San Fausto di Alessandria

Diacono e martire

Festa: 19 novembre

Immagini di San Fausto di Alessandria Diacono e martire

Festa:
19 novembre

Etimologia:
Fausto dal latino faustus, «favorevole», «propizio», «fortunato»

Emblema:
Palma del martirio

Categoria: I santi che iniziano con la lettera F

Calendario: I santi del 19 novembre

Ascolta

Radio RAI

Fù un diacono della Chiesa egiziana vissuto tra il III e gli inizi del IV secolo, testimone delle persecuzioni imperiali e infine martire per decapitazione in età avanzata. La sua figura è documentata soprattutto dalla Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea, che conserva brani delle lettere del vescovo Dionigi di Alessandria: Fausto compare tra i suoi collaboratori durante le crisi persecutorie e tra i diaconi rimasti al servizio dei cristiani imprigionati. Alla memoria della confessione della fede sotto Valeriano si aggiunge la notizia della morte durante la persecuzione che Eusebio stesso conobbe, generalmente riferita all'età di Diocleziano. La tradizione martirologica lo ha ricordato il 19 novembre, ma la sua presenza nelle diverse redazioni del Martirologio Romano richiede attenzione e non coincide necessariamente con una celebrazione nel calendario universale attuale. È inoltre necessario distinguerlo dall'omonimo Fausto presbitero ricordato con altri martiri alessandrini: l'identificazione delle due figure è discussa. La sua vicenda, pur priva di notizie sulla nascita e sulla formazione, offre una rara testimonianza antica della continuità del ministero diaconale nelle persecuzioni.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

La testimonianza antica e i suoi limiti
Per ricostruire la vicenda di Fausto disponiamo di una testimonianza assai più antica e consistente di quella che sostiene molte altre biografie martiriali: la Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea, redatta nei primi decenni del IV secolo. Eusebio cita direttamente lettere di Dionigi, vescovo di Alessandria dal 248 circa al 264/265, che aveva attraversato le persecuzioni di Decio e di Valeriano. La prossimità cronologica e il carattere epistolare dei brani conferiscono particolare valore alle notizie sul gruppo dei suoi collaboratori, pur imponendo di distinguere le parole di Dionigi dalle spiegazioni aggiunte dallo storico.
Non sappiamo dove e quando Fausto sia nato, chi fossero i suoi familiari, dove abbia ricevuto la formazione cristiana o quando sia stato ordinato diacono. Il suo nome latino, Faustus, non permette da solo di determinarne l'origine etnica. È corretto chiamarlo diacono della Chiesa di Alessandria, non attribuirgli invece incarichi specifici che nessuna testimonianza gli assegna. Il quadro della sua vita emerge per episodi, separati da intervalli di silenzio documentario.

La persecuzione di Decio e il seguito di Dionigi
Il primo episodio significativo appartiene al tempo della persecuzione deciana, iniziata con l'editto imperiale del 249/250. Nel libro VI della Storia ecclesiastica, al capitolo 40, Dionigi racconta la propria cattura, le circostanze del suo allontanamento e l'intervento di cristiani che lo sottrassero alla custodia. Tra coloro che lo accompagnavano compaiono Caio, Fausto, Pietro e Paolo. La menzione attesta l'inserimento di Fausto nella cerchia del vescovo già alla metà del III secolo, senza autorizzare a ricostruire dettagli delle sue attività in quella occasione.
La vicenda si svolse in un'Egitto romano segnato da forti tensioni religiose e civili. Dionigi stesso, in un'altra lettera riportata da Eusebio, descrive violenze anticristiane verificatesi ad Alessandria anche prima della promulgazione delle misure imperiali. Questo contesto aiuta a comprendere i pericoli affrontati dal clero e dai fedeli, ma non costituisce una prova che Fausto abbia personalmente subito ciascuna delle aggressioni descritte. Il suo nome è legato in modo specifico alla testimonianza sul seguito di Dionigi.

