militare dell'Egitto aveva fatto spogliare un importante santuario delle statue, degli oggetti sacri e delle offerte e aveva impiegato i soldati contro gli abitanti che cercavano di opporsi. Il riferimento è ad Artemio, che Giuliano accusava di avere agito sotto l'influenza del vescovo Giorgio.

La crisi sotto Giuliano
Alla morte di Costanzo II, nel 361, salì al trono Giuliano, deciso a restaurare i culti tradizionali dell'Impero. Artemio, che era stato uno degli uomini dell'amministrazione precedente, divenne rapidamente un avversario politico e religioso del nuovo imperatore.
La fonte contemporanea più significativa è ancora una volta Giuliano stesso. Nella lettera agli Alessandrini egli ricorda Artemio come il comandante militare che aveva inviato i soldati contro la popolazione durante le tensioni provocate dalla politica religiosa di Costanzo e del vescovo Giorgio. La stessa testimonianza conferma quindi la presenza di Artemio ad Alessandria e il suo ruolo nelle operazioni militari.
Ammiano Marcellino riferisce invece che Artemio, già comandante dell'Egitto, fu colpito dalla pena capitale dopo le accuse formulate dagli Alessandrini. La sua testimonianza è particolarmente importante perché proviene da uno storico pagano contemporaneo agli eventi e presenta la vicenda senza la successiva elaborazione agiografica. Teodoreto di Cirro, scrivendo nel V secolo, afferma che Giuliano confiscò i beni di Artemio e ne ordinò la decapitazione perché aveva distrutto molte immagini degli dèi.

Il processo e la morte ad Antiochia
Secondo la Passio Artemii, una narrazione agiografica greca composta posteriormente agli eventi, Artemio fu convocato ad Antiochia e avrebbe rimproverato Giuliano per i maltrattamenti inflitti a due ecclesiastici cristiani, Eugenio e Macario. La narrazione descrive quindi il martire come un cristiano che affrontò direttamente l'imperatore per difendere la fede.
Questa versione contiene numerosi elementi propri della letteratura martiriale e non può essere utilizzata indistintamente come resoconto contemporaneo del processo. La ricerca storica ha inoltre rilevato che la Passio Artemii combina tradizioni differenti e utilizza materiali provenienti dalla storiografia ecclesiastica, soprattutto da Filostorgio. L'opera conservata nelle redazioni della Passio è posteriore agli eventi e presenta una ricostruzione fortemente agiografica del comportamento di Artemio.
La morte avvenne ad Antiochia nel 362, durante il soggiorno di Giuliano nella città. Il Martyrologium Romanum ricorda Artemio come ufficiale imperiale che, dopo avere ricoperto importanti incarichi militari sotto Costantino, rimproverò Giuliano per la sua crudeltà verso i cristiani e fu da lui sottoposto a percosse, altre torture e infine decapitato.
La data del 20 ottobre è quella della memoria liturgica. Le fonti antiche non permettono però di stabilire con la stessa sicurezza il giorno esatto dell'esecuzione. La tradizione ecclesiastica ha fissato il 20 ottobre come dies natalis del martire. Alcune antiche pubblicazioni degli Acta Sanctorum riportano invece l'anno 363, mentre la ricostruzione storica più comune colloca la morte nel 362.

La trasformazione in martire cristiano
La figura storica di Artemio presenta una particolare complessità. Le fonti documentarie lo mostrano infatti coinvolto nella politica ecclesiastica di Costanzo II e nella repressione dei sostenitori di Atanasio. Al tempo stesso, le fonti cristiane lo ricordano come avversario del paganesimo e martire sotto Giuliano.
La tradizione agiografica posteriore tende a presentare Artemio come un cristiano ortodosso che avrebbe resistito all'arianesimo e affrontato Giuliano per la difesa della fede. La ricostruzione storica è più problematica. Filostorgio, storico ecclesiastico del V secolo appartenente alla corrente eunomiana, conosceva la vicenda di Artemio e la collocava nel contesto delle controversie religiose dell'età di Costanzo II e Giuliano. La Passio Artemii ampliò successivamente questo materiale, accentuando il carattere eroico e martiriale della figura.

