Beato Carlo Steeb

Sacerdote

Festa: 15 dicembre

Nascita-morte: Tubinga, Würtemberg, Germania, 18 dicembre 1773 - Verona, 15 dicembre 1856

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Nascita - morte:
Tubinga, Würtemberg, Germania, 18 dicembre 1773 - Verona, 15 dicembre 1856

Festa:
15 dicembre

Etimologia:
Carlo = forte, virile, oppure uomo libero, dal tedesco arcaico.

Categoria: I santi che iniziano con la lettera C

Calendario: I santi del 15 dicembre

Martyrologium Romanum Martirologio Romano

A Verona, beato Carlo Steeb, sacerdote, che, nato a Tubinga, professò la fede cattolica a Verona e, ordinato sacerdote, fondò l’Istituto delle Suore della Misericordia a sostegno degli afflitti, dei bisognosi e dei malati.

Sacerdote di origine tedesca attivo a Verona, fu protagonista di un'importante esperienza di assistenza religiosa e sanitaria nell'Italia della prima metà dell'Ottocento. Nato a Tubinga in una famiglia luterana, raggiunse Verona per perfezionare la propria preparazione linguistica e commerciale, ma qui maturò la decisione di aderire alla Chiesa cattolica e di intraprendere il sacerdozio. La rottura con l'ambiente familiare accompagnò un radicale cambiamento di vita. Durante le guerre napoleoniche e nei decenni successivi si dedicò alla confessione, all'insegnamento, alla cura dei malati e all'assistenza dei feriti e dei poveri. Nel 1840, insieme a Luisa Poloni, poi madre Vincenza Maria, diede origine alle Sorelle della Misericordia, congregazione impegnata soprattutto nel servizio agli infermi. La sua esperienza coniugò il ministero sacerdotale con un'attività caritativa organizzata e durevole. Morì a Verona il 15 dicembre 1856 e fu beatificato da Paolo VI il 6 luglio 1975.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Carlo Steeb nacque il 18 dicembre 1773 a Tubinga, nel ducato di Württemberg, territorio tedesco nel quale la Riforma protestante aveva lasciato un'impronta profonda nelle istituzioni e nella vita religiosa. La sua famiglia, di condizioni agiate e di confessione luterana, era inserita nell'ambiente commerciale. La formazione del giovane Carlo fu orientata verso un'attività professionale legata agli affari familiari, anziché verso gli studi universitari. La città natale ospitava una celebre università, ma Paolo VI precisò nell'omelia per la beatificazione che Steeb non la frequentò. L'appartenenza al mondo protestante costituì dunque una realtà familiare e culturale, non una semplice circostanza esteriore.
Nell'adolescenza il giovane fu avviato a esperienze formative fuori dalla Germania. Le biografie ricordano un soggiorno a Parigi, in un periodo segnato dagli inizi della Rivoluzione francese, e il successivo trasferimento a Verona, città nella quale poteva apprendere l'italiano e conoscere meglio il commercio della lana. La ricostruzione minuta dei suoi spostamenti giovanili presenta, nelle narrazioni posteriori, dettagli non sempre sostenuti da testimonianze direttamente citate; è invece ben attestata la finalità professionale del soggiorno veronese.

La conversione e la scelta sacerdotale
A Verona Steeb entrò in contatto con ambienti ecclesiastici cattolici. La frequentazione di sacerdoti e l'approfondimento personale delle questioni religiose accompagnarono il suo progressivo distacco dalla confessione luterana. La scelta di aderire al cattolicesimo incontrò una forte opposizione familiare. Paolo VI, ricordandone il percorso nel 1975, sottolineò il carattere libero e meditato della decisione e il prezzo personale che essa comportò: perdita dei rapporti familiari, degli affetti e dei vantaggi economici connessi alla sua condizione originaria.
La conversione non si tradusse in una polemica pubblica contro la tradizione nella quale era cresciuto. Nel ricordo ecclesiale prevale piuttosto l'immagine di una decisione religiosa maturata attraverso un confronto interiore. In seguito Steeb si preparò al sacerdozio e fu ordinato nel 1796. Le fonti divulgative divergono sul giorno preciso dell'ordinazione; la nota liturgica ufficiale della diocesi di Verona attesta l'anno senza specificare il giorno. Questa datazione più prudente evita di attribuire certezza a un particolare controverso.

