Nascita - morte:
† Siracusa, Sicilia, circa 609
Festa:
23 ottobre
Etimologia:
Dall'ebraico Yôḥānān, attraverso il greco Iōánnēs e il latino Ioannes, con il significato di 'YHWH è misericordioso' o 'Dio ha fatto grazia'.
Categoria: I santi che iniziano con la lettera G
Calendario: I santi del 23 ottobre
Martirologio Romano
Fu vescovo della principale sede episcopale della Sicilia durante il pontificato di Gregorio Magno, in un periodo nel quale la Chiesa dell'isola era sottoposta a una stretta supervisione romana. Prima dell'episcopato era arcidiacono della Chiesa di Catania e nel 595 fu scelto, con il sostegno decisivo di Gregorio Magno, come successore del vescovo Massimiano. Il suo episcopato è conosciuto soprattutto attraverso l'epistolario gregoriano, che documenta la fiducia riposta in lui dal pontefice e gli incarichi ecclesiastici e amministrativi che gli furono affidati. Gregorio gli riconobbe particolare prudenza, rettitudine e capacità di giudizio e gli concesse nell'ottobre 595 l'uso del pallio. Giovanni intervenne in controversie riguardanti vescovi e istituzioni ecclesiastiche e fu coinvolto nella gestione di interessi della Chiesa romana in Sicilia. La tradizione agiografica posteriore gli attribuisce anche un dono profetico. La data della sua morte non è attestata da una fonte contemporanea e viene collocata tradizionalmente intorno al 609. Il suo culto è antico ed è celebrato il 23 ottobre, data nella quale il Martirologio Romano ricorda a Siracusa san Giovanni, vescovo.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Le notizie sulla nascita, sulla famiglia e sulla formazione di Giovanni non sono conservate. La prima informazione biografica sicura lo presenta come arcidiacono della Chiesa di Catania. Non è documentato il luogo preciso della sua nascita, né è possibile stabilire con certezza la sua età quando entrò nel clero.
La sua identificazione con l'arcidiacono Giovanni della Chiesa catanese è però saldamente collegata alle lettere di Gregorio Magno. Dopo la morte del vescovo Massimiano di Siracusa, avvenuta nel novembre 594, il papa intervenne direttamente nella scelta del successore. In una lettera indirizzata al diacono Cipriano, rettore del patrimonio ecclesiastico romano in Sicilia, Gregorio indicò Giovanni come il candidato che riteneva più adatto tra quelli disponibili. Lo descrisse come l'uomo che, dopo Massimiano, gli sembrava più degno di governare la Chiesa di Siracusa.
L'elezione alla sede di Siracusa
La scelta di Giovanni avvenne nel febbraio 595, dopo una fase nella quale erano stati considerati diversi candidati. Gregorio riferisce che una parte della comunità avrebbe preferito il presbitero Traiano, ma esprimeva riserve sulla sua idoneità al governo della sede. Il papa propose invece Giovanni, chiedendo che la sua posizione fosse esaminata e che il vescovo Leone di Catania gli concedesse il permesso di lasciare la propria diocesi qualora fosse stato eletto.
La vicenda mostra il ruolo diretto esercitato da Gregorio Magno nell'organizzazione della Chiesa siciliana. L'elezione di Giovanni non fu quindi il risultato di una semplice successione episcopale, ma si inserì nel più ampio programma di riorganizzazione ecclesiastica promosso dal pontefice nell'isola.
La consacrazione episcopale è attestata entro l'ottobre 595. In una lettera dell'ottobre di quell'anno Gregorio si riferisce infatti a Giovanni come al vescovo che era stato consacrato nella Chiesa di Siracusa. Nello stesso periodo il papa gli concesse l'uso del pallio, richiamando l'antico uso già riconosciuto al suo predecessore.
Il pallio e il governo della Chiesa
La concessione del pallio costituisce una delle attestazioni più importanti dell'episcopato di Giovanni. Gregorio dichiarò che il vescovo di Siracusa aveva ricevuto il diritto di utilizzare questa insegna secondo i tempi e le modalità riconosciuti al predecessore. Il pontefice collegò inoltre l'onore esteriore del pallio alla condotta morale richiesta a chi esercitava il ministero episcopale.
