Santi Lang Yangzhi e Paolo Lang Fu
Martiri cinesi
Festa: 16 luglio
Gruppo di appartenenzaSanti Martiri Cinesi (Agostino Zhao Rong e 119 Compagni)
Nascita-morte: † Lüjiapo, Cina, 16 luglio 1900
Nascita - morte:
† Lüjiapo, Cina, 16 luglio 1900
Festa:
16 luglio
Categoria: I santi che iniziano con la lettera L
Calendario: I santi del 16 luglio
Gruppo: Santi Martiri Cinesi (Agostino Zhao Rong e 119 Compagni)
Martirologio Romano
In località Lüjiapo presso Qinghe nella provincia dello Hebei in Cina, santi Lang Yangzhi, catecumena, e Paolo Lang Fu, suo figlio, martiri, che durante la persecuzione dei Boxer, essendosi la madre professata cristiana, morirono martiri per Cristo nella loro casa data alle fiamme.
Biografia
A cura di Enrico Quiri
Lang Yangzhi nacque intorno al 1871 nel villaggio di Lu, nella provincia dello Hebei, in Cina. Sposata con un uomo già cristiano, si avvicinò progressivamente alla fede cattolica, decidendo di intraprendere il cammino del catecumenato. Le fonti storiche riferiscono che, non appena iniziò a prepararsi al battesimo, la sua vita quotidiana mutò sensibilmente: si dedicò alla preghiera con fervore e praticò la carità verso il prossimo, distinguendosi per dolcezza e affabilità all'interno della comunità di villaggio. Anche il figlio, Paolo Lang Fu, nato intorno al 1893, cresceva in questo ambiente domestico permeato dai valori cristiani.
L'irruzione dei Boxer e il martirio
Nell'estate del 1900, la Rivolta dei Boxer, un movimento xenofobo e anti-cristiano, raggiunse il culmine della violenza nella Cina settentrionale. Il 16 luglio 1900, un gruppo di ribelli fece irruzione nel villaggio di Lüjiapo, presso Qinghe. Lang Yangzhi fu catturata. Interrogata sulla sua identità religiosa, ella dichiarò con fermezza di essere cristiana.
Per questa confessione, fu legata a un frassino situato davanti alla sua stessa abitazione. Alcuni vicini, conoscendo la sua mitezza, tentarono invano di intercedere per la sua liberazione. In quel frangente, il piccolo Paolo, di soli sette anni, accorse sul luogo e si gettò tra le braccia della madre. I rivoltosi presero anche il fanciullo, legandolo allo stesso albero. Secondo le testimonianze raccolte successivamente, Lang Yangzhi non perse la compostezza e incoraggiò il figlio con parole di fede, parlandogli della speranza e della gloria del Paradiso.
I persecutori diedero prima fuoco alla loro casa. Successivamente, madre e figlio furono trafitti con lance e i loro corpi furono gettati tra le fiamme, consumando il sacrificio della loro vita per Cristo.
Gli ultimi atti e la sepoltura
Il marito di Lang Yangzhi, che era cristiano, riuscì a sfuggire al massacro. Tornato sul luogo del martirio a pericolo scemato, poté recuperare alcuni resti dei corpi della moglie e del figlio tra le ceneri della loro abitazione. Avvolse le reliquie in fasce e le seppellì con devozione in due fosse vicine, garantendo così una sepoltura dignitosa ai martiri della sua famiglia.
Il culto e la canonizzazione
La causa di beatificazione e canonizzazione dei martiri cinesi fu portata avanti con determinazione dalla Chiesa nel XX secolo. Lang Yangzhi e Paolo Lang Fu furono inclusi nel gruppo dei 120 Martiri Cinesi. La loro canonizzazione, celebrata da Papa Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000, ha riconosciuto ufficialmente il loro martirio in odio alla fede. La loro memoria liturgica specifica è fissata al 16 luglio, data del loro sacrificio, mentre la festa collettiva dei 120 Martiri Cinesi è celebrata il 9 luglio.
Curiosità
Il dettaglio del recupero delle reliquie da parte del marito è storicamente significativo: in un contesto di totale distruzione e dispersione dei corpi dei martiri, la sua azione rappresenta un atto di resistenza silenziosa e di amore coniugale e paterno, che ha permesso alla comunità locale di conservare la memoria fisica del sacrificio della famiglia.
L'irruzione dei Boxer e il martirio
Nell'estate del 1900, la Rivolta dei Boxer, un movimento xenofobo e anti-cristiano, raggiunse il culmine della violenza nella Cina settentrionale. Il 16 luglio 1900, un gruppo di ribelli fece irruzione nel villaggio di Lüjiapo, presso Qinghe. Lang Yangzhi fu catturata. Interrogata sulla sua identità religiosa, ella dichiarò con fermezza di essere cristiana.
Per questa confessione, fu legata a un frassino situato davanti alla sua stessa abitazione. Alcuni vicini, conoscendo la sua mitezza, tentarono invano di intercedere per la sua liberazione. In quel frangente, il piccolo Paolo, di soli sette anni, accorse sul luogo e si gettò tra le braccia della madre. I rivoltosi presero anche il fanciullo, legandolo allo stesso albero. Secondo le testimonianze raccolte successivamente, Lang Yangzhi non perse la compostezza e incoraggiò il figlio con parole di fede, parlandogli della speranza e della gloria del Paradiso.
I persecutori diedero prima fuoco alla loro casa. Successivamente, madre e figlio furono trafitti con lance e i loro corpi furono gettati tra le fiamme, consumando il sacrificio della loro vita per Cristo.
Gli ultimi atti e la sepoltura
Il marito di Lang Yangzhi, che era cristiano, riuscì a sfuggire al massacro. Tornato sul luogo del martirio a pericolo scemato, poté recuperare alcuni resti dei corpi della moglie e del figlio tra le ceneri della loro abitazione. Avvolse le reliquie in fasce e le seppellì con devozione in due fosse vicine, garantendo così una sepoltura dignitosa ai martiri della sua famiglia.
Il culto e la canonizzazione
La causa di beatificazione e canonizzazione dei martiri cinesi fu portata avanti con determinazione dalla Chiesa nel XX secolo. Lang Yangzhi e Paolo Lang Fu furono inclusi nel gruppo dei 120 Martiri Cinesi. La loro canonizzazione, celebrata da Papa Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000, ha riconosciuto ufficialmente il loro martirio in odio alla fede. La loro memoria liturgica specifica è fissata al 16 luglio, data del loro sacrificio, mentre la festa collettiva dei 120 Martiri Cinesi è celebrata il 9 luglio.
Curiosità
Il dettaglio del recupero delle reliquie da parte del marito è storicamente significativo: in un contesto di totale distruzione e dispersione dei corpi dei martiri, la sua azione rappresenta un atto di resistenza silenziosa e di amore coniugale e paterno, che ha permesso alla comunità locale di conservare la memoria fisica del sacrificio della famiglia.
