Santi Filippo, Ermete (Ermes) e compagni
Martiri ad Adrianopoli
Festa: 22 ottobre
Nascita-morte: † Adrianopoli, Tracia, oggi Edirne, Turchia, circa ottobre 303
Nascita - morte:
† Adrianopoli, Tracia, oggi Edirne, Turchia, circa ottobre 303
Festa:
22 ottobre
Etimologia:
Filippo dal greco Phílippos, 'amante dei cavalli'; Ermete dal greco Hermês, nome collegato al dio Hermes della mitologia greca.
Categoria: I santi che iniziano con la lettera F
Calendario: I santi del 22 ottobre
Martirologio Romano
Filippo, vescovo di Eraclea di Tracia, ed Ermete, suo diacono, sono ricordati il 22 ottobre come martiri della persecuzione di Diocleziano. La loro vicenda è trasmessa soprattutto dalla Passio sancti Philippi, conservata in latino e derivata da un originale greco perduto. Il racconto presenta una ricostruzione narrativa ampia degli arresti, degli interrogatori e delle pene inflitte alla comunità cristiana di Eraclea, ma contiene anche interventi redazionali e interpolazioni riconoscibili. Filippo rifiutò di consegnare alle autorità i libri sacri e, insieme con Ermete, non accettò di compiere sacrifici secondo gli ordini imperiali. Dopo una lunga detenzione, i due furono trasferiti ad Adrianopoli, dove furono sottoposti a ulteriori interrogatori e flagellazioni e morirono bruciati. La tradizione della Passio associa alla loro vicenda anche il presbitero Severo, che sarebbe stato ucciso separatamente, mentre Eusebio, presente in alcuni martirologi, non può essere identificato con sicurezza con uno dei compagni della passione. Il Martirologio Romano contemporaneo celebra specificamente Filippo ed Ermete ad Adrianopoli.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Le notizie anteriori alla persecuzione sono molto limitate. La Passio presenta Filippo come un uomo già anziano, che aveva esercitato per lungo tempo il ministero ecclesiastico prima di essere eletto vescovo. La città della sua sede episcopale è identificata con Eraclea di Tracia, l'antica Perinto, oggi Marmara Ereğlisi, sulla costa settentrionale del Mar di Marmara. La Passio non conserva tuttavia una notizia sicura sulla nascita di Filippo né permette di stabilire con precisione l'anno della sua elezione episcopale.
La persecuzione raggiunse la comunità cristiana quando furono applicati gli editti imperiali contro il culto cristiano. Il racconto riferisce che le autorità ordinarono la chiusura della chiesa e l'inventario della suppellettile sacra, dei libri e degli oggetti destinati al culto. Filippo rifiutò di consegnare i libri sacri e sostenne che non fosse lecito per lui consegnarli né per il magistrato riceverli. Il suo atteggiamento provocò l'intervento delle autorità e l'arresto del vescovo e dei suoi collaboratori.
La persecuzione
Il primo governatore nominato nella Passio è Basso, al quale succedette Giustino. Il testo conserva particolari relativi all'organizzazione della repressione che sono stati considerati storicamente significativi dagli studiosi, tra cui la presenza di personale incaricato della ricerca e dell'arresto dei cristiani. Franchi de' Cavalieri ha inoltre osservato che il riferimento ai provvedimenti imperiali e alle modalità della detenzione concorda con quanto è noto dagli editti della persecuzione dioclezianea.
Filippo fu sottoposto a interrogatorio e rifiutò di sacrificare secondo le disposizioni delle autorità. La Passio descrive quindi una nuova fase della detenzione, durante la quale il vescovo fu sottoposto a gravi violenze. Il racconto conserva anche la figura di Ermete, diacono di Filippo, presentato come cristiano fin dall'infanzia e come persona che aveva in precedenza ricoperto un incarico civile nella città di Eraclea. La notizia della sua dignità di decurione è plausibile nel quadro sociale delle comunità cristiane del III secolo, ma proviene dalla stessa tradizione agiografica.
