San Michele
Arcangelo
Festa: 29 settembre — Festa
Festa:
29 settembre — Festa
Patronato:
Chiesa Cattolica, Polizia, Radiologi, Droghieri.
Etimologia:
Dall'ebraico מיכאל, Mikha'el, generalmente interpretato come 'Chi è come Dio?'.
Emblema:
Ali, abito o armatura militare, spada o lancia, scudo e drago o figura demoniaca sottomessa.
Categoria: I santi che iniziano con la lettera M
Calendario: I santi del 29 settembre
Martirologio Romano
Ascolta
E' l'arcangelo più esplicitamente associato, nella tradizione biblica, alla difesa del popolo di Dio e alla lotta contro le potenze del male. Il suo nome compare tre volte nel libro di Daniele, dove Michele è uno dei principali principi celesti e il grande principe posto a difesa del popolo di Israele; nel Nuovo Testamento è chiamato esplicitamente arcangelo nella Lettera di Giuda e compare nell'Apocalisse alla guida degli angeli che combattono contro il drago, identificato con il Diavolo e Satana. Non esiste quindi una biografia storica di Michele nel senso proprio del termine: le informazioni su di lui appartengono alla tradizione religiosa e alla storia della sua venerazione. Il culto micaelico è attestato molto presto nel cristianesimo orientale e si sviluppò in modo particolare in Asia Minore e nell'area di Costantinopoli, per poi diffondersi in Occidente. Tra le testimonianze più antiche figura la basilica romana sulla Via Salaria, la cui dedicazione diede origine alla festa del 29 settembre. In Occidente il culto raggiunse particolare rilievo con il santuario del Gargano, sorto tra la tarda antichità e l'alto Medioevo e divenuto uno dei principali centri di pellegrinaggio dedicati all'arcangelo.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
La prima figura di Michele (Michael, Michaël, Michaelis, Mikha'el) riconducibile con certezza alla tradizione giudaica compare nel libro di Daniele. In Daniele 10, Michele è definito uno dei principali principi celesti e interviene a favore dell'angelo che comunica con il profeta, opponendosi al principe del regno di Persia. Nello stesso capitolo è chiamato principe di Israele. In Daniele 12, durante la descrizione della crisi escatologica, Michele è definito il grande principe posto a difesa del popolo. Il suo ruolo è quindi quello di una figura celeste legata alla protezione di Israele e all'azione divina nella storia.
Il nome ebraico Mikha'el è formato da elementi che esprimono una domanda retorica: 'Chi è come Dio?'. L'espressione non costituisce una descrizione biografica, ma richiama la superiorità incomparabile di Dio. La forma greca Michaēl e quella latina Michael sono alla base delle forme utilizzate nelle diverse tradizioni cristiane.
La figura di Michele appartiene all'orizzonte apocalittico del giudaismo del Secondo Tempio. Il libro di Daniele presenta una complessa rappresentazione del mondo celeste, nel quale le vicende dei popoli della terra hanno una corrispondenza nel conflitto tra potenze angeliche. La forma finale del libro di Daniele è generalmente collocata dagli studi moderni nel periodo maccabaico, pur essendo ambientata narrativamente nel VI secolo a.C.
Michele nel Nuovo Testamento
La Lettera di Giuda contiene l'unico passo neotestamentario nel quale Michele è chiamato esplicitamente arcangelo. Il testo riferisce una disputa tra Michele e il Diavolo riguardo al corpo di Mosè e presenta l'arcangelo mentre si rimette al giudizio del Signore. La stessa nota esegetica della USCCB riconduce il racconto a una tradizione contenuta nell'Assunzione di Mosè, opera giudaica non conservata integralmente. L'episodio appartiene quindi alla tradizione letteraria religiosa e non costituisce una testimonianza storica contemporanea di un evento.
Nell'Apocalisse di Giovanni Michele assume un ruolo ancora più marcato. Durante una battaglia celeste, Michele e i suoi angeli combattono contro il drago e i suoi angeli. Il drago viene identificato con il Diavolo e Satana e viene precipitato sulla terra. Il testo collega così Michele alla vittoria divina sulle forze del male. La stessa tradizione biblica è all'origine della successiva rappresentazione di Michele come comandante delle schiere angeliche.