Il ruolo di Giovanni non si limitò alla sua diocesi. L'epistolario gregoriano lo mostra coinvolto in questioni patrimoniali, giudiziarie ed ecclesiastiche riguardanti diverse parti della Sicilia. La sede di Siracusa costituiva infatti uno dei principali punti attraverso i quali il pontefice esercitava la propria supervisione sull'isola. La concessione del pallio a Giovanni si inserì in questo quadro di responsabilità ecclesiastiche più ampie.
La fiducia di Gregorio Magno
Le lettere di Gregorio costituiscono la fonte principale per la conoscenza storica di Giovanni. Il pontefice gli affidò la trattazione di controversie nelle quali riteneva necessario un giudizio particolarmente prudente.
In una lettera relativa al primate della Bizacena, Gregorio si rivolse a Giovanni come a un vescovo la cui valutazione poteva essere utilizzata per affrontare una questione ecclesiastica complessa. In altre lettere il papa intervenne direttamente in controversie riguardanti beni della Chiesa di Siracusa e chiese a Giovanni di partecipare alle procedure giudiziarie affinché la Chiesa non fosse accusata di trattenere illegittimamente proprietà.
Un'altra lettera testimonia una controversia tra il monastero di San Pietro e quello di Santa Lucia a Siracusa, nella quale Gregorio cercò una soluzione attraverso una verifica dei confini dei beni interessati. La corrispondenza dimostra così che il vescovo era coinvolto anche nella tutela giuridica del patrimonio ecclesiastico e nella composizione delle controversie tra istituzioni religiose.
La tradizione sul dono profetico
Alla figura storica di Giovanni si sovrappose in seguito una tradizione agiografica che ne accentuò la santità e il discernimento soprannaturale. La Vita di Zosimo, composta probabilmente alla fine del VII secolo e conservata in una traduzione latina, racconta che Giovanni riconobbe nell'ostiario Zosimo la persona destinata a diventare abate del monastero di Santa Lucia.
L'episodio appartiene a una fonte agiografica posteriore alla vita di Giovanni e non può essere trattato come testimonianza contemporanea. La tradizione presenta la scelta di Zosimo come frutto di una particolare illuminazione del vescovo e contribuì alla successiva fama di santità e di profezia attribuita a Giovanni.
Gli ultimi anni e la morte
Giovanni è certamente documentato come vescovo ancora nei primi anni del VII secolo. L'epistolario di Gregorio Magno mostra la sua partecipazione a questioni ecclesiastiche e patrimoniali fino agli ultimi anni del pontificato. Nel gennaio 603 il suo nome compare tra i vescovi siciliani ai quali furono affidate responsabilità nell'amministrazione del patrimonio della Chiesa romana e nella cura delle popolazioni povere.
Non è invece conservata una testimonianza contemporanea che registri la data della sua morte. La tradizione riportata da Rocco Pirro la colloca intorno al 609. La data deve quindi essere considerata approssimativa. L'episcopato è generalmente compreso tra il 595 e un momento successivo al 603.
Il contesto ecclesiastico della Sicilia
Durante il pontificato di Gregorio Magno la Sicilia ebbe un ruolo importante nella politica ecclesiastica romana. Il pontefice intervenne frequentemente nella scelta dei vescovi, nella disciplina del clero e nell'amministrazione dei patrimoni della Chiesa romana presenti nell'isola. Siracusa occupava una posizione di particolare rilievo all'interno di questa organizzazione.
L'episcopato di Giovanni si inserì direttamente in questo programma. La sua elezione nel 595, la concessione del pallio e le numerose questioni affidategli dall'autorità pontificia mostrano il peso assunto dalla sede siracusana nel sistema ecclesiastico siciliano dell'epoca.
La memoria liturgica
Il 23 ottobre Giovanni è ricordato dal Martirologio Romano con una formula molto sobria, che concentra la memoria sulla sua sede episcopale e sulle qualità riconosciutegli da Gregorio Magno: condotta morale, senso della giustizia, saggezza, prudenza e dedizione agli impegni della Chiesa. La memoria liturgica non conserva invece una narrazione dettagliata della sua vita.
