San Paolo della Croce
Sacerdote
Festa: 19 ottobre (e 18 ottobre) — Memoria Facoltativa
Nascita-morte: Ovada, Alessandria, 3 gennaio 1694 - Roma, 18 ottobre 1775
Nascita - morte:
Ovada, Alessandria, 3 gennaio 1694 - Roma, 18 ottobre 1775
Festa:
19 ottobre (e 18 ottobre) — Memoria Facoltativa
Altra ricorrenza: 19 ottobre (e 18 ottobre)
Patronato:
Passionisti
Etimologia:
Paolo deriva dal latino Paulus, 'piccolo'; Francesco deriva dal latino medievale Franciscus, 'francese' o 'appartenente ai Franchi'.
Emblema:
Abito nero passionista, emblema della Passione sul petto, crocifisso; talvolta libro della Regola.
Categoria: I santi che iniziano con la lettera P
Calendario: I santi del 19 ottobre
Martirologio Romano
(18 ottobre: A Roma, anniversario della morte di san Paolo della Croce, sacerdote, la cui memoria si celebra domani).
Ascolta
Al secolo Paolo Francesco Danei (1694-1775), fu un sacerdote italiano, missionario popolare, autore spirituale e fondatore della Congregazione della Passione di Gesù Cristo. La sua vicenda si svolse fra la Liguria, il Piemonte, la Maremma, il Lazio e Roma, in un Settecento attraversato da guerre, riforme ecclesiastiche e profonde differenze tra la vita religiosa delle città e quella delle campagne. Dopo una giovinezza segnata dalle difficoltà economiche della famiglia e da una crescente inclinazione alla vita penitente, maturò il progetto di unire solitudine contemplativa e predicazione della Passione di Cristo. Con il fratello Giovanni Battista sperimentò anni di eremitaggio, assistenza agli infermi e missioni, prima di ottenere gradualmente l'approvazione pontificia della nuova comunità. Diresse l'istituto sino alla morte e contribuì alla nascita del ramo femminile contemplativo. La sua corrispondenza e il Diario spirituale documentano un'esperienza mistica complessa, non riducibile ai racconti prodigiosi delle biografie devozionali. Fu beatificato nel 1853 e canonizzato nel 1867; la sua memoria ricorre il 19 ottobre.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Famiglia, formazione e primi orientamenti
Paolo Francesco Danei nacque il 3 gennaio 1694 a Ovada, allora appartenente alla Repubblica di Genova e alla diocesi di Acqui. Era figlio di Luca Danei, originario di Castellazzo Bormida, e di Anna Maria Massari. La famiglia, numerosa e di condizioni economiche non più floride, operava nel commercio di tessuti e cordami. Le difficoltà dei traffici e l'instabilità dei territori di confine durante la guerra di successione spagnola determinarono diversi spostamenti, fra cui quelli verso Campo Freddo, Cremolino e Castellazzo. Paolo partecipò fin dall'adolescenza al lavoro familiare. La sua istruzione non seguì un percorso regolare e continuativo: la capacità di scrivere e di guidare spiritualmente che avrebbe mostrato da adulto fu anche il risultato di letture, esercizio personale e incontri con ecclesiastici.
L'ambiente domestico favorì la familiarità con la preghiera e con i racconti delle vite dei santi. Nel 1713, durante la permanenza a Cremolino, una predicazione ascoltata nel periodo di carnevale segnò una svolta nel suo itinerario religioso. L'episodio è ricordato dalla tradizione biografica come una conversione, ma non indica il passaggio da una vita pubblicamente dissoluta a una vita cristiana: designa piuttosto l'intensificazione di un orientamento già presente. In questi anni maturarono pratiche di preghiera prolungata e penitenza, insieme al desiderio di una scelta radicale.
Nel 1715 prese in considerazione la partecipazione alla mobilitazione cristiana contro gli Ottomani, in un clima alimentato dagli appelli pontifici. L'esperienza non divenne una carriera militare e Paolo tornò alle occupazioni familiari. Si interrogava sulla possibilità di vivere da eremita, ma nello stesso tempo pensava a una comunità di compagni che potesse unire raccoglimento e servizio ecclesiale. L'influsso dei cappuccini, della predicazione francescana e dell'esempio dei missionari popolari contribuì a orientare il suo progetto. Il nome battesimale Paolo Francesco richiamava per lui l'apostolo Paolo e Francesco d'Assisi, due riferimenti che non sarebbero scomparsi dalla sua spiritualità.
