San Marco di Troia

Vescovo

Festa: 5 novembre

Nascita-morte: † IV sec.

Nascita - morte:
† IV sec.

Festa:
5 novembre

Categoria: I santi che iniziano con la lettera M

Calendario: I santi del 5 novembre

Martyrologium Romanum Martirologio Romano

In Puglia, san Marco, vescovo di Troia.

San Marco di Troia (Marco di Aeca, Marco di Ecano; Marcus), noto anche come Marco di Eca, è un antico vescovo venerato in Puglia e commemorato il 5 novembre. Il suo nome è legato alla città romana di Aecae, nel territorio dell'odierna Troia, in provincia di Foggia. La sua memoria è attestata dal Martirologio Geronimiano e accolta dal Martirologio Romano, ma le vicende personali restano in gran parte sconosciute. Le narrazioni agiografiche successive lo presentano in ruoli differenti, collegandolo alla sepoltura di martiri locali, a un gruppo di vescovi africani o ad altre sedi dell'Italia meridionale. Tali racconti appartengono a tradizioni formatesi a distanza di secoli dagli avvenimenti e non permettono di stabilire con certezza la cronologia dell'episcopato. La figura di Marco è particolarmente significativa per la storia del culto locale e per i problemi di identificazione fra santi omonimi. Il titolo di vescovo di Troia è una denominazione liturgica e geografica riferita all'antica Eca, non la prova che egli abbia esercitato il ministero nella città medievale di Troia.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Eca e la memoria di Marco
L'antica Aecae sorgeva nell'Apulia romana, nel territorio dove si sviluppò in seguito la città di Troia. La distinzione fra il centro antico e quello medievale è fondamentale per comprendere il titolo attribuito a san Marco. La memoria liturgica lo collega infatti a Eca, mentre la denominazione moderna di Troia serve a identificare il luogo per i lettori contemporanei. La sua esistenza viene collocata tradizionalmente nell'età tardoantica, ma non è possibile assegnargli con certezza un anno di nascita, un episcopato precisamente datato o una data di morte.

Il Martirologio Geronimiano
La testimonianza più importante per la continuità del culto è il Martirologio Geronimiano, che al 5 novembre registra la memoria di un vescovo Marco associato a Eca. Il testo, formato attraverso una trasmissione complessa e giunto in redazioni manoscritte successive, non offre una biografia. In particolare, il riferimento geografico può indicare il luogo della venerazione senza chiarire da solo tutti i particolari della sede episcopale. La notizia attesta l'antichità del ricordo, non la veridicità delle vicende attribuitegli dalle leggende posteriori.

La tradizione dei martiri Donato e Felice
Una narrazione agiografica composta nella seconda metà dell'VIII secolo presenta Marco come vescovo di Eca e lo collega ai martiri Donato e Felice. Secondo questo racconto, i due sarebbero stati uccisi a Sentianum il primo settembre durante il periodo di Massimiano; Marco, accompagnato dai chierici, ne avrebbe recuperato di notte i corpi per seppellirli nel proprio cimitero. La vicenda descrive un vescovo custode della memoria dei martiri e fornisce un quadro coerente con il ruolo assunto dai presuli nella tradizione cristiana. Non costituisce tuttavia una testimonianza contemporanea ai fatti: la distanza cronologica fra il presunto episodio e la composizione del racconto impedisce di accettarne come sicuri i particolari. La sua importanza storica riguarda anche l'esistenza, nell'VIII secolo, di una tradizione che riconosceva Marco come antico vescovo venerato a Eca.

La leggenda dei vescovi africani
Un'altra tradizione inserisce un Marco fra dodici vescovi africani che, durante la persecuzione vandalica del V secolo, sarebbero stati abbandonati su un'imbarcazione e avrebbero raggiunto le coste della Campania. Il racconto appartiene al ciclo agiografico di san Castrense. Non vi sono elementi sufficienti per identificare il protagonista con certezza con il Marco venerato a Eca. L'inserimento del suo nome in questa leggenda mostra piuttosto come le memorie locali venissero talvolta raccolte in narrazioni collettive, costruendo legami fra Chiese e santi di territori differenti. La cronologia vandalica, inoltre, non coincide con quella attribuita al vescovo nella leggenda dei martiri di età tetrarchica.

