Santa Mectilde von Hackeborn

Vergine

Festa: 19 novembre

Nascita-morte: Helfta, Germania, 1240-42 circa - Helfta, Eisleben, Germania, 19 novembre 1298

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Nascita - morte:
Helfta, Germania, 1240-42 circa - Helfta, Eisleben, Germania, 19 novembre 1298

Festa:
19 novembre

Etimologia:
Dal germanico maht, forza, e hild, battaglia.

Emblema:
Abito monastico, libro e cuore.

Categoria: I santi che iniziano con la lettera M

Calendario: I santi del 19 novembre

Martyrologium Romanum Martirologio Romano

Nel monastero di Helfta nella Sassonia in Germania, santa Mectilde, vergine, che fu donna di squisita dottrina e umiltà, illuminata dal dono divino della contemplazione mistica.

Conosciuta anche come Matilde di Helfta, fu una monaca e mistica tedesca del XIII secolo, protagonista della straordinaria stagione culturale e spirituale del monastero femminile di Helfta, presso Eisleben. Nata probabilmente nel 1241 o 1242 in una famiglia nobile della regione sassone-turingia, entrò bambina nella comunità nella quale la sorella maggiore Gertrude esercitò poi il governo abbaziale. Divenne maestra delle giovani religiose e responsabile del canto liturgico, distinguendosi per la preparazione musicale e per una spiritualità nutrita dalla Scrittura, dall'ufficio divino e dalla contemplazione dell'umanità di Cristo. Le esperienze interiori attribuitele furono raccolte da consorelle, tra cui Gertrude la Grande, nel Liber specialis gratiae, testimonianza fondamentale della mistica femminile medievale e della prima devozione al cuore di Gesù. Morì a Helfta, secondo le diverse ricostruzioni, nel 1298 o nel 1299; la memoria liturgica è celebrata il 19 novembre. Il suo culto si sviluppò per tradizione monastica, senza una canonizzazione solenne moderna documentata.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Mectilde (Matilde di Hackeborn, Mectilde di Helfta, Mechtildis von Wippra) nacque probabilmente nel 1241 o nel 1242 in una famiglia aristocratica che possedeva terre nell'area dell'Harz e della Turingia settentrionale. Il nome compare nelle forme Mechthild, Mechtild, Mechtildis, Matilde e Mectilde; la denominazione von Hakeborn, spesso modernizzata in von Hackeborn, richiama la famiglia di provenienza. La tradizione la associa anche a Wippra, denominazione che ha favorito in passato confusioni prosopografiche. Non ogni particolare genealogico trasmesso dalle vite devozionali può essere assunto come indipendentemente accertato.
La sorella maggiore Gertrude di Hackeborn, distinta da Gertrude la Grande, divenne badessa della comunità femminile di Rodersdorf. Mectilde vi giunse intorno ai sette anni, secondo il racconto trasmesso dal prologo del Liber specialis gratiae. Il racconto descrive una visita compiuta con la madre e il desiderio della bambina di rimanere tra le monache. La scena possiede anche una funzione agiografica: presenta la vocazione come precoce e irresistibile. La presenza della giovane nella comunità e la sua successiva formazione religiosa costituiscono comunque il nucleo storicamente plausibile della notizia.
La formazione monastica non si limitava all'apprendimento delle preghiere. Comprendeva lettura e canto, familiarità con il latino liturgico, memorizzazione dei salmi, conoscenza delle feste e disciplina della vita comune. La qualità degli insegnamenti ricevuti da Mectilde emerge indirettamente dagli incarichi che le furono affidati e dalla complessità del linguaggio biblico e liturgico conservato nelle sue rivelazioni. Non è possibile ricostruire un programma scolastico personale completo, né attribuirle studi universitari o maestri nominativamente individuati.

