San Menna del Sannio
Eremita
Festa: 11 novembre
Nascita-morte: Vitulano, Benevento, circa 500 d.C. - Sannio, Molise, circa VI sec.
Nascita - morte:
Vitulano, Benevento, circa 500 d.C. - Sannio, Molise, circa VI sec.
Festa:
11 novembre
Etimologia:
E' forma di un nome antico
Emblema:
Abito da eremita, talvolta raffigurato anziano in atteggiamento di preghiera
Categoria: I santi che iniziano con la lettera M
Calendario: I santi del 11 novembre
Martirologio Romano
Fù un eremita vissuto nell'Italia meridionale durante il VI secolo. La sua figura è eccezionalmente significativa perché papa Gregorio Magno, nei Dialoghi, ne parla come di un uomo conosciuto da molti contemporanei e morto soltanto pochi anni prima della composizione dell'opera. Il racconto gregoriano, pur appartenendo a un genere letterario ricco di episodi prodigiosi, costituisce una testimonianza assai più vicina agli eventi delle successive biografie locali. Menna conduceva un'esistenza povera, sostenendosi anche con alcuni alveari, e acquistò fama per il rigore morale. Il suo culto si radicò soprattutto nel territorio di Vitulano e di Sant'Agata de' Goti, dove la tradizione ne conserva la memoria e racconta traslazioni delle reliquie. È distinto dal più celebre san Menna martire egiziano, anch'egli commemorato l'11 novembre. Le notizie relative alla nascita nobile, all'esatta ubicazione dell'eremo e alla cronologia delle traslazioni appartengono a tradizioni posteriori che richiedono prudenza.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
La testimonianza di Gregorio Magno
La fonte più antica e importante per Menna è il libro III, capitolo 26, dei Dialoghi di Gregorio Magno, redatti alla fine del VI secolo. Il pontefice lo presenta come un eremita del Sannio morto da circa dieci anni e noto a numerose persone della regione. L'affermazione è particolarmente rilevante: non siamo di fronte soltanto a un nome trasmesso da un martirologio tardo, ma alla memoria di un asceta collocato in un ambiente geografico e umano prossimo all'autore.
Il riferimento a circa dieci anni dalla morte non permette di fissare con esattezza un giorno o un anno, poiché dipende dalla datazione dei Dialoghi e dalla natura approssimativa dell'espressione. L'indicazione di una morte intorno al 583, diffusa in alcune tradizioni, deve pertanto essere considerata una ricostruzione convenzionale, non un dato anagrafico certo.
Gregorio non fornisce il nome dei genitori, la data di nascita né una genealogia. L'attribuzione di origini nobili e la nascita a Vitulano sono elementi della memoria locale successiva. Il collegamento del santo al territorio vitulanese è storicamente importante per la storia del culto, ma non deve essere confuso con un certificato contemporaneo di nascita.
La vita solitaria nel Sannio
Menna viveva in solitudine e possedeva pochi alveari per il proprio sostentamento. È un dettaglio concreto, tramandato da Gregorio, che caratterizza una forma di ascesi povera e indipendente. Il santo non appare come fondatore di un grande monastero o titolare di un ufficio ecclesiastico: il suo prestigio nasce dall'autorità personale riconosciutagli da chi viveva nella regione.
Il Sannio del VI secolo attraversò profonde trasformazioni politiche, comprese le conseguenze delle guerre e dell'insediamento longobardo. Nei Dialoghi compare infatti un Longobardo che tenta di sottrarre le api dell'eremita. L'episodio appartiene alla narrazione religiosa di Gregorio, ma conserva anche un riferimento al contatto fra la popolazione locale e i nuovi gruppi presenti nel territorio.
Secondo il racconto, Menna rimproverò il ladro, che venne colpito da una manifestazione interpretata come possessione demoniaca. Gregorio presenta la vicenda per mostrare l'autorità spirituale dell'asceta e la forza correttiva del suo ammonimento. Non è possibile verificarne autonomamente la componente prodigiosa; il testo resta comunque una testimonianza della reputazione di Menna e del tipo di santità che il pontefice intendeva illustrare.
