Sant' Antonio Maria Claret
Vescovo e fondatore
Festa: 24 ottobre — Memoria Facoltativa
Nascita-morte: Sallent, Catalogna, Spagna, 23 dicembre 1807 - Fontfroide, Narbona, Francia, 24 ottobre 1870
Nascita - morte:
Sallent, Catalogna, Spagna, 23 dicembre 1807 - Fontfroide, Narbona, Francia, 24 ottobre 1870
Festa:
24 ottobre — Memoria Facoltativa
Patronato:
Compatrono della diocesi di Las Palmas.
Etimologia:
Antonio = nato prima, o che fa fronte ai suoi avversari, dal greco
Emblema:
Abito episcopale, crocifisso, libro, immagine del Cuore Immacolato di Maria.
Categoria: I santi che iniziano con la lettera A
Calendario: I santi del 24 ottobre
Martirologio Romano
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Sacerdote catalano, arcivescovo di Santiago di Cuba e fondatore dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, fu una delle figure più attive del cattolicesimo missionario ottocentesco. Nato in una famiglia legata alla manifattura tessile, abbandonò la prospettiva di un'attività commerciale per dedicarsi al ministero sacerdotale. Predicò missioni popolari in Catalogna e nelle Canarie, promosse la stampa religiosa e nel 1849 diede vita a una congregazione di missionari. A Cuba, allora colonia spagnola, unì la riorganizzazione pastorale della diocesi a iniziative educative ed economiche rivolte ai più poveri; nel 1856 sopravvisse a un attentato. Richiamato in Spagna come confessore della regina Isabella II, continuò l'attività apostolica in una posizione segnata dalle tensioni politiche del tempo. Dopo la rivoluzione del 1868 visse in esilio, partecipò al Concilio Vaticano I e morì nell'abbazia francese di Fontfroide il 24 ottobre 1870. Beatificato da Pio XI nel 1934 e canonizzato da Pio XII nel 1950, è ricordato il 24 ottobre.
Biografia
L'infanzia nella Catalogna dei telai
Antonio Juan Adjutor Claret Clará nacque il 23 dicembre 1807 a Sallent, nella provincia di Barcellona. I genitori, Juan Claret e Josefa Clará, appartenevano a una famiglia dedita alla manifattura tessile. Fu battezzato due giorni dopo la nascita. Era il quinto di undici figli, diversi dei quali morirono bambini. La sua prima formazione religiosa si svolse in un ambiente familiare cattolico, mentre la Catalogna attraversava gli sconvolgimenti provocati dall'invasione napoleonica e dalla guerra d'indipendenza spagnola. Il lavoro dei telai era una componente essenziale della vita quotidiana e dell'economia domestica.
Ancora giovane, Antonio imparò il mestiere paterno e si trasferì a Barcellona per perfezionare le competenze tecniche. Il contatto con l'industria tessile e con le possibilità di avanzamento economico segnò una fase importante della sua formazione. Nella successiva Autobiografia raccontò il progressivo riemergere della vocazione sacerdotale e interpretò alcune esperienze di delusione e pericolo come occasioni di discernimento. Questi episodi sono conosciuti soprattutto attraverso la sua memoria personale, scritta molti anni dopo, e appartengono quindi anche alla storia della sua interpretazione religiosa della propria vita.
Il seminario e il sacerdozio
Nel 1829 entrò nel seminario di Vic. Per un periodo prese in considerazione la vita certosina, ma proseguì gli studi ecclesiastici e il 13 giugno 1835 fu ordinato sacerdote. Operò inizialmente nella sua Sallent, continuando la formazione teologica e il ministero parrocchiale. Il contesto politico era instabile: la prima guerra carlista e le tensioni tra autorità civili e istituzioni ecclesiastiche rendevano difficili gli spostamenti e l'azione pastorale.
Nel 1839 si recò a Roma, desideroso di dedicarsi alle missioni. Entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù, ma una malattia lo costrinse a interrompere l'esperienza e a tornare in Catalogna nel 1840. La breve permanenza presso i gesuiti non va confusa con una professione religiosa definitiva nella Compagnia. Da allora si dedicò soprattutto alla predicazione itinerante, maturando uno stile missionario caratterizzato da spostamenti frequenti, sobrietà personale, catechesi e attenzione alla confessione.