Queste sono le sole attestazioni canoniche del nome di Michele nel Nuovo Testamento. Non esistono nel testo biblico racconti relativi alla sua nascita, alla sua morte o a una vita terrena. Di conseguenza, le numerose narrazioni successive sulle sue apparizioni appartengono alla storia del culto e della letteratura agiografica, non a una biografia storica dell'arcangelo.
Le prime attestazioni del culto
Il culto di Michele si sviluppò precocemente nelle regioni orientali dell'Impero romano. Le testimonianze relative al Michaelion presso Costantinopoli mostrano che già nel IV e V secolo esistevano santuari nei quali Michele era venerato anche come intercessore e guaritore. Lo storico ecclesiastico Sozomeno, scrivendo nel V secolo, descrive il Michaelion come un luogo celebre per la preghiera e riferisce guarigioni attribuite all'intervento dell'arcangelo. La fondazione del santuario viene collegata dalla tradizione all'imperatore Costantino, ma la storia precisa delle sue origini rimane discussa.
Gli studi sul culto micaelico collocano le sue prime manifestazioni soprattutto nell'Asia Minore e nell'area orientale dell'Impero. Il culto si caratterizzò in particolare per il rapporto tra Michele, i luoghi sacri naturali e le tradizioni di guarigione. Le narrazioni relative a Chonae, in Frigia, e ai santuari dell'area bizantina contribuirono alla formazione di un modello di devozione nel quale l'arcangelo appariva come protettore e taumaturgo.
La diffusione in Occidente
Il culto di Michele raggiunse l'Occidente già nella tarda antichità. Una delle prime testimonianze occidentali di grande rilievo è la basilica dedicata all'arcangelo sulla Via Salaria, presso Roma. Secondo la tradizione liturgica romana, la basilica fu consacrata il 29 settembre prima della metà del V secolo. La sua dedicazione divenne il riferimento storico per la festa romana di Michele del 29 settembre.
La documentazione liturgica romana conferma l'antichità della celebrazione. Il Sacramentario Leoniano, del VI secolo, conserva una celebrazione relativa alla basilica dell'Angelo sulla Via Salaria, mentre nei sacramentari Gelasiano e Gregoriano la memoria della dedicazione compare il 29 settembre. La festa nacque quindi originariamente in rapporto a un luogo di culto dedicato a Michele e solo in seguito assunse la forma attuale della celebrazione dei tre arcangeli.
Nel 1969 Paolo VI approvò il nuovo Calendario Romano generale, entrato in vigore nel 1970. Nel calendario romano attuale il 29 settembre è dedicato insieme a Michele, Gabriele e Raffaele. La celebrazione conserva tuttavia l'antico legame con la dedicazione della basilica romana di Michele.
Il culto del Gargano
Il principale centro occidentale del culto micaelico nella tarda antichità fu la grotta del Gargano, presso l'attuale Monte Sant'Angelo. La tradizione locale racconta tre apparizioni dell'arcangelo, comunemente collocate negli anni 490, 492 e 493. Queste date sono state a lungo ripetute nella tradizione agiografica, ma non possono essere considerate storicamente certe.
La fonte fondamentale è il Liber de apparitione sancti Michaelis in monte Gargano, un testo latino anonimo che racconta l'origine miracolosa del santuario attraverso tre episodi: quello del toro, quello della battaglia e quello della consacrazione della grotta. Gli studi filologici e storici hanno mostrato che il testo nella sua forma attuale è posteriore agli eventi che narra e incorpora materiali formatisi in momenti diversi. Le più antiche copie conservate risalgono alla fine dell'VIII o al IX secolo.
L'esistenza di un culto micaelico sul Gargano nella tarda antichità è però sostenuta anche da evidenze archeologiche e dalla storia successiva del santuario. Gli scavi hanno restituito strutture cultuali riconducibili ai secoli V e VI e successive trasformazioni tra VI e VIII secolo. Il santuario fu profondamente sviluppato sotto i Longobardi, che contribuirono alla diffusione del culto di Michele nell'Italia meridionale.
La tradizione delle tre apparizioni non può quindi essere semplicemente identificata con la cronologia storica della formazione del santuario. La presenza del culto è antica e documentata, mentre la ricostruzione dettagliata degli eventi narrati dall'Apparitio appartiene alla tradizione agiografica.
