San Giuseppe Pignatelli
Sacerdote gesuita
Festa: 15 novembre
Nascita-morte: Saragozza, Spagna 27 dicembre 1737 - Roma, 15 novembre 1811
Nascita - morte:
Saragozza, Spagna 27 dicembre 1737 - Roma, 15 novembre 1811
Festa:
15 novembre
Etimologia:
Dall'ebraico Yosef, Dio aggiunga
Categoria: I santi che iniziano con la lettera G
Calendario: I santi del 15 novembre
Martirologio Romano
Fù un sacerdote gesuita spagnolo, protagonista della continuità della Compagnia di Gesù durante la soppressione decretata da Clemente XIV nel 1773. Espulso dalla Spagna con i confratelli nel 1767, trascorse gran parte della vita in Italia, dedicandosi al sostegno materiale e spirituale degli ex gesuiti dispersi. Quando la Compagnia sopravvisse nei territori dell'Impero russo e cominciò a riacquistare spazio negli Stati italiani, Pignatelli contribuì alla ripresa della vita comunitaria, alla formazione dei novizi e al governo delle nuove comunità. La sua azione si svolse in un quadro di pressioni delle monarchie borboniche, trasformazioni politiche e guerre napoleoniche. Morì tre anni prima della restaurazione universale della Compagnia, promulgata da Pio VII nel 1814. Considerato nella memoria gesuitica una figura di raccordo fra l'antico ordine e quello restaurato, fu beatificato da Pio XI nel 1933 e canonizzato da Pio XII nel 1954. La sua memoria liturgica ricorre il 15 novembre.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Origini familiari e formazione
Giuseppe Pignatelli nacque a Saragozza il 27 dicembre 1737 in una famiglia aristocratica con legami italiani e spagnoli. L'ambiente di origine gli garantì opportunità educative e relazioni che sarebbero risultate importanti anche negli anni dell'esilio. La morte della madre nel 1743 e quella del padre alcuni anni più tardi segnarono la sua infanzia. Durante un periodo vissuto a Napoli con la famiglia entrò in contatto con il ramo italiano dei Pignatelli; ritornò quindi a Saragozza, dove frequentò il collegio dei gesuiti. La formazione scolastica maturò progressivamente in una scelta religiosa condivisa anche dal fratello Nicola.
L'8 maggio 1753 entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù a Tarragona. La data del 1753, riportata dalle ricostruzioni della Compagnia, è preferibile a quella del 1751 presente in alcune biografie divulgative. Dopo il noviziato proseguì gli studi secondo l'itinerario previsto dall'ordine, con periodi a Manresa, Calatayud e Saragozza. Studiò filosofia e teologia, inserendosi in un'istituzione che attribuiva particolare rilievo all'insegnamento, alla predicazione e alla direzione spirituale. La sua formazione si svolse mentre la posizione politica dei gesuiti in Europa diventava sempre più fragile.
Il sacerdozio e l’espulsione dalla Spagna
Fu ordinato sacerdote nel dicembre 1762. A Saragozza svolse attività educative e pastorali, insegnando grammatica e assistendo persone detenute, compresi condannati a morte. Quest'ultima attività rimase particolarmente presente nella memoria della sua carità sacerdotale. La vita ordinaria del collegio fu tuttavia interrotta dalla politica antigesuitica della monarchia spagnola.
Nel 1767 Carlo III ordinò l'espulsione dei gesuiti dai domini della corona. La misura si collocava nella serie di provvedimenti adottati dalle monarchie europee contro la Compagnia, già allontanata dal Portogallo e colpita in Francia. Non si trattò di una decisione ecclesiastica di scioglimento dell'ordine, bensì di un'espulsione statale. Pignatelli seguì i confratelli nell'esilio, senza servirsi della posizione familiare per sottrarsi alla sorte comune. Gli espulsi affrontarono trasferimenti difficili e incerte prospettive di accoglienza; la penisola italiana divenne il principale luogo di rifugio per molti religiosi provenienti dalla Spagna.
Per Pignatelli il provvedimento del 1767 segnò una svolta irreversibile. La sua successiva attività non fu più quella di un insegnante stabilmente inserito in un collegio spagnolo, ma quella di un sacerdote impegnato a mantenere relazioni, assistenza e identità religiosa in condizioni istituzionali precarie.