La predicazione popolare
Dopo un periodo a Viladrau, nell'agosto 1840 avviò una missione popolare e dal 1841 si dedicò stabilmente alla predicazione in diverse località catalane. Ottenne il titolo di missionario apostolico e percorse numerosi centri, spesso a piedi, tenendo prediche, esercizi spirituali e istruzioni religiose. Il suo pubblico comprendeva fedeli di condizioni sociali differenti; l'obiettivo dichiarato era rafforzare la conoscenza della dottrina cristiana e la pratica sacramentale.
L'attività di Claret si sviluppò nel clima delle divisioni politiche spagnole. Sebbene intendesse presentare la propria missione come religiosa e non partitica, la sua predicazione suscitò opposizioni e accuse di vicinanza agli ambienti conservatori. L'ostilità nei suoi confronti è un elemento significativo della sua vicenda, ma le polemiche del tempo devono essere lette nel loro contesto e non possono essere assunte indistintamente come testimonianze imparziali.
Claret comprese presto che le missioni orali non bastavano a sostenere nel tempo la formazione religiosa. Promosse catechismi, libretti e opere destinate a sacerdoti, famiglie, giovani e comunità. Nel 1848 contribuì alla nascita della Librería Religiosa, iniziativa editoriale che rese possibile una diffusione su larga scala di testi popolari. La stampa non fu per lui un'attività secondaria: divenne uno strumento fondamentale della sua idea di evangelizzazione.
Le missioni nelle Canarie
Tra il febbraio 1848 e il maggio 1849 predicò soprattutto a Gran Canaria e in alcune località di Lanzarote. Le missioni ebbero grande risonanza e consolidarono la sua fama di predicatore. Nella memoria locale venne chiamato affettuosamente 'el Padrito'. Il legame con le Canarie rimase importante nella successiva diffusione del culto, ma la notorietà popolare non deve essere confusa con una misura precisa e documentabile di ogni risultato pastorale.
La fondazione dei Clarettiani
Il 16 luglio 1849, a Vic, fondò con cinque sacerdoti la Congregazione dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria. La nuova comunità intendeva assicurare continuità alla predicazione itinerante e alla formazione del popolo. La denominazione religiosa esprimeva il posto centrale occupato dalla devozione mariana nella spiritualità del fondatore. La congregazione, conosciuta come Clarettiani, avrebbe poi sviluppato attività missionarie, educative ed editoriali in numerosi paesi.
Poche settimane dopo la fondazione, Claret apprese della nomina ad arcivescovo di Santiago de Cuba. Accettò un incarico che lo avrebbe allontanato dalla comunità appena nata. Ricevette la consacrazione episcopale il 6 ottobre 1850 nella cattedrale di Vic e partì per la sua sede caraibica, dove giunse nel 1851.
L'arcivescovo di Santiago de Cuba
La diocesi cubana, allora appartenente ai territori della monarchia spagnola, presentava difficoltà strutturali: vaste distanze, insufficienza del clero, carenze nella formazione, condizioni sociali diseguali e una società segnata dall'economia schiavistica. Claret affrontò il ministero episcopale con metodi missionari. Percorse ripetutamente il territorio, predicò, promosse esercizi spirituali e intervenne sulla disciplina e sulla preparazione del clero.
Le visite pastorali furono un tratto caratteristico del suo episcopato. Non si limitò alle città principali, ma cercò di raggiungere comunità periferiche e rurali. Promosse iniziative per l'istruzione, biblioteche popolari e strumenti di assistenza. Sostenne anche progetti agricoli e una cassa di risparmio con finalità sociali. Tali interventi vanno collocati nel quadro delle istituzioni coloniali del tempo: la sua attenzione alle persone povere e la critica alla schiavitù non significarono una trasformazione generale delle strutture economiche e politiche dell'isola.
Nel 1855 collaborò con Maria Antonia París alla fondazione delle Religiose di Maria Immacolata Missionarie Clarettiane. La partecipazione autonoma di París alla nascita dell'istituto è essenziale per comprendere questa fondazione, che non può essere descritta come un'opera esclusivamente personale dell'arcivescovo. Il progetto univa vita religiosa, educazione e impulso missionario.
L'attentato di Holguín
Il 1 febbraio 1856, durante una visita pastorale a Holguín, Claret fu aggredito con un'arma da taglio e riportò ferite al volto e a un braccio. L'episodio è attestato anche dalla sua Autobiografia e dalle memorie di persone a lui vicine. L'aggressione maturò in un clima di forti ostilità; attribuirla a un'unica motivazione politica o religiosa sarebbe riduttivo senza distinguere le testimonianze dalle interpretazioni successive.
