Nascita - morte:
† IX sec.
Festa:
17 novembre
Etimologia:
Dal nome ebraico Eleazar, 'Dio ha aiutato'
Emblema:
Abito monastico, icona e strumenti del pittore
Categoria: I santi che iniziano con la lettera L
Calendario: I santi del 17 novembre
Martirologio Romano
conosciuto nelle fonti greche come Lazaros Zographos, fu un monaco, sacerdote e pittore di immagini sacre attivo nella Costantinopoli del IX secolo. La sua memoria è legata alla fase conclusiva dell'iconoclastia bizantina e alla successiva restaurazione del culto delle icone. La tradizione agiografica racconta che l'imperatore Teofilo lo fece perseguitare e sottoporre a tormenti alle mani per impedirgli di dipingere; questi particolari provengono soprattutto da testimonianze posteriori e richiedono una lettura critica. È invece attestata da fonti romane vicine agli avvenimenti la sua competenza pittorica e la sua partecipazione a una missione diplomatica dell'imperatore Michele III presso il papa. Una lettera di Niccolò I lo ricorda inoltre come sacerdote e monaco detto 'Cazaro'. Le attribuzioni a Lazzaro di celebri immagini costantinopolitane sono importanti per la storia della sua fama, ma non equivalgono alla conservazione di opere sicuramente autografe. Il calendario bizantino lo commemora il 17 novembre come confessore e pittore di icone; la data e il luogo precisi della sua morte restano discussi.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Origini e identità
La nascita di Lazzaro non è databile con precisione. Il Liber Pontificalis, nel riferire una missione diplomatica a Roma, lo definisce monaco esperto nell'arte pittorica e lo dice di stirpe cazara. La lettera di papa Niccolò I, redatta intorno all'865, adopera una formula affine e lo chiama sacerdote e monaco detto Cazaro. Sono indicazioni significative, perché appartengono a una tradizione documentaria latina prossima agli avvenimenti. Non permettono però di identificare con certezza il luogo in cui nacque, né di ricostruire la sua famiglia o la sua formazione.
La forma greca Lazaros e l'appellativo Zographos, 'pittore', corrispondono al Lazzaro celebrato dalla tradizione liturgica costantinopolitana. Il riferimento ai Cazari non deve essere automaticamente convertito in una precisa cittadinanza o in un luogo di nascita: potrebbe indicare ascendenza o provenienza etnica. Anche le notizie che lo vogliono nato in Armenia intorno all'810, ripetute in narrazioni moderne, non hanno il medesimo fondamento delle attestazioni pontificie.
Monachesimo e controversia sulle immagini
Lazzaro esercitò l'arte della pittura sacra nella capitale bizantina. La sua attività si colloca nell'ultima fase della controversia sulle immagini, durante la quale il rapporto fra autorità imperiale, culto e rappresentazione religiosa fu particolarmente conflittuale. L'imperatore Teofilo regnò dall'829 all'842 ed è ricordato dalle fonti iconofile come avversario delle immagini religiose. Non ogni particolare dei racconti sulla repressione può tuttavia essere assunto come cronaca contemporanea.
Il Sinassario della Chiesa di Costantinopoli, nella commemorazione del 17 novembre, presenta Lazzaro come asceta, sacerdote e confessore perseguitato per la sua fedeltà alle icone. È una testimonianza essenziale della memoria liturgica, ma la sua redazione è posteriore alla vita del monaco. Essa unisce notizie personali a modelli agiografici riconoscibili: rinuncia ai beni, disciplina ascetica, resistenza alla coercizione e perseveranza nella fede.
Le torture narrate dalle cronache
Il Continuatore di Teofane, opera storiografica del X secolo, riferisce che Teofilo tentò dapprima di persuadere Lazzaro ad abbandonare la pittura delle immagini e poi ordinò di punirlo. Il monaco avrebbe continuato a dipingere anche durante la prigionia; secondo la narrazione, l'imperatore fece allora ustionare gravemente le sue mani con strumenti metallici arroventati. La moglie di Teofilo, Teodora, sarebbe intervenuta per ottenerne la liberazione.
La narrazione ebbe ampia fortuna nelle cronache bizantine successive, fra cui quelle di Giovanni Scilitze e Giovanni Zonara. La ripresa di un medesimo racconto in testi posteriori non costituisce una serie di testimonianze indipendenti. La persecuzione di Lazzaro è attestata dalla tradizione greca relativamente antica, mentre le modalità esatte dei tormenti, le parole attribuite ai protagonisti e il percorso della sua liberazione non risultano confermati da una fonte contemporanea autonoma.