Il rifiuto delle offerte di Carterio
Un secondo episodio, narrato nello stesso capitolo dei Dialoghi, riguarda Carterio, un personaggio accusato di avere sottratto beni destinati a Dio. Temendo il giudizio dell'eremita, egli avrebbe cercato di fargli pervenire un'offerta mescolata ad altri doni. Menna, secondo Gregorio, riconobbe i doni di Carterio e li respinse, denunciando l'incoerenza di chi offriva qualcosa al santo dopo aver privato la Chiesa di ciò che le spettava.
Il racconto è costruito attorno a un tema morale preciso: non basta la generosità apparente a compensare un'ingiustizia. L'episodio testimonia anche l'immagine di un eremita coinvolto, attraverso la propria autorità, nella vita religiosa e sociale di persone che non abitavano nella sua solitudine. Il riconoscimento soprannaturale delle offerte appartiene al linguaggio agiografico dell'opera e non è verificabile con testimonianze indipendenti.
La memoria di Vitulano
La tradizione locale colloca l'eremo sulle montagne presso Vitulano, in particolare nell'area del monte Pentime. Vi sorge un luogo di culto dedicato a san Menna, tuttora parte del patrimonio religioso del territorio. La sua localizzazione testimonia la continuità di una memoria topografica, senza dimostrare automaticamente che ogni elemento architettonico attuale risalga al tempo dell'eremita.
Le narrazioni posteriori arricchirono la vita di Menna con dettagli sulla giovinezza e sulla scelta della solitudine. Una tradizione racconta che la vista di un teschio lo avrebbe indotto a rinunciare alla vita mondana. Questa storia, riferita in testi locali di età molto più tarda, appartiene al repertorio della conversione ascetica e non compare nella testimonianza gregoriana.
Il santo divenne patrono di Vitulano e la sua venerazione fu legata all'eremo, ai pellegrinaggi e alle pratiche devozionali delle comunità vicine. Una tradizione popolare lo invoca anche in relazione al latte materno. Tali usanze documentano la storia della devozione e non sono, di per sé, informazioni sulla sua biografia nel VI secolo.
Reliquie e diffusione del culto
Le fonti medievali e le ricostruzioni locali raccontano spostamenti delle reliquie verso Sant'Agata de' Goti e Caiazzo. Una tradizione riferisce una traslazione a Caiazzo nel 1094, collegandola alla narrazione di Leone Marsicano. Questi dati richiedono distinzione fra l'effettiva attestazione di un culto in una località e l'identificazione materiale delle reliquie trasferite.
A Sant'Agata de' Goti la dedicazione di una chiesa a Menna e il legame del santo con la storia religiosa della città sono documentati dalla memoria ecclesiastica medievale. La chiesa di San Menna è particolarmente nota anche per il suo patrimonio artistico. Nella prima età moderna il culto fu ulteriormente promosso nell'ambito diocesano, fra l'altro dal vescovo Filippo Albini all'inizio del XVIII secolo.
La memoria liturgica attuale è l'11 novembre, giorno condiviso con san Menna martire d'Egitto. Proprio questa coincidenza rende necessaria una distinzione rigorosa: l'eremita del Sannio è il personaggio ricordato da Gregorio Magno, mentre il martire egiziano appartiene a un altro ambiente, a un'altra epoca e a una tradizione cultuale indipendente.
Biografia
A cura di Antonio Borrelli
Le notizie pervenutaci su questo santo eremita appartengono a s. Gregorio Magno, il quale era contemporaneo e quindi essendo l’unico testimone è anche il più autorevole e veritiero, altre notizie successive provengono da Leone Marsicano in particolare riguardo le successive traslazioni.
Nativo di Vitulano nel Beneventano, di nobili origini, fu eremita o “solitario” sui monti del Sannio, conducendo una vita poverissima, piena di aspre penitenze e meditazioni, alloggiando in una grotta. Morì verso il 3 novembre del 583, data in cui il suo corpo fu portato nella città di S. Agata dei Goti, dove ricevette da subito un culto generale, della di lui vita poco si sa, ma doveva essere molto conosciuto dagli abitanti dei paesi nei dintorni del monte dove stava; secondo la ‘Vita’ di Leone Marsicano nel 1094 il suo corpo fu trasferito nella città di Caiazzo; sulle alture di Vitulano esiste ancora un antichissimo oratorio sorto sul luogo della sua morte, meta di pellegrinaggi.