Claret riferì di aver perdonato l'aggressore e di essersi adoperato perché la condanna non si concludesse con la sua esecuzione. La vicenda assunse un significato decisivo nella sua autobiografia spirituale: il ferimento venne interpretato come disponibilità a soffrire per il ministero. La documentazione consente di distinguere l'evento violento, storicamente attestato, dal linguaggio religioso con cui il protagonista lo raccontò.
Il confessore di Isabella II
Nel 1857 fu richiamato in Spagna come confessore della regina Isabella II. La nomina lo collocò vicino al centro della monarchia e lo espose a nuove polemiche. Pur continuando a dichiarare la propria estraneità alle lotte di partito, non poteva evitare che il ruolo di consigliere spirituale della sovrana fosse letto in chiave politica. Si dedicò alla formazione religiosa dei membri della famiglia reale e continuò a predicare, scrivere e visitare ambienti di sofferenza e povertà.
Promosse l'Accademia di San Michele, che mirava a coinvolgere intellettuali e artisti nella diffusione della cultura cattolica. Nel 1859 ricevette responsabilità riguardanti il complesso dell'Escorial, dove sostenne interventi di riorganizzazione e attività formative. Il suo apostolato spagnolo non fu quindi confinato alla corte: comprese la stampa, la formazione ecclesiastica, l'educazione e il sostegno a iniziative religiose.
Gli anni madrileni coincisero anche con un'intensificazione delle esperienze mistiche da lui descritte. La sua testimonianza parla, tra l'altro, di una particolare grazia eucaristica nel 1861. Tali affermazioni appartengono alla storia della sua esperienza spirituale e del modo in cui egli la comunicò; non costituiscono eventi verificabili con i criteri ordinari della documentazione storica.
La rivoluzione, il concilio e l'esilio
La rivoluzione spagnola del settembre 1868 provocò la caduta di Isabella II. Claret accompagnò la sovrana nell'esilio francese, continuando l'attività pastorale. Nel 1869 raggiunse Roma e partecipò al Concilio Vaticano I, aperto nello stesso anno. Si schierò a favore della definizione dell'infallibilità pontificia, tema al centro di un intenso confronto tra i padri conciliari.
Le sue condizioni di salute peggiorarono e la situazione politica rese precaria la sua permanenza presso le comunità clarettiane in Francia. Si rifugiò nell'abbazia cistercense di Fontfroide, nei pressi di Narbona, dove morì il 24 ottobre 1870, a sessantadue anni. La sua morte in esilio concluse un itinerario che aveva attraversato la Catalogna industriale, le missioni popolari, il governo episcopale coloniale e la corte spagnola.
La memoria dopo la morte
I resti di Claret furono trasferiti da Fontfroide a Vic nel 1897. La congregazione da lui fondata custodì e diffuse la memoria del fondatore attraverso le sue opere, la corrispondenza e la documentazione biografica. Pio XI lo beatificò il 25 febbraio 1934; Pio XII lo canonizzò il 7 maggio 1950. La memoria liturgica ricorre il 24 ottobre, anniversario della morte. La sua figura resta legata sia alla storia delle missioni cattoliche sia ai problemi politici e sociali della Spagna e di Cuba nell'Ottocento.
Biografia
A cura di P. Jesús Bermejo, CMF
Nato in una famiglia profondamente cristiana di tessitori catalani con dieci figli. Viene ordinato nel 1835, a 28 anni. Va a Roma nel 1839 e si rivolge a Propaganda Fide per essere inviato come missionario in qualsiasi parte del mondo. Non potendo raggiungere questo obiettivo, entra come novizio tra i Gesuiti, ma dopo pochi mesi deve tornare in patria perché malato. Per sette anni predica numerosissime missioni popolari in tutta la Catalogna e le isole Canarie conquistando un'immensa popolarità, anche come taumaturgo. Sa mettere insieme la gente dando vita ad associazioni e gruppi. Nel 1849 fonda una Congregazione apostolica: i Figli dell’Immacolato Cuore di Maria Oggi anche conosciuti come Missionari Clarettiani. All'inizio del terzo millennio, essi lavorano in 65 paesi dei cinque continenti. Nel 1936/ 39, durante la guerra civile spagnola, 271vengono uccisi per causa della fede. Tra questi spiccano i 51 Martiri di Barbastro, beatificati da Giovanni Paolo II il 1992. (Vedi in questa web: Martiri Spagnoli Clarettiani di Barbastro).