La prigionia e il trasferimento ad Adrianopoli
Dopo gli interrogatori, Filippo ed Ermete furono nuovamente incarcerati. La Passio riferisce una detenzione durata sette mesi. Franchi de' Cavalieri collega questa indicazione cronologica a un arresto avvenuto nel marzo del 303 e colloca quindi il trasferimento ad Adrianopoli nell'autunno dello stesso anno. La cronologia rimane tuttavia una ricostruzione basata sul testo agiografico e non su un documento amministrativo contemporaneo.
Adrianopoli, importante centro della Tracia e oggi Edirne, costituì il luogo dell'ultima fase del processo. I prigionieri furono inizialmente custoditi fuori dal carcere pubblico, quindi Filippo fu nuovamente condotto davanti a Giustino. Il governatore gli propose di cedere e di sacrificare, ma il vescovo ribadì la propria fede cristiana. Fu sottoposto a una violenta flagellazione e riportato in prigione.
Il martirio di Filippo ed Ermete
La Passio presenta Filippo ed Ermete come condannati alla morte mediante il fuoco. Il Martirologio Romano contemporaneo conserva questa tradizione e la riferisce espressamente alla persecuzione di Diocleziano. La memoria liturgica del 22 ottobre identifica Filippo come vescovo di Eraclea ed Ermete come suo diacono.
Secondo il racconto agiografico, dopo l'esecuzione i corpi furono gettati nel fiume Ebro, cioè l'Hebros della Tracia. Alcuni cristiani di Adrianopoli riuscirono a recuperarli e li nascosero in una località chiamata Ogestiron. Il racconto della conservazione miracolosa dei corpi appartiene alla tradizione agiografica e non dispone di una conferma archeologica indipendente.
Ermete
Ermete occupa nella Passio una posizione strettamente associata a quella del vescovo. È presentato come diacono e come cristiano fin dall'infanzia. Il racconto sottolinea inoltre il suo precedente ruolo civile di decurione, circostanza che contribuisce a spiegare la benevolenza mostrata verso di lui da alcuni funzionari durante il processo. La sua testimonianza è strettamente intrecciata a quella di Filippo e culmina nello stesso martirio ad Adrianopoli.
Severo ed Eusebio nella tradizione dei compagni
La tradizione agiografica relativa al gruppo è più complessa della forma oggi utilizzata nel Martirologio Romano. La Passio introduce anche il presbitero Severo, che sarebbe stato arrestato separatamente e avrebbe subito il martirio dopo Filippo ed Ermete. Pio Franchi de' Cavalieri ha però rilevato forti indizi che l'episodio di Severo sia stato inserito posteriormente nella redazione latina della passione. La sua comparsa interrompe infatti la sequenza narrativa nella quale Ermete segue immediatamente Filippo.
Severo è comunque presente nella tradizione martirologica antica. Nel Martirologio Geronimiano è ricordato ad Adrianopoli insieme a Filippo ed Ermete, ma le attestazioni distinguono la sua memoria da quella dei due martiri principali. Eusebio compare invece in alcune forme del Martirologio Geronimiano e nelle versioni antiche del Martirologio Romano, ma la sua identità e il suo rapporto con Filippo ed Ermete non sono sufficientemente documentati. L'attuale Martirologio Romano ha eliminato questa sovrapposizione e celebra il 22 ottobre Filippo ed Ermete soltanto.
La Passio sancti Philippi
La principale fonte narrativa è la Passio sancti Philippi episcopi et martyris, catalogata nella Bibliotheca Hagiographica Latina con il numero BHL 6834. Ne esistono anche un prologo e un'epitome, BHL 6835 e BHL 6836. La tradizione latina deriva probabilmente da un originale greco oggi perduto. L'edizione critica di Pio Franchi de' Cavalieri, pubblicata nella serie Studi e Testi della Biblioteca Apostolica Vaticana, ha analizzato manoscritti, struttura narrativa e rapporto fra il testo latino e il modello greco.