Dal monastero di Rodersdorf a Helfta
Nel 1258 la comunità si trasferì a Helfta, presso Eisleben. Le ricostruzioni storiche collegano il trasferimento anche alle condizioni materiali del precedente insediamento e al sostegno della famiglia di Hackeborn. Il nuovo monastero divenne, sotto il lungo governo della badessa Gertrude, un centro di cultura religiosa femminile di rilievo europeo. Il sostegno aristocratico favoriva la stabilità economica; la vita quotidiana, tuttavia, rimaneva organizzata secondo la disciplina monastica, con alternanza di ufficio corale, studio e lavoro.
L'appartenenza istituzionale di Helfta viene descritta in modi non sempre uniformi: frequentemente il monastero è detto cistercense, mentre alcune fonti sottolineano la regola benedettina e la non semplice definizione dei rapporti giuridici con l'ordine cistercense. Il linguaggio più preciso distingue l'osservanza monastica e l'identificazione tradizionale come monastero cistercense dall'eventuale incorporazione formale nell'ordine, che non va presupposta senza documentazione specifica.
La biblioteca, la produzione di manoscritti e l'educazione delle giovani resero Helfta un ambiente in cui le donne potevano leggere, insegnare e contribuire alla composizione di testi teologici. La sua fama non dipese da un'unica figura: l'azione organizzativa della badessa, l'insegnamento di Mectilde, la scrittura di Gertrude la Grande e la presenza di Mectilde di Magdeburgo concorsero a creare una cultura spirituale condivisa. Le singole biografie devono essere distinte, perché la ricorrenza degli stessi nomi ha generato frequenti scambi di attribuzione.

La maestra e la responsabile del canto
A Helfta Mectilde fu incaricata della formazione delle giovani e del canto comunitario. La funzione di cantrice non era un semplice ruolo artistico: comportava responsabilità nell'esecuzione dell'ufficio, nella trasmissione delle melodie, nell'ordine delle celebrazioni e nella disciplina corale. La sua competenza musicale, ricordata con insistenza dalle fonti, è dunque un elemento della sua autorità educativa e religiosa.
Nel 1261 entrò nella scuola monastica la bambina destinata a diventare Gertrude la Grande. Il rapporto tra le due, dapprima educativo e poi spirituale, sarebbe stato decisivo per la conservazione delle esperienze mistiche di Mectilde. La futura autrice del Legatus divinae pietatis maturò in un ambiente nel quale la conoscenza della Scrittura si accompagnava alla lettura affettiva dei misteri cristiani e alla partecipazione intensa alle celebrazioni.
Le testimonianze sulla sua voce e sul suo canto appartengono alla memoria della comunità, ma sono coerenti con l'incarico effettivamente esercitato. La musica era per lei un modo di interpretare la preghiera, non una distrazione estetica. Il canto dei salmi, delle antifone e dei responsori offriva un vocabolario di immagini e ritmi che sarebbe confluito nel linguaggio delle visioni. Per questo la separazione moderna tra esperienza mistica e liturgia rischia di falsare la comprensione della sua vita.
L'attività didattica richiedeva inoltre capacità di governo quotidiano, attenzione alle differenze tra allieve e trasmissione di pratiche comunitarie. Non risulta però un trattato pedagogico autonomo scritto di sua mano. Quanto si può dire del suo metodo deriva soprattutto dalla testimonianza indiretta della comunità e dall'influsso esercitato su Gertrude la Grande.

Una spiritualità nata dall'ufficio divino
Il centro della vita di Mectilde fu la celebrazione liturgica. Le visioni riferite nel Liber specialis gratiae sono spesso collocate durante messe, uffici, feste del Signore, della Vergine e dei santi. Il calendario ecclesiastico non è soltanto uno sfondo cronologico: costituisce l'ordine nel quale l'esperienza religiosa viene compresa e raccontata. Le parole dei salmi e le immagini delle antifone diventano materia di meditazione e, nella narrazione mistica, di dialogo con Cristo.
Il carattere intensamente personale di queste esperienze non comportava il rifiuto della dimensione comunitaria. Al contrario, il rapporto con Cristo veniva interpretato attraverso i sacramenti, la comunione delle monache e l'intercessione per altri. La devozione individuale si innestava nella preghiera della Chiesa. Questo equilibrio aiuta a comprendere perché un testo ricco di immagini affettive poté circolare in ambienti monastici diversi senza perdere il suo riferimento alla tradizione liturgica.
Le rivelazioni parlano spesso di gioia, consolazione, misericordia, riparazione e desiderio di unione con Dio. Il linguaggio del cuore assume un'importanza speciale: il cuore di Cristo è rappresentato come sede dell'amore divino e fonte di grazia. Si tratta di una fase medievale della devozione al cuore di Gesù, precedente alle forme moderne sviluppatesi soprattutto nell'età post-tridentina. Non sarebbe corretto attribuire a Mectilde l'istituzione della festa moderna del Sacro Cuore o formule devozionali nate in epoche successive.
Accanto alla consolazione, il testo conserva un senso vivo della fragilità umana. La preghiera non elimina la sofferenza, e le immagini mistiche cercano piuttosto di interpretarla alla luce della passione di Cristo. La sua spiritualità non può essere ridotta a una successione di fenomeni straordinari: include l'apprendimento, la fatica della vita comune, la responsabilità per altre persone e la perseveranza nell'infermità.

