Sant' Arialdo di Milano
Diacono e martire
Festa: 27 giugno
Nascita-morte: Cucciago, Como, 1010 circa - Castello di Angera, Lago Maggiore, 1066
Nascita - morte:
Cucciago, Como, 1010 circa - Castello di Angera, Lago Maggiore, 1066
Festa:
27 giugno
Emblema:
Veste diaconale e palma del martirio.
Categoria: I santi che iniziano con la lettera A
Calendario: I santi del 27 giugno
Martirologio Romano
Fu uno dei principali protagonisti della Pataria, il movimento che nella Milano dell'XI secolo contestò la simonia e la convivenza coniugale o concubinaria del clero, chiedendo una più rigorosa disciplina ecclesiastica. Diacono e predicatore, operò in una città nella quale le richieste di riforma si intrecciavano con la difesa delle consuetudini ambrosiane, con le rivalità tra gruppi cittadini e con il crescente intervento della sede romana. La sua azione, sostenuta da altri riformatori tra i quali Landolfo Cotta ed Erlembaldo, suscitò adesioni e violente opposizioni. Nel giugno 1066, dopo i tumulti che avevano coinvolto l'arcivescovo Guido da Velate e i patarini, Arialdo fu catturato e ucciso presso il Lago Maggiore. La memoria della sua morte, raccontata da Andrea da Strumi pochi anni dopo gli eventi, contribuì a farne un simbolo della riforma milanese. Venerato come martire, ebbe un culto la cui legittimità fu formalmente riconosciuta nel 1904. La sua vicenda è nota attraverso testimonianze vicine ai fatti, ma profondamente divise nel giudizio sulla Pataria.
Biografia
Arialdo (Arivaldo) nacque probabilmente a Cucciago, nell'area comasca, verso il 1010. La tradizione lo collega a un ambiente familiare di condizione elevata, ma l'esatta genealogia e alcuni particolari sulle origini rimangono discussi. Le notizie sulla sua formazione lo collocano dapprima nelle scuole milanesi e poi in un percorso di studi più ampio, legato alle arti liberali. La ricostruzione dipende in larga misura da testimonianze narrative e non da registri scolastici o documenti personali conservati.
Entrò nel clero milanese e raggiunse il grado di diacono. La sua esperienza ecclesiastica maturò nell'arcidiocesi guidata da Guido da Velate, arcivescovo dal 1045 al 1071. Milano possedeva tradizioni liturgiche, istituzioni e un'identità ecclesiastica particolarmente forti. Per comprendere il successivo conflitto non basta quindi contrapporre semplicemente un clero corrotto a un gruppo di riformatori: erano in discussione anche la disciplina dei sacerdoti, l'autorità episcopale, il rapporto con Roma e la partecipazione dei laici alla vita religiosa cittadina.
La nascita della Pataria
Intorno alla metà degli anni Cinquanta dell'XI secolo Arialdo divenne una delle voci più riconoscibili della protesta contro la simonia, cioè il commercio di cariche e beni spirituali, e contro le unioni dei chierici che i riformatori giudicavano incompatibili con la disciplina da essi sostenuta. Accanto a lui agirono Landolfo Cotta e Anselmo da Baggio, destinato a diventare papa Alessandro II nel 1061. La predicazione pubblica e l'organizzazione dei sostenitori diedero forza alla Pataria, movimento la cui denominazione e composizione sociale sono state oggetto di interpretazioni differenti.
La Pataria non fu soltanto un'iniziativa di ecclesiastici. Coinvolse fedeli laici, gruppi urbani e figure dell'aristocrazia, trasformando una controversia disciplinare in una lotta che investiva la città. La richiesta di non ricevere il ministero religioso da sacerdoti ritenuti indegni si tradusse anche in pressioni e azioni contro gli avversari. La mobilitazione poteva assumere forme aggressive; le fonti favorevoli ai patarini tendevano a sottolinearne lo zelo religioso, mentre quelle ostili denunciavano disordine e violazione delle prerogative della Chiesa ambrosiana.
