San Proclo di Costantinopoli

Vescovo

Festa: 24 ottobre

Nascita-morte: Costantinopoli, Impero romano d'Oriente, circa 385 - Costantinopoli, Impero romano d'Oriente, 446

Nascita - morte:
Costantinopoli, Impero romano d'Oriente, circa 385 - Costantinopoli, Impero romano d'Oriente, 446

Festa:
24 ottobre

Categoria: I santi che iniziano con la lettera P

Calendario: I santi del 24 ottobre

Martyrologium Romanum Martirologio Romano

A Costantinopoli, san Proclo, vescovo, che proclamò coraggiosamente la beata Maria come Madre di Dio e riportò dall’esilio nella città con solenne processione il corpo di san Giovanni Crisostomo, meritando per questo nel Concilio Ecumenico di Calcedonia l’appellativo di Magno.

Fu una delle figure ecclesiastiche più importanti della capitale dell'Impero romano d'Oriente nella prima metà del V secolo. Nato probabilmente a Costantinopoli intorno al 385, si formò nell'ambiente ecclesiastico della città e divenne collaboratore del patriarca Attico, che lo ordinò diacono e sacerdote. La sua carriera fu inizialmente segnata da due tentativi di accedere alla sede costantinopolitana e dall'episodio della sua designazione a vescovo di Cizico, sede che gli abitanti rifiutarono di accogliere. Proclo acquistò quindi grande fama come predicatore nella capitale e intervenne nelle controversie cristologiche che precedettero e seguirono il concilio di Efeso del 431, difendendo l'uso del titolo Theotokos, 'Madre di Dio', attribuito a Maria. Divenuto arcivescovo di Costantinopoli nel 434, esercitò il ministero fino alla morte, tradizionalmente collocata nel 446. Nel 438 promosse il trasferimento a Costantinopoli delle reliquie di san Giovanni Crisostomo. Il suo nome è inoltre legato alla tradizione relativa all'affermazione liturgica del Trisagion durante i terremoti che colpirono la capitale. La memoria liturgica cattolica ricorre il 24 ottobre.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Le informazioni sulla nascita e sulla famiglia di Proclo sono molto scarse. Le fonti antiche e gli studi moderni lo collocano generalmente a Costantinopoli e fanno risalire la nascita a circa il 385. Non sono noti con sicurezza i suoi genitori, la sua famiglia di origine o le circostanze della sua prima formazione. La sua successiva abilità oratoria mostra una solida preparazione retorica, ma non sono documentati nei particolari gli studi compiuti. L'Oxford Classical Dictionary sottolinea che nulla di sicuro è noto sulla sua famiglia e sulla sua condizione sociale e collega la sua formazione all'ambiente culturale della capitale.
Una tradizione posteriore presenta Proclo come discepolo di san Giovanni Crisostomo. Il rapporto personale diretto fra i due, tuttavia, non è altrettanto sicuro quanto la tradizione agiografica lascia intendere. Le fonti più vicine agli eventi collocano Proclo al servizio del patriarca Attico, successore di Giovanni Crisostomo, dal quale ricevette il diaconato e successivamente il presbiterato. Proclo divenne inoltre suo segretario e collaboratore nella redazione dei testi ecclesiastici.

La candidatura alla sede di Costantinopoli
Dopo la morte di Attico nel 425, Proclo fu tra i candidati alla successione. Fu però eletto Sisinnio, che occupò la sede dal 426 al 427. Secondo Socrate Scolastico, Sisinnio ordinò Proclo vescovo di Cizico. Gli abitanti della città, tuttavia, non accettarono il nuovo vescovo e procedettero alla scelta di Dalmato. Proclo rimase quindi a Costantinopoli, dove acquistò crescente notorietà come predicatore.
La situazione ecclesiastica della capitale divenne ancora più complessa dopo la morte di Sisinnio. Nel 428 l'imperatore Teodosio II favorì l'elezione di Nestorio, presbitero di Antiochia. La controversia suscitata da Nestorio sul modo corretto di parlare dell'incarnazione e del titolo attribuito a Maria avrebbe portato alla deposizione del patriarca nel concilio di Efeso del 431. Proclo si trovò così inserito nel principale conflitto cristologico del suo tempo.