Il santuario e la diffusione medievale
A partire dall'alto Medioevo Monte Sant'Angelo divenne uno dei principali centri di pellegrinaggio micaelico dell'Occidente. Il rapporto con i Longobardi fu particolarmente importante: dopo l'espansione longobarda nell'Italia meridionale, il santuario assunse un ruolo di primo piano nella geografia religiosa della Langobardia minor. Il complesso conserva testimonianze architettoniche e archeologiche riferibili a diversi periodi, dalle strutture tardoantiche agli interventi longobardi e alle trasformazioni medievali.
La diffusione del culto proseguì in numerosi territori europei. In Normandia il santuario di Mont-Saint-Michel divenne dall'VIII secolo uno dei più importanti luoghi di venerazione dell'arcangelo. In Italia altri centri micaelici sorsero in area meridionale e settentrionale, mostrando la progressiva trasformazione di Michele da figura biblica dell'angelologia giudaica a protagonista di una vasta geografia cultuale cristiana. Il Direttorio su pietà popolare e liturgia della Santa Sede ricorda tra i grandi santuari dedicati agli angeli proprio Mont-Saint-Michel, San Michele della Chiusa e San Michele del Gargano.
Iconografia
L'iconografia di Michele deriva soprattutto dai due grandi temi biblici associati alla sua figura: la difesa del popolo di Dio e la lotta contro il drago dell'Apocalisse. Nelle rappresentazioni medievali e moderne Michele appare frequentemente come un giovane guerriero alato, con armatura, spada o lancia e scudo, mentre sottomette il drago o una figura demoniaca. Un'altra forma iconografica lo presenta come psicopompo, cioè come colui che accompagna le anime, con una bilancia utilizzata nella rappresentazione della pesatura delle anime.
La bilancia non deriva da un episodio narrato nella Bibbia su Michele, ma dalla successiva tradizione iconografica e devozionale. La stessa associazione è ricordata dalla Santa Sede, che collega la rappresentazione della bilancia alla tradizione secondo cui Michele avrebbe un ruolo nella pesatura delle anime dopo la morte.
Il patronato
Il ruolo di Michele come difensore e combattente contro il male favorì nel corso dei secoli l'associazione dell'arcangelo con eserciti, autorità militari e istituzioni incaricate della protezione e dell'ordine pubblico. In Italia Pio XII lo proclamò patrono e protettore della Polizia il 29 settembre 1949. La Polizia di Stato conserva tuttora questa ricorrenza come festa del proprio patrono.
Michele è inoltre patrono della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano. La Santa Sede ricorda anche numerosi altri patronati tradizionali, fra i quali quelli collegati ai giudici, ai fabbricanti di bilance e ad alcune professioni artigianali.
La festa del 29 settembre
Il 29 settembre non corrisponde a una morte o a un dies natalis di Michele. La data deriva dalla dedicazione della basilica romana dell'arcangelo sulla Via Salaria. Il calendario romano contemporaneo celebra nello stesso giorno Michele, Gabriele e Raffaele, mentre in epoca precedente le loro commemorazioni erano distribuite diversamente. La continuità della data testimonia quindi la persistenza di una memoria liturgica nata da un luogo di culto della tarda antichità.
L'8 maggio e il Gargano
L'8 maggio è tradizionalmente associato alla memoria dell'apparizione di Michele sul Gargano e alla storia del santuario di Monte Sant'Angelo. Questa celebrazione ebbe particolare diffusione nell'Italia meridionale e non deve essere confusa con la festa romana del 29 settembre. La distinzione riflette due differenti tradizioni cultuali, una legata alla dedicazione della basilica romana e l'altra al santuario garganico.
Il significato storico del Gargano
Il santuario di Monte Sant'Angelo costituisce una delle principali testimonianze materiali della diffusione del culto micaelico nell'Occidente medievale. Il complesso fa parte del sito UNESCO I Longobardi in Italia. Luoghi del potere, che comprende monumenti legati alla presenza longobarda nella penisola tra il VI e l'VIII secolo. La documentazione archeologica permette di distinguere la storia materiale del santuario dalla narrazione delle apparizioni conservata nelle fonti agiografiche.
Curiosità
- Il nome Michele è una domanda retorica, 'Chi è come Dio?', e non un nome descrittivo riferito a una caratteristica fisica o a un episodio della vita dell'arcangelo.
- La festa del 29 settembre, oggi dedicata insieme a Michele, Gabriele e Raffaele, conserva l'origine romana legata alla dedicazione di una basilica sulla Via Salaria, attestata dalla tradizione liturgica già nella tarda antichità.