Anche a S. Agata dei Goti esisteva un’antica chiesa intitolata al suo nome e quando nel 1114 per interessamento di Roberto il Normanno fu completata e consacrata la cattedrale da papa Pasquale II, essa fu intitolata oltre al Salvatore, alla Madonna e ai ss. Pietro e Paolo anche a s. Menna confessore.
Nel 1705 il vescovo di S. Agata dei Goti Filippo Albini, nobile cultore delle arti, rinnovò nella diocesi il culto di s. Menna elevandolo a “santo protettore meno principale” dedicandogli nel Duomo una cappella con altare e facendo dipingere una pala che lo raffigura in meditazione, dal pittore Tommaso Giaquinto.
E’ anche patrono della città di Vitulano; la sua festa liturgica originariamente al 10 novembre, così come registrata in antichi codici, fu poi trasferita all’11 novembre, forse per la coincidenza nello stesso giorno del grande santo Menna martire in Egitto.
Approfondimenti
Il valore dei Dialoghi
I Dialoghi di Gregorio Magno non sono una cronaca neutra. L'autore seleziona episodi di vita ascetica e prodigi per illustrare l'azione della santità nel proprio tempo. Il fatto che Gregorio dichiari Menna conosciuto da numerose persone rende credibile l'esistenza dell'eremita e la sua notorietà nel Sannio; non costituisce invece una verifica indipendente dei miracoli narrati. La vicinanza cronologica dell'autore distingue nettamente questo nucleo biografico dalle aggiunte successive.
Un culto fra montagne e città
La memoria di Menna si articola fra il paesaggio montano di Vitulano e i centri ecclesiastici di Sant'Agata de' Goti e Caiazzo. L'eremo, le dedicazioni religiose, le tradizioni sulle reliquie e le celebrazioni locali rappresentano fasi differenti della storia del culto. L'identità del santo non va ricostruita sommando senza distinzione tutte le narrazioni elaborate nei diversi luoghi.
Curiosità
- Gregorio Magno ricorda che Menna disponeva soltanto di pochi alveari per vivere.
- L'11 novembre è anche la festa del san Menna martire egiziano, figura distinta dall'eremita sannita.
- La tradizione locale collega la scelta eremitica alla vista di un teschio, episodio assente dai Dialoghi.
Cronologia
- VI secolo - Vita eremitica di Menna nel Sannio.
- seconda metà del VI secolo - Contesto della presenza longobarda richiamato nei Dialoghi.
- ultimo decennio del VI secolo, circa - Morte di Menna, già avvenuta da alcuni anni quando Gregorio ne scrive.
- fine del VI secolo - Gregorio Magno ricorda Menna nel libro III dei Dialoghi.
- 1094 - Data tradizionalmente associata a una traslazione delle reliquie a Caiazzo.
- inizi del XII secolo - Sviluppo della memoria ecclesiastica di Menna a Sant'Agata de' Goti.
- 1705 - Promozione del culto diocesano attribuita al vescovo Filippo Albini.
Valutazione storico-critica
- L'esistenza di Menna e la sua vita eremitica nel Sannio hanno un solido fondamento nella testimonianza ravvicinata di Gregorio Magno.
- I prodigi narrati nei Dialoghi appartengono a un'opera agiografica e non sono confermati da fonti indipendenti.
- Nascita a Vitulano, nobiltà familiare e racconto del teschio provengono dalla tradizione locale posteriore.
- Il giorno e l'anno della morte non sono documentati con certezza; la datazione esatta talvolta proposta è convenzionale.
- Le tradizioni sulle traslazioni delle reliquie attestano lo sviluppo del culto, ma non risolvono da sole ogni problema di autenticità materiale.
- San Menna del Sannio non coincide con san Menna martire d'Egitto.
Fonti e bibliografia essenziale
- Gregorio Magno, Dialoghi, libro III, capitolo 26, Menna eremita.
- Istituto Storico Sannio Telesino, Giuseppe Corbo, San Menna eremita, 2024.
- Comune di Vitulano, Eremo di San Menna, scheda storico-territoriale.
- F. Pedicini, La Valle Vitulanese e S. Menna Solitario, Bari, 1883, citato nello studio storico dell'Istituto Storico Sannio Telesino.
Patronati
- Vitulano (BN)