L’esilio italiano e la soppressione del 1773
Dopo le peregrinazioni iniziali, Pignatelli risiedette a lungo nell'Italia settentrionale, in particolare nell'ambiente degli ex gesuiti raccolti fra Ferrara e Bologna. La sua appartenenza a una famiglia nobile gli consentì di intervenire concretamente in favore di confratelli privi di risorse, ma la sua funzione non può essere ridotta a quella di benefattore. Mantenne contatti personali e corrispondenze, contribuendo a preservare legami che l'espulsione aveva indebolito.
Il 21 luglio 1773 Clemente XIV emanò il breve Dominus ac Redemptor, con cui soppresse la Compagnia di Gesù. Il provvedimento modificò radicalmente la condizione canonica dei gesuiti nei territori in cui fu promulgato e applicato. Pignatelli proseguì la vita sacerdotale senza la precedente struttura giuridica dell'ordine. La sua fedeltà alla tradizione ignaziana non equivaleva, in questa fase, all'esercizio di un governo legittimo su una provincia gesuitica ancora esistente in Italia.
Negli anni bolognesi maturò un lavoro di conservazione della memoria istituzionale e di sostegno alla comunità dispersa. Il suo ruolo crebbe soprattutto attraverso la fiducia dei confratelli e le relazioni con gli ambienti ecclesiastici. È importante distinguere questa attività dalla restaurazione vera e propria: la ricostituzione giuridica della Compagnia sarebbe avvenuta gradualmente, attraverso riconoscimenti territoriali, e soltanto nel 1814 avrebbe assunto portata universale.
La continuità della Compagnia nell’Impero russo
Un elemento decisivo fu la sopravvivenza di comunità gesuitiche nei territori dell'Impero russo. Caterina II impedì l'applicazione della soppressione pontificia nei suoi domini, dove i gesuiti continuarono ad amministrare collegi e a mantenere forme di vita comunitaria. Questa situazione, giuridicamente singolare, offrì un punto di riferimento a chi auspicava la ripresa dell'ordine.
Pignatelli seguì con attenzione gli sviluppi della Compagnia in Russia Bianca e cercò di riallacciare un vincolo religioso effettivo con la sua continuità istituzionale. Non fondò da solo una nuova Compagnia e non agì indipendentemente dalle autorità ecclesiastiche. Il suo contributo consistette nel favorire l'incontro fra ex gesuiti occidentali, superiori dell'ordine sopravvissuto nell'Europa orientale e sovrani disponibili a ospitarne comunità.
Nel ducato di Parma si aprirono possibilità concrete di ripresa. Dal 1793 alcuni gesuiti provenienti dall'area russa operarono nel ducato; Pignatelli si collegò alla loro esperienza. Il 6 luglio 1797 pronunciò nuovamente i voti religiosi, segnando il ritorno personale a una appartenenza formalmente riconosciuta. Nel 1799 assunse la funzione di maestro dei novizi a Colorno. L'importanza del noviziato risiedeva nella possibilità di trasmettere a una nuova generazione non soltanto ricordi dell'antica Compagnia, ma una formazione regolare secondo la sua tradizione.
Il governo delle comunità restaurate
Il 7 maggio 1803 fu nominato provinciale per l'Italia dai superiori della Compagnia sopravvissuta in Russia. La nomina attestava il passaggio da un ruolo informale di riferimento spirituale a una responsabilità istituzionale. La situazione restava tuttavia instabile: le decisioni dei governi e l'espansione francese rendevano incerta la sopravvivenza delle nuove case.
Pio VII riconobbe nel 1804 la possibilità di ristabilire la Compagnia nel Regno di Napoli. Il riconoscimento napoletano non coincideva con una restaurazione universale. Pignatelli giunse a Napoli e collaborò alla riorganizzazione delle comunità, facendo convergere religiosi di età e provenienze diverse. L'esperienza richiedeva di conciliare il desiderio di continuità con l'ordine precedente alla soppressione e le esigenze concrete di una istituzione che riprendeva a operare in un contesto profondamente mutato.