Il processo sotto Valeriano e l’esilio
Durante la persecuzione promossa da Valeriano, in particolare dopo i provvedimenti del 257, Dionigi fu convocato davanti al prefetto d'Egitto Emiliano. Nel libro VII, capitolo 11, Eusebio conserva la narrazione del confronto e della condanna all'allontanamento dalla città. Nel resoconto compaiono, insieme al vescovo, i diaconi Fausto, Eusebio e Cheremone, che condivisero le conseguenze della repressione. Il luogo di relegazione viene indicato come Cefro, nella regione libica, secondo la geografia amministrativa dell'epoca.
Le lettere di Dionigi consentono di riconoscere una comunità ecclesiale che continuava a organizzarsi anche durante l'esilio. La presenza di Fausto accanto al vescovo è storicamente significativa: testimonia la collaborazione del diaconato alla guida pastorale in una situazione di emergenza. Non sono tuttavia conservati discorsi pronunciati da Fausto davanti al prefetto, né una sentenza personale completa che permetta di attribuirgli parole o gesti specifici. Le narrazioni moderne che parlano genericamente di una sua condanna devono quindi essere intese alla luce del processo collettivo riferito dalla fonte.

La dispersione del clero e l’assistenza ai prigionieri
Le vicende successive non sono esposte in una biografia continua. Dionigi ricorda di essersi trovato in una regione desertica della Libia, mentre altri ecclesiastici erano rimasti in città o si spostavano per sottrarsi ai provvedimenti delle autorità. Nello stesso capitolo VII, 11, ai paragrafi 24-25, i diaconi Fausto, Eusebio e Cheremone sono nominati tra i superstiti di un periodo segnato anche da malattia e mortalità. Il vescovo descrive il rischio corso da chi tentava di raggiungere i confessori imprigionati e di soccorrere i cristiani perseguitati.
La lettera attribuisce espressamente a Eusebio un'attività energica nell'assistenza ai detenuti e nella sepoltura dei martiri. La presenza di Fausto nell'elenco dei diaconi attivi rende plausibile una partecipazione al medesimo servizio ecclesiale, ma non consente di assegnargli indistintamente tutti gli atti che il testo attribuisce in modo particolare al collega. La tradizione martirologica posteriore ha accentuato l'immagine dei due diaconi che aiutavano i prigionieri. È un'elaborazione coerente con il quadro antico, da non confondere però con una cronaca dettagliata delle singole azioni di Fausto.
Le lettere fanno intravedere anche la rete di presbiteri e diaconi che mantenne il contatto con i fedeli mentre il vescovo era lontano. I nomi di Massimo, Dioscoro, Demetrio e Lucio, ricordati insieme agli altri collaboratori, mostrano che la resistenza della comunità non dipendeva da un'unica persona. In questa rete Fausto occupa una posizione documentata, anche se il suo percorso individuale resta in larga misura sconosciuto.

Una lunga sopravvivenza e il martirio
Il dato decisivo sulla morte di Fausto si trova nella conclusione del capitolo VII, 11, al paragrafo 26. Qui Eusebio, parlando con la propria voce dopo la citazione di Dionigi, afferma che il diacono, distintosi nella confessione della fede, visse fino alla persecuzione del tempo dello storico e, ormai molto anziano, morì martire mediante decapitazione. L'espressione rimanda alla grande persecuzione iniziata sotto Diocleziano nel 303 e protrattasi con modalità differenti nei territori orientali. La notizia è dunque antica e autorevole, ma non contiene un giorno, un mese o un anno preciso dell'esecuzione.
L'attribuzione del martirio agli anni 303-305 è una ricostruzione proposta da repertori agiografici per distinguere Fausto da un omonimo ricordato in una fase successiva. Non deve essere trasformata in data certa. Anche l'indicazione del luogo esatto della decapitazione manca nel passo eusebiano. Il fatto che Fausto abbia operato nella Chiesa alessandrina non dimostra automaticamente che l'esecuzione sia avvenuta nella città stessa.
La lunga distanza cronologica tra le persecuzioni di Decio e di Diocleziano non è un ostacolo all'identificazione, perché Eusebio dichiara espressamente che si trattava del Fausto già ricordato accanto a Dionigi. È tuttavia impossibile dedurre da questa testimonianza un'età numerica o una data di nascita. L'espressione relativa alla vecchiaia ha valore descrittivo e non anagrafico.