La valutazione della fonte non è univoca su ogni dettaglio. Franchi de' Cavalieri considerò la Passio una narrazione storica sostanzialmente degna di fede per gli elementi fondamentali della persecuzione, pur individuando interpolazioni e rimaneggiamenti nella redazione conservata. Studi successivi hanno collocato l'opera nella categoria delle passioni che conservano un nucleo storico riconoscibile attraverso una successiva elaborazione letteraria.
La memoria liturgica
Filippo ed Ermete sono ricordati il 22 ottobre. Le testimonianze martirologiche antiche collegano il gruppo ad Adrianopoli in Tracia. Il Martirologio Romano contemporaneo presenta una formulazione più precisa rispetto alle redazioni antiche: Filippo è definito vescovo di Eraclea, Ermete diacono, e il martirio è collocato all'inizio della persecuzione di Diocleziano.
Le redazioni antiche del Martirologio Romano contenevano invece una formulazione problematica che collocava il gruppo sotto Giuliano l'Apostata. Tale indicazione è stata superata dalla revisione moderna, che ha ricondotto il martirio alla persecuzione di Diocleziano. La correzione è coerente con la Passio e con la più antica tradizione agiografica.
La tradizione di Fermo
La memoria di un Filippo vescovo e martire è presente anche a Fermo, nel Piceno, nella liturgia del 22 ottobre. La tradizione locale lo presenta come vescovo di Fermo e martire, ma non esistono attestazioni antiche sufficienti a stabilire che si tratti di un personaggio distinto dal vescovo di Eraclea. La documentazione medievale della Chiesa fermana non offre una continuità antica sufficientemente solida per ricostruire autonomamente una biografia di un Filippo martire locale.
Un calendario manoscritto della Chiesa di Fermo del XV secolo registra al 22 ottobre un Filippo vescovo e martire; una glossa posteriore aggiunge che il suo corpo si trovava nella cattedrale. La coincidenza della festa con quella del martire di Eraclea e la diffusione del culto orientale nel Piceno hanno portato alcuni studiosi a considerare le reliquie fermane come riferibili al martire di Eraclea. L'identificazione non può però essere considerata dimostrata.
Attributi iconografici
Non esiste un complesso di attributi iconografici antichi sufficientemente documentato che permetta di distinguere con certezza Filippo ed Ermete. La rappresentazione di Filippo con abiti episcopali e gli strumenti del martirio deriva dalla tradizione iconografica posteriore e non costituisce una testimonianza sulla sua vita storica.
Curiosità
- La città di Eraclea, sede episcopale di Filippo, era l'antica Perinto e corrisponde all'odierna Marmara Ereğlisi, nella provincia turca di Tekirdağ. Il nome Heraclea si affermò nell'età romana tardoantica.
- La Passio attribuisce a Ermete una precedente funzione di decurione della città di Eraclea, mostrando come un membro del clero cristiano potesse avere avuto anche un ruolo nella vita civica.
- La tradizione relativa a Severo è particolarmente significativa perché Pio Franchi de' Cavalieri individuò nel suo inserimento nella narrazione uno dei principali indizi di rimaneggiamento della passione latina.
Cronologia
- Marzo 303 - Arresto di Filippo e inizio della fase principale della persecuzione secondo la ricostruzione cronologica di Pio Franchi de' Cavalieri.
- 303 - Chiusura della chiesa di Eraclea, confisca della suppellettile sacra e dei libri e interrogatori di Filippo ed Ermete.
- 303 - Sette mesi di detenzione secondo la Passio.
- Ottobre 303 - Trasferimento di Filippo ed Ermete da Eraclea ad Adrianopoli secondo la ricostruzione di Franchi de' Cavalieri.
- 303 - Martirio di Filippo ed Ermete ad Adrianopoli mediante il fuoco, secondo la tradizione della Passio e la memoria liturgica.
