San Serapione di Antiochia

Vescovo

Festa: 30 ottobre

Nascita-morte: † Antiochia di Siria, attuale Antakya, Turchia, circa 211

Nascita - morte:
† Antiochia di Siria, attuale Antakya, Turchia, circa 211

Festa:
30 ottobre

Etimologia:
Dal greco Serapíōn, nome personale derivato da Serapide, divinità del mondo ellenistico-egiziano.

Emblema:
Abiti episcopali.

Categoria: I santi che iniziano con la lettera S

Calendario: I santi del 30 ottobre

Martyrologium Romanum Martirologio Romano

Commemorazione di san Serapione, vescovo di Antiochia, che, rinomato per erudizione e dottrina, lasciò non minore fama di santità.

Fu vescovo della comunità cristiana di Antiochia di Siria tra la fine del II e l’inizio del III secolo. La sua figura è nota soprattutto grazie alla Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea, che conserva notizie e frammenti delle sue lettere. Intervenne nelle controversie dottrinali del suo tempo, in particolare contro la cosiddetta Nuova Profezia montanista e nella discussione sull’autenticità del Vangelo attribuito all’apostolo Pietro. La vicenda della comunità di Rhossus, alla quale si rivolse dopo avere esaminato il testo apocrifo, costituisce una testimonianza significativa del discernimento dei libri cristiani nei primi secoli. Sono invece sconosciuti la sua famiglia, la formazione e le circostanze della morte. La successione episcopale lo colloca prima di Asclepiade, mentre la tradizione liturgica occidentale ne celebra la memoria il 30 ottobre. Il suo rilievo storico deriva dunque principalmente dall’attività pastorale e dalla testimonianza scritta, benché delle opere originali sopravvivano soltanto brevi estratti trasmessi da altri autori.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

L’episcopato ad Antiochia
Serapione (Serapion; Serapion Antiochenus; Σεραπίων) guidò la Chiesa di Antiochia, importante centro del cristianesimo antico, in un periodo caratterizzato da intensi scambi tra le comunità dell’Oriente romano. La cronologia tradizionale colloca il suo episcopato intorno al 190 o 191 e la morte intorno al 211. Le date sono ricostruzioni storiche, non estremi attestati da un documento personale datato.
Eusebio di Cesarea ricorda Serapione fra i vescovi e gli scrittori ecclesiastici del suo tempo. Nel libro VI della Storia ecclesiastica riferisce che, alla sua morte, gli succedette Asclepiade. Non sono conservate notizie attendibili sulla sua origine familiare, sulla sua giovinezza o sulla consacrazione episcopale.

La controversia montanista
Nel libro V della Storia ecclesiastica, Eusebio cita una lettera indirizzata da Serapione a Carico e Ponzio, nella quale il vescovo prende posizione contro il movimento della Nuova Profezia, comunemente chiamato montanismo. Il frammento ricorda anche lettere di Claudio Apollinare, vescovo di Gerapoli, segno della circolazione di testi polemici e dell’interazione tra diverse Chiese.
La testimonianza non permette di ricostruire ogni fase dell’intervento di Serapione, ma attesta la sua partecipazione a un dibattito che coinvolgeva più sedi episcopali.

La questione del Vangelo di Pietro
L’episodio meglio documentato riguarda Rhossus, centro della regione siriaca. Durante una visita pastorale Serapione aveva consentito, in un primo momento, la lettura di un testo presentato come Vangelo di Pietro, senza averlo personalmente esaminato. Informato successivamente delle controversie sorte nella comunità, ne procurò una copia e lo lesse.
Nel frammento conservato da Eusebio, il vescovo distingue gli apostoli dagli scritti loro falsamente attribuiti. Pur riconoscendo che gran parte del testo appariva compatibile con l’insegnamento cristiano, vi individuava aggiunte considerate incompatibili con la fede professata dalla sua Chiesa. Collegò inoltre l’uso del libro a gruppi di orientamento doceta.
Questo intervento non equivale a una definizione generale e definitiva del canone biblico, ma testimonia un concreto controllo episcopale sull’uso comunitario di un testo apostolico contestato. Non è dimostrato che il frammento del Vangelo di Pietro ritrovato in età moderna coincida integralmente con il libro esaminato da Serapione.

Altri scritti e ultimi anni
Eusebio menziona inoltre una comunicazione rivolta a Domnino, che durante una persecuzione aveva abbandonato la fede cristiana per pratiche giudaiche, secondo la descrizione polemica della fonte. Non conosciamo il testo completo né gli sviluppi personali di questa vicenda.
La morte di Serapione è collocata tradizionalmente intorno al 211. Eusebio ne attesta la successione, ma non indica con certezza il giorno della morte, le circostanze del decesso o il luogo della sepoltura.
 

Approfondimenti

Le opere e la loro trasmissione
I frammenti di Serapione giungono principalmente attraverso le citazioni inserite da Eusebio nella Storia ecclesiastica, libri V e VI. Girolamo ne ricorda la produzione nel De viris illustribus. La trasmissione indiretta limita la possibilità di ricostruire l’insieme della sua teologia, ma permette di riconoscere alcuni ambiti precisi della sua attività.

Il culto
La memoria del 30 ottobre è attestata dalla tradizione martirologica latina. L’inserimento nei martirologi medievali è distinto dalle testimonianze antiche sulla sua attività episcopale; non è provato che il 30 ottobre corrisponda al giorno effettivo della morte.

Curiosità
- Il caso del Vangelo di Pietro è una delle testimonianze antiche più citate nei dibattiti sulla ricezione degli scritti apocrifi cristiani.
- Serapione non deve essere confuso con l’omonimo cristiano di Alessandria ricordato da Dionigi di Alessandria e da Eusebio in relazione alla penitenza dei lapsi.

Cronologia

- circa 190/191 - Inizio tradizionalmente attribuito all’episcopato di Serapione ad Antiochia.
- tra la fine del II e l’inizio del III secolo - Lettere contro la Nuova Profezia e intervento sul Vangelo di Pietro a Rhossus.
- circa 211 - Morte tradizionalmente collocata in questo periodo; gli succede Asclepiade.

Valutazione storico-critica

- L’esistenza e l’attività episcopale di Serapione sono attestate da Eusebio, che trasmette estratti delle sue opere.
- Le date dell’episcopato e della morte sono approssimative; il 30 ottobre è una data cultuale, non una prova del giorno del decesso.
- La vicenda del Vangelo di Pietro è documentata tramite citazione indiretta, non attraverso un manoscritto completo dell’opera di Serapione.
- Non risultano attestazioni sicure di miracoli, reliquie o circostanze del decesso.
- Il vescovo antiocheno è distinto dagli altri personaggi antichi chiamati Serapione.

Fonti e bibliografia essenziale

- Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, V, 19 e 22; VI, 11-12.
- Girolamo, De viris illustribus, 31.
- Patrick J. Healy, St. Serapion, The Catholic Encyclopedia, vol. 13, 1912.
- Martiniano Roncaglia, Serapione, santo, Enciclopedia Cattolica, vol. XI, 1953.

Aggiunto/modificato il 14 ottobre 2026