Nominato nel 1849 arcivescovo di Santiago di Cuba (all'epoca appartenente alla corona di Spagna), arriva in diocesi nel febbraio di 1851. Nel suo strenuo lavoro apostolico affronta i gravi problemi morali, religiosi e sociali dell'Isola: concubinato, povertà, schiavitù, ignoranza, ecc., ai quali si aggiungono due calamità che colpiscono la popolazione: epidemie e terremoti.
Ripercorre la sua vasta diocesi per ben quattro volte missionando instancabilmente con un gruppo di santi missionari. Le sue preoccupazioni pastorali si riversano anche in gran parte nel potenziamento del seminario e nella riformazione del clero. Nell'ambito sociale, promuove l'agricoltura, anche con diverse pubblicazioni e creando una fattoria-modello a Camagüey. Oltre a questo istituisce in ogni parrocchia una cassa di risparmio, opera pioniera in America Latina. Promuove l'educazione cercando Istituti religiosi e fondando egli stesso insieme alla Venerabile Maria Antonia Paris la congregazione delle Religiose di Maria Immacolata (Missionarie Clarettiane). La sua strenua fortezza nel difendere i diritti della Chiesa e i diritti umani li crea numerosi nemici tra i politici e i corrotti. E così subisce minacce e attentati, tra i quali uno ad Holguin, dove viene gravemente ferito al volto. Nel 1857 la regina lo richiama a Madrid come suo confessore. In questa tappa continua ad annunziare il Vangelo nella capitale e in tutta la penisola.
Esiliato in Francia nel 1868 arriva con la regina a Parigi e, anche qui, prosegue le sue predicazioni.
Poi partecipa in Roma al concilio Vaticano I dove difende con ardore l'infallibilità del Romano Pontefice.
Perseguitato ancora dalla rivoluzione, si rifugia nel monastero di Fontfroide presso Narbona, dove spira santamente il 24 ottobre del 1870.
Sulla tomba vengono scolpite le parole di papa Gregorio VII: "Ho amato la giustizia e odiato l’iniquità, per questo muoio in esilio". Il suo corpo si venera nella Casa Madre dei Clarettiani a Vic (Barcellona).
E l’8 maggio 1950, Pio XII lo proclama santo, e dice del Claret: "spirito grande, sorto come per appianare i contrasti: poté essere umile di nascita e glorioso agli occhi del mondo; piccolo nella persona però di anima gigante; modesto nell'apparenza, ma capacissimo d'imporre rispetto anche ai grandi della terra; forte di carattere però con la soave dolcezza di chi sa dell'austerità e della penitenza; sempre alla presenza di Dio, anche in mezzo ad una prodigiosa attività esteriore; calunniato e ammirato, festeggiato e perseguitato. E tra tante meraviglie, quale luce soave che tutto illumina, la sua devozione alla Madre di Dio".
Approfondimenti
Il rapporto fra missione e comunicazione
La produzione e la circolazione di libri furono parte integrante del progetto pastorale di Claret. La stampa consentiva di raggiungere persone che non potevano ascoltare direttamente le missioni e di lasciare alle comunità materiali per la formazione successiva. L'iniziativa editoriale precedette la fondazione dei Clarettiani e ne chiarisce il carattere multiforme.
La dimensione sociale dell'episcopato cubano
La promozione di attività agricole, istruzione e forme di risparmio mostra come l'azione di Claret a Cuba non fosse limitata al culto. Tali iniziative vanno collocate nel quadro di una società coloniale fortemente gerarchica: il loro significato sociale è documentabile senza trasformare il vescovo in un esponente di movimenti politici successivi.
L'autobiografia come fonte
L'Autobiografia di Claret è essenziale per studiarne la spiritualità, la percezione della vocazione e il lavoro missionario. Le narrazioni di grazie mistiche e fatti prodigiosi testimoniano la sua esperienza religiosa e la tradizione che la circondò; non costituiscono da sole verifica indipendente della natura soprannaturale degli eventi.
La memoria e le reliquie
La traslazione delle spoglie da Fontfroide a Vic nel 1897 precedette beatificazione e canonizzazione. La venerazione dei resti nella città catalana esprime la continuità della memoria istituzionale e religiosa del fondatore.
