Nascita - morte:
† Todi, Umbria, 537
Festa:
14 ottobre
Patronato:
Todi e diocesi di Orvieto-Todi.
Etimologia:
Dal latino Fortunatus, 'fortunato', 'favorito dalla sorte', 'beneficato dalla fortuna'.
Categoria: I santi che iniziano con la lettera F
Calendario: I santi del 14 ottobre
Martirologio Romano
Fu vescovo di Todi nella prima metà del VI secolo ed è una delle figure episcopali umbre ricordate più precocemente da una fonte narrativa di alto rilievo: i Dialoghi di papa Gregorio Magno. Il capitolo dedicato a lui presenta un vescovo impegnato nella cura pastorale e celebre per la capacità di assistere gli ammalati e di liberare, secondo la concezione agiografica del tempo, persone ritenute possedute da spiriti maligni. Gregorio afferma di aver raccolto le notizie da Giuliano, un funzionario della Chiesa romana che aveva conosciuto personalmente Fortunato, e da un anziano originario di Todi. La tradizione successiva gli attribuì anche un ruolo nella liberazione della città durante le guerre tra Goti e Bizantini, ma questo episodio non appartiene alla testimonianza di Gregorio e va distinto dalla documentazione più antica. Anche l'anno 537 come data della morte e l'origine da Poitiers dipendono da tradizioni posteriori. Il culto si sviluppò profondamente a Todi, dove Fortunato divenne patrono della città e, in epoca contemporanea, anche della diocesi di Orvieto-Todi. La sua memoria liturgica è celebrata il 14 ottobre.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Le notizie storicamente più antiche su Fortunato provengono dal primo libro dei Dialoghi di Gregorio Magno, composto alla fine del VI secolo. Gregorio lo presenta esplicitamente come vescovo di Tuderti, l'odierna Todi, e ne sottolinea soprattutto la fama di uomo di preghiera e di pastore dotato di una particolare capacità di liberare gli indemoniati. La testimonianza è relativamente vicina nel tempo alla vita del vescovo e ha un interesse particolare perché Gregorio precisa le proprie fonti: Giuliano, che aveva ricoperto un incarico presso la Chiesa romana ed era stato in rapporti di familiarità con Fortunato, e un anziano proveniente da Todi che lo aveva conosciuto.
Gregorio non fornisce indicazioni sulla nascita, sulla famiglia, sulla formazione o sulle circostanze che portarono Fortunato all'episcopato. Non precisa neppure l'anno della sua elezione e non stabilisce la durata del suo episcopato. Questi elementi furono ricostruiti dalla tradizione agiografica posteriore, che lo colloca generalmente nella prima metà del VI secolo.
Una tradizione conservata in antichi testi liturgici tudertini e ripresa dagli studiosi dell'età moderna lo vuole originario di Poitiers. Secondo questa versione, Fortunato sarebbe giunto in Italia e avrebbe incontrato il vescovo Callisto di Todi, che lo avrebbe accolto e successivamente associato al governo della Chiesa tudertina. Tale racconto non è però attestato nei Dialoghi di Gregorio Magno e appartiene quindi a una fase successiva della tradizione. Gli Acta Sanctorum riportano esplicitamente questa origine come derivata da letture liturgiche e da autori posteriori.
Le testimonianze di Gregorio Magno
Il ritratto più antico di Fortunato è legato ai racconti di miracoli riferiti da Gregorio. Il pontefice lo descrive come particolarmente efficace nell'espellere gli spiriti maligni e racconta diversi episodi attribuiti alla sua intercessione.
Uno degli episodi riguarda due bambini rapiti da un gruppo di Goti che transitava nei pressi di Todi. Fortunato avrebbe chiesto ai rapitori di restituirli, offrendo anche un riscatto. Di fronte al rifiuto, il capo del gruppo sarebbe caduto da cavallo riportando una grave frattura alla coscia. Dopo aver restituito i bambini attraverso il diacono del vescovo, avrebbe ricevuto acqua benedetta da Fortunato e, secondo il racconto di Gregorio, sarebbe guarito immediatamente. Il racconto appartiene alla narrazione miracolistica dei Dialoghi e non può essere utilizzato come testimonianza indipendente dell'episodio storico.