Cronologia
- VI-II secolo a.C. circa - Il libro di Daniele presenta Michele come uno dei principali principi celesti e come difensore di Israele; la forma finale del libro è generalmente collocata dagli studi moderni nel periodo maccabaico.
- I secoli IV-V - Il culto di Michele è attestato nell'Oriente cristiano, con santuari nell'area di Costantinopoli e in Asia Minore.
- Prima della metà del V secolo - Viene consacrata a Roma una basilica dedicata a Michele sulla Via Salaria; la sua dedicazione è all'origine della data liturgica del 29 settembre.
- Seconda metà del V secolo - Il culto micaelico si afferma sul promontorio del Gargano, dove si sviluppa un santuario nella grotta naturale.
- 490, 492 e 493 - La tradizione garganica colloca in questi anni i tre episodi delle apparizioni dell'arcangelo; la cronologia non è storicamente certa e dipende dalla tradizione dell'Apparitio.
- VI-VIII secolo - Il santuario garganico conosce successive trasformazioni architettoniche e cultuali; la presenza longobarda contribuisce alla sua affermazione nell'Italia meridionale.
- VII-IX secolo - La festa romana del 29 settembre è attestata nei sacramentari e nei martirologi in rapporto alla dedicazione della basilica sulla Via Salaria.
- VIII secolo - Il culto di Michele si afferma a Mont-Saint-Michel in Normandia e continua a diffondersi nell'Occidente latino.
- 29 settembre 1949 - Pio XII proclama Michele patrono e protettore della Polizia italiana.
- 14 febbraio 1969 - Paolo VI approva il nuovo Calendario Romano generale.
- 1970 - Entra in vigore il nuovo Calendario Romano generale, nel quale il 29 settembre è celebrata la festa dei santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele.
Valutazione storico-critica
- Michele non è una persona storica di cui sia possibile ricostruire una biografia nel senso ordinario. La sua figura appartiene all'angelologia biblica e alla tradizione religiosa giudaica e cristiana; nascita, morte, professione, ordinazione, beatificazione e canonizzazione non sono categorie applicabili.
- Le attestazioni bibliche sono storicamente più antiche delle tradizioni agiografiche medievali. Daniele presenta Michele come principe celeste e difensore di Israele; Giuda lo chiama arcangelo; l'Apocalisse lo presenta alla guida degli angeli nella lotta contro il drago.
- La tradizione relativa alla disputa con il Diavolo sul corpo di Mosè deriva, secondo la stessa nota esegetica del testo neotestamentario, da una tradizione contenuta nell'Assunzione di Mosè. L'episodio non costituisce quindi una testimonianza storica indipendente.
- Il culto di Michele è documentato già nella tarda antichità orientale. Il Michaelion presso Costantinopoli è attestato da Sozomeno nel V secolo, mentre gli studi sul culto micaelico individuano in Asia Minore uno dei principali nuclei della sua prima diffusione.
- La festa del 29 settembre possiede una base liturgica e storica distinta dalle successive narrazioni delle apparizioni. La sua origine è collegata alla dedicazione della basilica romana sulla Via Salaria.
- La presenza antica del culto sul Gargano è sostenuta dalla documentazione archeologica e dalla storia del santuario, mentre le date 490, 492 e 493 delle tre apparizioni appartengono alla tradizione trasmessa dall'Apparitio e non possono essere considerate date storiche certe.
- L'Apparitio sancti Michaelis in monte Gargano è una fonte fondamentale per la storia della tradizione garganica, ma la sua redazione è posteriore agli eventi narrati e il testo incorpora materiali formatisi in epoche differenti. Le più antiche copie conservate risalgono alla fine dell'VIII o al IX secolo.
- L'iconografia di Michele come guerriero celeste deriva principalmente dalla sua funzione di difensore e dal combattimento contro il drago nell'Apocalisse. La bilancia appartiene invece alla successiva tradizione di Michele psicopompo e giudice delle anime.
- Il culto di Michele presenta una continuità eccezionale tra tarda antichità e Medioevo, ma le singole narrazioni di apparizioni, miracoli e interventi soprannaturali appartengono a tradizioni agiografiche di diversa epoca e non possono essere trattate indistintamente come documentazione storica contemporanea.