Il culto a Costantinopoli
Il culto di Artemio ebbe un importante sviluppo a Costantinopoli. Tra VI e VII secolo la chiesa di San Giovanni Battista nel quartiere di Oxeia divenne un importante centro della sua venerazione. Le reliquie attribuite al martire erano conservate sotto l'altare maggiore, in una struttura funeraria collocata nella cripta.
Attorno al santuario si sviluppò un particolare culto terapeutico. Una raccolta di quarantacinque racconti di miracoli, composta nel VII secolo, descrive guarigioni attribuite all'intercessione di Artemio. La maggior parte dei racconti riguarda ernie, varicoceli e malattie degli organi genitali maschili. La raccolta costituisce anche una testimonianza significativa della medicina e della religiosità terapeutica nella Costantinopoli bizantina.
La tradizione relativa alla traslazione delle reliquie da Antiochia a Costantinopoli appartiene alla letteratura agiografica. La Passio Artemii narra il trasferimento delle reliquie, mentre la documentazione relativa al successivo culto nella chiesa di Oxeia è più direttamente attestata dalle fonti bizantine sui miracoli.

Artemio e Atanasio di Alessandria
Il rapporto con Atanasio costituisce uno degli aspetti più problematici della figura storica di Artemio. Le Lettere festive di Atanasio lo ricordano come collaboratore delle autorità che cercavano il vescovo durante il suo nascondiglio. Il dato contrasta con la successiva tradizione agiografica, che tende a presentare Artemio come un difensore della fede nicena contro il potere imperiale.
La tradizione relativa al suo martirio non deve quindi essere sovrapposta senza distinzione alla sua precedente attività politica e religiosa. Le fonti antiche permettono di documentare entrambe le fasi, ma non offrono una ricostruzione univoca della sua evoluzione religiosa.

Le fonti storiche e la Passio Artemii
Ammiano Marcellino, Giuliano, Atanasio e Teodoreto offrono testimonianze di natura diversa sulla figura di Artemio. La Passio Artemii è invece una fonte agiografica più tarda, costruita attraverso l'utilizzazione e la rielaborazione di materiali storici precedenti. Gli studi sulla tradizione testuale distinguono una forma antica del martirio, BHG 169y-z, e una versione più ampia, BHG 170, attribuita nei manoscritti a un autore chiamato Giovanni. L'identificazione di questo Giovanni con Giovanni Damasceno non è dimostrata.

Artemio e la tradizione dei santi guaritori
Il culto bizantino di Artemio si distingue per la forte specializzazione terapeutica. I Miracula Artemii, composti nel VII secolo, descrivono soprattutto malattie inguinali e genitali e costituiscono una delle più importanti testimonianze della cultura della guarigione nei santuari bizantini. Il culto non si limita quindi alla memoria del martirio, ma comprende una lunga fase di venerazione legata alla guarigione dei malati.

Curiosità
- Il nome Artemio deriva dalla forma greca Ἀρτέμιος, latinizzata in Artemius, ed è collegato al nome della dea Artemide.
- Il culto di Artemio a Costantinopoli divenne particolarmente noto per le guarigioni attribuitegli contro le ernie e alcune malattie degli organi genitali.
- La memoria del martire è presente nel Martyrologium Romanum al 20 ottobre, dove Artemio è ricordato come ufficiale imperiale sottoposto a torture e decapitato per ordine di Giuliano.