- 303 - Recupero dei corpi di Filippo ed Ermete da parte dei cristiani e loro occultamento presso Ogestiron, secondo la Passio.
- 304-305 - Datazione alternativa proposta da alcuni studiosi per il martirio.
- XV secolo - Un calendario della Chiesa di Fermo registra al 22 ottobre un Filippo vescovo e martire.
- 1583 - Il primo Martirologio Romano a stampa conserva una formulazione che attribuisce erroneamente il martirio ad Adrianopoli sotto Giuliano l'Apostata.
- XX secolo - Gli studi di Pio Franchi de' Cavalieri sottopongono la Passio a un'analisi critica sistematica, distinguendo il nucleo storico dalle rielaborazioni della redazione latina.
- 1953 - Pubblicazione dello studio critico di Pio Franchi de' Cavalieri sulla Passio nella collana Studi e Testi della Biblioteca Apostolica Vaticana.
- 2001-2004 - Il Martirologio Romano riveduto riconduce il martirio alla persecuzione di Diocleziano e celebra il 22 ottobre Filippo ed Ermete.
Valutazione storico-critica
- L'esistenza di una comunità cristiana organizzata a Eraclea di Tracia e di un vescovo chiamato Filippo durante la persecuzione di Diocleziano è sostenuta da una tradizione agiografica antica e da una memoria martirologica concordante.
- La Passio sancti Philippi conserva un nucleo storico considerato sostanzialmente attendibile da Pio Franchi de' Cavalieri, ma il testo latino pervenuto è una rielaborazione di un originale greco perduto e presenta interpolazioni, compendi e problemi testuali.
- La collocazione del martirio nella persecuzione di Diocleziano è nettamente preferibile alla tradizione antica del Martirologio Romano che lo attribuiva a Giuliano l'Apostata. Il Martirologio Romano contemporaneo indica esplicitamente la persecuzione di Diocleziano.
- La data esatta del martirio non è documentata da una fonte contemporanea. Il 303 è una ricostruzione sostenuta da Franchi de' Cavalieri sulla base della cronologia interna della Passio, mentre una tradizione storiografica alternativa propone il 304 o il 304-305.
- La presenza di Ermete accanto a Filippo è particolarmente solida nella tradizione narrativa e liturgica. Il Martirologio Romano contemporaneo li presenta come vescovo e diacono, entrambi martiri ad Adrianopoli.
- Il presbitero Severo appartiene alla tradizione antica del gruppo, ma la sua presenza nella redazione attuale della Passio presenta problemi di composizione. Franchi de' Cavalieri ritiene probabile che il suo episodio sia un'interpolazione successiva e osserva che il racconto del suo martirio è narrativamente distinto da quello di Filippo ed Ermete.
- Eusebio compare in alcune recensioni martirologiche antiche, ma la sua identificazione con un compagno della passione di Filippo ed Ermete non è sufficientemente documentata. La forma attuale del Martirologio Romano non lo associa alla memoria del 22 ottobre.
- Il trasferimento da Eraclea ad Adrianopoli è coerente con la tradizione della Passio e con la memoria martirologica, che indica Adrianopoli come luogo del martirio e Eraclea come sede episcopale di Filippo.
- L'identificazione dell'antica Eraclea con Perinto e con l'odierna Marmara Ereğlisi è geograficamente sicura.
- La tradizione delle reliquie recuperate nel fiume e nascoste a Ogestiron appartiene alla Passio e non dispone di una documentazione archeologica indipendente sufficiente per ricostruirne con certezza la storia successiva.
- La tradizione fermana relativa a un Filippo vescovo e martire costituisce un problema distinto di identificazione. Le attestazioni locali sono tarde e non consentono di dimostrare l'esistenza di un secondo Filippo martire collegato a Fermo nel III secolo. L'ipotesi che le reliquie venerate a Fermo appartenessero al martire di Eraclea rimane possibile ma non dimostrata.