- Lo stato canonico di Michele differisce da quello dei santi umani: nella tradizione cristiana è venerato come arcangelo e la liturgia lo celebra tra gli esseri angelici. Non esiste una causa di beatificazione o canonizzazione riferibile alla sua figura.
Fonti e bibliografia essenziale
- Sacra Scrittura, Daniele 10, 13.21; 12, 1; Lettera di Giuda 9; Apocalisse 12, 7-9. Le fonti bibliche costituiscono le attestazioni fondamentali della figura di Michele.
- Sozomeno, Historia Ecclesiastica, II, 3. Testimonianza del V secolo sul Michaelion presso Costantinopoli e sulla venerazione di Michele come intercessore e guaritore.
- Liber de apparitione sancti Michaelis in monte Gargano, BHL 5948. Fonte agiografica fondamentale per la tradizione delle apparizioni e per la storia cultuale del santuario garganico. La tradizione manoscritta più antica conservata risale alla fine dell'VIII o al IX secolo.
- Paul VI, Mysterii Paschalis, 14 febbraio 1969. Documento pontificio di promulgazione del nuovo Calendario Romano generale.
- Calendarium Romanum, editio typica, 1969. Fonte liturgica per l'ordinamento del calendario romano generale.
- Pontificio Consiglio della Cultura, Direttorio su pietà popolare e liturgia. Principi e orientamenti, 2002, nn. 215-216. Documentazione sulla venerazione cristiana degli angeli e sui principali santuari micaelici.
- Glenn Peers, Apprehending the Archangel Michael: hagiographical methods, Byzantine and Modern Greek Studies, 20, 1996, pp. 100-121. Studio sulle narrazioni agiografiche relative a Michele e sui santuari di Chonae e del Gargano.
- Laura Carnevale, Tessa Canella, Domenico Patti, La grotta sacra nel culto micaelico: dalla tipologia garganica al santuario di S. Michele al Monte Tancia, 2017. Studio sull'origine e sulla diffusione del culto micaelico e sulla formazione della tradizione garganica.
- Laura Carnevale, Angela Laghezza, A Mountain and its Christian Sacralization: The Cave-Sanctuary of Michael the Archangel in Gargano and the Development of its Cult, 2022. Studio storico-archeologico sul santuario garganico e sullo sviluppo del culto.
- Louis Shwartz, Gargano Comes to Rome: Castel Sant'Angelo's Historical Origins, Journal of Ecclesiastical History, 64, 2013. Studio sulla diffusione del culto micaelico dal Gargano a Roma e sulla storia della dedicazione romana del 29 settembre.
- Umberto Gnoli, Michele Arcangelo, Enciclopedia Italiana, 1934. Sintesi storica sull'onomastica, le attestazioni bibliche, il culto e l'iconografia di Michele.
- Michele Arcangelo, Enciclopedia dell'Arte Medievale, Treccani. Studio sulla diffusione del culto e sull'evoluzione dell'iconografia micaelica nel mondo cristiano medievale.
Biografia
A cura di Antonio Borrelli
Il nome dell’arcangelo Michele, che significa “chi è come Dio ?”, è citato cinque volte nella Sacra Scrittura; tre volte nel libro di Daniele, una volta nel libro di Giuda e nell'Apocalisse di s. Giovanni Evangelista e in tutte le cinque volte egli è considerato “capo supremo dell’esercito celeste”, cioè degli angeli in guerra contro il male, che nell’Apocalisse è rappresentato da un dragone con i suoi angeli; esso sconfitto nella lotta, fu scacciato dai cieli e precipitato sulla terra.
In altre scritture, il dragone è un angelo che aveva voluto farsi grande quanto Dio e che Dio fece scacciare, facendolo precipitare dall’alto verso il basso, insieme ai suoi angeli che lo seguivano.
Michele è stato sempre rappresentato e venerato come l’angelo-guerriero di Dio, rivestito di armatura dorata in perenne lotta contro il Demonio, che continua nel mondo a spargere il male e la ribellione contro Dio.
Egli è considerato allo stesso modo nella Chiesa di Cristo, che gli ha sempre riservato fin dai tempi antichissimi, un culto e devozione particolare, considerandolo sempre presente nella lotta che si combatte e si combatterà fino alla fine del mondo, contro le forze del male che operano nel genere umano.