Il progetto della Passione e il ritiro di Castellazzo
Nell'estate del 1720 Paolo descrisse esperienze interiori nelle quali si rappresentava vestito di nero, con un segno bianco recante la croce e il nome di Gesù. Queste esperienze appartengono alla testimonianza religiosa del fondatore: sono fondamentali per comprendere la nascita dell'emblema passionista, ma non sono eventi verificabili indipendentemente come fatti soprannaturali. Egli interpretò quelle immagini come indicazione di una nuova forma di vita dedicata alla memoria della Passione.
Si sottopose al discernimento del vescovo di Alessandria, Francesco Giuseppe Arborio di Gattinara, e si avvalse anche del consiglio del penitenziere Policarpo Cerruti. Ricevuto l'abito penitente nel 1720, trascorse un periodo di solitudine presso la chiesa dei Santi Carlo e Anna a Castellazzo Bormida, fra la fine del 1720 e l'inizio del 1721. Qui compose il nucleo primitivo della Regola e tenne il Diario spirituale, una testimonianza eccezionale del suo linguaggio di preghiera, delle oscillazioni interiori, delle consolazioni e delle aridità. La tradizione ha spesso presentato questi giorni come un'esperienza di assoluta immediatezza ispirata; storicamente il testo appartiene anche a un processo di verifica episcopale e di elaborazione concreta di un programma comunitario.
Il progetto non fu subito accolto. Nel gennaio 1721 il vescovo non autorizzò la formazione del primo gruppo e non approvò la Regola nella forma proposta. Le riserve riflettevano anche la prudenza delle autorità verso gli eremiti itineranti e verso nuovi raggruppamenti religiosi privi di stabilità giuridica ed economica. Paolo decise allora di cercare un riconoscimento a Roma. Il 22 settembre 1721 tentò senza successo di essere ricevuto da Innocenzo XIII al Quirinale. Questo rifiuto non pose fine all'iniziativa, ma impose una lunga fase di sperimentazione e di mediazione con i vescovi.
Gli anni degli eremi e il fratello Giovanni Battista
Dopo il viaggio romano Paolo raggiunse il Monte Argentario, nel territorio dei Presìdi, e si stabilì nel romitorio dell'Annunziata. Il fratello Giovanni Battista Danei, destinato a essere il suo collaboratore più stretto, condivise progressivamente il medesimo progetto. Nell'aprile 1722 i due erano stabiliti sul promontorio, con i necessari permessi locali. La loro giornata comprendeva preghiera, penitenza, lavoro e servizi presso i luoghi di culto. La solitudine non era fine a se stessa: doveva formare uomini capaci di predicare senza dipendere da ricchezze o prestigio personale.
Nell'autunno del 1722 i fratelli si trasferirono a Gaeta, dove il vescovo Carlo Pignatelli li accolse presso il santuario della Madonna della Catena e li indirizzò anche allo studio e al servizio pastorale. Durante la Quaresima del 1724 Paolo svolse una delle prime predicazioni pubbliche. Successivamente si recò a Troia, in Puglia, dove il vescovo Emilio Giacomo Cavalieri esaminò il progetto e suggerì una configurazione più adatta alla disciplina ecclesiastica: una comunità di sacerdoti con vita comune, povertà e voti semplici, sottoposta alle autorità competenti. Questo intervento fu importante per trasformare un'aspirazione eremitica in una fondazione concretamente praticabile.
Nel Giubileo del 1725 Paolo arrivò nuovamente a Roma. Attraverso contatti con ecclesiastici e cardinali, tra cui Pier Marcellino Corradini, fu indirizzato all'assistenza degli infermi. Ottenne da Benedetto XIII un assenso verbale alla possibilità di riunire compagni sotto il titolo della Passione: non si trattava ancora dell'approvazione canonica della futura congregazione. Dal 1726 prestò servizio nell'ospedale di San Gallicano, destinato alla cura di malati particolarmente bisognosi. Il 7 giugno 1727 Paolo e Giovanni Battista ricevettero l'ordinazione sacerdotale a Roma da Benedetto XIII. Il ministero ospedaliero rappresentò una concreta esperienza di prossimità ai sofferenti, ma la loro vocazione continuava a indirizzarsi verso le missioni e la vita ritirata.