Cronologia
- 360 - Artemio è attestato come dux Aegypti in un documento amministrativo relativo all'Egitto.
- 359-360 - Artemio partecipa, insieme al prefetto d'Egitto Faustinus, alla ricerca di Atanasio di Alessandria e alla cattura e tortura di Eudemonide.
- 361 - Alla morte di Costanzo II, Giuliano diventa imperatore e Artemio perde la posizione privilegiata che aveva avuto sotto il precedente sovrano.
- 362 - Artemio viene convocato ad Antiochia e sottoposto a processo e condanna capitale sotto Giuliano.
- 20 ottobre 362 - La tradizione liturgica colloca in questo giorno il martirio di Artemio ad Antiochia.
- VI-VII secolo - Il culto di Artemio è attestato a Costantinopoli nella chiesa di San Giovanni Battista nel quartiere di Oxeia.
- VII secolo - Viene composta la raccolta dei miracoli attribuiti ad Artemio, con particolare riferimento alle guarigioni di ernie e malattie genitali.

Valutazione storico-critica
- L'esistenza storica di Artemio e la sua funzione di dux Aegypti sono solidamente attestate da fonti di diversa provenienza, comprese testimonianze contemporanee o prossime agli eventi.
- Il ruolo di Artemio nell'applicazione della politica religiosa di Costanzo II e nei provvedimenti contro i sostenitori di Atanasio è documentato dalle fonti atanasiane e contrasta con la rappresentazione successiva di Artemio come semplice difensore della fede nicena.
- La sua opposizione ai culti pagani è attestata anche dalla lettera di Giuliano agli Alessandrini e da Teodoreto. Artemio fu quindi coinvolto in entrambe le dimensioni del conflitto religioso dell'epoca, contro il paganesimo e all'interno delle divisioni cristiane.
- La morte violenta ad Antiochia sotto Giuliano è storicamente attestata; la qualificazione precisa dell'esecuzione come martirio cristiano deriva soprattutto dalla tradizione ecclesiastica e agiografica successiva.
- Il racconto della Passio Artemii, con il confronto diretto tra Artemio e Giuliano, le torture dettagliate e gli episodi miracolosi, appartiene a una tradizione agiografica posteriore e non può essere trattato come una cronaca contemporanea degli eventi.
- L'anno 362 è generalmente preferito per la morte di Artemio; alcune tradizioni e alcuni testi degli Acta Sanctorum riportano invece il 363. Il 20 ottobre costituisce soprattutto la data liturgica tradizionale della sua memoria.
- La tradizione relativa alla traslazione delle reliquie a Costantinopoli non è documentata allo stesso livello delle attestazioni storiche della sua attività politica. Il culto costantinopolitano è tuttavia solidamente attestato nei secoli successivi, soprattutto attraverso la chiesa di San Giovanni Battista a Oxeia e la raccolta dei Miracula Artemii.
- La figura storica di Artemio e il santo martire della tradizione bizantina appartengono alla medesima tradizione cultuale, ma la successiva agiografia ha rielaborato profondamente il profilo religioso e politico dell'ufficiale del IV secolo.

Fonti e bibliografia essenziale
- Ammiano Marcellino, Res gestae, XXII, 11, fonte storica per il ruolo di Artemio in Egitto, le accuse degli Alessandrini e la condanna capitale.
- Giuliano imperatore, Epistola 21, Ad Alexandrinos, testimonianza diretta sulla posizione di Artemio nell'Egitto degli ultimi anni di Costanzo II e sulle accuse rivoltegli dagli Alessandrini.
- Atanasio di Alessandria, Index dei tempi delle Lettere festive, XXXII, testimonianza sull'attività di Artemio nella ricerca di Atanasio nel 359-360.
- Teodoreto di Cirro, Historia Ecclesiastica, III, 18, testimonianza del V secolo sulla morte di Artemio e sulla distruzione dei culti pagani.
- Filostorgio, Historia Ecclesiastica, frammenti conservati nella Passio Artemii, fonte tardoantica utilizzata dalla tradizione agiografica.
- Passio Artemii, BHG 169y-z e BHG 170, principale testo agiografico greco sul martirio di Artemio, composto posteriormente agli eventi e conservato in diverse redazioni.
- Joseph Bidez e Friedhelm Winkelmann, Philostorgius. Kirchengeschichte, Berlin, Akademie-Verlag, 1981, con l'edizione dei frammenti della Passio Artemii e della tradizione relativa a Filostorgio.
- Samuel N. C. Lieu, From Villain to Saint and Martyr: The Life and After-life of Flavius Artemius, Dux Aegypti, in Byzantine and Modern Greek Studies, 20, 1996, pp. 56-76, studio sul passaggio dalla figura storica di Artemio al culto bizantino e sui Miracula Artemii.
- Virgil S. Crisafulli e John W. Nesbitt, The Miracles of St. Artemios: A Collection of Miracle Stories by an Anonymous Author of Seventh-Century Byzantium, Leiden-New York, Brill, 1997, fonte fondamentale per la storia del culto terapeutico di Artemio.