Le tradizioni su Lucera e altre città
In una Vita tarda Marco compare anche come vescovo di Lucera. La stessa narrazione conserva il ricordo di Eca come sua patria e gli attribuisce il 7 ottobre come giorno della morte e il 14 giugno come memoria festiva. Queste indicazioni divergono dal 5 novembre attestato dalla tradizione martirologica. Nel corso del Medioevo e dell'età successiva il suo nome fu associato inoltre a Frigento, Benevento, Napoli e Atina. La pluralità delle attribuzioni non dimostra che il santo abbia governato tutte queste sedi: riflette piuttosto l'espansione del culto, la circolazione dei racconti e possibili identificazioni di figure omonime.

Il problema di Marco di Atina
Particolarmente delicato è il rapporto con san Marco venerato ad Atina. Una leggenda composta da Pietro Diacono nel XII secolo lo descrive come discepolo dell'apostolo Pietro e martire al tempo di Domiziano. Questa ricostruzione lo collocherebbe nel I secolo, in un contesto molto diverso da quello del Marco di Eca. La tradizione atinate riferisce inoltre il ritrovamento del corpo e una traslazione nell'XI secolo. La critica agiografica ha osservato che l'identificazione dei due culti è possibile, ma non dimostrabile in ogni particolare. Di conseguenza non si possono attribuire al Marco di Troia il discepolato petrino, il martirio sotto Domiziano o le vicende delle reliquie di Atina come dati biografici accertati.

Il valore della memoria liturgica
La continuità del culto emerge con maggiore chiarezza delle vicende personali. Il Martirologio Romano ricorda il 5 novembre Marco come vescovo legato a Eca, oggi Troia. La formula moderna evita di adottare senza riserve gli episodi più elaborati delle leggende e conserva il nucleo essenziale della tradizione: il nome, la dignità episcopale e il legame con la località pugliese. Per la storia religiosa dell'Italia meridionale il caso di Marco mostra quanto una memoria locale possa sopravvivere anche quando la documentazione biografica originaria è andata perduta.

Biografia

A cura di Filippo Caraffa

Scrive il Delehaye nel definitivo studio che dedica a Marco in Acta SS. Novembris: «Ceterum, sub proprio nomine Marci episcopum quendam, qui vel Aecanensi ecclesiae praefuerit vel ibidem enutritus sit vel cultum solemnem consecutus fuerit, in variis documentis hagiographicis designari facile ostendietur». 
Il Martirologio Geronimiano alla data del 5 novembre ricorda un Marco vescovo, venerato ad Aeca, città della Puglia, posta nel luogo ove ora sorge Troia, senza indicare però la città dove fu presule. Una leggenda scritta nella seconda metà del secolo VIII riferisce che un «Marcus Ecanae urbis episcopus», di notte tempo con i suoi chierici rapi i corpi dei santi martiri Donato e Felice, uccisi per la fede a Sentianum il 1° settembre, sub Maximiano (286-305), e li seppellì in cimiate sua. Qualunque sia il valore del racconto, bisogna riconoscere che l’autore menziona il nome di un antico vescovo di Aeca, venerato nel suo tempo. Una Vita di san Castrense riferisce che dodici vescovi africani, durante la persecuzione vandalica del secolo V, furono abbandonati su una vecchia nave, che approdò felicemente su una spiaggia della Campania, dove essi si dispersero. Fra questi vescovi si trova un Marco, che l’autore del racconto, tardivo e di nessun valore, non inventò, ma raccolse dalle Chiese della regione pugliese. Una Vita posteriore di molti secoli ha trasformato il vescovo di Aeca in vescovo di Lucera, lo ha fatto morire il 7 ottobre e ne ha collocato la festa il 14 giugno; ma non ha potuto evidentemente dimenticare l’antica tradizione perché lo fa nascere nella città di Aeca.
Il culto di Marco si diffuse nell’Italia meridionale, dove venne commemorato in giorni diversi. Secondo un metodo proprio del periodo medievale, fu ritenuto vescovo anche di Frigento, di Benevento, di Napoli, di Atina. Fu venerato nel paese dei Marsi, dove pure fu creduto vescovo locale. Conclude il Delehaye: «De gestis S. Marci Aecanensis nihil prorsus fide dignum ad posteros traditum est... Marcum primum ecclesiae Aecanensis antistitem fuisse asserere non audeo; certe, primus est in serie episcoporum quae ex documentis authenticis confici possit».