Il Liber specialis gratiae e la scrittura comunitaria
La fonte principale per la conoscenza di Mectilde è il Liber specialis gratiae, tradizionalmente tradotto come Libro della grazia speciale. L'opera raccoglie rivelazioni, colloqui spirituali, insegnamenti e ricordi della religiosa. Non è un diario autografo composto in modo lineare: nacque attraverso un processo di ascolto, annotazione e rielaborazione nel quale furono coinvolte altre monache, fra cui Gertrude la Grande. La redazione definitiva comprende materiali differenti per origine e funzione.
Secondo il racconto introduttivo, le consorelle iniziarono a mettere per iscritto le esperienze di Mectilde senza informarla subito. Quando ne venne a conoscenza, ella manifestò dapprima riluttanza; la tradizione dell'opera riferisce poi la sua accettazione. Il motivo dell'umiltà di chi non desidera la pubblicità delle proprie grazie è ricorrente nell'agiografia, ma la presenza di una redazione collettiva è confermata anche dalla struttura del testo. La sua voce va pertanto riconosciuta senza cancellare il ruolo delle redattrici.
L'opera è organizzata in sette libri nella tradizione editoriale più nota. Le prime parti presentano soprattutto le esperienze riferite in relazione all'anno liturgico e a diversi temi della vita spirituale; le sezioni conclusive assumono anche un carattere biografico e memoriale. La stratificazione spiega perché non ogni passo possa essere datato alla stessa fase della vita di Mectilde e perché i materiali posteriori alla morte vadano distinti dalle parole a lei attribuite.
Il latino dell'opera riflette una cultura testuale elevata e un fitto intreccio di allusioni bibliche. Anche se la comunicazione orale tra le monache poteva avvenire in tedesco, la lingua della redazione destinata alla circolazione monastica era il latino. Non è possibile attribuire meccanicamente a Mectilde ogni scelta lessicale della versione conservata. La questione dell'autorialità femminile medievale appare qui in tutta la sua complessità: l'esperienza individuale è tramandata mediante il lavoro intellettuale di una comunità.
Il testo ebbe una notevole fortuna europea, attestata dalla circolazione manoscritta e dalle traduzioni. La sua influenza non si misura soltanto nel numero dei lettori, ma nella trasmissione di immagini di Cristo, della Vergine, del cuore divino e della liturgia come luogo di incontro spirituale. L'edizione ottocentesca dei benedettini di Solesmes ha avuto un ruolo importante nella diffusione moderna del testo, pur non sostituendo l'esame storico dei testimoni medievali.

Relazioni spirituali e figure da non confondere
La vita di Mectilde si intrecciò con quella di almeno tre donne fondamentali per la storia di Helfta. La sorella Gertrude di Hackeborn fu badessa e organizzatrice della comunità; Gertrude la Grande fu sua allieva e una delle protagoniste della trasmissione scritta delle rivelazioni; Mectilde di Magdeburgo fu una mistica di generazione precedente, legata al libro in volgare Das fließende Licht der Gottheit. I nomi e i ruoli sono distinti, anche quando la tradizione posteriore li accosta.
L'arrivo di Mectilde di Magdeburgo a Helfta, generalmente collocato negli ultimi decenni della sua vita, pone un problema storiografico interessante. Le somiglianze tra le immagini mistiche delle autrici non dimostrano sempre una dipendenza diretta. La condivisione di letture, pratiche liturgiche e conversazioni spirituali può spiegare parte delle convergenze. Gli studi contemporanei invitano quindi a considerare Helfta come un ambiente di produzione culturale, senza ridurre ogni testo alla biografia isolata di una sola autrice.
La vicinanza con Gertrude la Grande fu particolarmente feconda. Mectilde contribuì alla formazione della più giovane religiosa; quest'ultima, a sua volta, partecipò alla conservazione della memoria della maestra. La reciprocità è un dato essenziale: l'autorità spirituale non si trasmise soltanto dall'anziana alla giovane, ma si consolidò anche grazie alla capacità letteraria e alla testimonianza della generazione successiva.
L'uso dell'espressione 'le tre grandi mistiche di Helfta' designa abitualmente Mectilde di Hackeborn, Gertrude la Grande e Mectilde di Magdeburgo. Non include dunque automaticamente la badessa Gertrude, il cui contributo fu soprattutto istituzionale e culturale. Questa distinzione è necessaria per evitare errori nelle attribuzioni di opere, esperienze e date.