Curiosità
- Una lettera di Gregorio Magno conferma che Giovanni ricevette il pallio nell'ottobre 595, pochi mesi dopo la sua elezione alla sede di Siracusa.
- La Vita di Zosimo conserva una tradizione secondo la quale Giovanni avrebbe riconosciuto nel giovane ostiario destinato a diventare abate una particolare vocazione spirituale. La fonte, tuttavia, è posteriore di molti decenni agli eventi narrati.
- Il nome Giovanni deriva dall'ebraico Yôḥānān e significa 'YHWH è misericordioso' o 'Dio ha fatto grazia'.
Cronologia
- Novembre 594 - Muore il vescovo Massimiano di Siracusa.
- Febbraio 595 - Gregorio Magno indica Giovanni, arcidiacono della Chiesa di Catania, come candidato alla successione di Massimiano.
- 595 - Giovanni viene eletto e consacrato vescovo di Siracusa.
- Ottobre 595 - Gregorio Magno concede a Giovanni l'uso del pallio.
- 597 - Giovanni è coinvolto nella soluzione di una controversia relativa ai confini tra istituzioni monastiche di Siracusa.
- 599 - Giovanni interviene in controversie giudiziarie riguardanti proprietà della Chiesa di Siracusa.
- Gennaio 603 - Giovanni è ricordato tra i principali vescovi della Sicilia e coinvolto nella collaborazione con gli amministratori del patrimonio della Chiesa romana.
- Circa 609 - La tradizione tramandata da Rocco Pirro colloca in questo periodo la morte di Giovanni.
Valutazione storico-critica
- L'esistenza storica di Giovanni e il suo episcopato a Siracusa sono solidamente attestati dall'epistolario di Gregorio Magno, fonte contemporanea agli ultimi anni della sua vita e particolarmente importante per la storia ecclesiastica della Sicilia.
- L'identificazione di Giovanni come precedente arcidiacono della Chiesa di Catania è direttamente collegata alla lettera con cui Gregorio Magno ne sostenne l'elezione dopo la morte di Massimiano.
- La cronologia dell'elezione è meglio fissata al 595, non al 593. Il riferimento al 593 presente in alcune ricostruzioni moderne deriva da una cronologia errata o da una confusione con altri episodi dell'organizzazione ecclesiastica siciliana. Le lettere gregoriane collocano la scelta di Giovanni dopo la morte di Massimiano nel novembre 594 e attestano il suo episcopato nell'ottobre 595.
- La morte intorno al 609 non è attestata dall'epistolario contemporaneo. Essa deriva dalla ricostruzione di Rocco Pirro e dalla tradizione successiva; il dato storicamente più prudente è che Giovanni fosse certamente vescovo nel 603 e che la sua morte sia avvenuta successivamente.
- Le qualità morali attribuite a Giovanni hanno una base contemporanea particolarmente autorevole, poiché Gregorio Magno lo presenta nelle proprie lettere come un uomo degno di fiducia e gli affida delicate questioni ecclesiastiche e giudiziarie. La successiva fama del dono profetico appartiene invece alla tradizione agiografica della Vita di Zosimo.
- Non sono documentati con sicurezza la nascita, la famiglia, la formazione, l'appartenenza a un ordine religioso, il luogo preciso della morte e la conservazione attuale delle sue reliquie.
- Il culto di Giovanni è antico e la sua memoria liturgica al 23 ottobre è attestata dal Martirologio Romano. Non risulta una causa di canonizzazione nel senso moderno, poiché il suo culto appartiene alla fase anteriore alla moderna disciplina delle canonizzazioni.
Fonti e bibliografia essenziale
- Gregorio Magno, Registrum Epistularum, Libro V, lettera 17, a Cipriano: testimonia la morte di Massimiano e la proposta di Giovanni, arcidiacono di Catania, come suo successore.
- Gregorio Magno, Registrum Epistularum, Libro VI, lettera 18, a Giovanni, vescovo di Siracusa: documenta la concessione del pallio nell'ottobre 595.
- Gregorio Magno, Registrum Epistularum, Libro VI, lettera 44 e Libro IX, lettere 59 e 92: documentano diversi interventi di Giovanni nelle questioni ecclesiastiche e giudiziarie della Sicilia.