Nel marzo 1728, ottenuta la dispensa dall'impegno assunto nell'assistenza ospedaliera, i fratelli tornarono sul Monte Argentario. Malattie, febbri e difficoltà materiali accompagnarono la ripresa. Paolo cominciò a predicare con crescente regolarità, cercò nuovi candidati e si applicò allo studio per prepararsi meglio al ministero. Non tutti coloro che si avvicinavano alla comunità riuscivano a sopportarne l'austerità: la stabilità del gruppo richiese tempo, sostegni esterni e adattamenti.
La prima casa e le approvazioni pontificie
La costruzione di una sede stabile sul Monte Argentario fu ostacolata anche dalle vicende politiche dei Presìdi e dalle guerre del periodo. Nel 1737 venne inaugurato il primo ritiro passionista, dedicato alla Presentazione di Maria. Il termine 'ritiro' esprimeva il legame tra la vita comune, il silenzio, la preghiera e le uscite missionarie. La disciplina iniziale era particolarmente severa; le autorità ecclesiastiche chiesero più volte correzioni, soprattutto per rendere sostenibile la povertà prescritta e per definire il rapporto tra vita contemplativa e fatiche apostoliche.
Il 15 maggio 1741 Benedetto XIV approvò la Regola con un rescritto, in una forma ancora provvisoria. Sei religiosi emisero i voti e assunsero il nome religioso: Paolo Francesco Danei divenne Paolo della Croce. Il breve del 18 aprile 1746 confermò la Regola, senza tuttavia risolvere definitivamente ogni questione riguardante la personalità giuridica dell'istituto e la natura dei voti. Il primo capitolo generale del 1747 consolidò l'organizzazione interna e Paolo fu scelto come superiore generale, incarico che mantenne fino alla morte.
Nel frattempo sorsero nuovi ritiri nell'Italia centrale. Le fondazioni incontrarono opposizioni locali, anche da parte di altri religiosi, e richiesero trattative con vescovi, autorità civili e benefattori. Le difficoltà non erano soltanto spirituali: occorreva assicurare case, sostentamento, personale preparato e un regime di vita compatibile con la predicazione itinerante. Paolo mostrò capacità di governo e di negoziazione accanto alla sua inclinazione alla solitudine. L'espansione della congregazione fu dunque il risultato di decenni di decisioni organizzative, e non di un unico atto fondativo.
Clemente XIII mantenne sostanzialmente la prudenza dei predecessori riguardo alla piena configurazione canonica. La svolta giunse sotto Clemente XIV, che nel novembre 1769 riconobbe solennemente l'istituto come congregazione di chierici con voti semplici, con la bolla Supremi Apostolatus. La congregazione ottenne così una posizione più stabile nell'ordinamento ecclesiastico. Un'ulteriore revisione della Regola fu approvata da Pio VI il 15 settembre 1775, quando il fondatore era ormai gravemente infermo.
Le missioni popolari e la direzione spirituale
La predicazione di Paolo si sviluppò soprattutto nelle campagne della Maremma, nei territori dei Presìdi, nel Lazio e nelle regioni vicine. I missionari predicavano, insegnavano il catechismo, preparavano alla confessione e alla comunione, cercavano riconciliazioni personali e familiari. Il tema distintivo era la memoria della Passione di Gesù: la croce veniva presentata come manifestazione dell'amore divino e richiamo alla conversione. Il grande crocifisso portato dai predicatori e il segno cucito sull'abito rendevano riconoscibile la nuova comunità.
Paolo partecipò a numerose missioni, anche in occasione del Giubileo del 1750 a Roma. Il suo stile si collocava nella tradizione delle missioni popolari già praticate da gesuiti, lazzaristi, pii operai e francescani, ma attribuiva particolare centralità alla meditazione della Passione. Le campagne di predicazione richiedevano il consenso dei vescovi e spesso il sostegno delle autorità locali. Il loro pubblico comprendeva contadini, abitanti dei piccoli centri, soldati e persone lontane dai normali circuiti di formazione religiosa.
Accanto alla predicazione pubblica Paolo esercitò un'intensa direzione spirituale per corrispondenza. Le lettere superstiti mostrano rapporti con religiosi, sacerdoti, laici e persone impegnate nella vita familiare. I consigli non si limitavano alla penitenza esteriore: insistevano sull'umiltà, sulla preghiera, sulla carità e sul discernimento delle esperienze interiori. La lettura di Francesco di Sales, Teresa d'Avila, Giovanni della Croce e Giovanni Taulero contribuì alla formazione del suo linguaggio mistico. L'idea della 'morte mistica', intesa come distacco dalla volontà egoistica e adesione a Dio, divenne uno dei temi della sua riflessione.