Secondo la stessa tradizione, il pittore trovò rifugio presso il monastero del Prodromo di Phoberos, dedicato a Giovanni Battista. Qui avrebbe eseguito un'immagine del Precursore, venerata in seguito come taumaturgica. L'esistenza di questa attribuzione nel racconto storico è significativa per la fortuna dell'artista, ma l'opera non è oggi identificabile con certezza.
Il ritorno delle icone
Dopo la morte di Teofilo, avvenuta nell'842, il governo di reggenza di Teodora favorì la restaurazione ufficiale della venerazione delle immagini, celebrata a Costantinopoli nel marzo 843. Questo mutamento politico e religioso costituisce il quadro entro cui la tradizione colloca il ritorno pubblico di Lazzaro alla pittura. Le fonti greche gli attribuiscono un'immagine di Cristo presso la Chalke, l'ingresso monumentale del palazzo imperiale, luogo simbolico della contesa iconoclasta.
L'attribuzione è storicamente importante anche perché associa un pittore nominato a un monumento pubblico di particolare rilievo. Non è tuttavia possibile verificarne direttamente l'autografia: l'opera non si conserva in una forma sicuramente riconducibile alle sue mani. Analogamente, l'attribuzione a Lazzaro di decorazioni della Santa Sofia, attestata da tradizioni più tarde, rimane controversa. Il valore documentario delle testimonianze consiste anche nel mostrare come la sua fama fosse diventata emblematica della vittoria degli iconofili.
La missione a Roma
Una base documentaria più solida riguarda l'attività diplomatica. Il Liber Pontificalis registra l'arrivo a Roma di doni inviati dall'imperatore Michele III e consegnati tramite il monaco Lazzaro, particolarmente versato nella pittura. La missione si colloca nel pontificato di Benedetto III, fra l'855 e l'858. La testimonianza latina, vicina ai fatti, conferma l'esistenza del personaggio, la sua identità monastica, la reputazione artistica e il suo impiego come intermediario fra Costantinopoli e la sede romana.
Il viaggio non autorizza a immaginare trattative specifiche non descritte dalle fonti. La corte bizantina intratteneva relazioni diplomatiche con il papato, e la consegna dei doni si inseriva in questa rete di rapporti ecclesiastici e politici. Il ruolo di Lazzaro mostra che un monaco-artista poteva godere di sufficiente fiducia a corte per rappresentare l'imperatore all'estero. La notizia è particolarmente significativa perché non dipende soltanto dalla letteratura celebrativa bizantina.
Ultime attestazioni e morte
Una lettera di papa Niccolò I a Michele III, databile intorno all'865, menziona ancora Lazzaro, sacerdote e monaco detto Cazaro, nel contesto delle tensioni ecclesiastiche legate al patriarca Ignazio. Questo riferimento rende problematica la notizia, diffusa in alcuni repertori devozionali, di una morte nell'857 durante il ritorno dalla missione presso Benedetto III: se la lettera si riferisce allo stesso Lazzaro come persona ancora attiva, una morte così precoce non è sostenibile.
La tradizione sinassaria colloca la morte nel quadro di un viaggio romano, ma le cronologie moderne non concordano né sull'anno né su tutte le circostanze. È stata proposta una data intorno all'865 o successiva; una precisa data di decesso non è accertata. La memoria di una sepoltura nel monastero di Euandros, nell'area costantinopolitana oltre il Corno d'Oro, appartiene alla tradizione del culto e non equivale alla verifica materiale delle reliquie.
Il Sinassario costantinopolitano conserva la commemorazione del 17 novembre. Lazzaro è venerato come confessore, non perché sia documentata una morte violenta per la fede, ma in ragione delle sofferenze che gli attribuisce la tradizione iconofila. La sua figura rimase un riferimento per il valore religioso dell'arte delle icone e per la memoria della loro restaurazione.
Biografia
A cura di Raymond Janin
La sua Vita ci è nota soprattutto grazie ad un continuatore del cronista Teofane riportato da Cedreno; questo testo è servito per la notizia dei sinassari bizantini.