- Vita S. Zosimi episcopi Syracusani, BHL 9026, fonte agiografica posteriore che conserva la tradizione relativa alla scelta di Zosimo da parte del vescovo Giovanni. La redazione greca è generalmente collocata alla fine del VII secolo e il testo è giunto attraverso una traduzione latina.
- Rocco Pirro, Sicilia sacra, II, Palermo, 1644: fonte storica posteriore per la successione dei vescovi di Siracusa e per la tradizionale collocazione della morte di Giovanni intorno al 609.
Biografia
A cura di Ottavio Garan
Arcidiacono della Chiesa catanese, nel febbraio 593 fu designato alla sede di Siracusa da san Gregorio Magno, ansioso di dare un degno successore a san Massimiano, ch’era stato suo precettore nella vita monastica e successivamente suo vicario in Sicilia. Nell’ottobre dello stesso anno il pontefice concesse a Giovanni l’uso del pallio, che tuttavia in quel tempo non era ancora privilegio dei metropoliti, e scrisse al suo rettore, Cipriano, affinché con amabili maniere inducesse Leone, vescovo di Catania, a cedere a Giovanni un sacerdote, che gli fosse di sollievo e di aiuto nel governo della sua Chiesa.
Giovanni fu veramente emulo di san Massimiano e san Gregorio intrattenne con lui rapporti affettuosi, di cui sono testimonianza le moltissime lettere che gli indirizzò.
Alcuni in Sicilia, a proposito di certe usanze introdotte nella riforma liturgica promossa da san Gregorio e credute novità, mormoravano contro di lui quasi volesse abbandonare le tradizioni romane per seguire quelle greche. Il santo pontefice non disdegnò di giustificarsi e incaricò Giovanni di spiegare, a Catania o a Siracusa, dove alternativamente ogni anno si teneva il concilio dell’isola, che le asserite novità altro non erano die antichi riti ripristinati, astraendo dalle consuetudini dei greci.
Per effetto della fervida opera di san Gregorio, alla Sicilia, come nota il Pace, «né prima né poi toccò tanta partecipazione ai negozi della Chiesa universale cui, in meno di cento anni [fra il VII e l’VIII secolo] diede cinque pontefici».
San Gregorio prescelse Giovanni per molteplici incarichi in cui rifulse per prudenza, equità e dottrina. Gli affidò di reggere il patrimonio della Chiesa romana, nella provincia siracusana, che abbracciava allora metà della Sicilia, tagliata trasversalmente dal corso dei due fiumi Imera: l’uno che sboccava nel Tirreno preso l’attuale Termini Imerese, l’altro, corrispondente al Salso, che sfocia nel Mediterraneo presso Licata.
A lui e all’ex console Leonzio, pretore dell’isola, rimise per la decisione una lite tra Domenziano, metropolita dell’Armenia, tutore dei figli dell’imperatore Maurizio, e Decio, vescovo di Lilibeo «perché sono sicuro della santità e sollecitudine di Giovanni, e quando egli giudica, né alcuno può essere ingannato, né la Chiesa aver pregiudizio». Furono parimenti affidati al vescovo di Siracusa i casi delicati di Cremenzio, primate dell’Africa Bizacena e di Lucilio, vescovo di Malta. L’espletamento di affari di tanta fiducia e le lodi uscite dalla penna di un tanto uomo, qual era san Gregorio, il quale arriva a scrivere: «postquam fratrem Ioannem vidistis, in eo et nos vidisse credimus» mostrano bene qual dovesse essere il nostro santo.
Si spiega quindi come il biografo di san Zosimo, che fu anch’egli vescovo di Siracusa, narrando dei lume profetico col quale Giovanni scelse l’ostiario Zosimo ad abate del monastero di santa Lucia, dica che egli «era uomo venerando per la sua santità, singolare per la sua virtù, in grandissima fama per il dono delle profezie e celebrato con ogni elogio».
Secondo il Pirro, Giovanni si addormentò nel Signore circa il 609. La Chiesa siracusana lo ricorda il 23 ottobre.
Una bolla plumbea di Giovanni venne riconosciuta da E. Stevenson nel Museo del camposanto teutonico in Roma, scritta in più righe da ambo i lati.

