San Pedro De Jesus Maldonado Lucero
Sacerdote e martire
Festa: 11 febbraio
Nascita-morte: Chihuahua, Messico, 15 giugno 1892 - 11 febbraio 1937
Nascita - morte:
Chihuahua, Messico, 15 giugno 1892 - 11 febbraio 1937
Festa:
11 febbraio
Emblema:
Palma
Categoria: I santi che iniziano con la lettera P
Calendario: I santi del 11 febbraio
Gruppo: Santi Martiri Messicani (Cristoforo Magallanes Jara e 24 compagni)
Martirologio Romano
Biografia
A cura di Gianpiero Pettiti
Per un uomo e un prete, innamorato come lui dell’Eucaristia, non c’è sicuramente miglior augurio di poter ricevere la comunione prima di chiudere gli occhi sulla scena di questo mondo. Pedro de Jesus Maldonado Lucero è un prete che vive di eucaristia e che si fa eucaristia per i fratelli. E’ ancora seminarista, quando scrive “Voglio avere il mio cuore sempre rivolto al cielo e al tabernacolo”: non è semplicemente l’espressione entusiasta di un giovane euforico, è il programma di vita che Pedro vuole adottare, negli anni del seminario e per quando sarà prete. Nasce nella città messicana di Chihuahua il 15 giugno 1892, dove ritorna da prete, a reggere la parrocchia di Santa Isabella. La sua spiritualità e tutto il suo ministero si concentrano in Gesù-Ostia: interminabili le sue preghiere davanti al tabernacolo, fervorose le sue messe, devotissime le sue comunioni. Il Gesù che riceve lo porta fuori, in mezzo ai parrocchiani, che vorrebbe radunare tutti davanti al tabernacolo. Per questo diventa, insieme a loro e per loro, uno strenuo animatore di molti turni di adorazione notturna. Vive sulla sua pelle gli anni dura della persecuzione religiosa, che squassa la sua città seminando il terrore e la morte, soprattutto a partire dal 1931, quando il governo inizia ad applicare drasticamente le leggi anticattoliche. Il 10 febbraio 1937, Mercoledì delle Ceneri, don Pedro celebra la messa con il solito fervore, impone le ceneri ai suoi fedeli, trascorre lunghe ore nel confessionale. Improvvisamente fanno irruzione in chiesa alcuni uomini armati, arrivati appositamente per arrestarlo. Non ha tempo di prendere nulla con sé, soltanto le ostie consacrate, che nasconde in una custodia. Lo portano nel municipio della città, lo sottopongono ad estenuanti interrogatori, poliziotti e politici locali si prendono la soddisfazione di malmenarlo e insultarlo. Alla fine, dalla canna di un fucile parte un colpo, che gli fracassa il cranio e gli fa saltare un occhio. Sanguinante e dolorante, con gli abiti inzuppati di sangue, quasi privo di sensi, don Pedro stramazza al suolo. E, contemporaneamente, cade a terra anche la custodia in cui ha nascosto le ostie consacrate, che si sparpagliano nella sala in cui lo stanno martirizzando. Chissà perché, forse per disprezzo o forse per una incontrollata spinta interiore, uno dei carnefici le raccoglie e ne dà una a don Pedro, esclamando: “Mangiati questa”: il viatico che il sacerdote si augurava di ricevere, arrivatogli per mano di un così insolito “ministro”. Lo portano ancora in un ospedale della città, dove muore il giorno dopo, 11 febbraio, che guarda caso è proprio l’anniversario della sua ordinazione sacerdotale: una vita da prete, tutta giocata per l’eucaristia , che inizia e si conclude nello stesso giorno, per di più con il timbro del martirio. Che gli è stato ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa, che il 21 maggio 2000 lo ha iscritto tra i Santi, insieme ad altri 24 compagni di martirio, suoi contemporanei.