Il ministero nella Verona delle guerre
L'inizio del ministero di Steeb coincise con anni di grandi sconvolgimenti politici e militari. Verona e il suo territorio furono coinvolti nei conflitti tra le armate francesi e quelle austriache, con conseguenze pesanti sulla popolazione civile, sugli ospedali e sui luoghi di detenzione. La conoscenza del tedesco, del francese e dell'italiano facilitava il sacerdote nei rapporti con persone di diversa provenienza. Accanto al ministero della confessione, egli prestò assistenza spirituale e materiale a soldati feriti, ammalati e persone in condizioni di bisogno.
L'opera di Steeb non si limitava alla predicazione o all'amministrazione dei sacramenti. Il contatto continuativo con gli infermi lo condusse a conoscere i problemi quotidiani dell'assistenza: necessità di personale, continuità delle cure, igiene, sostegno ai malati privi di mezzi e accompagnamento di quanti vivevano lontani dalle proprie famiglie. La memoria diocesana ricorda diciotto anni di servizio volontario nel Lazzaretto di Verona. Il dato descrive una lunga esperienza caritativa, anche se non ne precisa con esattezza l'intervallo cronologico.
Steeb esercitò inoltre l'insegnamento, valorizzando la propria preparazione linguistica. Le biografie riferiscono attività didattiche in istituzioni ecclesiastiche veronesi, fra cui l'insegnamento delle lingue straniere. L'intreccio fra educazione, assistenza e ministero sacerdotale fu una caratteristica stabile della sua vita. In un'epoca in cui i mutamenti dei governi influivano anche sulle istituzioni assistenziali, la continuità del servizio ai più fragili divenne il centro della sua azione.

Dall'assistenza personale a un'opera stabile
Dopo l'età napoleonica Steeb continuò a occuparsi di persone malate e povere, anche presso il Ricovero veronese per ammalati e infermi, la cui istituzione risale al 1812 secondo la nota biografica della diocesi. L'esperienza gli mostrò i limiti di un'assistenza affidata soltanto alla disponibilità di singoli benefattori o volontari. Servivano persone preparate, una comunità capace di assicurare la presenza quotidiana e un'organizzazione che non venisse meno con il mutare delle circostanze.
Nella Verona dell'Ottocento la cura dei malati costituiva un ambito nel quale le iniziative ecclesiastiche e la collaborazione dei laici potevano contribuire concretamente alla vita cittadina. Steeb sviluppò la propria iniziativa entro questa realtà, cercando una forma di servizio che unisse la motivazione religiosa alla competenza e alla continuità operativa. La nascita di una congregazione femminile rispose precisamente a tale esigenza.

L'incontro con Luisa Poloni
Decisiva fu la collaborazione con Luisa Poloni, veronese, che assunse nella vita religiosa il nome di Vincenza Maria. Steeb ne fu guida spirituale; Poloni portò nell'impresa fondativa la propria capacità di servizio e di organizzazione. La fondazione non può essere ricondotta alla sola iniziativa del sacerdote: l'istituto nacque dalla convergenza del progetto di Steeb e dall'azione personale della futura madre Vincenza, riconosciuta a sua volta beata dalla Chiesa nel 2008.
Il 2 novembre 1840 è la data tradizionalmente e istituzionalmente riconosciuta come inizio delle Sorelle della Misericordia di Verona. Luisa Poloni e le prime compagne intrapresero una vita comunitaria dedicata in particolare agli infermi e alle persone abbandonate. L'inizio fu modesto nelle risorse materiali, ma chiaro nello scopo: assicurare un'assistenza costante a chi ne aveva maggiore bisogno. Steeb contribuì con il proprio sostegno spirituale e con mezzi economici personali, mentre la cofondatrice guidò la nascente comunità femminile nella pratica quotidiana del servizio.
L'istituto si sviluppò con il sostegno delle autorità ecclesiastiche veronesi. Le ricostruzioni della storia congregazionale ricordano il ruolo dei vescovi Giuseppe Grasser e Pietro Aurelio Mutti e l'approvazione diocesana del 10 settembre 1848. Tale passaggio consolidò sul piano istituzionale un'esperienza avviata otto anni prima. Il suo carattere distintivo restò l'attenzione ai malati e ai poveri, con una presenza religiosa inserita nei luoghi concreti della sofferenza.