L'arcivescovo Guido da Velate si oppose alle iniziative che mettevano in discussione la sua autorità e quella del clero a lui legato. Il conflitto si acuì progressivamente, con predicazioni, assemblee, scomuniche contestate e tumulti. Arialdo ne fu un protagonista, non un osservatore esterno. La sua scelta di rivolgersi alla sede apostolica inserì la controversia milanese nel più vasto movimento di riforma della Chiesa occidentale.
Roma e i riformatori milanesi
Il pontificato di Alessandro II rafforzò i rapporti tra il movimento milanese e gli ambienti riformatori romani. Anche Pier Damiani intervenne nelle vicende della Chiesa di Milano. L'appoggio romano non cancellò però le tensioni interne alla Pataria né rese automaticamente legittime tutte le forme della sua azione. La riforma ecclesiastica era un processo complesso, nel quale il papato cercava di correggere gli abusi senza perdere il controllo delle iniziative locali.
Dopo la morte di Landolfo Cotta, un ruolo crescente spettò al fratello Erlembaldo, laico e uomo d'armi, che divenne il principale sostegno politico e militare del movimento. Arialdo conservò invece il profilo di guida religiosa e predicatore. La collaborazione tra i due rese la Pataria più influente, ma ne accrebbe anche il coinvolgimento negli scontri cittadini. Le testimonianze conservate non concordano sempre sulla cronologia di singoli episodi né sulle responsabilità delle violenze.
Nel 1066 le tensioni raggiunsero un punto critico. Una controversia sulle litanie e sulle processioni tradizionali della città provocò nuovi scontri. Il contrasto toccava un elemento centrale della religiosità urbana: le celebrazioni pubbliche non erano semplici consuetudini secondarie, ma occasioni nelle quali la comunità milanese manifestava la propria unità. La decisione dei patarini di contestare alcune pratiche acuì così il conflitto con quanti vedevano in quelle celebrazioni un tratto essenziale dell'identità ambrosiana.
La persecuzione e la morte
Nello stesso anno si verificarono gravi tumulti legati anche ai provvedimenti pontifici contro Guido da Velate. Arialdo subì violenze e dovette allontanarsi da Milano. Secondo la Vita composta da Andrea da Strumi, cercò di raggiungere Roma, ma fu intercettato durante gli spostamenti, trovò temporanei rifugi e infine venne tradito da una persona che lo aveva ospitato. La sequenza dettagliata della fuga è conosciuta soprattutto attraverso il racconto del suo sostenitore e biografo.
Arialdo fu condotto nella zona di Angera, sul Lago Maggiore, in un ambiente controllato da persone legate all'arcivescovo. Nella narrazione agiografica compare Oliva, presentata come nipote di Guido da Velate e responsabile della sua custodia. Il diacono venne ucciso su un isolotto del lago. Le fonti e i repertori riportano il 27 oppure il 28 giugno 1066; la commemorazione liturgica è fissata al 27 giugno. Le descrizioni delle mutilazioni e del supplizio appartengono alla tradizione narrativa più antica favorevole ad Arialdo, ma i particolari non sono verificabili con testimonianze indipendenti altrettanto dettagliate.
La sua morte ebbe un significato immediatamente religioso e politico. Per i sostenitori della Pataria egli era stato eliminato perché aveva difeso la riforma del clero e l'autorità della sede apostolica. Gli avversari giudicavano invece l'intero movimento una minaccia all'ordine della Chiesa e della città. Il riconoscimento ecclesiastico del suo culto come martire non elimina questa differenza di prospettive, fondamentale per la lettura delle cronache.
Il ritrovamento del corpo e la memoria
Il corpo di Arialdo fu recuperato nel maggio 1067. La tradizione colloca il ritrovamento al 3 maggio e l'ingresso solenne delle spoglie a Milano al 17 maggio. Erlembaldo promosse il ritorno del corpo in città e la sua venerazione. Dopo una prima esposizione nella basilica di Sant'Ambrogio, le spoglie furono deposte presso San Celso. La traslazione consolidò il carattere pubblico del culto e offrì alla Pataria una memoria condivisa del proprio martire.