Le lettere rivelano anche tensioni e periodi di aridità spirituale. Le descrizioni di consolazioni, oscurità e sofferenze interiori appartengono alla sua esperienza vissuta e al vocabolario religioso dell'epoca; non consentono diagnosi retrospettive. La sua spiritualità fu discussa dagli studiosi anche in rapporto ad alcuni linguaggi della mistica moderna e al problema del quietismo, senza che ciò equivalga a identificarlo semplicemente con posizioni dottrinali condannate.
Il ramo femminile e gli ultimi anni a Roma
Paolo desiderava che il ricordo della Passione fosse custodito anche da una comunità femminile contemplativa. Il progetto maturò attraverso una lunga preparazione e trovò realizzazione a Corneto, l'odierna Tarquinia, con l'apertura del primo monastero delle monache passioniste il 3 maggio 1771. Un ruolo decisivo ebbe Maria Crocifissa Costantini. Le monache costituivano un ramo claustrale, distinto dalla congregazione maschile dei missionari. Non devono essere confuse con le successive congregazioni femminili passioniste di vita apostolica, nate in epoche differenti.
L'ultimo periodo della vita di Paolo fu segnato da malattie e da un progressivo radicamento romano della congregazione. Nel 1773 Clemente XIV affidò ai Passionisti il complesso dei Santi Giovanni e Paolo sul Celio, che divenne un centro fondamentale dell'istituto. La presenza nella capitale rafforzò i rapporti con la Curia e il riconoscimento pubblico della congregazione. Paolo continuò, per quanto gli era possibile, a seguire le questioni del governo e le revisioni della Regola.
Morì il 18 ottobre 1775 nella casa dei Santi Giovanni e Paolo a Roma, all'età di ottantuno anni. Il suo culto si sviluppò nell'ambito passionista e oltre, alimentato dalla memoria delle missioni, dalla diffusione degli scritti e dalle testimonianze raccolte per la causa. Vincenzo Maria Strambi, passionista che lo aveva conosciuto, pubblicò nel 1786 una biografia destinata a influenzare profondamente le narrazioni successive. Pio IX lo beatificò il 1 maggio 1853 e lo canonizzò il 29 giugno 1867. La memoria liturgica attuale cade il 19 ottobre, giorno successivo alla morte.
Biografia
A cura di Domenico Agasso
Ecco uno che rema contro corrente per tutta la vita. E’ Paolo Francesco Danei, di famiglia nobile per origine e malconcia quanto a denari. Il padre commercia con poca fortuna tra Piemonte e Liguria e lui lo aiuta, essendo il primo di 16 figli. Ma ha poi certi progetti personali: creare un Ordine religioso, ad esempio; o combattere contro i Turchi... Infine si fa eremita, dapprima per conto proprio; a 26 anni, il suo vescovo gli consente di vivere in solitudine presso una chiesa di Castellazzo Bormida (Al). Qui egli matura l’idea di un nuovo Ordine e nel 1725 papa Benedetto XIII lo autorizza verbalmente a “raccogliere compagni”.
Ne raccoglie uno: suo fratello Giovanni Battista. E intanto definisce meglio il progetto: farà esattamente ciò che all’epoca risulta più impopolare. Questa è una pessima stagione per gli Ordini religiosi, tra l’avversione dei governi, le rivalità tra loro e la debolezza nella Chiesa; a papa Clemente XIV, nel 1773, si imporrà la soppressione della Compagnia di Gesù. E’ anche il tempo della fede sopportata da molti solo quale condimento di pii languori, motivo di ritualità elegante; una fede che non parli di sacrificio e nasconda la Croce. Allora lui comincia col chiamarsi “Frate Paolo della Croce”.