- Il culto di Filippo ed Ermete è attestato da una tradizione martirologica antica e continua nella liturgia cattolica del 22 ottobre. Non è documentata una causa canonica individuale, poiché il riconoscimento della santità dei martiri dei primi secoli appartiene alla tradizione cultuale antica e non a una procedura moderna di beatificazione o canonizzazione.
Fonti e bibliografia essenziale
- Passio sancti Philippi episcopi et martyris, BHL 6834, testo latino derivato da un originale greco perduto.
- Pio Franchi de' Cavalieri, Note agiografiche, fascicolo 9, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1953, pp. 53-136, studio critico della Passio sancti Philippi.
- Acta Sanctorum, Octobris, tomo IX, 22 ottobre, sezione dedicata a san Filippo, vescovo di Eraclea, e ai martiri di Adrianopoli.
- Gian Domenico Gordini, 'Filippo, vescovo di Eraclea, Ermete, diacono, Severo, prete, e Eusebio, santi, martiri ad Adrianopoli', in Bibliotheca Sanctorum, vol. V, coll. 756-758.
- Henry Wace, A Dictionary of Christian Biography and Literature to the End of the Sixth Century, voce 'Philippus, bp. of Heraclea', con riferimento alla Passio e alla tradizione del martirio ad Adrianopoli.
- Paul F. Hittner, The Acts of the Martyr Philip of Heraclea in the Time of the Persecution of Diocletian, Creighton University, 1963, studio storico e traduzione annotata della Passio.
Biografia
A cura di Gian Domenico Gordini
Santi FILIPPO, vescovo di Eraclea, ERMETE, diacono, SEVERO, prete, e EUSEBIO, martiri ad Adrianopoli
Esiste di questi santi una passio latina, derivata probabilmente da un originale greco, oggi perduto, e del quale è rimaneggiamento e forse compendio, ma che, secondo P. Franche de' Cavalieri, può considerarsi sostanzialmente degna di fede. La narrazione riferisce esclusivamente gli interrogatori a cui Filippo e i compagni furono sottoposti.
Nato nella città di Eraclea, Filippo ne fu per lungo tempo diacono ed in età avanzata, vescovo.
Scoppiata la persecuzione di Diocleziano, non volle abbandonare la sede nonostante alcune pressioni. Man mano che gli editti imperiali uscivano, i magistrati si preoccupavano di eseguirli; infatti il preside Basso fece prima chiudere la chiesa, poi ordinò l'inventario dei libri e vasi sacri ed infine deferì al tribunale il vescovo con il diacono Ermete e probabilmente il prete Severo.
Filippo, sottoposto ad atti di violenza, acconsentì a consegnare i vasi sacri e le Scritture (nessuno in Asia lo accusò di essere «traditore» come invece avveniva nell’Africa proconsolare per simili consegne). Il diacono Ermete, assistendo alla confisca dei beni, notò e denunciò il funzionario Publio che si appropriava di alcuni vasi; ricevette per questo dallo stesso Publio un violentissimo schiaffo, ma il preside Basso, conosciuto il fatto, rimproverò aspramente il funzionario disonesto (evidentemente i magistrati romani cercavano di agire secondo giustizia).
Nel frattempo la chiesa di Eraclea ed i libri santi furono distrutti per ordine del prefetto. Questi, in successivi separati interrogatori, cercò di convincere il vescovo ed Ermete ad abiurare, ma entrambi rifiutarono di bruciare incenso davanti agli idoli. Specialmente la condotta del diacono sembrava al magistrato ed al popolo non cristiano inspiegabile, perché questi era uomo molto stimato ad Eraclea e faceva parte, come decurione, del senato della città. Cristiano fin dalla nascita aveva potuto partecipare alle cariche civili durante il pacifico periodo antecedente la persecuzione dio-dedalica.