Gregorio riferisce inoltre il caso di una donna ritenuta posseduta e guarita attraverso l'intervento di Fortunato, nonché altri episodi nei quali il vescovo viene rappresentato come uomo di intensa preghiera e di particolare autorità spirituale. L'importanza storica di questi racconti non consiste nella possibilità di verificarne singolarmente il contenuto miracoloso, ma nel fatto che testimoniano la reputazione di Fortunato nella memoria ecclesiale della generazione successiva alla sua morte.
Particolarmente significativo è il giudizio generale che emerge dal testo gregoriano. Fortunato appare come un vescovo conosciuto per la vita ascetica, la preghiera e l'assistenza pastorale, non come una figura definita da un ruolo politico o militare. Il Martyrologium Romanum conserva proprio questo nucleo della tradizione, ricordandolo a Todi come vescovo dotato, secondo Gregorio, di una particolare virtù nell'espellere gli spiriti maligni.
Il racconto della liberazione di Todi
Una tradizione successiva attribuisce a Fortunato la liberazione di Todi da un assedio dei Goti. Secondo il racconto riportato dagli Acta Sanctorum, la città sarebbe stata strettamente assediata nel 537 e il vescovo avrebbe ottenuto mediante la preghiera la partenza degli assedianti. A Todi la memoria dell'episodio fu collegata a una celebrazione annuale e a una processione.
L'episodio deve però essere distinto dalla testimonianza di Gregorio Magno. I Dialoghi, pur raccontando numerosi miracoli di Fortunato, non riferiscono la liberazione di Todi da un assedio. Gli Acta Sanctorum osservano inoltre che la tradizione della morte nel 537 e quella dell'assedio non possono essere considerate dati contemporanei semplicemente perché furono riprese da autori successivi. La stessa data del 14 ottobre, oggi stabilita dal calendario liturgico, non è attestata nei Dialoghi come giorno della morte.
La tradizione tudertina collegò invece il culto di Fortunato alla protezione della città. Questo sviluppo contribuì progressivamente a consolidarne la figura come patrono civico, soprattutto in rapporto alle vicende storiche e religiose di Todi.
La morte
La data della morte di Fortunato non è conosciuta con certezza. La tradizione agiografica la colloca nel 537 e attribuisce al vescovo un episcopato di circa nove anni, iniziato nel 528 dopo la morte del predecessore Callisto. Gli Acta Sanctorum riportano questa ricostruzione, ma discutono espressamente il valore della data del 14 ottobre come dies natalis e ricordano che Gregorio Magno non indica né l'anno né il giorno della morte.
La data del 14 ottobre deriva dalla tradizione martirologica medievale. Gli Acta Sanctorum osservano che Usuardo, uno dei più antichi martirologisti a ricordare Fortunato, sembra aver ricavato la notizia dai Dialoghi di Gregorio, nei quali però non era indicato il giorno della morte. Per questo motivo la ricorrenza del 14 ottobre non può essere identificata automaticamente con il giorno storico della morte.
Il culto e le reliquie
Il culto di Fortunato a Todi è antico. Una testimonianza particolarmente importante è costituita da una lamina con l'iscrizione latina Hec sunt reliquie beatissimi Fortunati episcopi et confessoris DCCVIII, che collega una ricognizione delle reliquie all'anno 708. L'iscrizione fu ritrovata durante una ricognizione successiva e rappresenta una testimonianza significativa dell'antichità del culto locale.