Poi fonda un “inopportuno” nuovo Ordine, detto dei “Chierici Scalzi della Santa Croce e della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo”. Apertamente. Sfacciatamente, sicché tutti capiscano che lui e i suoi predicano Cristo crocifisso come Paolo apostolo, qualunque cosa esiga o imponga lo “spirito dei tempi” e qualunque smorfia facciano gli abati di corte. Nel 1727 è stato ordinato prete dal Papa stesso. Ha assistito i malati di un ospedale romano col fratello. Poi, ritirati sul Monte Argentario, i due hanno visto arrivare altri giovani, affascinati da quella scelta così rudemente “contro”. Sono i primi Passionisti, che il fondatore educa come predicatori agguerriti: invece dei Turchi, attaccheranno l’ignoranza, l’irreligiosità, l’abbandono del Vangelo. Per questo i Passionisti sono chiamati da ogni parte, e l’Ordine riceve via via le successive approvazioni pontificie. Il fondatore lavora alla loro formazione da vicino e da lontano: restano di lui duemila lettere, ma ne ha scritte molte di più, forse diecimila. Nel 1750 ha predicato a Roma per il Giubileo, insieme a san Leonardo da Porto Maurizio. Papa Clemente XIV gli chiede spesso consiglio, e va di persona a trovarlo in casa quando è malato. Così farà il suo successore Pio VI, appena eletto.
Paolo della Croce muore dopo aver visto confermata, senza modifiche, la regola del suo Ordine che, nato “fuor di tempo” nel XVIII secolo, alla fine del XX sarà attivo in Europa, in America, in Africa e in Asia. Il Padre dei Passionisti, noti per l’emblema della croce e del cuore che portano sul saio, verrà proclamato santo da Pio IX nel 1867.
Approfondimenti
Il Diario spirituale e la documentazione epistolare
Il Diario del ritiro di Castellazzo è uno dei testi più significativi per conoscere la fase iniziale della vocazione di Paolo. Registra stati interiori, pratiche di preghiera e difficoltà di discernimento, ma non è una cronaca neutrale: è un documento autobiografico spirituale redatto in un contesto di verifica ecclesiastica. La vasta corrispondenza, conservata e pubblicata in raccolte successive, permette invece di seguire per decenni la rete delle relazioni, le istruzioni ai discepoli e le scelte concrete del fondatore. Le edizioni critiche e gli studi moderni consentono di distinguere meglio la voce di Paolo dalle interpretazioni dei biografi.
La memoria della Passione come identità religiosa
Il carisma passionista combina contemplazione, vita fraterna e predicazione. La memoria della Passione non indica soltanto una devozione individuale alle sofferenze di Cristo: nella Regola e nella pratica missionaria diviene il contenuto riconoscibile dell'annuncio e un criterio per organizzare la vita comune. Il simbolo portato sull'abito nero, con il nome di Gesù, la croce e i segni della Passione, traduce visivamente questa identità. Le successive modifiche normative dell'istituto mostrano come il progetto abbia dovuto conciliare austerità, preparazione dei religiosi, sostentamento delle case e mobilità apostolica.
Storia della venerazione e testimonianze agiografiche
La biografia di Vincenzo Maria Strambi, uscita nel 1786, conserva ricordi vicini al fondatore e rappresenta una fonte di primo piano per la ricezione della sua figura. Come opera agiografica, però, interpreta i fatti alla luce della fama di santità e richiede confronto con lettere, Regole, documenti istituzionali e atti processuali. Le narrazioni di estasi, visioni e fenomeni straordinari appartengono alla tradizione testimoniale e devozionale: la loro presenza nella letteratura non equivale a una verifica storica indipendente del fenomeno soprannaturale. Il riconoscimento ecclesiastico culminò nella beatificazione del 1853 e nella canonizzazione del 1867. La venerazione resta particolarmente legata alla basilica romana dei Santi Giovanni e Paolo e alle comunità passioniste.
Curiosità
- Il cognome del fondatore compare nelle forme Danei e Daneo; il nome religioso Paolo della Croce fu assunto stabilmente nella fase di approvazione della comunità.
- La prima casa passionista fu chiamata 'ritiro', termine che esprimeva la centralità del raccoglimento anche in una congregazione di predicatori itineranti.
- Paolo e il fratello Giovanni Battista prestarono servizio agli infermi prima di dedicarsi stabilmente alla vita missionaria.
- La memoria del 19 ottobre non coincide con il giorno della morte, avvenuta il 18 ottobre.
Cronologia
- 3 gennaio 1694 - Nascita a Ovada.
- 1713 - Svolta religiosa durante la permanenza a Cremolino.
- 1715 - Breve orientamento verso la mobilitazione contro gli Ottomani.