Malattia, ultimi anni e morte
Le fonti descrivono gli ultimi anni di Mectilde come segnati da infermità e limitazioni fisiche. Una parte della trasmissione delle sue esperienze avvenne proprio quando la malattia rendeva più difficile la partecipazione ordinaria alla vita comunitaria. Il racconto spirituale interpreta queste prove come occasioni di unione con la passione di Cristo; sul piano storico, resta difficile identificare con precisione la natura delle patologie o stabilire una cronologia clinica.
La morte avvenne a Helfta il 19 novembre, ma l'anno è controverso. Una tradizione storiografica indica il 1298; altri repertori e la Bibliothèque nationale de France adottano il 1299. Anche alcuni repertori tedeschi presentano oscillazioni nella data del giorno. L'accordo sostanziale riguarda la fine del XIII secolo, il monastero di Helfta e la memoria celebrata il 19 novembre. La scelta di un anno senza avvertire della divergenza produrrebbe un'apparenza di precisione non giustificata.
La fama di santità si consolidò nella memoria delle consorelle e attraverso la diffusione del Liber specialis gratiae. Non risulta una canonizzazione solenne secondo la procedura moderna; il titolo di santa appartiene al riconoscimento tradizionale del culto. La continuità della venerazione, soprattutto in ambito monastico, testimonia la forza di un modello di santità centrato sulla preghiera corale, sull'educazione e sulla trasmissione dell'esperienza religiosa.
La storia materiale delle sue spoglie non può essere ricostruita con la stessa precisione della fortuna del libro. Le trasformazioni e le vicende successive del monastero rendono necessario distinguere il luogo storico della morte dalle eventuali rivendicazioni moderne di reliquie. La memoria di Mectilde è rimasta legata soprattutto a Helfta, luogo nel quale l'esperienza individuale diventò patrimonio scritto di una comunità.

La ricezione medievale e la memoria successiva
Il Liber specialis gratiae superò rapidamente l'ambito del monastero. La diffusione in manoscritti e traduzioni favorì la conoscenza della mistica sassone anche in ambienti lontani dalla Germania. In Italia il testo circolò precocemente e la sua ricezione è documentata nella cultura religiosa tardomedievale. Le testimonianze letterarie dimostrano la fama della figura, ma non autorizzano a riconoscere automaticamente in ogni personaggio chiamato Matelda un ritratto di Mectilde.
L'identificazione della Matelda del Purgatorio dantesco con Mectilde di Hackeborn è stata proposta da alcuni interpreti, ma resta ipotetica. Il personaggio poetico possiede una funzione simbolica complessa e non è accompagnato da un'identificazione esplicita da parte di Dante. L'ipotesi appartiene dunque alla storia dell'interpretazione letteraria, non alla biografia accertata della monaca.
Le edizioni moderne e gli studi sulla mistica femminile hanno restituito attenzione al ruolo di Mectilde come maestra, cantante e protagonista di un'opera collettiva. La sua vicenda mostra che nel Medioevo la scrittura religiosa femminile poteva nascere da un sistema articolato di ascolto, autorità spirituale, lettura, memoria e collaborazione. Il carattere visionario del libro non annulla il valore storico delle informazioni sulla cultura monastica, purché i diversi livelli narrativi siano distinti.
Il monastero di Helfta, ripreso nella vita religiosa contemporanea, conserva un particolare legame con la sua memoria. La celebrazione del 19 novembre unisce il ricordo personale alla tradizione delle comunità benedettine e cistercensi. La figura di Mectilde rimane importante soprattutto perché il suo insegnamento lega la dimensione affettiva della mistica alla precisione del culto e alla responsabilità educativa.