Omonimie e diverse memorie martirologiche
La tradizione latina presenta un problema distinto: oltre al diacono Fausto compaiono commemorazioni di un Fausto presbitero, associato a Didio, Ammonio e ad altri martiri d'Alessandria, in un contesto ricondotto alla persecuzione di Massimino Daia. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che si tratti dello stesso personaggio, con variazione del titolo ecclesiastico; altri hanno ritenuto più prudente distinguere i due martiri. L'assenza di una prova che documenti il passaggio di Fausto dal diaconato al presbiterato rende l'identificazione problematica.
I Bollandisti, negli Acta Sanctorum relativi ai compagni di Dionigi, hanno esaminato la ricorrenza del nome nei martirologi e il rapporto fra le commemorazioni del 3 e 4 ottobre, del 19 novembre e del 26 novembre. La coincidenza di nomi e gruppi di compagni può spiegare alcune ripetizioni del diacono, ma non risolve automaticamente il caso del presbitero. Perciò non è corretto fondere in un'unica narrazione tutte le notizie sui martiri chiamati Fausto.
La commemorazione del 19 novembre appartiene alla tradizione martirologica trasmessa da repertori latini e registrata nella scheda agiografica dedicata al diacono. Una fonte ecclesiastica norvegese, che confronta il Martirologio Romano del 2004 con i repertori precedenti, osserva tuttavia che in quella revisione non compare più una commemorazione autonoma di Fausto al 19 novembre. Questa differenza impone di distinguere la data tradizionale conservata nell'archivio dalla presenza nel Martirologio Romano attualmente vigente.

Culto, iconografia e significato della testimonianza
Non sono stati individuati atti antichi di traslazione, un sepolcro identificato con sicurezza o reliquie autenticamente attribuibili a Fausto. Le fonti esaminate non consentono neppure di documentare un patronato particolare o un centro di culto esclusivo. La palma è l'attributo iconografico generico dei martiri e compare nei repertori moderni dedicati a Fausto; non costituisce prova dell'esistenza di una raffigurazione antica individualizzata.
La venerazione del martire deriva principalmente dall'autorità della testimonianza eusebiana e dalla successiva recezione nei martirologi. La sua figura illumina un aspetto concreto della storia ecclesiale del III secolo: il ministero dei diaconi non si esauriva in funzioni cerimoniali, ma comportava il sostegno a una comunità perseguitata, la vicinanza ai prigionieri e la collaborazione con il vescovo. Nel caso di Fausto la solidità della notizia del martirio non cancella le lacune della biografia; anzi, rende particolarmente importante mantenere separati i dati espliciti della fonte e le integrazioni della tradizione.