Nel Medioevo le reliquie furono associate alla chiesa che precedette l'attuale basilica di San Fortunato. Quando nel 1296 venne demolita parte dell'antico edificio per la costruzione della nuova chiesa, furono nuovamente individuate le reliquie attribuite a Fortunato, Cassiano e Callisto. Nel 1297 papa Bonifacio VIII autorizzò la loro traslazione nella nuova costruzione. Nel 1301 il vescovo Nicolò Armati collocò le reliquie di Fortunato insieme a quelle di Cassiano, Callisto, Romana e Digna presso l'altare maggiore.
La chiesa di San Fortunato, la cui ricostruzione gotica iniziò nel 1292, divenne così il principale centro del culto del vescovo. Nel 1596 le reliquie dei cinque santi patroni furono nuovamente trasferite nella cripta sotto l'altare maggiore. La tradizione cultuale di Fortunato è rimasta strettamente legata alla città di Todi.
Curiosità
- La memoria liturgica del 14 ottobre non coincide necessariamente con il giorno storico della morte: i Dialoghi di Gregorio Magno non ne indicano la data e gli Acta Sanctorum considerano posteriore la fissazione del 14 ottobre.
- Un'antica iscrizione relativa alle reliquie di Fortunato porta la data 708 e costituisce una delle testimonianze più significative dell'antichità del culto tudertino.
- La tradizione medievale ricordò Fortunato anche il 30 giugno, data attestata in antichi lezionari e negli statuti cittadini di Todi del 1327, mentre il 14 ottobre si impose nella tradizione martirologica.
- San Fortunato è patrono principale della città di Todi e, secondo il calendario liturgico diocesano, della diocesi di Orvieto-Todi.
Cronologia
- Prima metà del VI secolo - Fortunato esercita il ministero episcopale a Todi.
- 528 - La tradizione agiografica posteriore colloca in questo anno l'inizio dell'episcopato di Fortunato, dopo Callisto.
- VI secolo - Gregorio Magno raccoglie e trasmette nei Dialoghi testimonianze sulla vita e sui miracoli attribuiti a Fortunato.
- 537 - La tradizione colloca in questo anno la morte di Fortunato, senza che il dato sia attestato da una fonte contemporanea.
- 708 - Un'iscrizione ricorda le reliquie di Fortunato come quelle di un vescovo e confessore.
- 30 giugno - Antica memoria di Fortunato attestata in lezionari e nella tradizione liturgica tudertina medievale.
- 14 ottobre - Memoria di Fortunato nel Martyrologium Romanum e nel calendario liturgico della Chiesa cattolica.
- 1292 - Inizia la costruzione dell'attuale chiesa di San Fortunato a Todi.
- 1296 - Durante la demolizione parziale dell'antica chiesa vengono rinvenute le reliquie attribuite a Fortunato, Cassiano e Callisto.
- 1297 - Papa Bonifacio VIII autorizza la traslazione delle reliquie nella nuova chiesa.
- 1301 - Il vescovo Nicolò Armati colloca le reliquie di Fortunato e degli altri santi patroni presso l'altare maggiore.
Valutazione storico-critica
- L'esistenza di Fortunato come vescovo di Todi è solidamente attestata dalla testimonianza di Gregorio Magno, che lo presenta come una figura conosciuta personalmente da suoi informatori e inserita nella vita ecclesiale dell'Italia tardoantica.
- I Dialoghi costituiscono la fonte narrativa fondamentale per la conoscenza di Fortunato. La loro testimonianza riguarda soprattutto la sua fama di uomo di preghiera, esorcista e taumaturgo e non consente di ricostruire una biografia completa.
- L'origine di Fortunato da Poitiers non è attestata da Gregorio Magno. Essa compare in tradizioni liturgiche e agiografiche posteriori e rimane quindi un dato tradizionale, non un fatto biografico certo.
- L'anno 537 come data della morte è largamente tramandato, ma non è ricavabile direttamente dai Dialoghi. La data del 14 ottobre non può essere considerata con certezza il dies natalis storico, poiché Gregorio non lo specifica e Usuardo sembra aver fissato la memoria sulla base della propria tradizione martirologica.