- estate 1720 - Esperienze interiori connesse al progetto dell'abito della Passione.
- tra il 1720 e il 1721 - Vestizione penitente, ritiro a Castellazzo e stesura della prima Regola e del Diario.
- 22 settembre 1721 - Tentativo infruttuoso di udienza con Innocenzo XIII.
- aprile 1722 - Presenza di Paolo e Giovanni Battista sul Monte Argentario.
- autunno 1722 - Trasferimento a Gaeta.
- 1724 - Predicazione pubblica e soggiorno a Troia.
- 1725 - Colloquio con Benedetto XIII e assenso verbale al progetto.
- 1726 - Servizio nell'ospedale romano di San Gallicano.
- 7 giugno 1727 - Ordinazione sacerdotale dei due fratelli.
- marzo 1728 - Ritorno alla vita sul Monte Argentario.
- 1737 - Inaugurazione del primo ritiro passionista.
- 15 maggio 1741 - Prima approvazione pontificia della Regola.
- 18 aprile 1746 - Ulteriore conferma pontificia della Regola.
- 1747 - Primo capitolo generale e consolidamento del governo dell'istituto.
- 1750 - Partecipazione alle missioni del Giubileo romano.
- novembre 1769 - Riconoscimento solenne della congregazione da parte di Clemente XIV.
- 3 maggio 1771 - Apertura del primo monastero delle monache passioniste a Corneto.
- 9 dicembre 1773 - Insediamento passionista ai Santi Giovanni e Paolo a Roma.
- 15 settembre 1775 - Approvazione dell'ultima revisione della Regola da parte di Pio VI.
- 18 ottobre 1775 - Morte a Roma.
- 1 maggio 1853 - Beatificazione da parte di Pio IX.
- 29 giugno 1867 - Canonizzazione da parte di Pio IX.
Valutazione storico-critica
- L'identificazione con Paolo Francesco Danei, nato a Ovada nel 1694 e morto a Roma nel 1775, è sicura; la variante Daneo non indica un personaggio distinto.
- Il Diario, le lettere, le Regole, i documenti di approvazione e gli atti dei processi costituiscono basi documentarie di natura differente, da distinguere dalle successive biografie edificanti.
- Le esperienze visionarie sono attestate come racconti spirituali del fondatore e della tradizione passionista, non come fenomeni soprannaturali dimostrabili con metodo storico.
- L'approvazione del 1741 non coincide con il pieno riconoscimento canonico del 1769; il processo istituzionale si sviluppò attraverso più provvedimenti.
- La prima biografia di Vincenzo Maria Strambi, vicina cronologicamente agli eventi, ebbe grande influenza sulla tradizione posteriore, ma non sostituisce il confronto con le testimonianze dirette.
- Alcuni repertori riportano date discordanti per la beatificazione o la canonizzazione; le date del 1 maggio 1853 e del 29 giugno 1867 risultano confermate dalla documentazione ufficiale della Santa Sede.
- Il ramo femminile contemplativo aperto nel 1771 va distinto dalle congregazioni femminili apostoliche di denominazione passionista sorte successivamente.
- La memoria del 19 ottobre è liturgica e non deve essere confusa con la data storica della morte, 18 ottobre 1775.
Fonti e bibliografia essenziale
- Congregazione delle Cause dei Santi, profilo ufficiale di Paolo della Croce, con date di beatificazione, canonizzazione e memoria liturgica.
- Congregazione della Passione di Gesù Cristo, profilo biografico ufficiale di san Paolo della Croce.
- Stefania Nanni, 'Paolo della Croce, santo', Dizionario Biografico degli Italiani, volume 81, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2014.
- Alessio, 'Paolo della Croce, santo', Enciclopedia Italiana, 1935.
- Vincenzo Maria Strambi, Vita del Venerabile Servo di Dio P. Paolo della Croce, Roma, 1786; opera storica richiamata e analizzata dalla storiografia specialistica.
- Enrico Zoffoli, San Paolo della Croce: storia critica, tre volumi, Roma, 1963-1968; studio specialistico richiamato dalla voce del Dizionario Biografico degli Italiani.
- Fabiano Giorgini, Storia della Congregazione della Passione di Gesù Cristo, volume I, Pescara, 1981; studio specialistico richiamato dalla voce del Dizionario Biografico degli Italiani.
Patronati
- Pitigliano-Sovana-Orbetello, Diocesi di