Nel tempo le reliquie furono trasferite a San Dionigi e infine nel Duomo di Milano. Le ricostruzioni non sono uniformi sulle date delle diverse traslazioni, in particolare per il passaggio a San Dionigi e per il successivo trasferimento in cattedrale. Il cardinale Ildefonso Schuster curò nel 1940 una ricognizione e ricomposizione delle reliquie. La venerazione di Arialdo continuò così a intrecciarsi con la memoria religiosa e artistica della città.
La prima grande narrazione della sua vita fu scritta intorno al 1075 da Andrea da Strumi, ecclesiastico vicino alla Pataria e poi monaco vallombrosano. La prossimità dell'autore agli eventi conferisce all'opera un valore eccezionale, ma il suo scopo era anche presentare Arialdo come modello di santità e di fedeltà alla riforma. Per questo il racconto va letto accanto alle cronache di Arnolfo e di Landolfo Seniore, ostili ai patarini. Proprio il confronto fra queste voci permette di riconoscere la portata storica del movimento senza adottare integralmente la polemica di una sola parte.
Il culto, formatosi molto prima delle procedure moderne di canonizzazione, ricevette una conferma ufficiale nel luglio 1904 sotto Pio X. Nello stesso anno furono approvati testi liturgici propri. Arialdo rimase così nella memoria ecclesiastica come diacono e martire, mentre la storiografia contemporanea ne studia anche il ruolo nella formazione della società comunale e nei conflitti religiosi dell'XI secolo.
Biografia
A cura di Domenico Agasso Jr
I suoi erano possidenti agricoli e lui ha studiato a Milano e in Francia. Ordinato diacono, visitò alcuni Paesi europei e divenne poi insegnante nelle scuole diocesane di Milano. Nei viaggi egli aveva incontrato persone e gruppi che chiedevano un forte rinnovamento religioso, a partire dai comportamenti di una parte del clero, inaccettabili eppure tollerati. La sua predicazione, iniziata nella zona di Varese e allargata a Milano nel 1057, era affiancata da quella del suo compagno di studi Landolfo, e da un fratello di questi, Erlembaldo, al quale un prete indegno aveva insidiato la moglie.
La campagna di denuncia condotta da alcuni ecclesiastici si andava affiancando al movimento detto della Pataria, di origine popolare, i cui adepti giuravano di non ricevere mai i sacramenti da sacerdoti concubinari; e spesso allontanavano dall’altare i corrotti, invadevano le loro case e ne scacciavano le concubine.
Il papa Nicolò II mandò a Milano come suoi legati il futuro santo Pier Damiani e Anselmo da Baggio, futuro papa Alessandro II. La loro opera rese il conflitto un po’ meno aspro. Ma soprattutto, quando Anselmo diventò papa, il partito di Arialdo conobbe una sorta di trionfo, e lui potè aprire una casa di sacerdoti di vita comune, per la formazione del clero. Infine Erlembaldo, fratello di Landolfo, tornò da Roma portando il documento di scomunica per l’arcivescovo milanese Guido da Velate, ostilissimo ad Arialdo e ai movimenti di protesta.
Ma portava pure un altro documento pontificio, diretto al clero della diocesi milanese, al quale il Pontefice ricordava il dovere dell’obbedienza alla Chiesa romana. E quel documento, interpretato come un editto di sottomissione della Chiesa ambrosiana a Roma, provocò la crisi del movimento patarino, facendo dell’arcivescovo Guido il difensore dell’autonomia della Chiesa milanese.
Pentecoste 1066. Un tumulto popolare costringe Arialdo a fuggire, nascondendosi nelle campagne. Ma qualcuno lo denuncia, e il 27 giugno egli viene assassinato su un’isola del Lago Maggiore. Il corpo, gettato in acqua, sarà ripescato nel maggio 1067 e deposto in Milano nella chiesa del monastero di San Celso. Nel 1099 viene trasferito nella chiesa di San Dionigi, e nel 1528 collocato definitivamente in Duomo a Milano.