Biografia

A cura di Mariella Lentini

Nata in Germania, a Helfta (Sassonia), nel 1240 circa, Matilde è la terza figlia del barone di Hackeborn, nobile ricco e potente, imparentato con l’imperatore Federico II. La sorella maggiore Gertrude entra nel Monastero di Rodersdorf (Svizzera) e diventa badessa. La piccola Matilde, all’età di sette anni, va a trovare la sorella accompagnata dalla mamma. La bambina rimane affascinata dall’ambiente e si sente attratta fortemente dalla vita religiosa. Ammira la sorella e desidera diventare come lei. Viene, quindi, accolta nel monastero. La comunità, in seguito, si trasferisce a Helfta, nella tenuta del padre delle due sorelle.
Matilde studia, diventa molto colta. È buona, umile, ubbidiente, mite. Ha un talento particolare per il canto. La sua voce è melodiosa e incanta ed emoziona chi l’ascolta. Per questo motivo Matilde viene soprannominata “l’usignolo di Dio”. Il suo canto è, infatti, come l’armonioso cinguettio dell’uccellino. Matilde cresce amata da tutti. Viene nominata direttrice della scuola che accoglie fanciulle per la loro istruzione, ma anche del coro e delle novizie, le ragazze cioè destinate ad indossare l’abito da suora. Matilde è saggia, legge nei cuori. Aiuta le consorelle, le allieve, ma anche chi non vive nel monastero e va a farle visita per essere consigliato, consolato. Matilde ama leggere. Il suo libro preferito è il Vangelo che narra la vita di Gesù e i suoi insegnamenti. Dal Vangelo, dalla Messa, dall’Eucaristia e dalle preghiere, che compone lei stessa, Matilde trae la forza della sua fede che riesce a trasmettere a chi le vive accanto: spesso raduna attorno a sé le consorelle e le allieve e parla loro del Vangelo in maniera così appassionata, anche a gesti, da far restare tutte a bocca aperta. Si deve a Matilde l’inizio della devozione al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Purissimo di Maria, la Madonna.
“L’usignolo di Dio” muore nel 1298, nel Monastero di Helfta. Grazie agli appunti, annotati dalla sua allieva Gertrude (detta “La Grande”, anche lei santa), raccolti nel volume Il libro della grazia speciale, Matilde lascia una bellissima testimonianza delle sue visioni di Gesù, della Madonna, dei santi e degli angeli, che ha fin da quando è bambina, soprattutto degli insegnamenti che da queste visioni ha ricevuto, da regalare all’umanità. Si narra che il celebre poeta medievale Dante Alighieri (1265-1321) si sia ispirato a Santa Matilde per scrivere alcuni versi della Divina Commedia.

Fonte: Mariella Lentini, Santi compagni guida per tutti i giorni

Approfondimenti

La teologia del cuore e la devozione cristologica
Nel Liber specialis gratiae il cuore non è un emblema isolato, ma una figura che collega amore, memoria della passione e comunicazione della grazia. L'immagine nasce dalla meditazione biblica e liturgica, in particolare dal linguaggio dell'intimità tra Cristo e l'anima. La sua importanza per la storia della devozione al Sacro Cuore consiste nell'anticipazione di temi che avranno sviluppi successivi, non nell'istituzione di un culto liturgico identico a quello moderno. La distinzione cronologica evita di leggere il XIII secolo con categorie elaborate molti secoli dopo.
Il rapporto tra immagini corporee e significato teologico caratterizza anche altre autrici medievali. La rappresentazione del cuore non deve essere trattata come descrizione anatomica o come resoconto empirico di un evento esterno: appartiene alla grammatica delle visioni e rende percepibile l'idea della misericordia divina. La centralità del Cristo umano, sofferente e glorioso, spiega la forza comunicativa di questa spiritualità.