Dante nella sua ‘Divina Commedia’ pone il demonio (l’angelo Lucifero) in fondo all’inferno, conficcato a testa in giù al centro della terra, che si era ritirata al suo cadere, provocando il grande cratere dell’inferno dantesco. Dopo l’affermazione del cristianesimo, il culto per san Michele, che già nel mondo pagano equivaleva ad una divinità, ebbe in Oriente una diffusione enorme, ne sono testimonianza le innumerevoli chiese, santuari, monasteri a lui dedicati; nel secolo IX solo a Costantinopoli, capitale del mondo bizantino, si contavano ben 15 fra santuari e monasteri; più altri 15 nei sobborghi.
Tutto l’Oriente era costellato da famosi santuari, a cui si recavano migliaia di pellegrini da ogni regione del vasto impero bizantino e come vi erano tanti luoghi di culto, così anche la sua celebrazione avveniva in tanti giorni diversi del calendario.
Perfino il grande fiume Nilo fu posto sotto la sua protezione, si pensi che la chiesa funeraria del Cremlino a Mosca in Russia, è dedicata a S. Michele. Per dirla in breve non c’è Stato orientale e nord africano, che non possegga oggetti, stele, documenti, edifici sacri, che testimoniano la grande venerazione per il santo condottiero degli angeli, che specie nei primi secoli della Chiesa, gli venne tributata.
In Occidente si hanno testimonianze di un culto, con le numerosissime chiese intitolate a volte a S. Angelo, a volte a S. Michele, come pure località e monti vennero chiamati Monte Sant’Angelo o Monte San Michele, come il celebre santuario e monastero in Normandia in Francia, il cui culto fu portato forse dai Celti sulla costa della Normandia; certo è che esso si diffuse rapidamente nel mondo Longobardo, nello Stato Carolingio e nell’Impero Romano.
In Italia sano tanti i posti dove sorgevano cappelle, oratori, grotte, chiese, colline e monti tutti intitolati all’arcangelo Michele, non si può accennarli tutti, ci fermiamo solo a due: Tancia e il Gargano.
Sul Monte Tancia, nella Sabina, vi era una grotta già usata per un culto pagano, che verso il VII secolo, fu dedicata dai Longobardi a S. Michele; in breve fu costruito un santuario che raggiunse gran fama, parallela a quella del Monte Gargano, che comunque era più antico.
La celebrazione religiosa era all’8 maggio, data praticata poi nella Sabina, nel Reatino, nel Ducato Romano e ovunque fosse estesa l’influenza della badia benedettina di Farfa, a cui i Longobardi di Spoleto, avevano donato quel santuario.
Ma il più celebre santuario italiano dedicato a S. Michele, è quello in Puglia sul Monte Gargano; esso ha una storia che inizia nel 490, quando era papa Gelasio I; la leggenda racconta che casualmente un certo Elvio Emanuele, signore del Monte Gargano (Foggia) aveva smarrito il più bel toro della sua mandria, ritrovandolo dentro una caverna inaccessibile.
Visto l’impossibilità di recuperarlo, decise di ucciderlo con una freccia del suo arco; ma la freccia inspiegabilmente invece di colpire il toro, girò su sé stessa colpendo il tiratore ad un occhio. Meravigliato e ferito, il signorotto si recò dal suo vescovo s. Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto (odierna Manfredonia) e raccontò il fatto prodigioso.
Il presule indisse tre giorni di preghiere e di penitenza; dopodiché s. Michele apparve all’ingresso della grotta e rivelò al vescovo: “Io sono l’arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta, io stesso ne sono vigile custode. Là dove si spalanca la roccia, possono essere perdonati i peccati degli uomini…Quel che sarà chiesto nella preghiera, sarà esaudito. Quindi dedica la grotta al culto cristiano”.
Ma il santo vescovo non diede seguito alla richiesta dell’arcangelo, perché sul monte persisteva il culto pagano; due anni dopo, nel 492 Siponto era assediata dalle orde del re barbaro Odoacre (434-493); ormai allo stremo, il vescovo e il popolo si riunirono in preghiera, durante una tregua, e qui riapparve l’arcangelo al vescovo s. Lorenzo, promettendo loro la vittoria, infatti durante la battaglia si alzò una tempesta di sabbia e grandine che si rovesciò sui barbari invasori, che spaventati fuggirono.
