Beato Enrico Rebuschini

Sacerdote Camilliano

Festa: 10 maggio

Nascita-morte: Gravedona, Como, 28 aprile 1860 - Cremona, 10 maggio 1938

Immagini di Beato Enrico Rebuschini Sacerdote CamillianoImmagini di Beato Enrico Rebuschini Sacerdote Camilliano

Nascita - morte:
Gravedona, Como, 28 aprile 1860 - Cremona, 10 maggio 1938

Festa:
10 maggio

Etimologia:
Dal germanico, con elementi riferiti alla casa o patria e al potere, generalmente interpretato come 'signore della casa'.

Emblema:
Abito religioso camilliano.

Categoria: I santi che iniziano con la lettera E

Calendario: I santi del 10 maggio

Martyrologium Romanum Martirologio Romano

A Cremona, beato Enrico Rebuschini, sacerdote dell’Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi, che servì in semplicità i malati negli ospedali.

Sacerdote dell'Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi, dedicò gran parte della propria esistenza all'assistenza spirituale dei malati, prima a Verona e poi a Cremona. Nato in una famiglia benestante di Gravedona, maturò la vocazione religiosa attraverso contrasti familiari, esperienze di studio e lavoro e periodi di profonda sofferenza interiore. Entrato fra i Camilliani nel 1887, fu ordinato sacerdote nel 1889 dal vescovo di Mantova Giuseppe Sarto, futuro Pio X. Nella Casa di cura San Camillo di Cremona esercitò per quasi quarant'anni incarichi di servizio e amministrazione, distinguendosi per discrezione, disponibilità e attenzione ai malati. La sua figura è legata soprattutto a una concezione della santità realizzata nelle responsabilità quotidiane, più che in iniziative pubbliche eccezionali. Morto il 10 maggio 1938, fu beatificato da Giovanni Paolo II il 4 maggio 1997. La sua memoria liturgica ricorre il 10 maggio.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Famiglia, formazione e prime scelte
Enrico Rebuschini nacque il 28 aprile 1860 a Gravedona, sul lago di Como, secondo di cinque figli di Domenico Rebuschini e Sofia Polti. La famiglia apparteneva alla borghesia agiata lombarda e poteva offrirgli una formazione accurata. Fin da giovane manifestò una particolare sensibilità religiosa e attenzione verso le persone bisognose. I progetti del padre, orientati a una sistemazione professionale, non coincidevano tuttavia con la sua inclinazione al sacerdozio.
Frequentò gli studi e conseguì il diploma di ragioniere. Le ricostruzioni biografiche ricordano anche tentativi di inserimento in attività civili e professionali, tra cui esperienze di lavoro nell'ambito familiare. Queste scelte, pur affrontate con impegno, non risolsero il contrasto fra le aspettative domestiche e il desiderio di consacrazione. La sua giovinezza fu inoltre segnata da periodi di tristezza e sofferenza psichica, ricordati nelle fonti dell'Ordine e nella documentazione ecclesiastica della causa.

Dal seminario alla scelta camilliana
Superata gradualmente l'opposizione paterna, intorno ai ventiquattro anni entrò nel seminario di Como. Nel 1885 si trasferì a Roma, presso il Collegio Lombardo, e seguì studi teologici alla Pontificia Università Gregoriana. Una grave crisi di salute lo costrinse però a interrompere il percorso e a tornare in famiglia. L'esperienza non pose fine alla ricerca vocazionale, ma contribuì a orientarla verso il servizio diretto alle persone sofferenti.
Il confessore gli suggerì l'Ordine fondato da san Camillo de Lellis, caratterizzato dall'assistenza ai malati. La tradizione biografica camilliana collega la decisione a un momento di preghiera davanti a una raffigurazione di san Camillo nella chiesa di Sant'Eusebio a Como. Secondo il racconto trasmesso, Enrico riconobbe in quell'immagine un richiamo personale a seguire la via del fondatore. L'episodio riguarda la sua esperienza spirituale e non va confuso con un'apparizione storicamente accertata.
Il 27 settembre 1887 entrò nel noviziato camilliano a Verona. Aveva ventisette anni e alle spalle una formazione già avanzata. La scelta dell'Ordine dei Ministri degli Infermi consentiva di unire la vocazione sacerdotale al lavoro accanto ai malati, che sarebbe divenuto il tratto principale della sua vita religiosa.