Non c’è stata una canonizzazione di Arialdo nei modi consueti. Ma si è diffuso, immediato e continuativo, un culto popolare per lui, che nel novembre del 1904 è stato poi approvato definitivamente dalla Congregazione romana dei Riti.
Nel 1940, infine, i suoi resti vennero ricomposti lì in Duomo dal cardinale Ildefonso Schuster.
Biografia
A cura di Antonio Rimoldi
Arialdo nacque a Cucciago (Como), poco dopo l'anno 1000, sembra da una famiglia di valvassori, originaria, secondo alcuni, del vicino villaggio di Alzate Brianza, secondo altri di Carimate, paese ugualmente nei dintorni di Cucciago, donde l'appellativo "da Carimate" aggiunto al nome del santo. Ben presto avviato dai genitori alla vita ecclesiastica, Arialdo fu dapprima istruito da maestri locali nelle arti del Trivio e del Quadrivio, e successivamente perfezionò i suoi studi presso scuole superiori, di tipo universitario. Non si sa con certezza quali centri di studio egli abbia frequentato (forse anche Parigi): è certo, però, che in quel tempo venne a contatto col moto della riforma, di ispirazione cluniacense, detta poi Gregoriana, per l'impulso datovi da Gregorio VII.
Ritornato a Milano in età già matura poco prima del 1050, venne ordinato diacono dall'arcivescovo Guido da Velate (1045-1071), aggregato alla cappella arcivescovile ed incaricato dell'insegnamento delle arti liberali nella scuola per i giovani aspiranti alla vita ecclesiastica, aperta presso la cattedrale iemale di S. Maria.
Fu allora che Arialdo prese a colpire. con la sua ardente parola, non solo la simoniá ma soprattutto il grave abuso di ammettere agli ordini sacri persone già sposate e di permettere loro la continuazione della vita coniugale. L'abuso della clerogamia, definita polemicamente dai propugnatori della riforma "concubinato del clero", era così radicato nell'Italia settentrionale (probabilmente sotto l'influsso di costumanze orientali), da costituire una prassi generale, e, successivamente, negli anni più cruciali della lotta per la riforma gregoriana, esso venne difeso ufficialmente come una libertà della Chiesa ambrosiana.
Visto lo scarso successo della predicazione riformatrice fatta in mezzo al clero, Anselmo da Baggio, A., i fratelli Landolfo Cotta ed Erlembaldo ed altri, gettarono le basi di una associazione vera e propria di buoni popolani, che si impegnavano a favorire la riforma. La nuova società venne detta con disprezzo dagli avversari Pataria (dal vocabolo dialettale milanese patée adoperato per designare i venditori di cianfrusaglie usate, e sinonimo perciò di straccioni). La Pataria, oltre a quello religioso, perseguiva anche altri fini: e cioè l'indipendenza dalla tutela degli imperatori germanici e la lotta contro il feudalismo. Così si spiegano sia certe asprezze della lotta, sia anche gesti ingiusti compiuti da qualche elemento torbido che talora riusciva ad infiltrarsi anche nei movimenti migliori, per compiere vendette personali o per sfruttare situazioni a proprio vantaggio.
I seguaci della Pataria, sotto la guida di A., divenuto capo del movimento, assieme a Landolfo Cotta, dopo la nomina di Anselmo da Baggio a vescovo di Lucca (1057), fecero approvare un proclama de castitate servarlda, da far sottoscrivere a tutti i membri del clero.
Arialdo e Landolfo Cotta, scomunicati dai vescovi della provincia lombarda, ricorsero a Roma che li assolse ed inviò i suoi legati per ben due volte: alla fine del 1057, Anselmo da Lucca ed il monaco Ildebrando, nel 1059 Pier Damiani e ancora Anselmo da Lucca, i quali ottennero dall'arcivescovo Guido promessa formale d i attuare anche a Milano la riforma.