Tutta la città con il vescovo, salì sul monte in processione di ringraziamento; ma ancora una volta il vescovo non volle entrare nella grotta. Per questa sua esitazione che non si spiegava, s. Lorenzo Maiorano si recò a Roma dal papa Gelasio I (490-496), il quale gli ordinò di entrare nella grotta insieme ai vescovi della Puglia, dopo un digiuno di penitenza.
Recatosi i tre vescovi alla grotta per la dedicazione, riapparve loro per la terza volta l’arcangelo, annunziando che la cerimonia non era più necessaria, perché la consacrazione era già avvenuta con la sua presenza. La leggenda racconta che quando i vescovi entrarono nella grotta, trovarono un altare coperto da un panno rosso con sopra una croce di cristallo e impressa su un masso l’impronta di un piede infantile, che la tradizione popolare attribuisce a s. Michele.
Il vescovo san Lorenzo fece costruire all’ingresso della grotta, una chiesa dedicata a s. Michele e inaugurata il 29 settembre 493; la Sacra Grotta è invece rimasta sempre come un luogo di culto mai consacrato da vescovi e nei secoli divenne celebre con il titolo di “Celeste Basilica”.
Attorno alla chiesa e alla grotta è cresciuta nel tempo la cittadina di Monte Sant’Angelo nel Gargano. I Longobardi che avevano fondato nel secolo VI il Ducato di Benevento, vinsero i feroci nemici delle coste italiane, i saraceni, proprio nei pressi di Siponto, l’8 maggio 663, avendo attribuito la vittoria alla protezione celeste di s. Michele, essi presero a diffondere come prima accennato, il culto per l’arcangelo in tutta Italia, erigendogli chiese, effigiandolo su stendardi e monete e instaurando la festa dell’8 maggio dappertutto.
Intanto la Sacra Grotta diventò per tutti i secoli successivi, una delle mete più frequentate dai pellegrini cristiani, diventando insieme a Gerusalemme, Roma, Loreto e S. Giacomo di Compostella, i poli sacri dall’Alto Medioevo in poi.
Sul Gargano giunsero in pellegrinaggio papi, sovrani, futuri santi. Sul portale dell’atrio superiore della basilica, che non è possibile descrivere qui, vi è un’iscrizione latina che ammonisce: “che questo è un luogo impressionante. Qui è la casa di Dio e la porta del Cielo”.
Il santuario e la Sacra Grotta sono pieni di opere d’arte, di devozione e di voto, che testimoniano lo scorrere millenario dei pellegrini e su tutto campeggia nell’oscurità la statua in marmo bianco di S. Michele, opera del Sansovino, datata 1507.
L’arcangelo è comparso lungo i secoli altre volte, sia pure non come sul Gargano, che rimane il centro del suo culto, ed il popolo cristiano lo celebra ovunque con sagre, fiere, processioni, pellegrinaggi e non c’è Paese europeo che non abbia un’abbazia, chiesa, cattedrale, ecc. che lo ricordi alla venerazione dei fedeli.
Apparendo ad una devota portoghese Antonia de Astonac, l’arcangelo promise la sua continua assistenza, sia in vita che in purgatorio e inoltre l’accompagnamento alla S. Comunione da parte di un angelo di ciascuno dei nove cori celesti, se avessero recitato prima della Messa la corona angelica che gli rivelò.
I cori sono: Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Potestà, Virtù, Principati, Arcangeli ed Angeli. La sua festa liturgica principale in Occidente è iscritta nel Martirologio Romano al 29 settembre e nella riforma del calendario liturgico del 1970, è accomunato agli altri due arcangeli più conosciuti, Gabriele e Raffaele nello stesso giorno, mentre l’altro arcangelo a volte nominato nei testi apocrifi, Uriele, non gode di un culto proprio.
Per la sua caratteristica di “guerriero celeste” s. Michele è patrono degli spadaccini, dei maestri d’armi; poi dei doratori, dei commercianti, di tutti i mestieri che usano la bilancia, i farmacisti, pasticcieri, droghieri, merciai; fabbricanti di tinozze, inoltre è patrono dei radiologi e della Polizia.
È patrono principale delle città italiane di Cuneo, Caltanissetta, Monte Sant’Angelo, Sant’Angelo dei Lombardi, compatrono di Caserta.
Difensore della Chiesa, la sua statua compare sulla sommità di Castel S. Angelo a Roma, che come è noto era diventata una fortezza in difesa del Pontefice; protettore del popolo cristiano, così come un tempo lo era dei pellegrini medievali, che lo invocavano nei santuari ed oratori a lui dedicati, disseminati lungo le strade che conducevano alle mete dei pellegrinaggi, per avere protezione contro le malattie, lo scoraggiamento e le imboscate dei banditi.