Ordinazione e ministero a Verona
Il 14 aprile 1889 ricevette l'ordinazione sacerdotale da Giuseppe Sarto, allora vescovo di Mantova e futuro papa Pio X. L'ordinazione durante il percorso formativo fu resa possibile da una dispensa particolare. L'8 dicembre 1891 emise la professione religiosa perpetua.
A Verona ebbe compiti nella formazione dei novizi, come vicemaestro e insegnante, e si dedicò successivamente all'assistenza spirituale ospedaliera. Le cronache camilliane indicano il servizio presso l'ospedale militare tra il 1890 e il 1895 e presso l'ospedale civile tra il 1896 e il 1899. Queste attività lo misero a contatto con persone in condizioni di malattia e vulnerabilità, nel quadro del ministero proprio dell'Ordine.
Il suo modo di operare era descritto dai confratelli come riservato, attento e costante. Non emerge un'attività di fondazione di nuove congregazioni o istituzioni: la sua esperienza fu quella di un sacerdote impegnato nella cura spirituale, nella vita comunitaria e nell'adempimento dei compiti affidatigli.

Quasi quarant'anni a Cremona
Il 1 maggio 1899 giunse a Cremona, presso la Casa di cura San Camillo, dove sarebbe rimasto fino alla morte. La lunga permanenza nella stessa istituzione costituisce uno degli elementi più caratteristici della sua biografia. Vi svolse il ministero sacerdotale e assunse responsabilità amministrative e di governo comunitario. Secondo la ricostruzione dell'Ordine, fu economo o amministratore per trentaquattro anni e superiore della comunità per undici anni.
L'amministrazione di una struttura sanitaria richiedeva attenzione alle necessità materiali e al funzionamento quotidiano della casa, mentre il ministero religioso lo poneva a contatto con pazienti, familiari e confratelli. Rebuschini seppe conciliare queste dimensioni senza separare la gestione pratica dalla finalità assistenziale dell'istituzione. La testimonianza dei Camilliani insiste sulla disponibilità verso i malati e sulla pazienza nelle relazioni, anche quando le richieste erano gravose.
A Cremona la sua figura acquistò progressivamente notorietà. Gli venne attribuito il soprannome popolare di 'Padrino santo', espressione della stima maturata intorno alla sua persona. Tale appellativo appartiene alla memoria locale e religiosa, non a un titolo ecclesiastico ufficiale. Il riconoscimento che ricevette in vita derivava soprattutto da un servizio regolare, privo di particolare ricerca di visibilità.

Vita interiore e attenzione ai sofferenti
La spiritualità di Rebuschini fu profondamente segnata dalla tradizione camilliana, secondo la quale il malato non è soltanto destinatario di cure, ma persona da assistere con rispetto e sollecitudine. I profili conservati dall'Ordine ricordano la sua preghiera assidua, la centralità dell'Eucaristia e l'attenzione alle persone più difficili da avvicinare. Anche il ricordo delle crisi attraversate in gioventù ha un posto significativo nelle biografie, perché mostra un percorso umano non privo di fragilità.
Nell'omelia della beatificazione Giovanni Paolo II presentò il suo servizio come espressione della carità misericordiosa trasmessa da san Camillo de Lellis. La testimonianza di Rebuschini non si identifica quindi con un'impresa isolata, ma con la continuità di un impegno protratto per decenni. Il suo esempio è stato spesso associato alla 'santità feriale', espressione che indica la fedeltà alle responsabilità ordinarie e la cura concreta del prossimo.

Ultima malattia e morte
Il 23 aprile 1938, dopo aver celebrato presso una persona gravemente malata, rientrò accusando sintomi che peggiorarono rapidamente. Due giorni più tardi era a letto; la malattia fu descritta come broncopolmonite. L'8 maggio chiese di ricevere l'Unzione degli infermi. Morì a Cremona il 10 maggio 1938, a settantotto anni.
La sua scomparsa suscitò partecipazione nell'ambiente camilliano e nella comunità cremonese, dove aveva trascorso quasi quattro decenni. La memoria della sua dedizione contribuì al successivo sviluppo della fama di santità. Il corpo è oggi venerato nella cappella della Casa di cura San Camillo a Cremona.