Al prefetto Basso successe Giustino; questi si recò ad Eraclea per interrogare i due ecclesiastici ancora in custodia vigilata e li invitò ad obbedire agli ordini imperiali, ma la risposta fu negativa. Rimandati in prigione o in custodia vigilata, dopo sette mesi il prefetto li convocò ad Adrianopoli per sottoporli a giudizio. Le minacce e le violenze non piegarono né il vescovo né il diacono, per cui Giustino ordinò la loro decapitazione che fu dai due martiri affrontata serenamente. Prima di morire Ermete inviò un messaggio al proprio figlio perché pagasse tutti i debiti. I corpi, gettati nel fiume Ebro, ma ripescati dai cristiani, ricevettero sepoltura a dodici miglia dalla città di Eraclea in una località denominata Ogetistiron. Con ogni probabilità l'anno del martirio fu il 303, ma alcuni critici spostano la data al 304-305.
Nella passio si parla anche del prete Severo di Eraclea, ma il suo martirio non fu contemporaneo a quello del vescovo e del diacono. Nel Martirologio Siriaco e nel Geronimiano infatti, Filippo ed Ermete sono ricordati al 22, mentre Severo è festeggiato al 23 ottobre. Nel Martirologio Romano inoltre figura anche un Eusebio presente già nel Martirologio Geronimiano di cui si ignora tutto e che però non ha niente a che fare con i tre martiri sopra citati.
Nei martirologi orientali, che lo commemorano alla stessa data del 22 ottobre, Filippo è menzionato come martire di Adrianopoli e non di Eraclea, insieme ad Erma e Severo: evidentemente è stata indicata la città ove avvenne il martirio e non quella dove tenne l'episcopato.
Alcuni martirologi occidentali lo ricordano al 22 aprile, confondendolo con l'apostolo omonimo. Alcuni studiosi ritengono che questo martire vada identificato col Filippo menzionato nel Calendario marmoreo di Napoli (19 aprile), ma la critica più recente lo esclude. È più probabile invece che l’omonimo di Nivedunum nella Mesia (oggi Issaktscha) festeggiato secondo il Martirologio Siriaco ed il Geronimiano il 4 giugno, sia il santo martire di Eraclea.
Il Martirologio Romano, sempre al 22 ottobre, elenca un altro Filippo, vescovo di Fermo nel Piceno. Sembrerebbe trattarsi di due distinte persone, ma studi recenti propendono per una identificazione. La tradizione fermana sostiene che Filippo, nativo del luogo, fu il secondo vescovo della città al tempo dell’imperatore Gallo (251-53) e subì il martirio sotto Valeriano (o Aureliano) fuori della città del luogo detto «dei Pini», ma questa tradizione non è confermata da alcuna antica fonte. Infatti nessun testo antico riguardante la Chiesa di Fermo fa menzione prima del 1580 ad un Filippo martire e vescovo della città e l’assoluta mancanza di fonti per più di un millennio consiglia di non accettare la tradizione fermana. Tuttavia il fatto di un culto ad un Filippo martire a Fermo suppone l'esistenza di reliquie che con ogni probabilità sono quelle del martire di Eraclea. Lo indicherebbe la data della celebrazione al 22 ottobre coincidente con quella del vescovo di Eraclea. Lo confermerebbe il fatto, suffragato da antiche testimonianze, che il culto del santo orientale era diffuso nel Piceno. Come poi il santo di Eraclea sia divenuto un santo fermano è facilmente spiegabile, giacché nel secolo XV-XVI molte altre Chiese italiane hanno trasformato in santo del luogo personaggi di altre regioni. Di questo se ne può avere una conferma dal calendario stesso della Chiesa di Fermo perché in un manoscritto del secolo XV si legge al 22 ottobre: «S. Philippi episcopi et martyris», ma poi in una glossa posteriore (facilmente visibile) è stato aggiunto «cuius corpus iacet in ecclesia cathedralis in confessione». Evidentemente prima della aggiunta Filippo era venerato, senza alcuna indicazione, nella Chiesa di Fermo.