Gli ultimi anni
Negli anni successivi alla fondazione Steeb continuò a seguire spiritualmente la comunità, senza interrompere il proprio ministero sacerdotale. L'età avanzata e il peggioramento delle condizioni fisiche ridussero progressivamente le sue possibilità di attività. La morte di Luisa Poloni, avvenuta l'11 novembre 1855, privò la congregazione della sua prima guida e il sacerdote di una collaboratrice essenziale. La continuità dell'istituto dopo questa perdita mostrò tuttavia che l'opera aveva ormai acquisito una propria struttura comunitaria.
Nel 1856 venne ultimata la chiesa dell'istituto dedicata all'Immacolata. La tradizione biografica riferisce che Steeb vi celebrò la Messa inaugurale poco prima dell'ultima malattia. Morì a Verona il 15 dicembre 1856, tre giorni prima del suo ottantatreesimo compleanno. Il ricordo delle sue ultime raccomandazioni alle religiose insiste sull'unione comunitaria e sull'amore per i malati; le formulazioni letterali tramandate dalle biografie posteriori non costituiscono, di per sé, una trascrizione contemporanea verificata.
L'opera da lui avviata insieme a madre Vincenza continuò dopo la morte di entrambi. Le Sorelle della Misericordia estesero nel tempo la propria presenza oltre Verona e oltre l'Italia, conservando nell'assistenza e nell'educazione alcuni dei principali ambiti di attività. La permanenza della congregazione rappresenta uno degli elementi più tangibili dell'eredità storica di Steeb.