Biografia

A cura di Domenico Agasso

Verso la santità, partendo dalla depressione.E anche ricascandoci,più di una volta. Questo è il camminointrapreso da un ragazzo del Comasco,iniziando da studi liceali con risultatisplendidi, che facevano sognare i suoi.Il padre, soprattutto, si aspettava moltoda lui, secondogenito di cinque figli, ecosì dotato di quanto occorrevaper il successo nelleprofessioni, nell’attività economica.Lui però non avevaquella sicurezza. Da una partesi sentiva chiamato, e quasiobbligato, a operare pergli altri; ma dall’altra lo bloccavanola sfiducia, le pauree poi le delusioni dei primisforzi per trovare una stradadopo gli studi: provava, enon era mai quella giusta. E la via del seminario,che sentiva più sua, gli erabloccata dalla contrarietà del padre.
Ma anche il padre deve rassegnarsi,quando Enrico arriva ai 24 anni. E cosìlui si fa seminarista a quell’età, in Como.Qui fanno presto a scoprire le suedoti, e lo mandano a studiare teologianell’Università Gregoriana di Roma. Riprendelo slancio dei suoi anni liceali,ma poi lo aggredisce una forma gravedi depressione. Perciò, ritorno in famiglia,poi ricovero in casa di cura. La ripresaè lenta, e non certo definitiva. Maquesta sofferenza lo orienta. Gli precisala vocazione. Enrico Rebuschini scopreil mondo degli ammalati e scopre chedovrà vivere con loro e per loro: ancheperché è come loro. Un’illuminazionesimile a quella che nel ’500 ha orientatoil soldato di ventura Camillode Lellis, ricoverato all’ospedaleromano di SanGiacomo degli Incurabilicon una piaga sempre apertain un piede. San Camillolo “cattura” attraverso la frequentazionedegli ammalati,la preghiera, i suggerimentidel suo confessore.
Nel 1887, a 27 anni, Enricova a Verona ed entra comenovizio tra i Ministri degli infermi,denominazione canonica dei Camilliani.Dopo due anni di noviziato, il 14aprile 1889 è ordinato sacerdote damonsignor Giuseppe Sarto, vescovo diMantova e futuro papa Pio X.
Lavora per dieci anni a Verona, insegnandoai novizi dell’ordine e assistendogli ammalati. Nel 1899, eccolo con iCamilliani a Cremona, prima nella casadi cura di via Colletta, poi in quella divia Mantova. Per quasi 39 anni, fino allamorte. Qui sarà economo per 33 anni;e per 19 superiore, in tre distinti periodi.Infermiere, sempre. Fedelissimoagli Ordini et modi prescritti ai suoi dasan Camillo per il rapporto con gli infermi,partendo da “carità” e “diligenza”, eterminando con “piacevolezza” “mansuetudine”,“rispetto”, “onore”. Per EnricoRebuschini, tutti coloro che la malattiacostringe a letto sono i “Signori malati”;vicini a Dio, e perciò potenti, proprioa causa della loro sofferenza. Perlui sono tutti così, nello spirito camilliano,credenti e non credenti. Anzi, perquesti ultimi sa magnificamente associarel’attenzione con la delicatezza.
E tutto questo in mezzo all’andata eritorno della sua depressione. Come èdetto nella documentazione canonicasulle sue virtù in grado eroico: «più voltenel corso della sua vita portò la crocedi grandi sofferenze interiori, che nongli impedirono tuttavia di progredirenelle vie del Signore». E ha continuatosempre a sostenere ogni altro “portatoredi croce”, fino all’ultimo giorno.
Giovanni Paolo II lo ha proclamatobeato nel 1997. Il suo corpo è custoditonella cappella della Casa di cura “SanCamillo” a Cremona.