Curiosità
- Prima di entrare in seminario studiò tecniche legate all’industria tessile a Barcellona.
- La congregazione missionaria del 1849 nacque con un gruppo iniziale di sei sacerdoti, compreso il fondatore.
- Nelle Canarie fu conosciuto con il soprannome affettuoso «el Padrito».
- A Cuba promosse anche scritti dedicati all’agricoltura e all’istruzione pratica.
- Morì in un monastero cistercense, pur non appartenendo all’ordine cistercense.
Cronologia
- 23 dicembre 1807 - Nasce a Sallent.
- 13 giugno 1835 - È ordinato sacerdote.
- 1839 - Viaggia a Roma alla ricerca di un incarico missionario.
- anni 1840 - Predica missioni popolari in Catalogna e nelle Canarie.
- 1848 - Promuove a Barcellona la Librería Religiosa.
- 16 luglio 1849 - Fonda a Vic i Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria.
- 6 ottobre 1850 - Riceve la consacrazione episcopale a Vic.
- febbraio 1851 - Arriva a Santiago di Cuba.
- 1855 - Collabora con María Antonia París alla fondazione delle Religiose di Maria Immacolata.
- 1856 - Subisce un attentato a Holguín e rimane ferito.
- 1857 - Rientra in Spagna come confessore di Isabella II.
- 1859 - Assume incarichi presso Montserrat a Madrid e l’Escorial.
- settembre 1868 - La rivoluzione spagnola provoca l’esilio della regina e di Claret.
- 1869-1870 - Partecipa al Concilio Vaticano I.
- 24 ottobre 1870 - Muore nell’abbazia di Fontfroide.
- 1897 - I resti sono trasferiti a Vic.
- 25 febbraio 1934 - È beatificato da Pio XI.
- 7 maggio 1950 - È canonizzato da Pio XII.
Valutazione storico-critica
- Identità, date principali, incarichi episcopali, fondazioni e riconoscimenti canonici risultano saldamente attestati da fonti ecclesiastiche e archivistiche.
- L'Autobiografia è una fonte primaria indispensabile, ma interpreta gli eventi secondo finalità spirituali e richiede il confronto con testimonianze esterne.
- La documentazione clarettiana offre una ricostruzione dettagliata, ma la provenienza istituzionale richiede attenzione alle scelte narrative e alle polemiche del tempo.
- L'attentato di Holguín è un fatto storicamente attestato; le motivazioni e il quadro delle responsabilità non si esauriscono nel racconto autobiografico.
- Le esperienze mistiche sono documentate come testimonianze personali, non come fenomeni storicamente dimostrabili nella loro natura soprannaturale.
- Le iniziative cubane devono essere interpretate nel contesto del colonialismo spagnolo e della società schiavistica ottocentesca.
- La vicinanza alla corte di Isabella II è accertata; la valutazione delle sue implicazioni politiche resta distinta dalle intenzioni pastorali dichiarate dal protagonista.
- La collaborazione di Maria Antonia París alla fondazione femminile è parte essenziale della storia dell'istituto.
- La beatificazione e la canonizzazione sono eventi ecclesiastici ufficialmente documentati; le guarigioni riconosciute nelle cause appartengono al giudizio canonico.
- Non emergono elementi che giustifichino una confusione biografica con altri personaggi omonimi.
Fonti e bibliografia essenziale
- Antonio María Claret, Autobiografía, edizioni rese disponibili dalla Congregazione dei Missionari Clarettiani.
- Missionari Clarettiani, St. Anthony Mary Claret, biografia istituzionale della Curia generale.
- Dicastero delle Cause dei Santi, Antonio María Claret, scheda biografica e dati ufficiali della beatificazione e canonizzazione.
- PARES, Portal de Archivos Españoles, scheda di autorità Antonio María Claret (1807-1870, santo).
- Missionari Clarettiani, February 1 - Attack against Father Claret in Holguin, documentazione sull'attentato.
- Missionari Clarettiani, February 25 - Beatification of Our Father Founder, storia della causa.
- Missionari Clarettiani, Canonizzazione di sant'Antonio M. Claret, documentazione sul procedimento concluso nel 1950.
- Biblioteca Episcopal de Vic, catalogo delle edizioni dell'Autobiografia di Antonio María Claret.
Patronati
- Casse di Risparmio
- Editori
- Librai
- Propagandisti Cattolici
- Tessuti, addetti alla lavorazione di, commercianti di