Biografia

A cura di Angelo Montonati

Il fondatore delle Sorelle della Misericordia di Verona è un tedesco: Carlo Steeb, infatti, era nato a Tubinga il 18 dicembre 1773, primogenito di una distinta famiglia di protestanti in cui c’erano dei pastori luterani. 
Il padre era amministratore dei beni del duca di Württenberg e amministratore di un grande albergo. Essendo morti tutti i suoi fratelli, Carlo fu mandato a Parigi per fare pratica commerciale e successivamente a Verona, dove era particolarmente fiorente l’industria della seta e della lana. Così imparò a parlare correntemente il francese e, con l’aiuto del sacerdote Sante Fontana, anche l’italiano.
Verona in quegli anni stava vivendo una stagione particolarmente intensa dal punto di vista religioso: Maddalena di Canossa, don Pietro Leonardi, don Nicola Mazza e altri avevano dato vita a opere di carità per i poveri e gli ammalati. Carlo vi arrivò nel marzo 1792 e fu subito colpito dalla fattiva carità della gente. Sua madre gli aveva comandato di evitare le dispute religiose e di stare alla larga dai preti cattolici, ma a orientarlo in senso opposto contribuì la lettura di due opere del famoso scrittore francese Bossuet: Motivi di conversione per un protestante e Divario fra le Chiese Protestanti.
La chiarezza di esposizione, l’assenza di ogni acredine e la limpidezza dello stile spinsero Carlo ad abbracciare la fede cattolica. I genitori, sospettando ciò che stava accadendo al figlio,  minacciarono di ripudiarlo e di diseredarlo.
Ad assisterlo spiritualmente in questo cammino di fede furono due fratelli sacerdoti dell’Oratorio di S. Filippo Neri, Francesco e Giovanni Battista Bertolini, e la loro sorella Maddalena. Il 14 settembre 1792 il vescovo di Verona mons. Avogadro ricevette l’abiura dello Steeb. Non gli fu concesso di convincere i familiari circa il valore del suo gesto, anche se egli non cessò mai di pregare per questo: «Ha potuto una madre», diceva pensando a sant’Agostino, «convertire un figlio, e non potrà un figlio convertire una madre?».
Benedetto Del Bene e dei fratelli Bertolini, col fervore e l’impegno dimostrati convinse il vescovo a ordinarlo sacerdote l’8 settembre 1796.
Come primo incarico, gli fu affidata la cura spirituale delle famiglie tedesche residenti a Verona, incarico che egli eserciterà gratuitamente per trentasette anni. In quegli anni, il Veneto  fu teatro della guerra tra Napoleone e gli austriaci e lo Steeb si offrì per assistere i feriti negli ospedali e i prigionieri nelle carceri, favorito in questo dalla conoscenza del francese e del tedesco, e per questa sua generosa presenza le autorità gli conferirono l’onorificenza della croce d’oro dell’imperatore Francesco Giuseppe.
Successivamente, una epidemia di colera lo vide all’opera nel Lazzaretto che ospitava circa duemila infermi: se richiesto, accorreva subito al capezzale dei moribondi per confortare, preparare cristianamente alla morte e anche battezzare. Si fece apprezzare anche come confessore, nonostante il suo accento tedesco, per la saggezza e la bontà che dimostrava con tutti, tanto da essere ricercato come direttore spirituale da vescovi, magistrati e nobili della città, oltre che dai semplici fedeli, attirati dalla sua inesauribile carità e dalla dolcezza del suo modo di fare, che ricordava san Francesco di Sales da lui scelto per modello. Per guadagnarsi da vivere, il beato faceva scuola: il vescovo mons. Innocenzo Liruti, nel 1812 lo aveva incaricato di insegnare francese ai chierici del seminario.
Ma tre anni più tardi, sconfitto Napoleone, questa lingua fu sostituita dal tedesco. Ai seminaristi si aggiunsero le alunne del collegio femminile detto “Agli Angeli”.  Direttore spirituale del seminario era allora  il fondatore degli Stimmatini, San Gaspare Bertoni.
Gli eventi politici di quegli anni, accompagnati dal mutare di ideologie e di governi, lo videro sempre coerente ai principi cattolici, senza lasciarsi coinvolgere in partiti politici, unicamente preoccupato di svolgere al meglio il suo ministero sacerdotale.
Nei rapporti coi protestanti non cambiò stile: servizievole e delicato, dialogando esponeva le sue ragioni con dolcezza e rispetto per gli interlocutori, riportandone trentasei di essi alla fede cattolica.
Più di tutto convincevano la santità della sua vita, la sua povertà, l’umiltà che lo caratterizzava e la carità verso i poveri.
Nel periodo in cui assisteva i malati, entrò in contatto con altre grandi figure ecclesiali che a Verona avevano dato vita a istituti religiosi importanti: con il Venerabile don Pietro Leonardi, che nel 1796 aveva fondato la Evangelica Fratellanza dei Preti e Laici Spedalieri (un’associazione di volontariato ante litteram), di cui lo Steeb era un membro particolarmente influente: scopi della istituzione erano la carità esercitata nella Santa Casa della Misericordia, la catechesi popolare e la diffusione dei buoni libri.
E poi con Santa Maddalena di Canossa, che aveva fondato le Figlie della Carità ricorrendo anche ai consigli del Beato, per il quale ebbe sempre grande ammirazione: «Negli ospedali», diceva riferendosi a lui, «succedevano grandi e continue conversioni» specialmente tra gli ufficiali, e lo definiva «confessore pieno dello spirito di Dio».
Nel 1799, assieme alla Canossa e a don Leonardi aveva istituito una scuola per “Spedaliere”, sorelle infermiere destinate a prestare servizio negli ospedali militari e di campo; poi, terminata la guerra con la sconfitta di Napoleone a Waterloo, la Canossa e il Leonardi si dedicarono ad altri ambiti di apostolato, fondando rispettivamente “le Figlie della Carità” e le “Figlie di Gesù”. Lui invece preferì continuare la sua opera nel Pio Ricovero di Verona dove, con Luigia Poloni e tre sue compagne e l’appoggio dei vescovi Giuseppe Grasser e Pietro Aurelio Mutti, il 2 novembre 1840 diede inizio alla congregazione delle Sorelle della Misericordia. Il beato aveva conosciuto la Poloni (diventata poi Madre Vincenza) perché era sua penitente e suo padre faceva parte della Fratellanza. Dopo averla formata con una lunga e forte direzione spirituale, aveva avviato l’opera impegnando, oltre ai suoi pochi risparmi, una piccola eredità lasciatagli da padre Giovanni Battista Bertolini e, soprattutto, i beni paterni di cui entrato in possesso alla morte della sorella Guglielmina. L’istituto ottenne l’approvazione diocesana il 10 settembre 1848. Madre Vincenza si distinse per una profonda vita interiore, che faceva di Cristo il perno della sua quotidianità; un grande amore a Dio e all’Eucaristia, per cui la preghiera scandiva le sue ore, e uno stile di umiltà, semplicità e carità che orientava il su o agire solo a Dio, amato e servito nel prossimo sofferente.
Lo Steeb, ottantenne e pieno di malanni, sperava di morire assistito dalla Fondatrice, ma un tumore la stroncò l’11 novembre 1855. Don Carlo le sopravvisse poco più di un anno: era stata da poco ultimata la costruzione della chiesa dell’Istituto dedicata all’Immacolata ed egli, dopo avervi celebrato la Messa inaugurale, si mise a letto per non più rialzarsi. La morte sopraggiunse otto giorni dopo, il 15 dicembre 1856. Prima di spirare, egli benedisse le sue suore raccomandando loro l’unione, l’obbedienza e l’amore per i malati.
Paolo VI beatificò lo Steeb il 6 luglio 1975, mentre per la Poloni il medesimo rito si è svolto a Verona il 21 settembre 2008. Oggi le Sorelle della Misericordia sono presenti, oltre che in Italia, in Germania, Portogallo, Albania, Tanzania¸ Angola, Burundi,Argentina, Brasile e Cile.