La difesa del titolo Theotokos
Quando era ancora vescovo designato di Cizico e risiedeva a Costantinopoli, Proclo pronunciò davanti a Nestorio una celebre omelia sulla Vergine Maria. Il testo difende esplicitamente il titolo Theotokos, cioè 'Madre di Dio', collegandolo alla reale unità della persona di Cristo nell'incarnazione. L'omelia è considerata una delle testimonianze più significative della predicazione cristologica dell'epoca immediatamente precedente al concilio di Efeso.
La predicazione di Proclo non fu quindi soltanto un'espressione di devozione mariana. Il titolo Theotokos aveva per lui una precisa funzione cristologica: affermare che colui che nacque da Maria è realmente il Verbo incarnato. La sua posizione si inseriva nel confronto con Nestorio e con le diverse interpretazioni della relazione tra la divinità e l'umanità di Cristo.
Dopo la deposizione di Nestorio, la sede di Costantinopoli passò a Massimiano. Soltanto alla morte di quest'ultimo, nel 434, Proclo divenne finalmente arcivescovo della capitale. Socrate Scolastico riferisce che l'imperatore Teodosio II ordinò ai vescovi presenti a Costantinopoli di procedere immediatamente alla sua installazione, anche in considerazione dell'approvazione ricevuta dal vescovo di Roma Celestino I.

L'episcopato a Costantinopoli
Proclo governò la Chiesa di Costantinopoli dal 434 fino alla morte, generalmente collocata nel 446. Il suo episcopato si svolse in un periodo caratterizzato dalle tensioni conseguenti al concilio di Efeso e dalle discussioni cristologiche che avrebbero continuato a svilupparsi fino al concilio di Calcedonia del 451.
La sua azione appare caratterizzata da una ricerca di conciliazione senza rinunciare alle posizioni cristologiche che considerava ortodosse. Un episodio significativo riguarda la controversia sorta intorno ad alcuni testi attribuiti a Teodoro di Mopsuestia. In una lettera conosciuta come Tomo di Proclo, indirizzata ai vescovi armeni, egli affrontò alcune proposizioni cristologiche controverse. La questione suscitò ulteriori discussioni, perché alcuni erano disposti a condannare le proposizioni ma non la memoria dell'autore cui erano attribuite. Proclo precisò allora di non voler attribuire personalmente quelle proposizioni a Teodoro né promuoverne la condanna personale.

Il ritorno delle reliquie di Giovanni Crisostomo
Uno degli episodi più importanti del suo episcopato fu il trasferimento a Costantinopoli delle reliquie di san Giovanni Crisostomo nel 438. Giovanni era morto in esilio a Comana nel 407 e la sua deposizione aveva lasciato una profonda frattura nella comunità della capitale.
Proclo aveva pronunciato una solenne omelia in onore del suo predecessore e maestro, suscitando tra i fedeli il desiderio che le sue reliquie fossero riportate nella capitale. Teodosio II autorizzò il trasferimento. Le reliquie furono portate a Costantinopoli e deposte nella chiesa dei Santi Apostoli. L'iniziativa contribuì alla riconciliazione della comunità con quanti avevano continuato a considerare ingiusta la deposizione di Giovanni.
Il Martirologio Romano ricorda espressamente questo episodio insieme alla difesa del titolo di Maria come Madre di Dio e attribuisce a Proclo l'appellativo di 'Magno' in relazione alla considerazione di cui avrebbe goduto nel contesto del concilio di Calcedonia.

I terremoti e la tradizione del Trisagion
Durante l'episcopato di Proclo Costantinopoli e altre regioni dell'Impero furono colpite da violenti terremoti. Le fonti agiografiche raccontano che, durante una processione penitenziale guidata dal patriarca e dall'imperatore, un ragazzo sarebbe stato sollevato miracolosamente in aria e avrebbe udito gli angeli cantare il Trisagion. Dopo essere ricaduto tra la folla avrebbe riferito quanto aveva udito e il popolo avrebbe iniziato a cantare l'inno.
Il racconto appartiene alla tradizione relativa all'origine o alla diffusione liturgica del Trisagion e non può essere assunto senza riserve come resoconto storico dell'introduzione dell'inno. Le fonti antiche collegano comunque il Trisagion al periodo di Proclo e ai terremoti che colpirono Costantinopoli.