- Il racconto della liberazione di Todi dall'assedio dei Goti appartiene a una tradizione successiva e non compare nella testimonianza gregoriana. La sua funzione nella memoria civica e religiosa di Todi è tuttavia documentata dalla successiva tradizione liturgica locale.
- I racconti dei miracoli riferiti da Gregorio sono testimonianze storiche della fama di santità attribuita a Fortunato, ma gli eventi miracolosi narrati nei Dialoghi non possono essere verificati come fatti storici indipendenti.
- Il culto tudertino è antico e presenta una documentazione significativa almeno dall'VIII secolo, attraverso l'iscrizione relativa alle reliquie datata 708. Le successive ricognizioni e traslazioni attestano la continuità della venerazione locale.
- La memoria liturgica del 14 ottobre è stabilmente attestata nel Martirologio Romano ed è tuttora celebrata a Todi, dove Fortunato è venerato come patrono principale della città e della diocesi di Orvieto-Todi.
- Non risultano elementi che giustifichino la fusione del vescovo di Todi con altre figure omonime, in particolare con il poeta Venanzio Fortunato, vissuto nella seconda metà del VI secolo. La distinzione cronologica e biografica è netta.
Fonti e bibliografia essenziale
- Gregorio Magno, Dialogi, I, 10, testimonianza fondamentale su Fortunato, sui suoi informatori e sui miracoli attribuiti al vescovo.
- Jean Bolland e altri, Acta Sanctorum, volume contenente il commento e gli atti relativi a San Fortunato vescovo e confessore di Todi, Parigi-Roma, 1868. L'ampio commento esamina criticamente la testimonianza di Gregorio Magno, la tradizione martirologica, la data della morte, il culto e la storia delle reliquie.
- E. Menestò, 'Nec Fortunati Tudertini Acta Silenda': Appunti tra Storia e Agiografia, in M. Castrichini et al. (a cura di), Il Tempio del Santo Patrono: Riflessi Storico-Artistici del Culto di San Fortunato a Todi, Todi, 1988, pp. 7-34.
- E. Paoli, 'Nobile Depositum Tuderti': Il Culto e il Tempio di San Fortunato nella Vita Religiosa di Todi, in M. Castrichini et al. (a cura di), Il Tempio del Santo Patrono: Riflessi Storico-Artistici del Culto di San Fortunato a Todi, Todi, 1988, pp. 35-66.
- Diocesi di Orvieto-Todi, documentazione liturgica contemporanea relativa alla festa di San Fortunato, patrono di Todi e della diocesi.
Biografia
A cura di Pietro Burchi
Tutto ciò che conosciamo intorno alla sua persona è racchiuso nei Dialogi di san Gregorio Magno, il quale, però, dopo aver detto che Fortunato fu «vir vitae venerabilis», fornito «in exfugandis spiritibus, immensae virtutis gratia», si limita ad esporre alcuni miracoli, da lui operati. Alcuni di tali prodigi gli furono riferiti da Giuliano, che era stato «familiarissimus» del presule tudertino ed era morto «ante non longum tempus» in Roma, dove aveva esercitato la carica di «ecclesiae defensor», altri da un certo «senex pauper» oriundo di Todi, che aveva conosciuto il santo vescovo («novi, et bene novi»). Uno dei miracoli raccontati dal vecchio si verificò un giorno in cui «Gothi iuxta Tudertinam civitatem venerunt», mentre «ad partes Ravennae properabant». Questo passo indica che Fortunato tenne il seggio della città umbra prima del 553, anno in cui i Goti, sconfitti definitivamente, abbandonarono l’Italia.
Gli storici di Todi, ingannati dal nome, hanno confuso Fortunato con Venanzio Fortunato, vescovo di Poitiers, morto poco dopo il 600, senza accorgersi del contrasto cronologico. Dei diversi trasferimenti delle reliquie di Fortunato parla S. Van Dyck negli Acta SS. Octobris.
E' festeggiato il 14 ottobre.
Patronati
- Orvieto-Todi, Diocesi di