Arialdo, dal canto suo, aveva organizzato una comunità di chierici esemplari con la forma giuridica dei canonici regolari, costruendo per loro un'abitazione comune, detta "la Canonica", accanto ad una chiesa dedicata alla Vergine Maria, situata nella zona dell'attuale piazza Cavour. Profondamente imbevuto di senso liturgico, A. biasimò con una certa vivacità sia l'uso di anticipare al mattino del sabato santo le funzioni della notte santa di Pasqua, sia anche l'uso di celebrare le Litanie Minori, in quanto in contrasto con lo spirito di letizia proprio del tempo pasquale.
Nel frattempo, nel 1061 era divenuto papa, col nome di Alessandro II, Anselmo da Baggio, uno dei fondatori della Pataria, il quale aveva nominato Erlembaldo gonfaloniere di Santa Romana Chiesa. La lotta a Milano si riaccese furibonda e culminò nella festa di Pentecoste del 1066 (4 giug.), quando in Duomo l'arcivescovo Guido, pubblicamente ribellatosi alla scomunica papale, recapitatagli da Erlembaldo, si scagliò contro A. e i suoi seguaci e, sfruttando abilmente il campanilismo milanese, riuscì a farli scacciare dalla città. A. si mise in viaggio segretamente per Roma, accompagnato da Erlembaldo: fermato e tradito dai partigiani di Guido, venne condotto nel castello di Angera, dominato da Oliva, nipote dell'arcivescovo. L'empia donna fece condurre A. in uno degli isolotti del Lago Maggiore, e il 27 giug. 1066, dietro suo ordine, Arialdo venne assassinato da due preti scellerati che fecero scempio del suo cadavere.
Erlembaldo in seguito riportò a Milano il corpo del suo amico e, la festa di Pentecoste del 1067, lo fece seppellire nella chiesa milanese di S. Célso. Nello stesso anno papa Alessandro II, che a quanto pare già annoverava Arialdo tra i martiri, moderò gli eccessi di zelo dei Patarini inviando a Milano una legazione che assolse Guido dalla scomunica, avendo egli promesso di attuare la riforma.
Le reliquie di s. Arialdo, trasferite nel 1099 dall'arcivescovo Anselmo da Bovisio nella chiesa di S. Dionigi, accanto a quelle di Erlembaldo, e poi, nel 1528, nel Duomo, furono ritrovate e solennemente ricomposte nel 1940 dal cardinale Ildefonso Schuster.
Il culto locale di s. Arialdo è stato approvato con la formula "sanctus vel beatus nuncupatus dalla S. Congregazione dei Riti, con decreto del 12 lugl. 1904 (approvato da Pio X il giorno successivo), e successivamente il 25 nov. dello stesso anno furono approvati l'Ufficio e la Messa propri del santo.
Approfondimenti
Le fonti e il problema della testimonianza
Andrea da Strumi scrisse la Vita di Arialdo a pochi anni dalla morte e partecipò personalmente all'ambiente patarino. Il suo testo conserva episodi e nomi che difficilmente sarebbero conoscibili con altrettanta precisione, ma adotta le convenzioni dell'agiografia e una prospettiva favorevole alla riforma. Arnolfo di Milano e Landolfo Seniore, vicini agli ambienti contrari alla Pataria, descrivono invece le conseguenze dei disordini e difendono le prerogative ecclesiastiche milanesi. Nessuna di queste testimonianze è neutrale: la loro divergenza costituisce una fonte preziosa per comprendere la controversia.
Il culto e le immagini
La venerazione delle reliquie rese Arialdo una figura stabile della memoria milanese. Nell'arte religiosa viene raffigurato come diacono martire; un ciclo legato al suo altare nel Duomo di Milano rappresenta episodi della sua vicenda, il supplizio e i protagonisti della riforma, tra i quali Erlembaldo, Pier Damiani e Gregorio VII. Queste immagini testimoniano soprattutto la ricezione successiva della sua storia e non possono essere assunte come prove autonome dei dettagli del martirio.
Curiosità
- La vicenda di Arialdo si intreccia con quella di Anselmo da Baggio, che divenne papa con il nome di Alessandro II.