Gli scritti
Proclo fu soprattutto un predicatore. Gli sono attribuite numerose omelie e lettere, ma l'autenticità di alcuni testi rimane discussa. La tradizione manoscritta e gli studi moderni hanno consentito di rivalutare diversi suoi scritti, mentre una parte del corpus trasmesso sotto il suo nome non può essere accettata senza riserve.
Tra le opere più importanti si trovano le omelie cristologiche e mariane, compresa quella sulla Theotokos pronunciata alla presenza di Nestorio, e lettere teologiche relative alle controversie del tempo. La ricerca contemporanea considera Proclo una figura di primo piano nello sviluppo della predicazione bizantina e nella formulazione teologica del culto della Vergine nell'antichità tarda.

Morte e memoria liturgica
Proclo morì a Costantinopoli nel 446, secondo la cronologia generalmente accettata dagli studi moderni. La data precisa del giorno della morte non è altrettanto sicura nelle fonti antiche; il 24 luglio 446 è una data tradizionalmente riportata in alcune fonti moderne, mentre la memoria liturgica cattolica ricorre il 24 ottobre. Le tradizioni bizantine e greco-slave lo commemorano invece il 20 novembre.
Il culto di Proclo è antico. Il suo nome compare in diversi calendari e martirologi orientali e occidentali, con date differenti. Il Martirologio Romano lo commemora il 24 ottobre come vescovo di Costantinopoli.

Proclo e la controversia nestoriana
L'importanza di Proclo nella controversia cristologica deriva soprattutto dalla sua omelia sulla Theotokos. Il testo fu pronunciato quando Nestorio era ancora vescovo di Costantinopoli e costituisce una testimonianza diretta della crescente tensione teologica intorno al modo di esprimere l'unità di Cristo. Proclo sostiene che chiamare Maria Theotokos protegge la dottrina dell'incarnazione e dell'unità tra la divinità e l'umanità di Cristo. L'omelia appartiene quindi al contesto immediatamente precedente al concilio di Efeso del 431.

La tradizione su Giovanni Crisostomo
Il rapporto fra Proclo e Giovanni Crisostomo è attestato in maniera più solida dalla tradizione relativa alla venerazione e al ritorno delle reliquie di Giovanni che non dai particolari della formazione personale di Proclo. La tradizione bizantina fece di Proclo un discepolo diretto del grande patriarca, ma la ricerca moderna considera più sicuro il suo rapporto con l'ambiente ecclesiastico di Attico.

Culto e date della memoria
La differenza tra il 24 ottobre e il 20 novembre non costituisce una contraddizione sull'identità del santo. Le due date appartengono a tradizioni liturgiche differenti. Il 24 ottobre è attestato nel Martirologio Romano e in antichi calendari orientali, mentre il 20 novembre è legato alla tradizione bizantina e greco-slava.

Curiosità
- Proclo è probabilmente il primo arcivescovo di Costantinopoli per il quale gli studi moderni ritengono altamente probabile una nascita nella stessa capitale.
- Una delle sue omelie più celebri fu pronunciata davanti a Nestorio e costituì una netta difesa del titolo Theotokos prima del concilio di Efeso.
- La tradizione relativa all'origine o alla diffusione del Trisagion durante i terremoti di Costantinopoli comprende il racconto di un ragazzo miracolosamente sollevato in aria che avrebbe udito il canto degli angeli. L'episodio appartiene alla tradizione agiografica.

Cronologia
- Circa 385 - Nascita di Proclo, probabilmente a Costantinopoli.
- 406-425 - È attivo nell'ambiente del patriarca Attico di Costantinopoli; viene ordinato diacono e successivamente sacerdote e svolge funzioni di segretario.
- 425 - Dopo la morte di Attico, Proclo è tra i candidati alla successione alla sede di Costantinopoli; viene eletto Sisinnio.
- 426-427 - Sisinnio ordina Proclo vescovo di Cizico, ma gli abitanti della città non lo accolgono e Proclo rimane a Costantinopoli.
- 430 circa - Pronuncia a Costantinopoli l'omelia sulla Theotokos alla presenza di Nestorio.
- 431 - Il concilio di Efeso depone Nestorio; Proclo rimane candidato alla sede di Costantinopoli, ma viene eletto Massimiano.
- 434 - Alla morte di Massimiano, Proclo diventa arcivescovo di Costantinopoli.
- 436 - Interviene nella controversia relativa a proposizioni attribuite a Teodoro di Mopsuestia e redige il cosiddetto Tomo di Proclo.
- 438 - Promuove il trasferimento da Comana a Costantinopoli delle reliquie di san Giovanni Crisostomo.
- 439 - Interviene nella scelta di Talassio come vescovo di Cesarea di Cappadocia.
- 437 circa - La tradizione colloca durante il suo episcopato i grandi terremoti di Costantinopoli e il racconto dell'origine o della diffusione del Trisagion.
- 446 - Morte di Proclo a Costantinopoli.