Biografia

A cura di Domenico Agasso

Suo padre, un uomo d’affari molto stimato (amministra anche i beni del duca di Württemberg), lo manda sedicenne a Parigi e diciottenne a Verona per imparare le lingue e la pratica commerciale. È un ragazzo riservato e maturo, tutto studio e lavoro. Fervido protestante, come tutti i suoi. Ma lo affascina il vivace mondo veronese con la sua vitalità culturale e religiosa. Lo attrae il dialogo con alcune grandi figure di sacerdoti e laici, e tutto questo lo porta nel settembre 1792 a farsi cattolico. 
Quattro anni dopo sarà ordinato sacerdote, con grande amarezza della sua famiglia, che lo disereda. (Ma alla morte della sorella Guglielmina i beni paterni passeranno a lui). È tempo di guerra tra Napoleone e l’Austria: battaglie di Bassano, di Arcole, di Rivoli, e poi la rivolta antifrancese del 1797 (le “Pasque veronesi”). Verona, già sotto Venezia, per 18 anni vedrà alternarsi il dominio francese e quello asburgico. Carlo Steeb vive questo tempo tra infermerie, ospedali militari e lazzaretto degli infettivi, come sacerdote, infermiere, interprete in tre lingue. 
Si mantiene insegnando; non ha altre mansioni retribuite. Il suo “posto fisso” è il letto (o la paglia) dei sofferenti, in guerra e in pace, tra i quali vive come uomo di punta della “Evangelica fratellanza dei preti e laici spedalieri”, fondata nel 1796 da Pietro Leonardi, con uomini e donne. Prende il tifo e fa testamento; ma il suo direttore spirituale, padre G.B. Bertolini, lo avvisa: "Non è l’ora vostra. Il Signore aspetta qualcosa di grande da voi". 
La cosa grande nasce nel 1840, in due stanzette, ed è l’Istituto Sorelle della Misericordia, dedito a ogni sofferenza e necessità, nato con l’impulso e il sostegno economico suo, e con l’opera della veronese Luisa Poloni, poi Madre Vincenza, di cui egli è il confessore. (Confessa tutta Verona, questo tedesco dalla voce sottile). Dalle due stanze, l’Istituto inizia un cammino che continua nel terzo millennio, con case in Europa, America latina e Africa. 
E lui, che molti chiamano “mamma dei malati”, muore dopo aver visto ultimata la chiesa dell’Istituto in Verona, dove è deposto il suo corpo. Papa Paolo VI lo ha beatificato nel 1975.

Fonte: Famiglia Cristiana

Approfondimenti

La beatificazione e il riconoscimento ecclesiale
La beatificazione di Carlo Steeb fu celebrata da Paolo VI il 6 luglio 1975. L'omelia pronunciata in quell'occasione costituisce una testimonianza ufficiale di particolare rilievo per comprendere quali aspetti della sua vita furono posti al centro del riconoscimento ecclesiale: l'origine luterana, la conversione al cattolicesimo, il ministero presso gli infermi e la fondazione delle Sorelle della Misericordia. Il pontefice insistette sulla coerenza fra fede e opere, evitando di ridurre il significato della sua figura alla sola vicenda della conversione confessionale.
Il 15 dicembre è la data della sua memoria liturgica, coincidente con il giorno della morte. Il calendario proprio della diocesi di Verona la indica come memoria obbligatoria. Il Martyrologium Romanum lo ricorda a Verona come sacerdote che, nato a Tubinga, professò la fede cattolica nella città veneta e fondò l'istituto religioso per il sostegno degli afflitti, dei bisognosi e dei malati.