Il problema dell’autorialità femminile
La composizione del Liber specialis gratiae mette in discussione l'idea moderna dell'autore come individuo che scrive da solo e controlla ogni fase del testo. La protagonista riferisce esperienze e insegnamenti; altre monache li annotano, li ordinano e li trasmettono in latino. Alcuni materiali memoriali furono composti dopo la sua morte. La collaborazione non riduce l'importanza di Mectilde, ma rende visibile una forma specifica di cultura scritta femminile medievale.
Il prologo che racconta la sua iniziale opposizione alla registrazione delle rivelazioni è parte integrante della costruzione dell'autorità del libro. L'umiltà della protagonista, la testimonianza delle consorelle e il consenso finale concorrono a legittimare il testo. Per gli storici la questione non consiste soltanto nello stabilire chi abbia impugnato la penna, ma nel distinguere l'esperienza attribuita alla religiosa, la memoria della comunità e la redazione letteraria conservata.

Helfta e la trasmissione del sapere
La comunità di Helfta mostra quanto l'istruzione religiosa delle donne potesse essere articolata nel XIII secolo. L'accesso a libri, l'insegnamento del canto, la lettura dei testi latini e il confronto con ambienti religiosi esterni favorirono la produzione di opere destinate a una circolazione ben più ampia del monastero. La badessa Gertrude di Hackeborn fornì un quadro istituzionale favorevole, mentre Mectilde esercitò una funzione formativa riconosciuta.
Le somiglianze tra gli scritti di Mectilde, di Gertrude la Grande e di Mectilde di Magdeburgo non autorizzano a cancellare le differenze tra le tre autrici. Costituiscono piuttosto una testimonianza della circolazione di immagini e pratiche spirituali all'interno di un ambiente colto, nel quale la parola parlata, il canto e la scrittura erano strettamente connessi.

Curiosità
- La fama di Mectilde come cantante e maestra del coro è una delle caratteristiche più riconoscibili della sua memoria monastica.
- La Matelda della Divina Commedia è stata talvolta identificata con lei, ma l’identificazione non è dimostrata.
- Il Liber specialis gratiae è un esempio notevole di opera spirituale elaborata attraverso la collaborazione di più religiose.

Cronologia

- circa 1241-1242 - nascita nella famiglia di Hackeborn.
- circa 1248-1249 - ingresso da bambina nella comunità di Rodersdorf.
- 1258 - trasferimento della comunità a Helfta.
- 1261 - ingresso a Helfta della futura Gertrude la Grande, poi sua allieva.
- ultimi decenni del XIII secolo - trasmissione e redazione delle esperienze confluite nel Liber specialis gratiae.
- 19 novembre 1298 oppure 1299 - morte a Helfta.
- secoli successivi - diffusione europea del Liber e consolidamento del culto monastico.

Valutazione storico-critica

- L’identità di Mectilde di Hackeborn è distinta da quella di Mectilde di Magdeburgo e da Gertrude di Hackeborn, sua sorella.
- La fonte narrativa principale, il Liber specialis gratiae, è vicina all’ambiente della protagonista ma presenta elaborazione comunitaria e motivi agiografici.
- La data di nascita oscilla tra 1241 e 1242; l’anno della morte tra 1298 e 1299, mentre il 19 novembre è la memoria tradizionale.
- La qualifica di monastero cistercense è tradizionale; i rapporti istituzionali di Helfta con l’ordine richiedono distinzioni storiche.
- Le visioni sono testimonianze dell’esperienza religiosa e della sua interpretazione comunitaria, non eventi esterni verificabili con gli stessi criteri di un documento amministrativo.
- L’identificazione con la Matelda dantesca è una congettura letteraria, non un dato biografico.
- Il culto è tradizionale e monastico; non risulta una canonizzazione solenne moderna.

Fonti e bibliografia essenziale

- Mechtildis de Hackeborn, Liber specialis gratiae, in Revelationes Gertrudianae ac Mechtildianae, vol. II, edizione dei benedettini di Solesmes, Poitiers-Parigi, 1877.
- Margot Schmidt, Hackeborn, Mechthild von, in Neue Deutsche Biographie, vol. 7, 1966, p. 407.
- Giuseppe De Luca, Matilde di Hackeborn, santa, in Enciclopedia Italiana, 1934.
- Bibliothèque nationale de France, notice d’autorité Mechtilde de Hackeborn (1241-1299; sainte).
- Annihilation and Authorship: Three Women Mystics of the 1290s, in Speculum, vol. 91, 2016.
- Kloster Helfta, Mechthild von Hakeborn, presentazione storico-monastica.

Aggiunto/modificato il 23 ottobre 2026