Valutazione storico-critica
- La figura storica di Proclo è ben attestata. Le fonti ecclesiastiche del V secolo e gli studi moderni concordano sulla sua attività a Costantinopoli, sull'episcopato di Cizico, sull'elezione alla sede costantinopolitana nel 434 e sulla sua morte nel 446.
- Le notizie sulla sua infanzia, sulla famiglia e sulla formazione sono molto più incerte. La nascita a Costantinopoli intorno al 385 è una ricostruzione plausibile e ampiamente accettata, ma non sono disponibili dati biografici dettagliati sui suoi primi anni.
- L'affermazione secondo cui Proclo sarebbe stato discepolo diretto di Giovanni Crisostomo appartiene a una tradizione antica ma non possiede lo stesso grado di certezza delle notizie relative al suo servizio presso Attico.
- L'omelia sulla Theotokos è una testimonianza di primaria importanza per comprendere la posizione cristologica di Proclo alla vigilia del concilio di Efeso. La sua autenticità e il suo inserimento nel contesto della controversia con Nestorio sono sostenuti dalla moderna ricerca patristica.
- Il trasferimento delle reliquie di Giovanni Crisostomo nel 438 è uno degli episodi meglio attestati del suo episcopato e occupa un posto centrale anche nella memoria liturgica cattolica di Proclo.
- La tradizione del ragazzo sollevato in cielo durante i terremoti e l'associazione di questo episodio con l'origine o la diffusione del Trisagion appartengono alla tradizione agiografica. Il collegamento cronologico con i terremoti del periodo di Proclo è antico, ma il carattere miracoloso del racconto non costituisce una testimonianza storica contemporanea indipendente.
- La data del 446 per la morte è generalmente accettata dalla storiografia moderna, mentre il giorno preciso del decesso presenta maggiore incertezza. La data del 24 luglio 446, frequentemente riportata in repertori moderni, non deve essere confusa con la festa liturgica cattolica del 24 ottobre.
- Il culto di Proclo è antico e storicamente attestato in differenti tradizioni liturgiche. La diversa data della commemorazione, 24 ottobre in Occidente e 20 novembre nelle principali tradizioni bizantine e slave, riflette differenti calendari liturgici.

Fonti e bibliografia essenziale
- Socrate Scolastico, Historia Ecclesiastica, libro VII, capitoli 28 e 40, fonte antica fondamentale per la carriera ecclesiastica di Proclo, la designazione a Cizico e la successione a Massimiano.
- Acta Sanctorum, 24 ottobre, De S. Proclo, episcopo Constantinopolitano, commento storico dedicato alle fonti liturgiche, alla cronologia e alla tradizione relativa al santo.
- Maximos Constas, Proclus of Constantinople and the Cult of the Virgin in Late Antiquity: Homilies 1-5, Texts and Translations, Brill, Leiden 2003, studio fondamentale sulla vita, la teologia e le omelie mariane di Proclo.
- Maximos Constas, voce Proclus Constantinopolitanus, in Oxford Classical Dictionary, Oxford University Press, studio moderno sulla biografia e sul contesto ecclesiastico e culturale di Proclo.
- Andrew Radde-Gallwitz, 'Proclus of Constantinople, Homily on the Holy Virgin Theotokos', in The Cambridge Edition of Early Christian Writings, Cambridge University Press, 2022, pp. 577-584.
- Patrologia Graeca, vol. 65, pp. 651-888, raccolta fondamentale delle opere attribuite a Proclo, comprese omelie e lettere, con problemi di autenticità per una parte del corpus.
- Syriaca.org, 'Proclus of Constantinople', repertorio specialistico che registra Proclo come vescovo di Cizico e patriarca di Costantinopoli e colloca la morte nel 446/447.

Aggiunto/modificato il 5 ottobre 2026