Biografia

A cura di Maria Vittoria Brandi

La tragica fine di Artemio, funzionario di alto rango denunziato all'imperatore per aver saccheggiato e distrutto templi egiziani, è riferita da Teodoreto e da Ammiano Marcellino. Le testimonianze storiche dichiarano espressamente la colpevolezza di Artemio («atrocium criminum mole supplicio capitali multatus est - è stato punito con la pena capitale per i crimini atroci»); tuttavia un testo agiografico, la più antica passio di Artemio, offre una diversa versione dei fatti. Secondo questa fonte il prefetto, giunto ad Antiochia e indignato per i maltrattamenti inflitti ai preti Eugenio e Macario, avrebbe inoltrato all'imperatore vivaci rimostranze pagando l'atto di coraggio con la vita.
In realtà, come comandante delle milizie romane di stanza in Egitto, Artemio fu uno dei più efficaci strumenti della politica filo-ariana dell'imperatore Costanzo. Aderì, infatti, al partito di Giorgio («mostro della Cappadocia» secondo la definizione di s. Gregorio Nazianzeno), patriarca di Alessandria in luogo di s. Atanasio e suo implacabile avversario.
Fu scritto che Artemio, uno dei più zelanti fautori del vescovo, incoraggiò persino incursioni armate nell'eremo di Tabennési contro i fedeli dell'ortodossia. Identico zelo dimostrò contro i pagani profanando il tempio di Serapide in Alessandria. Durante la restaurazione di Giuliano l'Apostata fu proprio il ricordo di questo episodio, abilmente suscitato dagli alessandrini, a perderlo. Giuliano, infatti, in seguito alla denunzia degli alessandrini, condannò Artemio alla confisca dei beni e alla decapitazione, eseguita in Antiochia o in Alessandria certamente tra il luglio e l'agosto del 362.
Malgrado la simpatia che manifestò per gli ariani e nonostante l'origine ariana del suo culto, Artemio fu presto venerato come un santo ortodosso. Nel VI sec. una chiesa gli fu dedicata a Costantinopoli e vi si raccolsero le sue reliquie, presto oggetto di fiorente culto. Nel IX sec. un monaco di Rodi o di Damasco, Giovanni, compose una passio che servì da fonte a quella di Simeone Metafraste. Nel XIV sec. Artemio fu considerato discepolo di Mercurio, presunto assassino di Giuliano.
La Chiesa greca celebra questo personaggio, ma in Occidente non esistono tracce precise di culto. Molano introdusse il nome e il racconto della vita di Artemio in una raccolta agiografica latina. Baronio sviluppò l'elogio ispirandosi al Martirologio di Sirleto e l'introdusse nel Romano, serbando la data delle commemorazioni orientali (20 ottobre). Alcuni studiosi per conciliare il culto di Artemio con l'arianesimo da lui professato in vita, supposero una confusione con un omonimo; ma questa ipotesi, rifiutata dal Papebroch e riproposta dal Kirsch, non sembra suffragata da sufficienti prove.

Fonte: Bibliotheca Sanctorum

Aggiunto/modificato il 30 settembre 2026