Fonte: Famiglia Cristiana

Approfondimenti

La causa di beatificazione
Il processo informativo diocesano ebbe inizio a Cremona nel 1947 e si concluse nel 1958. La causa proseguì successivamente presso le competenti autorità ecclesiastiche. Il riconoscimento delle virtù eroiche precedette la beatificazione, celebrata da Giovanni Paolo II a Roma il 4 maggio 1997. Nell'omelia il pontefice collegò esplicitamente l'esperienza di Rebuschini alla tradizione caritativa di san Camillo e al servizio verso chi soffre nel corpo e nello spirito.

La memoria liturgica e il luogo del culto
La memoria liturgica del beato è fissata al 10 maggio, anniversario della morte. Il Messale proprio camilliano ne conserva la celebrazione, segno della particolare importanza attribuita alla sua figura nell'Ordine. La cappella della Casa di cura San Camillo a Cremona, dove sono custodite le sue spoglie, costituisce il principale luogo legato alla sua venerazione.

Curiosità
- Fu ordinato sacerdote dal futuro papa san Pio X, quando Giuseppe Sarto era ancora vescovo di Mantova.
- A Cremona era conosciuto con il soprannome popolare di 'Padrino santo'.
- Trascorse quasi trentanove anni nella Casa di cura San Camillo di Cremona, dal 1899 al 1938.

Cronologia

- 28 aprile 1860 - Nascita a Gravedona, nel territorio comasco.
- 1885 - Studi teologici a Roma presso il Collegio Lombardo e la Pontificia Università Gregoriana.
- 27 settembre 1887 - Ingresso nel noviziato camilliano a Verona.
- 14 aprile 1889 - Ordinazione sacerdotale conferita da Giuseppe Sarto, vescovo di Mantova.
- 1890-1895 - Ministero presso l'ospedale militare di Verona, secondo la cronologia camilliana.
- 8 dicembre 1891 - Professione religiosa perpetua.
- 1896-1899 - Ministero presso l'ospedale civile di Verona.
- 1 maggio 1899 - Trasferimento alla Casa di cura San Camillo di Cremona.
- 23 aprile 1938 - Inizio dell'ultima malattia, secondo il racconto biografico dell'Ordine.
- 10 maggio 1938 - Morte a Cremona.
- 1947-1958 - Svolgimento del processo informativo diocesano.
- 4 maggio 1997 - Beatificazione a Roma da parte di Giovanni Paolo II.

Valutazione storico-critica

- Identità, date principali, appartenenza camilliana, ordinazione sacerdotale, luogo della morte e beatificazione sono confermati dalle fonti ecclesiastiche e dell'Ordine.
- Il racconto della decisione vocazionale davanti all'immagine di san Camillo è tramandato dalla biografia religiosa e riguarda un'esperienza interiore, non un evento soprannaturale accertabile storicamente.
- I periodi di sofferenza psichica sono ricordati dalle fonti biografiche; una loro definizione clinica retrospettiva richiede prudenza.
- La cronologia dettagliata dei servizi ospedalieri e degli incarichi amministrativi deriva prevalentemente dalla tradizione documentaria camilliana; le sintesi ufficiali concordano sul lungo ministero a Verona e Cremona.
- La memoria liturgica del 10 maggio è confermata dal Dicastero delle Cause dei Santi e dai libri liturgici propri dell'Ordine.
- Il soprannome 'Padrino santo' documenta la fama locale di santità, ma non costituisce una qualifica canonica.
- Non risultano fondati, nelle fonti esaminate, patronati specifici o un'iconografia personale distinta dagli abituali segni della sua appartenenza religiosa.

Fonti e bibliografia essenziale

- Dicastero delle Cause dei Santi, Enrico Rebuschini, profilo biografico e dati della beatificazione.
- Giovanni Paolo II, Omelia per la beatificazione di Enrico Rebuschini e altri quattro servi di Dio, 4 maggio 1997.
- Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi, Beato Enrico Rebuschini - Biografia, 22 ottobre 2014.
- Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi, Messale proprio camilliano, edizione 2025, memoria del 10 maggio.
- Angelo Brusco, Testimoni dell'amore misericordioso. Il cammino della santità, testo pubblicato dai Camilliani.
- New Catholic Encyclopedia, voce Rebuschini, Enrico, Bl.

Aggiunto/modificato il 20 ottobre 2026