La sua posizione sulla continuità della Compagnia non fu condivisa senza riserve da tutti gli ex gesuiti. La storiografia ha rilevato dissensi interni, anche riguardo alle relazioni fra gruppi nazionali e alle scelte di governo. La ricostruzione dell'ordine non fu quindi un processo uniforme o privo di conflitti. La capacità di Pignatelli di promuovere comunità regolari conviveva con un orientamento fortemente legato all'identità della Compagnia precedente al 1773.
Roma, gli ultimi anni e la morte
L'occupazione napoleonica del Regno di Napoli nel 1806 impose un nuovo spostamento. Pignatelli e altri gesuiti raggiunsero Roma, dove Pio VII accolse la comunità. Anche nella città pontificia la situazione rimase segnata dalle tensioni politiche e dall'incertezza del futuro. Il sacerdote continuò a seguire il governo delle case, la formazione religiosa e l'assistenza spirituale, mentre l'età e la salute ne limitavano progressivamente le energie.
Le comunità italiane mantennero vivo un nucleo istituzionale che sarebbe confluito nella Compagnia restaurata. La funzione storica di Pignatelli fu dunque preparatoria e organizzativa, non quella di promulgare o assistere alla restaurazione generale. Negli ultimi anni soffrì di gravi disturbi fisici, descritti nelle biografie gesuitiche come episodi emorragici; le diagnosi retrospettive non sono univoche e non permettono conclusioni cliniche certe.
Morì a Roma il 15 novembre 1811. Il 7 agosto 1814 Pio VII promulgò la bolla Sollicitudo omnium ecclesiarum, che restaurò universalmente la Compagnia di Gesù. La morte di Pignatelli precedette quindi di quasi tre anni l'atto conclusivo di un processo al quale aveva contribuito per decenni. La sua memoria si consolidò soprattutto come quella di un ponte fra i gesuiti espulsi e la generazione della restaurazione.
Culto e riconoscimento ecclesiastico
La reputazione di santità di Pignatelli fu legata alla vita sacerdotale, alla carità verso i confratelli e alla perseveranza nelle vicende dell'ordine. La causa di canonizzazione si sviluppò nel XIX e nel XX secolo. Fu beatificato da Pio XI il 21 maggio 1933 e canonizzato sotto Pio XII nel 1954. È necessario distinguere il decreto di canonizzazione, datato 12 maggio 1954 nei registri del Dicastero delle Cause dei Santi, dalla celebrazione solenne tenuta il 12 giugno dello stesso anno.
La memoria liturgica del 15 novembre corrisponde all'anniversario della morte ed è attestata nel Martirologio Romano. La sua sepoltura è collegata alla chiesa del Gesù a Roma. Nell'iconografia devozionale viene raffigurato come sacerdote della Compagnia, senza che si possa identificare un attributo individuale esclusivo e universalmente stabilito. La sua figura ha assunto un particolare significato nella memoria storica gesuitica, nella quale è talvolta definito 'secondo fondatore': si tratta di un appellativo interpretativo, non di un titolo giuridico.
Biografia
A cura di Antonio Galuzzi
Giuseppe Pignatelli nacque a Saragozza, in Spagna, il 27 dicembre 1737, dal principe Antonio e dalla marchesa Francesea Mancavo. Dodicenne entrò con il fratello Nicola nella Compagnia di Gesù, dove diede mirabili prove di eroismo e di virtù. A quindici anni, l’8 maggio 1751, entrò nel noviziato della provincia aragonese, una casa santificata dalla presenza di S. Pietro Claver, l’apostolo dei Negri. Vi si distinse nella pietà, nello studio e nell’esercizio della carità. Chiese insistentemente di essere mandato nelle Missioni fra gli Indiani d’America, ma i suoi voti non poterono essere appagati: la sua salute era molto cagionevole: si riebbe però, e nel dicembre del 1762 fu ordinato sacerdote.
Posto come insegnante di grammatica nel collegio di Saragozza, mostrò una particolare finezza pedagogica, unendo all’istruzione l’insegnamento pratico della virtù. Nel contempo visitava le carceri prendendosi cura speciale dei condannati a morte, ciò che gli valse il nomignolo popolare di padre degli impiccati. Già uomo di consiglio, benché appena trentenne, era largamente consultato: il suo zelo si impiegava inoltre nella difesa della Compagnia, fatta oggetto di una ignominiosa guerra.