Fonte: Bibliotheca Sanctorum

Approfondimenti

La cronologia controversa
Le tradizioni relative a Marco lo collocano in contesti che vanno dall'età delle persecuzioni imperiali del IV secolo alla persecuzione vandalica del V secolo. Il collegamento con i martiri Donato e Felice favorisce una collocazione più antica; il racconto dei vescovi africani ne presuppone una successiva. Nessuna delle due narrazioni, essendo tarda, risolve il problema. Anche le indicazioni cronologiche dei repertori moderni oscillano fra IV e V secolo.

La critica agiografica
Hippolyte Delehaye, nello studio del dossier agiografico pubblicato negli Acta Sanctorum di novembre, ha sottolineato la differenza fra l'antica attestazione del culto e l'impossibilità di ricostruire con sicurezza le gesta del vescovo. L'assenza di una Vita contemporanea e la varietà delle tradizioni rendono incerta anche l'affermazione che Marco sia stato il primo vescovo della sede. L'antichità della sua memoria non coincide con la prova di un episcopato precisamente databile.

Curiosità
- Il nome di Troia nella denominazione moderna del santo si riferisce alla città pugliese, non alla città dell'epica omerica.
- Una tradizione tarda propone per Marco il 14 giugno come festa, mentre il Martirologio Romano lo commemora il 5 novembre.

Cronologia

- Età tardoantica, data non accertata - Periodo nel quale viene tradizionalmente collocata la figura del vescovo Marco.
- Seconda metà dell'VIII secolo - Composizione della narrazione che collega Marco alla sepoltura dei martiri Donato e Felice.
- XII secolo - Pietro Diacono compone la leggenda di Marco di Atina, figura successivamente confrontata con il vescovo di Eca.
- 5 novembre - Memoria di Marco di Eca nella tradizione martirologica.

Valutazione storico-critica

- L'attestazione martirologica del nome Marco presso Eca costituisce il nucleo più antico e solido del culto.
- Non risultano ricostruibili con certezza nascita, morte, successione episcopale e attività pastorale.
- La narrazione sui martiri Donato e Felice è tarda e non prova i dettagli biografici attribuiti a Marco.
- La leggenda dei dodici vescovi africani appartiene a un diverso quadro cronologico e non consente un'identificazione certa.
- Le attribuzioni a Lucera, Frigento, Benevento, Napoli e Atina riflettono tradizioni differenti, non una sequenza documentata di incarichi.
- L'identificazione con Marco di Atina resta discussa; la leggenda del martirio sotto Domiziano non può essere trasferita al vescovo di Eca come dato sicuro.
- Il 5 novembre è la memoria liturgica attestata; il giorno della morte rimane sconosciuto.

Fonti e bibliografia essenziale

- Martyrologium Romanum, elogio di san Marco vescovo di Eca al 5 novembre.
- Martirologio Geronimiano, commemorazione del vescovo Marco associato a Eca al 5 novembre, secondo le notizie riportate negli studi agiografici.
- Hippolyte Delehaye, studio agiografico su Marco di Eca negli Acta Sanctorum, novembre, richiamato nella ricostruzione storico-critica moderna.
- Secretariado Nacional de Liturgia del Portogallo, Martirológio Romano, 5 novembre.

Aggiunto/modificato il 17 ottobre 2026