Nato in Armenia verso la fine del sec. VIII, Lazzaro giunse ancor giovane a Costantinopoli ove si fece monaco. Apprese la pittura e divenne abilissimo in tale arte; ma la sua fama fu causa della persecuzione che ben presto lo raggiunse. L'imperatore Teofilo (829-843) pubblicò, poco dopo il suo avvento al trono, un editto in cui si comminava la pena di morte a quei pittori che avessero rifiutato di distruggere i quadri di santi. Lazzaro fu citato innanzi all'imperatore che invano cercò di convincerlo a sottomettersi al decreto. Gettato in una cloaca, dove fu sul punto di morire asfissiato, Lazzaro riprese le forze e ritornò a dipingere le icone; allora Teofilo ordinò di applicargli sulla palma delle mani delle sbarre di ferro arroventato che arsero la carne fino all'osso.
L'imperatrice Teodora riuscí a farlo uscire dalla prigione, lo fece curare e lo mandò nel monastero di S. Giovanni Battista del Phoberon sulla costa asiatica del Bosforo. In riconoscenza, Lazzaro dipinse un quadro del santo Precursore che divenne strumento di miracoli e dopo la morte di Teofilo, dipinse anche la grande immagine del Cristo che si trovava sopra la porta della Calcide al palazzo imperiale.
Dopo di che egli si dedicò interamente ai suoi doveri religiosi e ricevette gli Ordini. L'imperatrice Teodora gli raccomandò l'anima del suo defunto marito pregandolo di perdonarlo, ma Lazzaro avrebbe risposto che non era piú tempo di piegare la giustizia divina.
Nell'856 l'imperatore Michele III mandò Lazzaro a Roma per portare doni al papa Benedetto III, eletto di recente, cosí egli ebbe occasione di intrattenersi con il pontefice sui mezzi per ristabilire la pace nella Chiesa. Si pretende che Lazzaro sia stato inviato una seconda volta a Roma e che sia morto a metà del viaggio (verso l'867), ma il fatto non sembra provato. Secondo i sinassari fu sepolto nel monastero di Evandro (Galata). Nellà Chiesa bizantina e nel Martirologio Romano la sua festa è celebrata al 17 novembre.
Approfondimenti
La testimonianza latina e la costruzione della memoria iconofila
Il Liber Pontificalis e la lettera di Niccolò I attestano un monaco pittore impegnato nelle relazioni fra Bisanzio e Roma. Il Sinassario e le cronache del X secolo conservano invece una memoria di persecuzione costruita anche mediante categorie proprie dell'agiografia dei confessori. Questi due filoni documentari non si escludono, ma rispondono a finalità differenti. La comparazione consente di riconoscere un nucleo biografico sicuro senza trasferire automaticamente al piano dei fatti ogni dettaglio narrativo della tradizione posteriore.
Cronologia
- 829-842 - Regno di Teofilo; la tradizione colloca in questi anni la persecuzione di Lazzaro.
- 843 - Restaurazione ufficiale del culto delle immagini a Costantinopoli; le fonti posteriori attribuiscono a Lazzaro un'immagine di Cristo alla Chalke.
- tra l'855 e l'858 - Missione a Roma presso Benedetto III attestata dal Liber Pontificalis.
- circa 865 - Una lettera di Niccolò I menziona Lazzaro sacerdote e monaco detto Cazaro.
- 17 novembre - Commemorazione nel Sinassario costantinopolitano.
Valutazione storico-critica
- L'esistenza di Lazzaro, la condizione monastica, la competenza pittorica e la missione a Roma sono sostenute da testimonianze latine vicine ai fatti.
- Le torture e le opere attribuitegli sono conosciute soprattutto attraverso fonti greche posteriori, da distinguere dalla documentazione contemporanea.
- L'origine cazara è attestata nelle fonti latine, ma non determina con certezza il luogo di nascita.
- La data di morte nell'857 è in tensione con la menzione pontificia intorno all'865; la cronologia finale rimane incerta.
- Le attribuzioni artistiche non corrispondono a opere superstiti di autografia sicuramente dimostrata.
- Il culto del 17 novembre è attestato nella tradizione liturgica costantinopolitana.
Fonti e bibliografia essenziale
- Liber Pontificalis, vita di Benedetto III, notizia della missione del monaco Lazzaro.
- Nicolaus I, Epistolae, lettera a Michele III, edizione in Monumenta Germaniae Historica, Epistolae, vol. VI.
- Hippolyte Delehaye (a cura di), Synaxarium Ecclesiae Constantinopolitanae, Bruxelles, 1902, pp. 231-234.
- Theophanes Continuatus, edizione di Immanuel Bekker, Bonn, 1838.
- Prosopography of the Byzantine Empire, voce 'Lazaros 2', King's College London.
- Prosopographie der mittelbyzantinischen Zeit, voce dedicata a Lazaros Zographos, Berlin-Brandenburgische Akademie der Wissenschaften.