Per quanto riguarda la sua raffigurazione nell’arte in generale, è delle più vaste; ogni scuola pittorica in Oriente e in Occidente, lo ha quasi sempre raffigurato armato in atto di combattere il demonio.
Sul Monte Athos nel convento di Dionisio del 1547, i tre principale arcangeli sono così raffigurati, Raffaele in abito ecclesiastico, Michele da guerriero e Gabriele in pacifica posa e rappresentano i poteri religioso, militare e civile.
Patronati
- Affligem (Belgio)
- Albenga (SV)
- Albenga-Imperia, Diocesi di
- Albidona (CS)
- Alghero (SS)
- Altamura-Gravina-Acquaviva Delle Fonti (BA), Diocesi di
- Amorosi (BN)
- Andernacht (Germania)
- Aprilia (LT)
- Armi, fabbricanti di
- Arpaia (BN)
- Arrotini
- Arsiero (VI)
- Badia Tedalda (AR)
- Bagnacavallo (RA)
- Bancari Italiani
- Bastia Umbria (PG)
- Beromunster (Svizzera)
- Berretti, fabbricanti di
- Bevagna (PG)
- Bielorussia
- Bilance, fabbricanti di
- Bree (Belgio)
- Brisighella (RA)
- Cagnano Varano (FG)
- Caltanissetta
- Caltanissetta, Diocesi di
- Campobasso
- Canicattini Bagni (SR)
- Cantagallo (PO)
- Cariati (CS)
- Carmignano (PO)
- Casagiove (CE)
- Caserta
- Caserta, Diocesi di
- Castel Madama (RM)
- Castiglion Fiorentino (AR)
- Castrignano (LE)
- Certosa di Pavia
- Cervatereri (RM)
- Chieti-Vasto, Diocesi di
- Chiusi della Verna (AR)
- Cimiteri Cristiani
- Circello (BN)
- Città Sant'Angelo (PE)
- Colmar-Berg (Lussemburgo)
- Commercianti
- Contigliano (RI)
- Coreglia Antelminelli (LU)
- Cuneo
- Cuneo, Diocesi di
- Doratori
- Farmacisti
- Germania
- Giano dell'Umbria (PG)
- Giudici
- Gravina (BA)
- Greccio (RI)
- Guardie di pubblica sicurezza d'Italia
- Jena (Germania)
- Maddaloni (CE)
- Maestri d'Armi
- Maestri di Scherma
- Marcianise (CE)
- Massafra (TA)
- Merciai
- Minervino Murge (BA)
- Minucciano (LE)
- Misuratori di Pesi
- Monte Sant'Angelo (FG)
- Montopoli di Sabina (RI)
- Morte Improvvisa
- Mostar-Trebinje (Bosnia-Erzegovina)
- Nocera Inferiore-Sarno (SA), Diocesi di
- Nonantola (MO)
- Novi di Modena (MO)
- Nurri (NU)
- Ottaviano (NA)
- Padula (SA)
- Panicale (PG)
- Papiano (PG)
- Paracadutisti d'Italia
- Paracadutisti di Francia
- Pasticcieri
- Pergine Valdarno (AR)
- Platania (CZ)
- Poggio Renatico (FE)
- Polistena (RC)
- Polizia di Stato
- Pomarico (MT)
- Pontassieve (FI)
- Procida (NA)
- Pubblica Sicurezza d'Italia
- Radiologi
- Radioterapisti
- Rende (CS)
- Romiolo (CZ)
- Sala Consilina (SA)
- San Michele al Tagliamento (VE)
- Sant'Angelo dei Lombardi (AV)
- Sant'Angelo in Vado (PU)
- Sant'Arcangelo di Romagna (RN)
- Sarno (SA)
- Schermitori
- Schwabish Hall (Germania)
- Selvazzano (PD)
- Solofra (AV)
- Stroncone (TR)
- Sturno (AV)
- Supersano (LE)
- Terlizzi (BA)
- Tinozze, fabbricanti di
- Trebinje (Bosnia-Erzegovina)
- Vallecorsa (FR)
- Valva (SA)
- Vasto (CH)
- Vitorchiano (VT)