Tra il 1759 e il 1768 i Gesuiti furono cacciati dai domini del Portogallo, disciolti in Francia, deportati dalla Spagna, dal Regno delle due Sicilie, da Parma e Piacenza e da Malta. Dalla Spagna i Gesuiti furono imbarcati su tredici navi mercantili, scortate da tre corvette reali al comando di Antonio Carcelò, e deportati negli Stati Pontifici. Ma c’era un altro pilota in quella flotta di profughi, Giuseppe Pignatelli, che da quel giorno prese il timone della dispersa Compagnia, e con l’aiuto di Dio, la condusse sicura attraverso i mari e le città d’Italia, pur fra nuove e più violente tempeste.
Il papa Clemente XIII protestò solennemente con la bolla “Apostolicum”, contro le espulsioni dei Gesuiti, ma ottenne effetto contrario.
La rivoluzione francese e poi in seguito le guerre napoleoniche crearono attorno a lui una situazione di incertezza e di timore: ma alla fine, il Beato vinse. A Colorno, nel ducato di Parma, poi a Roma e a Napoli potè ristabilire case della sua diletta Compagnia, dove morì il 15 novembre 1811.
Pio XI lo ascrisse tra il numero dei beati il 28 maggio 1933.
Approfondimenti
La restaurazione per tappe
La sopravvivenza della Compagnia nei territori russi, le aperture di Parma e Napoli e la restaurazione universale del 1814 costituiscono tre fasi differenti. Pignatelli intervenne soprattutto nelle prime due, contribuendo alla formazione dei novizi e alla continuità della disciplina religiosa. Il suo ruolo non può essere descritto come una restaurazione individuale dell’ordine, perché dipese da decisioni pontificie, superiori religiosi e circostanze politiche.
Cronologia
- 27 dicembre 1737 - Nasce a Saragozza.
- 8 maggio 1753 - Entra nel noviziato gesuitico a Tarragona.
- dicembre 1762 - È ordinato sacerdote.
- 1767 - Segue i gesuiti espulsi dalla Spagna.
- 1773 - La Compagnia di Gesù viene soppressa da Clemente XIV.
- 6 luglio 1797 - Rinnova i voti religiosi nel quadro della ripresa della Compagnia.
- 1799 - Diventa maestro dei novizi a Colorno.
- 7 maggio 1803 - È nominato provinciale per l’Italia.
- 1804 - Partecipa alla ripresa della Compagnia nel Regno di Napoli.
- 1806 - Si trasferisce a Roma dopo l’occupazione di Napoli.
- 15 novembre 1811 - Muore a Roma.
- 7 agosto 1814 - Restaurazione universale della Compagnia, dopo la sua morte.
- 21 maggio 1933 - Beatificazione da parte di Pio XI.
- 1954 - Canonizzazione sotto Pio XII.
Valutazione storico-critica
- Le date principali della vita e il ruolo nella ripresa gesuitica sono sostenuti da fonti istituzionali e dalla storiografia specialistica.
- Alcune biografie divulgative anticipano al 1751 l’ingresso nel noviziato; le ricostruzioni della Compagnia indicano l’8 maggio 1753.
- La restaurazione universale avvenne nel 1814, dopo la morte di Pignatelli; attribuirgli l’atto giuridico finale sarebbe anacronistico.
- Il decreto di canonizzazione e la celebrazione liturgica del 1954 sono riportati con date differenti nelle fonti ufficiali: 12 maggio e 12 giugno.
- L’appellativo di secondo fondatore esprime un giudizio storico e spirituale sul suo contributo, non una nuova fondazione canonica.
Fonti e bibliografia essenziale
- Dicastero delle Cause dei Santi, Giuseppe Pignatelli, profilo biografico e dati sulla beatificazione e canonizzazione.
- Compagnia di Gesù, Saint Joseph Pignatelli, profilo storico nella raccolta Saints and Blessed.
- Compagnia di Gesù, Storia della Compagnia di Gesù, cronologia istituzionale.
- Dizionario Biografico degli Italiani, voce Pignatelli, Giuseppe, santo, Istituto dell’Enciclopedia Italiana.
- Martyrologium Romanum, memoria del 15 novembre.