Due fondatori, un'unica opera
La storia delle Sorelle della Misericordia unisce strettamente Carlo Steeb e Vincenza Maria Poloni, senza annullarne le differenze. Il sacerdote svolse un ruolo di promotore, sostenitore e guida spirituale; la religiosa fu protagonista della formazione e della direzione della comunità femminile. La beatificazione di Steeb nel 1975 e quella di Poloni nel 2008 hanno riconosciuto separatamente due percorsi personali che confluirono nella medesima fondazione. La morte di Poloni nel 1855 e quella di Steeb nel 1856 segnarono la conclusione della fase fondativa, non la fine della congregazione.

Curiosità
- Steeb nacque nella città universitaria di Tubinga, ma non frequentò la sua università: lo precisò Paolo VI nell'omelia del 6 luglio 1975.
- La sua formazione commerciale e la conoscenza di più lingue divennero risorse importanti nel servizio a feriti e malati di diverse nazionalità.
- La memoria liturgica del 15 dicembre coincide con il giorno della sua morte, non con quello della beatificazione.
- La cofondatrice Vincenza Maria Poloni fu beatificata a Verona il 21 settembre 2008.

Cronologia

- 18 dicembre 1773 - Nascita a Tubinga, nel ducato di Württemberg.
- Fine del XVIII secolo - Trasferimento a Verona per la formazione linguistica e commerciale; conversione al cattolicesimo.
- 1796 - Ordinazione sacerdotale.
- Età napoleonica - Assistenza ai feriti, agli ammalati e ad altre persone bisognose nel territorio veronese.
- 1812 - Istituzione del Ricovero per ammalati e infermi, al quale si collega la successiva attività assistenziale di Steeb.
- 2 novembre 1840 - Inizio dell'Istituto delle Sorelle della Misericordia con Luisa Poloni e le prime compagne.
- 10 settembre 1848 - Approvazione diocesana della congregazione, secondo la storia istituzionale dell'istituto.
- 11 novembre 1855 - Morte di Luisa Poloni, madre Vincenza Maria.
- 15 dicembre 1856 - Morte di Carlo Steeb a Verona.
- 6 luglio 1975 - Beatificazione da parte di Paolo VI.
- 21 settembre 2008 - Beatificazione di Vincenza Maria Poloni.

Valutazione storico-critica

- Identità, nascita a Tubinga il 18 dicembre 1773, morte a Verona il 15 dicembre 1856 e beatificazione il 6 luglio 1975 sono attestati da fonti ecclesiastiche ufficiali.
- La scheda della competente autorità per le cause dei santi presenta una contraddizione interna: nel testo biografico compare l'11 novembre 1855 come data di morte di Steeb, mentre tale data appartiene a Luisa Poloni. L'Angelus di Paolo VI del 6 luglio 1975 conferma esplicitamente il 15 dicembre 1856 per Steeb.
- Alcuni repertori divulgativi riportano erroneamente il 1865 come anno di morte; la data del 1856 è confermata dalla testimonianza pontificia e dal calendario liturgico veronese.
- L'anno dell'ordinazione sacerdotale, 1796, è attestato dalla diocesi di Verona; le indicazioni divergenti sul giorno esatto non hanno la stessa solidità documentaria.
- Le notizie sul soggiorno parigino, sui rapporti familiari e su singoli episodi dell'assistenza derivano in parte da tradizioni biografiche successive; i loro dettagli non sono tutti controllabili mediante fonti contemporanee qui identificate.
- La collaborazione fondativa con Luisa Poloni e l'avvio dell'istituto nel 1840 costituiscono elementi centrali e concordanti della ricostruzione storica.
- Il culto pubblico di Carlo Steeb come beato è fondato sulla beatificazione pontificia del 1975; la memoria del 15 dicembre è attestata dal calendario proprio veronese.

Fonti e bibliografia essenziale

- Paolo VI, Omelia per la beatificazione del servo di Dio Carlo Steeb, 6 luglio 1975.
- Paolo VI, Angelus Domini, 6 luglio 1975.
- Dicastero delle Cause dei Santi, Carlo Steeb (1773-1856), profilo biografico e dati della beatificazione.
- Diocesi di Verona, Beato Carlo Steeb, sacerdote, memoria obbligatoria del 15 dicembre, nota biografica e testo liturgico.

Aggiunto/modificato il 18 ottobre 2026