- La commemorazione del 27 giugno non risolve definitivamente la divergenza storica tra il 27 e il 28 giugno per la data della morte.
- Un altare del Duomo di Milano conserva un articolato programma figurativo dedicato al martire e alla riforma ecclesiastica dell'XI secolo.
Cronologia
- Circa 1010 - Nascita tradizionalmente collocata a Cucciago, presso Cantù.
- Metà dell'XI secolo - Attività diaconale e partecipazione alla riforma del clero milanese.
- Circa 1057 - Intensificazione della predicazione patarina a Milano.
- 1061 - Anselmo da Baggio, legato all'ambiente riformatore milanese, diventa papa Alessandro II.
- Anni 1060 - Collaborazione di Arialdo con Erlembaldo Cotta nella Pataria.
- 1066 - Tumulti cittadini e fuga di Arialdo da Milano.
- 27 o 28 giugno 1066 - Uccisione di Arialdo presso Angera, sul Lago Maggiore.
- 3 maggio 1067 - Data tradizionale del ritrovamento del corpo.
- 17 maggio 1067 - Trasferimento solenne delle spoglie a Milano, secondo la ricostruzione storica tradizionale.
- Circa 1075 - Andrea da Strumi compone la Vita di Arialdo.
- 1904 - Conferma pontificia del culto sotto Pio X e approvazione dei testi liturgici propri.
- 1940 - Ricognizione e ricomposizione delle reliquie promossa dal cardinale Ildefonso Schuster.
Valutazione storico-critica
- L'esistenza di Arialdo, il suo ruolo nella Pataria e la sua morte violenta nel 1066 sono attestati da una tradizione storiografica vicina agli avvenimenti.
- La Vita di Andrea da Strumi è una testimonianza fondamentale, ma di orientamento agiografico e favorevole ai patarini; le cronache di Arnolfo e Landolfo Seniore esprimono posizioni opposte.
- La nascita intorno al 1010 e alcuni particolari genealogici e formativi sono ricostruzioni tradizionali, non dati anagrafici documentati con precisione.
- La data della morte oscilla tra il 27 e il 28 giugno 1066; il 27 giugno è la data della memoria liturgica.
- Il nucleo storico dell'uccisione presso il Lago Maggiore è distinto dai particolari drammatici del supplizio tramandati dall'agiografia.
- Le date delle traslazioni successive delle reliquie non sono riportate in modo uniforme dalle sintesi storiche; è documentata la loro venerazione a Milano e la presenza nel Duomo.
- La conferma del culto nel 1904 non equivale a una canonizzazione celebrata secondo le procedure contemporanee.
- Le contrapposizioni tra sostenitori e oppositori della Pataria rendono necessario distinguere le testimonianze sugli eventi dai giudizi polemici dei rispettivi autori.
Fonti e bibliografia essenziale
- Andrea da Strumi, Vita sancti Arialdi, testimonianza agiografica dell'XI secolo, edizione nei Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, XXX/2.
- Arnolfo di Milano, Liber gestorum recentium, cronaca milanese dell'XI secolo.
- Landolfo Seniore, Historia Mediolanensis, cronaca milanese dell'XI secolo.
- Dizionario Biografico degli Italiani, voce 'Arialdo, santo', Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Paolo Lamma, 'Andrea da Parma', Dizionario Biografico degli Italiani, volume 3, 1961.
- Jorg W. Busch e Hagen Keller, 'Erlembaldo, santo', Dizionario Biografico degli Italiani, volume 43, 1993.
- Emilio Galli, 'Arialdo, santo', Enciclopedia Italiana, 1929.
- Antonio Rimoldi, 'Sant'Arialdo di Milano, diacono e martire', testo riprodotto dalla Comunità del Diaconato Permanente della diocesi di Treviso.
- Ministero della Cultura, Catalogo generale dei beni culturali, scheda dell'altare di Sant'Arialdo nel Duomo di Milano.
- 'Rites of Resistance: Urban Liturgy and the Crowd in the Patarine Revolt of Milan, c. 1057-75', The English Historical Review, studio sulla liturgia urbana e i conflitti patarini.