Biografia

A cura di Gian Domenico Gordini

Particolari della sua vita si trovano in alcuni capitoli della Storia Ecclesiastica di Eusebio. Fu diacono della Chiesa alessandrina dalla metà del sec. III fino agli inizi del sec. IV. Durante la persecuzione di Valeriano, giudicato dal prefetto Emiliano, insieme col vescovo Dionigi e con i diaconi Eusebio e Cheremone, subì l'esilio nella regione di Kefro in Libia col proprio vescovo e con Caio, Pietro e Paolo; poi, mentre Dionigi veniva trasferito altrove, egli ritornò in Egitto, ove fu costretto a vita randagia insieme con i diaconi Eusebio e Cheremone. Eusebio ha fatto di lui questo elogio: "Si è distinto nel confessare la fede ed è stato poi riservato sino alla persecuzione succeduta al nostro tempo (= Diocleziano); vecchio e pieno di giorni ha consumato nell'età nostra il martirio per decapitazione" (VII, 11, 26).
Il Martirologio Romano lo commemora al 19 novembre, tuttavia il suo nome ricorre altre volte: al 3 ottobre, con Caio, Pietro e Paolo; al 4 con Caio, Eusebio, Cheremone e Lucio. Si tratta sempre del diacono ricordato il 19 novembre, poiché i suoi compagni non sono altri che i diaconi alessandrini, menzionati da Eusebio, perseguitati insieme con il loro vescovo Dionigi, durante l'impero di Valeriano. Più difficile si presenta un altro problema: il Martirologio Romano, che desume la notizia da Eusebio, (parla di un "prete" Fausto 26 novembre), martire ad Alessandria, insieme con Didio, Ammonio ed altri, sotto l'impero di Massimino Daia e Calerio. Questo "prete" Fausto vissuto sotto il vescovo Pietro, secondo il Tillemont e l'Allard potrebbe essere identificato con il diacono, ma è più verosimile ammettere che si tratti di due martiri distinti. L'ultima persecuzione, infatti, ebbe in Egitto varie fasi con moltissimi martiri, per cui si può ritenere che il diacono Fausto fosse vittima nel primo periodo (303-305), mentre il prete Fausto fu martirizzato nel secondo periodo sotto Massimino Daia (311).

Fonte: Bibliotheca Sanctorum

Approfondimenti

Le due voci di Eusebio
La distinzione fra il racconto di Dionigi e la nota finale di Eusebio è fondamentale. Le lettere del vescovo documentano la presenza del diacono nelle persecuzioni della metà del III secolo; lo storico, nel commento conclusivo a VII, 11, 26, ne attesta il martirio in tarda età. La combinazione di questi due livelli della fonte permette di collegare la confessione sotto Valeriano alla morte molti decenni dopo, senza inventare un racconto continuo della sua vita.

Il problema del Martirologio
La data del 19 novembre è radicata nella tradizione martirologica e nei repertori agiografici che la riproducono. Essa non deve essere presentata come giorno storicamente accertato della morte. Occorre inoltre verificare sempre quale edizione del Martirologio Romano si sta citando: la presenza in redazioni storiche non garantisce la medesima registrazione nella revisione del 2004.

Cronologia

- Circa 250: Fausto compare tra i compagni del vescovo Dionigi durante la persecuzione di Decio, secondo Eusebio, Storia ecclesiastica, VI, 40.
- Dal 257: sotto Valeriano è ricordato tra i diaconi coinvolti nelle vicende di esilio e persecuzione di Dionigi, secondo Eusebio, VII, 11.
- Dal 303: periodo della persecuzione dioclezianea, nel quale è generalmente collocato il martirio per decapitazione attestato da Eusebio; anno esatto non documentato.
- 19 novembre: memoria tradizionale del diacono martire in repertori martirologici storici.

Valutazione storico-critica

- L'identità di Fausto come diacono e collaboratore di Dionigi è attestata da una fonte antica di elevato valore, la Storia ecclesiastica di Eusebio.
- La decapitazione in tarda età è esplicitamente riferita da Eusebio; il giorno, il luogo e l'anno precisi non sono tramandati nel passo.
- L'intervallo 303-305 è una proposta cronologica, non una data provata dalla fonte primaria.
- L'identificazione con l'omonimo Fausto presbitero resta discussa e non è adottata come fatto certo.
- La memoria del 19 novembre è tradizionale; va distinta dalla situazione delle edizioni moderne del Martirologio Romano.
- Notizie su nascita, parentela, reliquie, miracoli e culto locale non risultano sufficientemente documentate.

Aggiunto/modificato il 24 ottobre 2026